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20 novembre 2017

Mayday, stiamo precipitando!

Addio Milan!

Oggi voglio parlare del Milan con poca emozione, affrontando la problematica attraverso due punti di vista apparentemente sconnessi ma incredibilmente correlati. 

La questione tattica: l’operato di Montella

Ho osservato la partita col Napoli (e quelle precedenti) con grande attenzione, cercando di individuare una serie di problematiche comuni allo schieramento tattico del Milan. È lampante l’utilizzo di una difesa a quattro in fase di non possesso, schierata con Borini a destra, Musacchio/Zapata centro-destra, Bonucci centro-sinistra e Romagnoli/Rodriguez a sinistra. In fase di possesso invece la squadra beneficia di un’impostazione a tre, con Borini e Bonaventura (o chiunque giochi sull’esterno sinistro) che si alzano per cercare di creare superiorità sulle fasce. Il Milan però ha i maggiori problemi in fase di transizione negativa, cioè quelle situazioni di gioco in cui non ha il tempo materiale per disporsi secondo previsione e deve operare delle 'scalate'. In questo senso l’equivoco tattico maggiore è rappresentato dalla posizione di Borini, ma più in generale dalla coppia che forma sulla destra con Musacchio (oppure con Zapata, quando il colombiano viene preferito all’argentino). 

Partiamo dall’analizzare una situazione di gioco che qualsiasi allenatore prepara quando gioca contro il Napoli: la difesa sul taglio alle spalle di Callejon.

Musacchio esce su Insigne (essendo il centrale di destra quello deputato agli anticipi) e Borini occupa l’insolita posizione di terzo centrale. Si vede chiaramente che vengono entrambi attratti dalla palla, lasciando un taglio solare per Hamsik, perfettamente in gioco. Romagnoli chiama il fuorigioco (non può nemmeno vedere dove sia il suo diretto avversario) e Callejon arriva a concludere.



Nell’episodio del gol del vantaggio di Insigne succede qualcosa di assolutamente analogo. Musacchio (cerchio rosso) viene attratto da Mertens che lo porta fuori anticipandolo nettamente. Borini (cerchio blu) scala ad occupare la posizione di centrale di destra, ma sbaglia i tempi del fuorigioco con Romagnoli e decide di non seguire il taglio di Insigne. In realtà ci sarebbe nuovamente una traccia esterna solare per Hamsik che viene lasciato libero da Suso (che non ripiega) e da Kessié, impegnato sostanzialmente a controllare l’arbitro. È mai possibile che un ex-attaccante, seppur chiaramente limitato dal punto di vista tecnico, occupi costantemente la posizione di centrale di difesa? In realtà Borini non sbaglia in senso assoluto, c’è spazio per fare il fuorigioco, ma manca affiatamento a livello di reparto (come potrebbe essere altrimenti) e i tempi sono completamente errati. 

Assodato che la fase di transizione negativa lasci parecchio a desiderare, a difesa schierata non va affatto meglio.



La linea arancione connette quelli che dovrebbero essere i quattro difensori in fase di non possesso. Ancora una volta Borini e Musacchio sono attratti dal pallone e lasciano completamente libero Hamsik. L’interpretazione di Romagnoli e Bonucci è corretta, mentre Kessié deve preoccuparsi del giocatore del Napoli che occupa la posizione di esterno sinistro. È Montolivo quello che dovrebbe uscire su Jorginho, ma è in colpevole ritardo. Anche a difesa schierata Borini e Musacchio sbagliano nelle intenzioni e nei movimenti e Hamsik arriva a concludere indisturbato. 

Dal punto di vista offensivo invece, la manovra del Milan oscilla tra un possesso di palla orizzontale, decisamente sterile, ed una serie di scelte sbagliate che vengono costantemente ripetute in fase di costruzione avanzata.




In questa situazione Suso potrebbe beneficiare di 3 movimenti molto interessanti, ma sceglie di tirare nonostante ci sia poco spazio per far passare il pallone. Kalinic e Bonaventura tagliano correttamente sul secondo palo, mentre Borini si sovrappone con i tempi giusti. In generale l’area di rigore è ben occupata eppure il trequartista del Milan opta per la soluzione peggiore.




