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5 ottobre 2015

Bicchieri mezzi pieni e bicchieri completamente vuoti

Cartoline di stagione: 8° turno 2015-16

Poche cose davvero notevoli in questo week-end e poche annotazioni ad memoriam. Fa rumore la seconda presa di San Siro (con goleada) in sette giorni. Trasferte con pic-nic per le comitive di Sousa e Sarri. Ma i punti in classifica determinano l'umore dei tifosi (ovvio) e fanno buona stampa (meno ovvio). Dunque, l'Inter fa un punto in due partite (travolto dalla Viola al Meazza -  partita "che non ha fatto testo" -, concede alla Samp una quantità impressionante di situazioni da gol in azioni di contropiede prima di strappare un pareggio), ma resta seconda in classifica e dunque il bicchiere è mezzo pieno. Il bicchiere del Milan è invece totalmente vuoto, e non c'è bisogno di spiegare perché. 

Immagine datata, ma sempre attuale

L'Inter ha un reparto di mezzo cingolato ma lento. Davanti, parecchi solisti (i vari slavi) e un grande finalizzatore (l'argentino). Otto gol segnati e sei subiti in sette partite sono uno score da media classifica (sesto-nono posto), e questa pare la dimensione (reale e attuale) dell'Inter; ha almeno sei-sette punti in più di quelli che meriterebbe, conseguendo vittorie mai limpide solo con le cenerentole della Serie A (cugini compresi). Dopo la sosta - momento sempre delicato - ospiterà la Juve, e lì capiremo molto di come sarà la stagione delle due. 

Il Milan ha già rimesso nel baule ogni ambizione, e può starsene chiuso in camera a meditare sui propri errori - innumerevoli. I milanisti devono invece sperare che la dirigenza non faccia colpi di mano, decidendo di sollevare l'allenatore: la squadra rischierebbe un precipizio senza rimedio. Potrà restare a galla solo tirando fuori gli attributi (se ci sono), lottando da provinciale. Come altre volte, in passato, è già successo.

Quelle che giocano in Europa sembrano le più forti, e sono cinque. Le cinque che potrebbero trovarsi nelle prime cinque posizioni a fine stagione. Sorprendenti performance di gioco da parte di Fiorentina e Napoli; ancora parzialmente inespresse Roma e Juventus; in ripresa la Lazio. Speriamo l'equilibrio perduri.

Equilibri precari anche altrove. Il Siviglia bastonato dalla Juve bastona il Barça che aveva bastonato la Juve qualche mese fa. L'Arsenal infinocchiato dai greci ci mette pochi minuti a stendere lo United - l'Arsenal è capace di queste imprese. Il City passa dalla depressione all'esaltazione in pochi giorni, ma c'è voluto il Newcastle per divertire quelli che frequentano l'Etihad. Invece, quelli che credevano in un new deal a Dortmund si sono visti improvvisamente di fronte la sagoma gigantesca del Bayern. In Germania anche quest'anno sarà una bella lotta: per il secondo posto. 
E forse anche in Europa.

Di pura prepotenza: cinque a uno
Alla prossima.

Mans

24 agosto 2015

Stecche inattese e assortite broccaggini

Cartoline di stagione: 4° turno 2015-16

Quando i campionati iniziano, di solito accadono cose strane. Servono a illudere che possano esserci cambiamenti, ribaltamenti, inversioni di tendenza. Prendete la Liga. Il circo dei gol, delle partite con risultati tennistici, dei pedatori extraterrestri. Ecco, al netto di Granada-Eibar, che si gioca stasera, otto gol in nove partite. Tirchioni, come da noi negli anni Sessanta e Settanta. Guardate Real e Barça, due macchine infernali che a fine torneo sommano di regola più di duecento timbri: ieri, in due, una sola volta a rete. Messi ha persino ciccato un rigore, il che l'ha depresso anzichenò.

