10 dicembre 2013

¡viva el Sevilla!

José María del Nido Benavente, 
ex-presidente del Sevilla Futból Club (2002-2013)
Qualcuno si stava ormai abituando all'idea di un presidente operativo dietro le sbarre, ma finalmente si è chiusa la lunga era delnidista del Sevilla FC: 26 anni con mansioni nell'organigramma del Gran Club de Andalucía – undici e mezzo dei quali al vertice della società – sono stati ruvidamente interrotti da una breve conferenza stampa nello stadio Sánchez-Pizjuán, circondato per l'occasione dallo scomposto "affetto" di un meeting di ultras inferociti. Viene da chiedersi per quale motivo il tronfio e battagliero presidente della migliore squadra del mondo degli anni 2006 e 2007 – se tributiamo un senso ai premi assegnati dall'International Federation of Football History & Statistics – abbandona, citando lo stesso protagonista, "un ventricolo del suo cuore malconcio".

Le ombre sull'avvocato José María del Nido Benavente si addensano già in tempi remoti, molti anni prima della sua nomina a presidente dei Nervionenses biancorossi: una delle cause è la militanza (goffamente occultata in tempi più recenti) nel partito di estrema destra Fuerza Nueva. Nella famiglia del Nido, la fede calcistica e i raffinati ideali politici si sono tramandati con rigore e fedeltà: il padre José María del Nido Borrego fu vicepresidente della società nel 1971, nonché alla guida della sezione sivigliana del suddetto partito e, nel 1977, candidato senatore per il partito neofranchista Alianza Nacional 18 de julio (inquietante coalizione risultante dalla fusione di Falange española de las Jons e Fuerza Nueva). Pertanto, nel 1978 il ventunenne pargolo decideva di rendere orgoglioso il genitore partecipando al pestaggio di Jesús Damas Hurtado, un militante del Partido de los Trabajadores de Andalucía, fatto per cui sarà poi processato.

16 maggio 2007, Glasgow: Sevilla-Español, finale Uefa. 
La premiazione con del Nido
D'altro canto, indiscutibili sono i successi in ambito sportivo e amministrativo. Nell'agosto del 1995, in qualità di vicepresidente affronta la torrida estate in cui il club viene escluso dalla massima serie per non aver presentato in tempo utile le garanzie finanziarie necessarie all'iscrizione al campionato; ciononostante, l'abile e intrallazzante del Nido riesce a ovviare alla sanzione e ottiene addirittura l'ampliamento del numero delle squadre ammesse alla Primera División: da 20 a 22.Nominato presidente il 27 maggio 2002, inaugura il suo mandato impugnando la rovinosa situazione finanziaria del club: sana 40 milioni di debiti del club attraverso la vendita degli assi più quotati (Reyes all'Arsenal nel 2004, Julio Baptista e Sergio Ramos al Real Madrid nel 2005) e allestisce una rosa carica di talento, allenata da Juande Ramos (in seguito sostituito da Manolo Jiménez) e composta negli anni da ottimi elementi come il portiere Palop, gli emergenti e spensierati Dani Alves, Keita, Darío Silva, Jesús Navas e i più esperti Poulsen, Maresca, Diego Capel, Renato, Kanouté, Luis Fabiano, Adriano, Chevantón, oltre allo sventurato canterano Antonio Puerta. Dopo 58 anni di digiuno, del Nido traghetta la squadra al raggiungimento di alcuni storici trionfi. In campo internazionale, il club conquista per due anni consecutivi la coppa Uefa: il 10 maggio 2006 archivia la finale del Philips Stadion di Eindhoven con un roboante 4-0 sul malcapitato Middlesbrough di Massimo Maccarone, e l'anno dopo si conferma campione nello scontro finale, tutto spagnolo, di Hampden Park (16 maggio 2007), battendo ai rigori l'Español. Dentro i confini nazionali, il Sevilla sfida e sbaraglia più volte l'iniqua concorrenza delle superpotenze della Liga: il 25 agosto 2006 soffia  la Supercoppa Europea al Barça, con un indigesto 3-0; nel 2007 vince la Copa del Rey nella finale giocata al Santiago Bernabeu, liquidando il Getafe, e la Supercoppa Spagnola  contro il Real Madrid; nel 2010 ostenta la conquista della seconda Copa del Rey al Camp Nou, superando l'Atlético Madrid. 



Il temerario presidente, entusiasta della propria creatura e inebriato dall'inimmaginabile successo, a fine 2010 lancia una nuova sfida – destinata a fallire fragorosamente – ai colossi del calcio spagnolo, capeggiando la cosiddetta Revolución Delnidista, una egualitaria dichiarazione di guerra a Madrid e Barça per una più equa suddivisione dei diritti tv; il fallimento del robinhoodiano Delnidismo e della strategia politica del club contribuisce al calo degli investimenti del club dal 2011, e con essi al crollo del rendimento della squadra, sino a quel momento in pianta stabile nell'Europa che conta.  Ma il congedo del presidente è vincolato a questioni extrasocietarie: infatti, l'annuncio segue di quattro giorni una sentenza definitiva di condanna, emessa dal Tribunale Supremo a carico di del Nido, a sette anni di detenzione per il coinvolgimento in una torbida trama di corruzione del Municipio di Marbella. Il presidente del Sevilla FC, nonché azionista e consigliere delegato del gruppo che detiene il 35% della proprietà del club, è stato, nel recente passato, intimo amico e avvocato degli ex-sindaci di Marbella Jesús Gil (celeberrimo e discusso presidente dell'Atlético Madrid tra il 1987 e il 2003) e Julián Muñoz, con i quali si immerge per anni in un variopinto intrigo criminale movimentato da corruzione, falsificazione di fatture, peculato e irregolarità varie nella gestione di appalti municipali.

Così ieri è andato in scena un dissonante concerto sivigliano: lo straziante discorso di commiato del presidente dimissionario terminava con un vigoroso, ricinato e triplice ¡viva el Sevilla!, armoniosamente impastato con la linea melodica in contrappunto all'esterno del Sánchez-Pizjuán, dove la turba ringhiava Del Nido, ratero, dónde está el dinero?

Duca