In quest’altra istantanea, invece, si evidenzia benissimo quanto sia sterile la manovra negli ultimi trenta metri. Bonaventura trova palla tra le linee, una zona molto interessante. Kalinic è già in fuorigioco, prima che si possa operare qualsiasi scelta, mentre Andrè Silva è pigro: non fa un movimento ovvio in profondità, rimane statico nella sua zona. Allo stesso modo Kessié avrebbe una ghiotta traccia esterna da occupare, ma decide ancora una volta di restare in una zona di comfort. Bonaventura è dunque costretto a tirare da molto lontano, senza forza e con scarso successo. In generale il Milan attacca pochissimo gli spazi in fase offensiva, vuoi per caratteristiche dei singoli giocatori o per le scelte tattiche adottate. Questo semplifica in maniera sostanziale le letture difensive delle squadre avversarie che devono limitarsi a delle marcature a zona molto statiche, a tratti addirittura piacevoli per le gambe. 

Purtroppo è soltanto questo quello che è stato capace di costruire Montella in cinque mesi pieni di lavoro: una macchina assemblata in maniera lacunosa oltre ogni ragionevole limite dei singoli.

La questione societaria: dal mercato alle miniere di fosforo
Gli acquisti operati da Mirabelli appaiono superiori, sul piano prettamente qualitativo, ai giocatori che lo scorso anno hanno saputo regalare una stagione quantomeno dignitosa. Tuttavia sono tutti molto simili per caratteristiche e ovviamente condividono anche tanti difetti. La rosa è globalmente molto lenta e ambigua dal punto di vista tattico: Kessié non è un recuperatore di palloni puro e Calhanoglu oscilla tra quattro o cinque ruoli diversi senza conoscere esattamente i compiti di nessuno di essi. Andrè Silva e Kalinic si pestano continuamente i piedi e Musacchio non sta facendo altro che rimarcare le tante lacune già mostrate ai tempi della Liga: scarsa velocità di pensiero e di lettura, estrema superficialità nelle chiusure preventive e prestanza fisica limitata. Tutte ragioni per le quali non è mai entrato nel giro dei preferiti di Sampaoli (che invece convoca Fazio e Pezzella). Bonucci e Biglia dovevano essere quelli di sicuro affidamento e se il primo appare in leggera ripresa, il secondo soffre di continue problematiche fisiche che ne limitano l’apporto e la costanza. Questo aspetto non deve stupire: l’argentino è prossimo ai 32 anni e ha sempre sofferto di problemi muscolari. Forse con 20 milioni e un pizzico di fantasia in più quel ruolo poteva essere coperto meglio. 

Poi c’è tutta la questione delle miniere di fosforo che non esistono. I continui attacchi della stampa mondiale (non più soltanto italiana) sono assolutamente giustificati: in sei mesi nulla è stato chiarito dal punto di vista societario ed il Milan sembra destinato a passare di mano, da un avvoltoio all’altro. A Milanello si lavora sotto una pressione enorme, dettata anche da quelle che sono le condizioni finanziarie del club. Probabilmente tutti percepiscono una certa inquietudine, la stessa che permea i tifosi quando si parla di futuro. In questo contesto, tra continue speculazioni ed accuse, diventa molto difficile lavorare. Il NYT accusa Yonghong Li di truffa e falsificazione di documenti e la società non reagisce, subisce in silenzio senza possibilità di smentire. È arrivato il momento di fare chiarezza, sono i risultati in campo a chiederlo.

Oslo

  

17 ottobre 2017

Montella e quello che non ha: il tempo

Addio Milan!

Analizzare il momento del Milan non è semplice. E chi ci prova non fa altro che generare ulteriore caos in una condizione di entropia che cresce fuori da ogni previsione matematica. Le crociate non mi sono mai piaciute, ma del resto il tifo è una fede e non si possono condannare più di tanto i fedeli. Non mi piace la crociata contro Montella, la trovo semplicistica e anche un po’ troppo emotiva.
Le responsabilità del tecnico campano sono sotto gli occhi di tutti, ma credo ci siano degli elementi che non ne hanno facilitato il compito. Ho forti perplessità sulla costruzione della rosa: alla luce di queste prime otto giornate (e molte partite di Europa League) mi pare inadatta a qualsiasi modulo. Il 352 è stato adottato per facilitare Bonucci, uno dei giocatori col rendimento peggiore in squadra, e ha penalizzato Suso che, con tutte le difficoltà mostrate in fase di contenimento, rimane l’unico capace di pensare in maniera offensiva, di inventare e produrre qualcosa di imprevisto. Kessié è stato sovrastimato per quel che concerne l'attitudime difensiva: non è in grado di fare filtro con costanza (almeno non in questa fase della carriera) ed è stato caricato della responsabilità di tenere a galla il centrocampo mentre si spendeva una gran parte del budget in altre zone del campo. Rodriguez è compassato e pur avendo interpretato in passato il 352 non sembra avere la gamba giusta per bruciare la fascia avanti e indietro, caratteristica necessaria e imprescindibile nel modulo attuale. Di Andrè Silva e Kalinic c’è poco da dire: il primo è un progetto di grande giocatore (che però può naufragare per strada), per il secondo parla la carriera. Ci sarebbe da citare anche un certo impaccio di Calhanoglu nel gestire il pallone o un certo immobilismo di Biglia che pare un lontano parente del giocatore conosciuto alla Lazio.
Montella ha la grave colpa di non aver dato alla squadra una chiara fisionomia, di non aver scelto undici titolari e di non essere riuscito a lavorare su concetti base, semplici ed efficaci. Dall'altro lato però ci sono troppi errori individuali, troppe incertezze, troppe sciocchezze che non dipendono dalla disposizione tattica. L’intelligenza calcistica è una cosa che non si può allenare, è una caratteristica intrinseca ancor più importante della qualità del piede. La capacità di andare negli spazi, di vedere il gioco, di capire le situazioni prima che si manifestino. Il gioco del calcio è una combinazione di sottigliezze che vengono ancor prima del contesto tattico, un gioco di uomini che non può prescindere dalle loro caratteristiche. 