Lo specchio di porta sarà interamente coperto
quando Thibaud Courtois avrà completato la sua distensione
Ma sì, siamo solo alle prime battute. Presto, tutto si rimetterà a posto, anche il Real col nuovo modulo tipico di Benitez (ma dove giocherà James? Intanto, alla prima era in panca; e dove giocherà Kovacic? Ha fatto gli ultimi venti minuti di partita, a Gijon, e ha ricominciato da dove aveva finito all'Inter: misterioso e inconsistente). Siamo alle prime battute dappertutto, e così per esempio anche Chelsea e Bayern hanno faticato a vincere le loro gare esterne, sulla carta facilissime. Ma entrambe si sono trovate all'improvviso in dieci, in situazioni di parità, con un avversario sul dischetto del rigore. Le lunghe leve di Courtois e la mole intimidatoria di Neuer sortiscono però quel che devono sortire, e poi ci pensano i top-player. Sfortuna e ovvia broccaggine impediscono a WBA e Hoffenheim di raccogliere punti. 

Sguardi esterefatti
"Tocca a me distribuire il gioco?
Oh santa Madonna di Campagna!"
Siamo alle prime battute, ma che la Juve potesse steccare il vernissage nella cornice come sempre entusiasta dello Stadium è evento su cui nessuno avrebbe scommesso. Il pre-campionato, del resto, era parso anonimo, e anche la scampagnata in Cina aveva soddisfatto solo quelli che dormono con l'albo d'oro sotto il cuscino. Ieri pomeriggio, all'anzidetto Stadium, l'allenatore ha iniziato a mostrare quelle capacità che gente dominante (in campo e - si presume - nello spogliatoio) come Pirlo, Tevez e persino Vidal avevano abilmente occultato nella scorsa stagione. Come una grande star, ha provato il colpo a effetto, la trovata geniale: Padoin in cabina di regia. Da Pirlo a Padoin il passo è così lungo da non potersi nemmeno misurare; è vero che Marchisio (il 'successore' designato, con caratteristiche dinamiche che ad Allegri piacciono di più) è fuori, che è fuori anche Khedira (come sempre, da un paio d'anni), ma davvero la scelta tattica è di quelle che lasciano prima a bocca aperta, poi a bocca storta. Così, dopo un primo tempo d'attesa friulana e di vano ruminìo bianconero, nel secondo Colantuono libera i suoi: pressing alto e contropiede veloce. Che sia finita solo uno a zero per loro - in quelle condizioni tattiche e tecniche - è persino strano.

Come un aereo che in volo ...
Rodrigo Ely travolge Kalinić 
e si becca il secondo giallo in  mezz'ora
Siamo alle prime battute, ma su certi campi sembrava di essere ancora nella stagione finita da un po'. Al Meazza, per esempio, ma anche al Franchi. Che dire di Inter e Milan? Senza la superiorità numerica negli ultimi venti minuti i bauscia non avrebbero mai trovato la via del gol (c'è voluta una giocata estemporanea e di alta classe del montenegrino), e non hanno palesato miglioramenti di gioco, Kondo è un oggetto abbastanza misterioso, Icardi viene rischiato e perso a inizio partita. I cacciaviti sono parsi indeboliti nel loro punto già debole, e cioè nell'assetto difensivo. Ripetutamente bucati dalle verticalizzazioni dei viola. Inadeguati, insomma. Qualcuno potrebbe spiegare perché Rodrigo Ely - alti e bassi, cartellini gialli e rossi a gogò nell'Avellino, in Serie B - deve giocare titolare quest'anno nel Milan? Per non dire della cosiddetta 'zona nevralgica', il centrocampo, là dove si dovrebbe badare a distruggere preventivamente il gioco altrui (De Jong è in questo uno specialista) ma soprattutto a crearlo: buio assoluto, e nessuna soluzione all'orizzonte. Come Allegri, anche Sinisa ha toppato la prima. Tra due turni, dopo la sosta, ci sarà già il derby. L'Inter ci arriverà (atteso alla seconda dal Carpi, che purtroppo ha già prenotato la parte della squadra-materasso o della banda del buco - luoghi comuni tra cui scegliere) con un'altra mezza dozzina di giocatori in rosa ma presumibilmente a punteggio pieno, e il Milan sarà costretto a vincerlo. Non dovesse farcela, dovrà subito trovare il modo di emergere dalle sabbie mobili, aggrappandosi a qualcuno degli eterni ritorni (e ricordi) cui Galliani non smette mai di pensare.

