24 novembre 2014

Il derby agricolo

Cartoline di stagione: 13° turno 2014-15

Prima il calcio delle corazzate. Ci sono numeri che fanno impressione, e sono quelli del Real; tredici vittorie di fila (tra Liga e CL), alla media esatta di quattro gol a partita (cinquantadue). Ciò nonostante, è pensabile che Atletico e Barça tengano botta, e rendano faticosa per Carletto la reconquista del titolo spagnolo. Anche il Bayern vive di goleade, e si avvia a vincere la Bundesliga con i soliti venti (uno più uno meno) punti di vantaggio sulla seconda. Il Chelsea invece difficilmente organizza abbuffate, ma - in questa fase di stanchezza del City, strutturale leggerezza dell'Arsenal, rifondazione dello United, estinzione del Liverpool - viaggia a ritmi costanti e superiori a quelli delle presunte rivali. Equilibrio in Francia, finchè Bielsa regge - ma sono pronto a scommettere che quando, a fine febbraio, inizieranno le vere battaglie d'Europa, il PSG sarà di almeno sei punti davanti all'OM. That's all.

E veniamo alle tristezze di casa nostra. Già. La Juve, trotterellando, umilia la Lazio. A dire quel che siamo, basti quanto segue: l'impatto di Carlitos Tevez in questa Serie A è paragonabile a quello che esercitava Maradona tre decenni or sono. Se i bianconeri passeggiano, la Roma viene a capo faticosamente di partite che si complica da sola: a occhio, non verrà a capo della Juve. Intanto, il calcio più divertente è (more solito) quello di Zeman: ieri pomeriggio a Napoli hanno visto i sorci verdi. Lunga vita al boemo, certo.

Il centrocampo del Milan
Sebbene impoverito, un derby merita sempre la cartolina. Un derby agricolo, come il centrocampo del Milan, che ha schierato davanti alla difesa due trattori usurati, Essien e Muntari (l'Inter ha risposto con Kuzmanovic); agricolo perché rude e sanguigno, perché ogni zolla di campo è stata contesa dal primo all'ultimo minuto (i principini alla Kovacic erano, non a caso, fuori dal gioco); agricolo perché ciascuna delle due squadre dà l'impressione di temere l'arrivo improvviso del maltempo, di un evento qualsiasi che manderà all'aria fatica e lavoro, tattiche e schemi di gioco.


Il carneade dell'Inter
Come si suol dire, Milan e Inter si sono divise la posta. Uguale il numero dei gol e delle occasioni da gol, uguale il numero degli errori (e di molto superiore a quello dei gesti tecnicamente apprezzabili). Non erano mai sembrate così vicine e modeste, così lontane da una grandezza per entrambe recente. Entrambe improvvisano la ricerca di una soluzione, entrambe si affidano alle giocate dei singoli (tra i quali non si vede alcuno che abbia davvero la stoffa del campione). L'Inter ha una capacità tradizionale di estrarre dal cilindro del derby carneadi sconosciuti o negletti (da Minaudo a Obi passando per Schelotto); il Milan ha un sempiterno problema in porta e per centravanti il fantasma del fantasma di Torres. Pazienza. E' già molto che nessuno abbia da lamentare ingiustizie arbitrali; il ventre della classifica si muove di poco ma si muove, in fondo sia i nerazzurri sia i rossoneri hanno il diritto di pensare che (tolte la Juve e la Roma e - ogni tanto - il Napoli) anche le altre non sono granché, e che il quarto se non addirittura il terzo posto costituisca un obiettivo ragionevole. Sperar non costa nulla, e tempo - si auspica - verrà. Anzi: tornerà.

San Siro, gremito come ai bei giorni, ha persino fatto tristezza. Quasi mai, in passato, il grande calcio era stato così altrove.

Mans