Le rifondazioni fallimentari della Juventus, della Roma e dell’Inter dovrebbero insegnare molto: il campo ha le sue regole e se ne frega dei prestiti da restituire. La scadenza fissata da Elliott incombe e la necessità di centrare una qualificazione in Champions League ha infestato l’ambiente, ha appesantito le gambe e le maglie, ha ottenebrato le menti. Al Milan è cambiato tutto e quando i cambiamenti hanno questa magnitudo bisogna concedersi il tempo e la tranquillità per lavorare, per capire, per sbagliare. Quando le cose vanno male le responsabilità sono da distribuire secondo un ordine gerarchico. Se un Direttore sportivo esonera un allenatore, sconfessa anche le proprie scelte. È un'autoaccusa, un'ammissione di colpa. 

C’è soltanto una cosa che può salvare la stagione del Milan, il suo progetto di crescita, la sua voglia di ambizione: il tempo. E non c’è nessun allenatore che può bypassare il tempo. È un dono che deve essere concesso dalla proprietà. 

Il Milan ce l'ha il tempo per cambiare?

Oslo

20 luglio 2017

Il sì di Gigio, il mercato e i libri in tribunale: a Milano si fa la rivoluzione

Addio Milan!

Avevo lasciato questa rubrica con una domanda lapidaria. Era il 16 giugno e chiedevo a gran voce: "Gigio, perché?". Il ragazzone non mi ha mai risposto, ma nel frattempo ha detto sì al Milan. Ha detto sì ad un lauto contratto e si è portato pure dietro il fratellone. Ha saltato la maturità ed è scappato a Ibiza con la fidanzata. Ce ne faremo una ragione, vorrà dire che sarà il primo calciatore della storia a non aver sostenuto gli esami di maturità. Il primo sportivo professionista a preferire il tenero abbraccio del sole estivo ad una formazione scolastica che si rispetti. 

Nei mesi deliranti che hanno portato al closing ho vissuto momenti difficili, come molti tifosi milanisti. Ero ottenebrato da un lecito scetticismo (ed in parte lo sono ancora) e spesso mi sono fidato di chi sosteneva di sapere e in realtà non sapeva proprio un bel niente. Ho provato ad approfondire gli aspetti finanziari della manovra di Yonghong Li ma probabilmente ho tralasciato l’aspetto più importante di tutta la questione. Perché questa operazione è stata messa in piedi? Perché questo imprenditore cinese ha deciso di investire più di un miliardo di euro nel Milan?

Se dall’altra parte del Naviglio l’acquisizione dell’Inter è apparsa subito come un’operazione legata alla commercializzazione di un brand, sulla sponda milanista sembra non esistere una vera e propria attività imprenditoriale da supportare, da lanciare, da potenziare con le vittorie della squadra. E allora dove sta il punto della questione? L’operazione Suning è stata compresa e accettata all'unanimità poiché molto vicina ai canoni occidentali di business. Un magnate compra una società, poi compra i giocatori, lega il marchio della società a quello della sua azienda e spera in un sostanziale ritorno di immagine. Semplice, pulito, lineare. Eppure il Milan, che parrebbe prossimo a portare i libri in tribunale, vanta un CDA 'pesante' (Scaroni, Patuano e Cappelli fra gli altri) e un AD di altissimo livello come Marco Fassone. Fabio Guadagnini poi (responsabile della comunicazione) ha deciso di rompere col passato: si fa tutto in totale trasparenza. Gli incontri a Casa Milan sono pubblici, monitorabili da tutti i giornalisti. Le stanze segrete del calciomercato sono sparite. Agenti e giocatori entrano dalla porta principale, dove tutti possono vederli. 