Mans

23 marzo 2015

Lo stupore dell'immediato

Cartoline di stagione: 29° turno 2014-15

Per uno streaming alternativo
Queste, si ricorderà, sono le squadre non italiane che giovedì scorso hanno giocato la partita di ritorno degli ottavi di Europa League: l'Everton, che è sceso in campo per il suo match di Premier League ieri (domenica) alle 17; l'Ajax, che è sceso in campo per il suo match di Eredivisie ieri alle 16.45; Villareal e Siviglia, che si sono di nuovo affrontate ieri, in Liga, dando il calcio d'inizio alle 17; il Wolsfburg, che è sceso in campo per il suo match di Bundesliga ieri alle 15.30; il Besiktas, che è sceso in campo per il suo match di Super Lig ieri alle 19; il Club Brugge, che è sceso in campo per il suo match (di Coppa del Belgio) ieri alle 19; lo Zenit e la Dinamo Mosca, che hanno incrociato i bulloni per il loro match di Premier League ieri alle 11.30 (ora italiana); lo Dnipro e la Dinamo Kiev hanno invece riposato, come tutte le squadre del campionato ucraino, che torneranno in campo dopo la sosta. Le italiane, invece (Fiorentina e Roma, Napoli e Torino e Inter), hanno rimesso piede su un campo di calcio ieri sera alle 20.45. Dunque appena quindici minuti prima di Barça-Real Madrid. La lungimiranza della Lega, che stabilisce gli orari, è davvero immisurabile; nel senso che non esistono strumenti di precisione in grado di quantificare la stupidità. Ieri sera, all'ora del Clásico, in Europa si giocava a pallone solo in Italia (su ben sei campi), a Lens (Lens-Marsiglia, Ligue 1), e in Islanda per una partita della loro Coppa di Lega. Fate vobis

Ora i club si svuotano di pedatori: le patrie d'Europa e non solo li hanno chiamati a difendere onore e bandiere. I campionati si concedono un breve letargo, a tutti quelli considerati importanti manca una manciata di partite (otto-dieci, a seconda) per abbassare il sipario, è il momento buono per fare il punto. Cominciamo da noi. Una Serie A senza storia, per il primo posto. Uno scudetto che la Juve si appresta a conquistare inerzialmente. Alle sue spalle, una mezza dozzina di compagini discontinue, tutte coi loro talloni d'Achille, capaci di cantare a squarciagola per qualche domenica e poi di precipitare in fasi di puro autismo calcistico. Rimane, relativamente godibile ma solo per l'incertezza, una corsa alle posizioni che danno accesso all'Europa. Al momento, l'XI più à la page sembrerebbe la Lazio, che pure può nutrire grandi rimpianti per i punti buttati tra agosto e settembre e anche nel derby; quello più lunatico è il Napoli, stretto tra ambizioni di grandezza e nervosismi fisiologici. Depressa e/o arrabbiata la Roma, cui nulla più riesce con la naturalezza di un anno fa; balla con leggerezza e incoscienza in tutte le discoteche rimaste aperte la Viola. Sorprendente la Samp. Disgustose le milanesi.