Tifosi rossoneri a Casa Milan: acclamano un vecchio nemico:
Leonardo Bonucci
Bonucci, Donnarumma e tanti altri sposano questo progetto, destinato a finire in un enorme buco nero finanziario. "Il naufragar m'è dolce in questo mare”, diceva il poeta. E per mare si intende la piscina di Paperon de' Paperoni. Probabilmente abbiamo scandagliato troppo gli aspetti meramente contabili di questa acquisizione, tralasciando quello che non sappiamo (o pensiamo con arroganza di sapere) su quel mondo tanto distante quanto diverso che è poi la Cina. Quali ragioni culturali ci sono alla base di questa operazione? Certo, ci sarebbero i 300 milioni di euro da restituire al fondo Elliott, ma ad approfondire la situazione debitoria della Serie A si finirebbe col passare notti di sudore ed insonnia. Non è un problema diretto del Milan che la sua controllante vada a contrarre debiti. Al momento la condizione debitoria della società è perfettamente sotto controllo e in linea con le norme non scritte di una gestione oculata. Il trucco sta nell'aumentare gli introiti. Il fatturato cresce e i debiti sono 'coperti' da un ampio fattore di redditività. 

Quando Fassone parlava di accademie sul territorio cinese molti si sono sbellicati dalle risate. Oggi scopriamo che Milan China esiste e che lo stato cinese ha approvato un piano di realizzazione di cinquantamila (50.000) nuove accademie entro il 2025 (proprio in questi giorni il Milan ha siglato una lettera di intenti con la China Next Generation Education Foundation). 

Nel frattempo Mirabelli una prima grande bugia l’ha raccontata. Ad aprile disse che non aveva alcuna intenzione di stravolgere questa rosa, poi è successo che il Milan ha comprato nove titolari in due mesi. Ora l’arduo compito di trasformare una raccolta di figurine in un gruppo compatto spetta a Vincenzo Montella. Ma del resto non si poteva fare altrimenti. La rosa del Milan era (ed è ancora) da ripulire da cima a fondo. Mi sento di affermare che un orizzonte sgombro è decisamente meglio di un cumulo di macerie. 

I rossoneri si allenano nell'aria ossigenata di Guangzhou 

Allo stato attuale la stagione 2017-18 si preannuncia comunque molto faticosa e ricca di insidie. I nuovi arrivati non verranno inseriti in un particolare contesto tecnico-tattico, saranno loro a doverne creare uno da zero. Si tratta di un processo complesso e molto lento, un percorso che incontrerà inevitabilmente delle difficoltà importanti. Fa bene la società a tenere i piedi per terra: il quarto posto sarebbe sostanzialmente un successo e coinciderebbe con la tanto agognata rifondazione sportiva. Un passo fondamentale nella scalata che il Milan deve affrontare per tornare al più presto fra le 16 migliori d’Europa.

Oslo

16 giugno 2017

Gigio, perché?

Addio Milan!

Sarebbe semplicissimo raccontare la vicenda Donnarumma seguendo un flusso di coscienza emotivo. Quello del milanista focoso che ho dentro e che lotta per sopravvivere a questi anni in cui occorre parecchio cinismo e lucidità per valutare la situazione del club. Eppure ho deciso di non farlo. Ho deciso di non lasciarmi andare a facili romanticherie che poco si addicono al football attuale. Ho provato dunque a pormi delle domande, inseguendo un filo logico utile a comprendere cosa abbia causato l'insanabile frattura tra il Milan e questo ragazzotto campano, cresciuto e diventato campione sotto le attente premure di Alfredo Magni. Me ne sono fatta una in particolare: Gigio, perché? 

Il rinnovo contrattuale del portiere rossonero è una questione annosa, un groviglio di spine che la vecchia gestione, nella figura di Galliani, ha deciso di lasciare in eredità al nuovo management. Il 25 ottobre 2015 Donnarumma, a soli 16 anni, esordisce in Serie A. Contro il Sassuolo valuta male una punizione di Berardi che si insacca dal suo lato (foto). Nonostante questo appare evidente ai più quanto il talento del ragazzo sia cristallino. Lo stipendio del giocatore si attesta su cifre particolarmente modeste (circa 250.000 euro) e il contratto in essere andrà in scadenza a giugno 2018. I giocatori minorenni infatti non possono firmare rinnovi quinquennali, ma al massimo di durata triennale.

Donnarumma si impone in pochissimi mesi come titolare inamovibile del Milan, spingendo Diego Lopez ad aprire una vera e propria polemica con la società. Divergenze che porteranno alla separazione (poco vantaggiosa per il Milan) nell'estate successiva. Nei mesi di gennaio e febbraio 2016, i giornali cominciano a paventare l’esistenza di una trattativa per un rinnovo contrattuale che avrebbe dovuto prolungare di un anno il rapporto tra Gigio e il Milan (fino al 2019); trattativa basata su cifre ritenute congrue al ruolo che il ragazzo si era guadagnato sul campo: quello di portiere titolare del Milan. Eppure questo rinnovo, circa 1 milione di euro più bonus, non arriverà mai. Ci saranno prima quelli di Zapata e Montolivo (a giugno), e poi quello di Bonaventura - gennaio 2017, in piena trattativa per la cessione societaria. Chi assiste Giacomo Bonaventura? Mino Raiola, il procuratore di Donnarumma. È proprio Mino Raiola oggi ad esprimere dubbi legittimi sulla consistenza finanziaria del progetto Milan, perplessità che avrebbero giocato un ruolo determinante nelle scelte del nuovo portiere rossonero.


Una storia di figli e figliastri, una vicenda in cui Bonaventura è abbastanza inconsistente dal punto di vista tecnico per prendersi dei rischi che invece non devono sfiorare la carriera di Gigio. Poi il 13 aprile 2017 arrivano i cinesi (ne arriva uno soltanto, a voler essere precisi) e la questione passa nelle mani di Fassone e Mirabelli. I due trovano una matassa molto complicata da sbrogliare. Donnarumma è il migliore al mondo nel suo ruolo in prospettiva futura e gioca in una squadra che va ricostruita da cima a fondo. I 120 milioni spesi in cartellini, dal 2015 in poi, non sono bastati per avviare un progetto con autentiche ambizioni e la rosa deve essere completamente stravolta. L’offerta della nuova società rossonera è di 5 milioni all'anno per 5 anni, ma Donnarumma rifiuta dopo 2 mesi di tira e molla ed interviste orchestrate.

Gigio, perché?

Forse perché non è mai esistita una vera e propria trattativa per il rinnovo contrattuale di Donnarumma. O meglio, la trattativa è stata unilaterale. Era stato deciso da tempo che il giovane portiere rossonero sarebbe dovuto arrivare vicino alla scadenza contrattuale, una condizione favorevole per qualsiasi procuratore. Una situazione in cui la società non ha più alcun diritto, nemmeno quello di contattare un proprio assistito telefonicamente "scavalcando" l'agente. Il cambio di proprietà non solo non ha modificato questa decisione antecedente, ma ne ha rafforzato la posizione. 

Inutile poi appellarsi alla famiglia del ragazzo, che ha già dimostrato in passato di essere inaffidabile e di perseguire esclusivamente interessi di natura extra-calcistica. Cito a questo proposito l’estratto di un’intervista a Giocondo Martorelli (realizzata da Tuttomercatoweb): "Ho detto una cosa concreta prima. C'è la risposta: la famiglia il giorno X del 2013 ha firmato per l'Inter. È tornata a Napoli, la mattina seguente hanno preso un aereo e hanno firmato per il Milan. Quello che avevano firmato il giorno prima non è valso nulla. Cosa devo dire di più? Mi stupisce che alcuni giornalisti ignorino o facciano finta di non ascoltare".

Ma Gigio a 18 anni poteva scegliere. Probabilmente non ha avuto la forza necessaria per imporsi, si è fidato delle persone che lo hanno portato ad essere quello che è diventato. Tutta la vicenda nei suoi contorni extracalcistici sembra essere disegnata per mettere un procuratore nella condizione di poter ricattare una società. Di poter agire come meglio crede venendo meno perfino alle semplici regole di cortesia che regolano i rapporti tra club e giocatori. Questa storia di figli e figliastri è una bruttissima pagina di 'non calcio' che probabilmente ammazza i sogni di una generazione di piccoli tifosi. Ai 'giornalisti' capaci solo di twittare, forse perché incapaci di esprimere pensieri articolati oltre i 140 caratteri, consiglio di porre i loro dubbi e interrogativi nelle sedi adeguate. A Donnarumma faccio un augurio di buona fortuna. Ne avrà bisogno.