Eto'o e Ferrero dopo la vittoria della Samp sull'Inter.
Dal labiale: "Cosa ti avevo detto? Quando giocavo con la loro maglia,
questi venivano a San Siro per vendere la coca-cola agli spettatori del terzo anello"

Anche in Germania il titolo non è contendibile, e il Pep può concedere ai suoi qualche inattesa sbandata, come quella interna di ieri contro il 'Gladbach (che a Monaco non passava di frequente nemmeno quand'era fortissimo, nei 1970s). Le prime quattro piazze sembrano già assegnate, resta da vedere se il Dortmund riuscirà a non scomparire dalla mappa europea nella stagione 2015-16. 

In Inghilterra, invece, la corsa è meno finita di quanto non dica la classifica. Il Chelsea soffre a ogni partita, sgraffigna punti a destra e a manca, ha in Hazard un asso consacrato, e nel deretano di Mou un integratore sicuro. Ieri, a esempio, Diego esce per infortunio, entra Loïc Remy che al primo pallone capitato dalle sue parti segna (con enorme complicità del portiere avversario) il gol del 3-2. Prima, era stata informe sofferenza, nonostante il due a zero fissato nei primi minuti dal belga e dal Costa. Occhio dunque, tutto potrebbe ancora succedere. Continuo a puntare un penny sui Citizens. Lo United - che ieri ha messo sotto con relativa facilità, ad Anfield, il solito Liverpool sconclusionato, arruffone, nervoso, perforabile di quest'annata così così - potrebbe rientrare nell'élite d'Europa passando dalla porta principale; l'Arsenal somma vittoria su vittoria ora che tutto l'arrosto gli è andato in fumo (more solito); ecco, queste saranno salvo imprevisti le prime quattro della Premier.

L'XI più forte di Francia è senza alcun dubbio il PSG. Ma è anche distratto dalla coppa, e ha vari giocatori che ogni tanto lasciano filtrare voci. Non è un ambiente idilliaco. Blanc è stato a lungo sulla graticola. Penso che, alla fine, riuscirà a prevalere, per la fragilità delle concorrenti (OM e OL).

La micidiale stoccata
Ultima, ma prima in ordine di qualità e di importanza, la Liga. La Liga è spesso un affare tra Real e Barça, e dopo la parentesi colchonera di un anno fa l'andazzo sembra tornato quello di sempre. Del resto, tutte giocano anche sul risiko della Champions, e c'è sempre l'opportunità di una rivincita. E' davvero una sfida infinita, difficile da raccontare. Tra due XI formidabili. Dai tempi della pay-tv, e anche prima (ci pensava Telemontecarlo), abbiamo visto decine e decine di clàsicos. Non se ne ricorda uno scontato, noioso, privo di senso. E naturalmente quello di ieri sera non ha costituito eccezione. Hanno prevalso i catalani, ma senza dominare - anzi. Sono passati in vantaggio perché la balistica di Messi è sovrumana, e se la traiettoria è perfetta al testone di Jérémy Mathieu basta intercettare la sfera per spedirla al capolinea. Sono stati raggiunti, anzi sventrati da un'incursione di Cristiano liberato da Benzema con una giocata degna di essere vista e rivista. Hanno risolto nel modo per loro più anomalo: un lancio di quaranta metri per un centravanti vero. Il centravanti vero è Luis Suarez. Luis Suarez ha fatto vedere come si controlla in corsa, di controbalzo, un pallone che arriva da molto lontano, in quella frazione di tempo che basta per preparare l'atto successivo, cioè la stoccata. Micidiale. Come avrebbe detto Carmelo Bene, eravamo lì inchiodati, "nell'attesa che accada lo stupore dell'immediato". L'attesa non è stata vana.