Oslo


13 marzo 2017

Addio Milan! (vol. 3)



Addio Milan! ha sentito in esclusiva i presunti responsabili degli atti vandalici all'Amphitheatrum Flavium di Iulia Augusta Taurinorum occorsi il 10 marzo 2017, al termine della partita tra Juventus e AC Milan.
De Sciglio: "Da quando ho spaccato tutto là dentro, mi sento un leone".
Bertolacci: "Volevo sganciare un lampadario per fracassarlo, ma ho preso la scossa e poi, cadendo dalla sedia,  mi sono procurato una lesione al muscolo bicipite femorale della gamba sinistra".
Vangioni: "Per evitare che qualcuno si accorgesse di qualcosa, ho messo su un tango di Astor Piazzolla".
Locatelli: "Mi veniva da piangere. Era la prima volta in vita mia che sfasciavo un armadietto".
Bacca: "Io facevo il palo".
Montella: "Chiedo scusa a nome di tutta la squadra. Potevamo fare di più, ma non c'è stato il tempo".
Donnarumma: "Perché guardate me?"

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3 marzo 2017

"Pronto, dottor Montella?"
"Sì?"
"Buonasera!"
"Chi parla?"
"Sono Yonghong Li, piacere"
"Chi?"
"Li Yonghong, non ci conosciamo, ma abbiamo sentito ambedue parlare di me ultimamente, almeno credo sia capitato anche a lei"
"Ah, vero! Lei è il futuro presidente!"
"Ma no, ma no ..."
"Allora, quando venite a trovarmi? Ho bisogno di parlare con lei, ma anche con Fassone e Mirabelli, mi servono giocatori per il prossimo ..."
"Fassone? Sì sì, mi lasci finire. Senta, non è che lei riesce fissarmi un appuntamento con qualcuno dell'AC Fininvest-Mediaset? Hanno addirittura fatto credere che io non risponda al telefono quando chiama tale Fassone, non so nemmeno chi sia e perché mi cerca. L'ho capito poi solo facendo delle ricerche su Google (le ha fatte mio figlio in realtà, io non ne sarei capace), quindi volevo chiarire la mia posizione. Visto che però non riesco a parlare con nessuno, mi rivolgo a lei, che è il capo della squadra, il caposquadra, l'allenatore, non so come si dica esattamente perché non capisco nulla di calcio".
"Aspetti che le passo il dottor Galliani. Come? Mi dicono che è il giorno del silenzio e non vuole parlare con nessuno. Dica pure a me, poi riferisco".
"Ecco, insomma. Io non sono interessato al Milan. Ho solo regalato a mio figlio un abbonamento a Mediaset Premium pacchetto calcio, lui è appassionato, dice di tifare per tale FC Ambrosiana-Suning, una roba italo-cinese insomma, come le ho detto non sono esperto in materia. Poi però mi hanno bloccato il conto perché non avrei rispettato le norme anti-riciclaggio (mio fratello da Hong Kong aveva bonificato 250 euro) e quindi non posso pagare da qualche mese e quelli hanno disattivato la tessera o roba del genere. Volevo rivolgermi direttamente alla ditta per sapere come posso fare, non so, portare una caparra, anche due, un anticipo insomma, poi quando ho risolto i problemi con la banca torniamo ai versamenti mensili automatici".

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Metà aprile 2017.

Montella è convocato in sede dal nuovo presidente.
Anzi, non in sede, ma nel privé di un famoso locale notturno.
L’incontro è fissato per le ore 7.30 del mattino.
“Prego, prego, signor Montella, si accomodi”.
Il nuovo presidente del Milan è incappucciato. Sono incappucciati anche i due che gli sono seduti a fianco.
“Dottor Montella …”
Montella, per un istante, pensa che i due seduti a fianco del presidente siano Fassone e Mirabelli.
“Ehm, dottor Montella …”, continua il Presidente.
“Dica, presidente”.
“Dottor Montella, le cose vanno male”.
“Come? In che senso? Presidente, siamo quinti in classifica. A due punti da …”
“ Sì, sì, questo è il problema. Possiamo qualificarci per l'Europa League. Male, molto male”.
“Ma come …”
“Dottor Montella, lei è troppo bravo per noi. Se ci porta in Europa, ci fa perdere un sacco di soldi. E già ne abbiamo spesi, per acquisire il club”.
“Ma andare in Europa League è …”
“Dottor Montella!!! Mi lasci finire. Lei è troppo bravo per non capire cosa le sto chiedendo”.
“Veramente è difficile capire".
“Dottor Montella, se andiamo in Europa League l’Uefa ci multa. Multe molto salate. Un colpo all’immagine. Inoltre, dottore, se andiamo in Europa … Lei mi capisce. Il mercato …”
“Eh, magari …”
“Dottor Montella! Non mi interrompa. Nelle prossime partite Donnarumma, Romagnoli, Suso, Locatelli, De Sciglio non devono giocare. Le dobbiamo perdere. Tutte. Dobbiamo scendere il più possibile in classifica. Faccia in modo che risultino tutti infortunati”.
“Mi spiace. E’ impossibile. I ragazzi hanno una dignità. E anch’io”.
“Signor Montella, lei sta lavorando contro gli interessi della società”
“Ma ho raccolto ottimi risultati, e valorizzato parecchi giocatori, non è vero!”.
“Dottor Montella, il valore di mercato di quei giocatori è ora al massimo. Non devono giocare più. Si deve capire che, senza di loro, la squadra fa pena. E’ l’unico modo per alzarne ancora la quotazione e poi cederli con massimo profitto nel mercato estivo”.
“No!!! Non fatelo!!!”
“Dottor Montella, farà quel che le ho appena chiesto?”
“Nooo! Mai!”
“Dottor Montella, lei è licenziato”.
I due incappucciati accompagnano il signor Montella fuori dal locale, con modi brutali e violenti.
Allora non erano Mirabelli e Fassone, pensò Vincenzo Montella.
Dentro, regnava il silenzio. Il presidente fece un gesto verso un armadio a muro. 
Si aprirono le ante, e ne uscì Christian Brocchi.

26 ottobre 2016

Addio Milan (vol. 2)

Addio Milan!

La redazione di Addio Milan! ha sentito Gabriel Paletta, il giorno dopo Genoa-Milan, cioè la partita durante la quale Gabriel è stato espulso per un intervento incomprensibile su un giocatore avversario.
Cosa pensavi di fare, Gabriel? Mettere fine alla carriera di Luca Rigoni?
"Non intendevo far male a nessuno. Stavo ripensando a Bob Beamon, volevo emulare il balzo con cui a Città del Messico nel 1968 stabilì un record mondiale nella specialità del salto in lungo ineguagliato per decenni".
Capito. Però il rosso ci stava.
"A mio parere l'arbitro poteva limitarsi a sanzionare il nullo, per via dello stacco avvenuto forse oltre la linea di battuta".
Giusto! Grazie, e alla prossima.
(26 ottobre 2016)


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Gigio detto (vai a sapere perché) Donnarumma ai microfoni (spenti) di Addio Milan!, alla vigilia di Milan-Juventus.
"Una squadra veramente forte può anche fare a meno di un bravo portiere. Per questo preferisco andare alla Juve. Per garantire competitività al campionato. Tra un paio d'anni gli squadroni milanesi, soprattutto quello con la maglia a strisce rossonere, saranno stellari, spaziali, satellitari. E la Juve in declino. Se non la si rinforza, la nostra Serie A si ridurrà al derby della madonnina".
(21 ottobre 2016)
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Esclusiva! La redazione di Addio Milan!, profittando della presenza a Milano del Dalai Lama, lo ha sentito su alcune questioni relative all'imminente cambio di proprietà e ai futuri progetti della medesima.
Il nuovo stadio, per esempio?
"Se vogliamo costruire il nuovo stadio del mondo, costruiamolo in primo luogo dentro ciascuno di noi".
Quello della cordata è un progetto a breve, medio o lungo termine?
"Siamo solo visitatori su questo pianeta. Staranno qui per cent’anni al massimo. Durante questo periodo devono cercare di fare qualcosa di buono, qualcosa di utile, con le loro vite. Se si contribuisce alla conquista della Champions League, si trova il vero senso della vita".
Hai qualche consiglio per Andrea Bertolacci, il clamoroso fiasco della sessione di calcio-mercato 2015-16, che ha contribuito a svuotare le casse della società?
"Ogni giorno, quando ti svegli pensa: oggi sono fortunato perché mi sono svegliato, sono vivo, ho una preziosa vita umana e non la sprecherò. Userò tutte le mie energie per migliorare la sensibilità del piede destro, per dialogare a centrocampo con i miei compagni, avrò per loro parole gentili e non pensieri cattivi e non mi arrabbierò quando sbaglieranno i passaggi, ma cercherò di far più bene che posso".
Grazie, leggendario Dalai!
(20 ottobre 2016)
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Con i suoi potenti mezzi, Addio Milan! ha intercettato una telefonata di Mino Raiola. Probabilmente i suoi interlocutori erano i due Li, ma non v'è certezza. Ecco la trascrizione del frammento più interessante. 
"Cari musi gialli, vi propongo un affare. Date retta a me e non a Mirabelli o al suo capo. Porto il ragazzo - sì, quello che sta in porta - alla Juve, ma vi prometto un'opzione esclusiva su ben cinque miei campioni: il famosissimo Maxwell e i meno conosciuti ma altrettanto bravi Salamon, Brugman, Becker e Leandrinho. Tutti insieme valgono un falso Pelizza da Volpedo, ma valgono. Fatemi sapé"
(19 ottobre 2016)
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Per la rubrica L'erba del vicino sempre erba è.
Emerge come, nella sua pseudo-autobiografia (uscita nel 1952), Peppino Meazza abbia scritto di essere stato al Milan e poi anche alla Juve perché la curva nord dell'Arena lo aveva accusato di pelandronaggine quando gli venne il piedino freddo. Raccontava di aver incontrato allora i capi ultras, e di averli minacciati di reclutare un centinaio di bulli della Bovisa, che - uno per uno - avrebbero cambiato i connotati a tutti i facinorosi. La Curva Nord ora pretende che allo stadio sia tolta l'intitolazione al Balilla. Zanetti ha detto di aver inutilmente tentato di parlare con Meazza ma che, comunque, il club studierà provvedimenti contro Peppino nei prossimi giorni.
(17 ottobre 2016)