Mans

20 marzo 2015

Tra ecatombi e ammaccature

Fettine di coppa: ritorno degli ottavi 2014-15

Siamo al 20 marzo e la stagione europea del calcio inglese è già terminata. Gli statistici ci diranno se si tratta di un record o meno. E' il dato più eclatante degli esiti degli ottavi di finale di entrambe le coppe UEFA. Abbastanza clamoroso soprattutto se si guardi alla discrasia economica: la Premier ha appena ceduto i diritti televisivi 2016-2019 a una cifra (7 miliardi di euro, il 70% in più rispetto all'attuale contratto) destinata a destrutturare le gerarchie del calcio continentale, come ha colto subito Santiago Segurola [vedi]. Il Burnley riceverà 130 milioni di euro a stagione: la Juventus in quella 2013/2104 aveva ricavato "solo" 151 milioni dai diritti TV (compresi quelli europei), il Milan 128, il Napoli 104, l'Inter 83, la Roma 68, la Lazio 56, la Fiorentina 54. E' il turbocapitalismo pallonaro. E' il futuro che ci attende.

18 marzo 2015, Camp Nou, Barcelona
Posture classiche per la Pulce e per Joe Hart
Il presente agonistico per fortuna consola, perché non coincide ancora del tutto con le gerarchie finanziarie. Bene inteso, parliamo sempre di "super club", quelli che stanno nelle classifiche della Deloitte. Ma Chelsea, Arsenal, City ed Everton sono tutti caduti sul campo di marzo, come in precedenza Tottenham, Liverpool e Hull. Un'ecatombe. Ne esce bene, come sempre in questi ultimi anni, il calcio iberico: le tre grandi approdano ai quarti di CL, i detentori del Siviglia avanzano in EL; il Porto in CL. Conforta osservare come dopo quelli spagnoli i club italiani rimasti in lizza siano i più numerosi: la sontuosa Juventus, la scintillante Fiorentina, il Napoli sornione. Le due francesi che hanno riscattato Azincourt avanzano in CL. Del calcio tedesco rimangono solo le prime due compagini della Bundeliga. Due sono anche i club della martoriata ucraina ai quarti di EL: la gloriosa Dinamo Kiev e il Dnipro. Completano i tabelloni di aprile lo Zenit e il sorprendente Brugge.

La stagione in corso offre un bel rimescolamento di carte. Se prendiamo in considerazione il ranking UEFA aggiornato a oggi (20 marzo 2015), osserviamo come, dei primi 16 club siano già stati eliminati dalle competizioni più della metà: Chelsea (4°), Benfica (6°), Schalke (7°), Arsenal (8°), MUTD (10°), Borussia D. (12°), Valencia (13°), Bayer (15°), ManCity (16°). Ne esce male, molto ammaccato, anche il calcio tedesco.

19 marzo 2015, San Siro, Milano
La difesa dell'Internazionale FC è generosa
anche con un pippone come Nicklas Bendtner
Dopo la grande giornata del 26 febbraio, il calcio italiano ha fatto i conti con la realtà. Più rosea del previsto quanto alla Juventus, negativa soprattutto per la Roma e per l'Inter. Il Toro è stato all'altezza della sua tradizione, si è battuto da par suo contro un avversario più forte (14° nel ranking contro il 78° posto granata). Specularmente il Napoli (22°) ha regolato come doveva il 77°. L'Inter (23°) ha perso sì con una buona squadra, attualmente seconda in Bundesliga, ma pur sempre 71° nel ranking. Sconfitta pesante anche per questo motivo, perché penalizza il ranking italiano complessivo.

Sul piano tecnico hanno destato grande impressione il Bayern e il Barça in Champions, accreditandosi come favorite per la vittoria del trofeo. Conforta l'autorevole prestazione della Juventus, che beneficerà di un avversario abbordabile ai quarti e potrebbe ritrovarsi alle semifinali dopo 12 anni. Si annuncia di fuoco il derby madrileno. Nella League i campioni in carica del Siviglia sembrano procedere maestosamente verso l'ennesima finale. Tra Dnipro e Brugge uscirà la seminfinalista meno attesa. Le avversarie delle italiane sono toste. Il Napoli soffrirà in difesa, come l'Inter, le folate degli attaccanti del Wolfsburg: scoglio durissimo quanto importante per il ranking UEFA. Grande atletismo e blasone per la Dinamo Kiev, che la Fiorentina ospiterà al ritorno: ma in questo caso si può confidare.

Azor

21 febbraio 2015

Bicchieri mezzi

Fettine di coppa: sedicesimi di EL 2014-15 (andata)

A leggere e ad ascoltare i commenti della stampa italiana, la serata record di Europa League, con ben 5 squadre della nostra Serie A in lizza per accedere agli ottavi, sembrerebbe essere stata molto positiva nel suo complesso. A me non pare poi così tanto. Alla fine portiamo a casa una sola vittoria, larga. E quattro pareggi, di cui due in casa. Il solo dato positivo è, per una volta, l'assenza di sconfitte.

Il Manolo alla turca
E così ci beviamo subito il bicchiere mezzo pieno.

A ben vedere, in questo momento il Torino e la Roma sarebbero già fuori dai giochi. Inter e Fiorentina in bilico. Solo il Napoli è pressoché certo di essersi qualificato. E forse non è un caso che alla sua guida sia l'allenatore (di club italiani) più onusto di coppe internazionali. Gita turistica in Turchia. Pubblico straordinario, per calore, sostegno e compostezza nella disfatta, all'Hüseyin Avni Aker di Trebisonda. Gran bella partita, di personalità e di spessore, di Manolo Gabbiadini, che conferma su palcoscenici continentali la crescita di consapevolezza e autostima. Gol all'esordio in EL per questo non più giovanissimo attaccante nostrano, già vicecampione europeo Under 21: le porte della Nazionale maggiore (2 soli caps finora) potrebbero schiuderglisi definitivamente a breve. E' lui la stella italica della serata.

Pazza Inter, invece, come sempre. Anche al Celtic Park. Dove il club di casa coltiva il football attraverso la sua memoria, come sanno fare solo i britannici onorando la propria tradizione. Bello l'invito agli ex nerazzurri battuti nella finale di Coppa campioni 1967 a ritrovarsi insieme ai Lisbon Lions [vedi]; e peccato che siano potuti salire fin lassù solo Mariolino Corso e Gianfranco Bedin. Sul campo, sferzato dalla pioggia delle Highlands, l'XI nerazzurro del 2015 ha palesato invece i progressi del lavoro di Mancini e le debolezze strutturali della rosa: i centrali difensivi, Ranocchia e Juan Jesus, hanno confermato di essere due ronzini di razza purissima, ben corroborati da un degno castrone par loro come Campagnaro. Se nella fase offensiva la squadra ha trovato forse il suo assetto migliore (al momento), con Shaq the Shark irrefrenabile suggeritore e stoccatore, in quella difensiva il cantiere rimane aperto. E preoccupante. A San Siro è probabile che i bianco verdi non riproporranno il pressing + ritmo incessante di quando giocano nella propria tana. Ma la Beneamata farà bene a badare a non prendere un golletto che potrebbe anche rivelarsi assassino. Sperem.

I vecchi leoni
La partita più matura l'ha giocata la Viola, nella Londra del nord. Ha sofferto per 25 minuti la mareggiata degli Spurs, contenendo i danni; poi ha risalito progressivamente la corrente, con pazienza e sagacia tipicamente italica, ricucendo il suo gioco senza fare barricate ma abbassando il ritmo a tal punto da depotenziare quelle intense azioni d'attacco tipiche della Premier League domenicale. Sfortunatamente per loro, gli Spurs non hanno trovato di fronte a sé le generose difese britanniche, ma le arcigne linee difensive approntate da Montella, bravo a cambiare in corsa il modulo dalla difesa a 3 a una più larga linea a 4. Non pervenuti, di conseguenza, né HarryKane né Lamela. Al Franchi i Gigliati potranno anche agire in modo reattivo. A patto di non rintanarsi all'indietro, ma di difendersi correndo in avanti. Vedremo. Ma confido.