17 ottobre 2016

Addio Milan! (vol. 1)


Addio Milan!

La redazione di Addio Milan! ha sentito Yionghong Li.
Interverrete a gennaio, completando un roster che sembra avere qualche lacuna?
"Siamo a posto così. Abbiamo ancora tanti ragazzini molto forti da inserire in squadra. Così tanti da consentirci di non fare mercato per le prossime 4-5 sessioni. Sempre che i procuratori non decidano legittimamente di trasferirne qualcuno nei top-club cinesi".
Dove pensate possa arrivare questa squadra?
"Ovunque, purché faccia suoi i nostri principi di giuoco".
Sarebbero?
"Quelli che già sintetizzò Mao Zedong, che un po' si ispirava a Vittorio Pozzo, un po' al totaalvoetbal che però non era ancora di moda: Il nemico avanza, noi arretriamo; il nemico si accampa, noi facciamo azioni di disturbo; il nemico è stanco, noi attacchiamo; il nemico arretra, noi lo inseguiamo".

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Pare che Icardi faccia tendenza.
Prossime autobiografie in arrivo sugli scaffali delle librerie. Imperdibili e prenotabili:

- De Sciglio, "Essere senza essere" (molto autodecostruzionista, dicono)
- Bertolacci, "Sbagliavo tutti i passaggi ma non è che lo facessi apposta".
- Poli, "Mi piaceva solo correre, purtroppo dovevo anche giocare".
- Paletta, "E alla fine ho dimostrato di non essere peggio di Mexes".
- Luiz Adriano, "Prigioniero a Milano".
- Montolivo, "Il mio cadavere e quello dei miei nemici".
- Vangioni, "Lezioni di tango".
- Honda, "Chi sono veramente stato ancora non lo so ma è solo colpa dei traduttori".

E altre ancora, in preparazione.
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Xi Jinping, Presidente della Repubblica popolare cinese, presto abdicherà. Sarà presente al Meazza per Milan-Juventus, al fianco di Fassone e Mirabelli.
"Lascio la Cina e mi dedicherò solo al Milan. Il Milan per me è sempre stato e sempre sarà anzitutto un affare di cuore", ha detto alla redazione di Addio Milan!

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Pillole dell'intervista rilasciata da Marco 'Polo' Fassone ad Addio Milan!.
"Se anche Donnarumma dovesse partire, abbiamo già individuato il successore".
Ah, certo. Plizzari, vero?
"No".
E chi, allora, se si possono fare nomi?
"Lo dico solo a voi. Prenderemo Yang Zhi, leggendario estremo del Beijing Guo'an e della nazionale cinese. Mirabelli lo voleva già all'Inter quando Handanovic faceva le bizze, ma purtroppo lo ha segnalato proprio mentre mi stavano mettendo alla porta. Mi fido di lui".

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(Comunicato ufficiale, in attesa di data di pubblicazione). "Da domani lo stadio 'Giuseppe Meazza' in San Siro, già semplicemente 'San Siro', sarà ridenominato 'Arena Suning' e la sua proprietà assegnata esclusivamente al FC Internazionale Milano (a sua volta da domani ridenominato 'FC Ambrosiana-Suning'). L'AC Milan, dalla prossima stagione, giocherà le partite interne nel 'Mao Zedong Stadion' di Changxing, ove ha sede la SES-Investments (cioè l'AC Milan medesima), che ha disdetto l'affitto dell'immobile vicino al Portello sborsando quel che andava sborsato. Chi avesse sottoscritto un abbonamento alle partite interne dell'AC Milan per almeno cinque stagioni consecutive, potrà avvalersi gratuitamente del rinnovo per le prossime due, avvalendosi delle opzioni consuete".