Il bicchiere mezzo vuoto riguarda certamente le altre due partite. Generosa e appassionata quella del Toro: non è vero però che sia stato sfortunato. L'Athletic è fior di squadra e ha giocato con intensità 90 minuti senza fare barricate, puntando a far male. Quando penso al Toro in Europa il pensiero va sempre alla Plia alzata al cielo da Mondonico all'Olympisch Stadion di Amsterdam in quella sera di maggio di 23 anni fa [vedi]. Da allora il lungo oblio internazionale a degni livelli. Giusta pertanto la festa all'Olimpico di Torino, mai così gremito in campionato (e pour cause!). Sarà, però, molto difficile espugnare il San Mames. Ma dobbiamo affidarci solo all'ottimismo della volontà.

Il Toro d'Europa
Nel giorno dell'ennesimo sacco di Roma da parte delle popolazioni barbariche d'oltre Limes, l'XI giallorosso ha mostrato tutta la sua involuzione. In tempi non sospetti avevo avanzato l'impressione che il mercato estivo della Roma si preannunciasse fallimentare [vedi], come ha poi confermato il supplemento invernale. La rosa è farcita di giocatori di mezza qualità e anziani. La squadra segue la parabola discendente del suo campione eponimo, con i suoi alti (Ethiad e derby) e i suoi bassi (le molte partite anonime, le panchine, etc.). Manca continuità. Soprattutto, è svanita la velocità esibita nell'autunno 2013. Il Feyenoord ha rischiato ma non ha sofferto. Anche in questo caso è difficile ipotizzare che la "Kuip" possa essere espugnata. Occorrerebbe una serata di particolare ispirazione del Pupone. Speriamo, ma senza illuderci.

Martedì sera, allo Juventus Stadium, i campioni d'Italia proveranno a rimisurarsi con l'Europa. Vi hanno battuto il Malmoe e l'Olympiacos, quest'anno, impattando in bianco con l'Atletico. Fuori casa hanno perso sia al Pireo sia a Madrid. Percorso perlomeno incerto. Il Borussia ha invece vinto fuori sia con l'Anderlecht sia col Galatasaray, e perso solo dall'Arsenal (ma a qualificazione già certa). Al Westfalen Stadion ha rullato sia l'Arsenal sia il Galatasaray e concesso il pari all'Anderlecht all'ultimo turno. Percorso perlomeno sicuro. Tra novembre e dicembre gli Schwarzgelben hanno vissuto una crisi spaventosa di gioco e di risultati, dovuta al calo di tensione psicologica e fisica post Mundial di molti giocatori chiave. Kloppo ha lavorato sul lato atletico nella pausa di gennaio - una risorsa cui la nostra Serie A rinuncia per raccattare trenta denari dalle gelide e deserte serate di Coppa Italia (a spese RAI) - e adesso la macchina si è rimessa a correre e fare risultati. Proprio mentre la banda di Allegri sembra essersi afflosciata. Le premesse sono preoccupanti.

Azor

2 gennaio 2015

Giri di boa

Cartoline di stagione: turni inglesi natalizi 2014-15

Partenza col botto a capo del nuovo anno pedatorio. Bellissimo derby al White Hart Lane tra Tottenham e Chelsea, ad inaugurare il girone di ritorno della Premier: 8 reti, risultato in bilico fino a 10 minuti dal termine, gran prestazione collettiva degli Spurs - palla bassa, corsa, pressing e varietà di soluzioni negli ultimi 20 metri - e Blues mai così in difficoltà in questa stagione - con i due centrali poco protetti e dunque a imbarcare acqua e il solo Hazard a dare vivacità in avanti. La squadra di Mourinho attraversa una fase di palese flessione (e puntualmente José ha scatenato la sua guerrilla mediatica contro tutti): dopo il 22 novembre, quando aveva accumulato 8 punti di vantaggio sul City e sembrava avviata a dominare la stagione grazie anche alle difficoltà palesate delle avversarie, ha perso due volte (contro il Newcastle e il Tottenham, entrambe fuori casa), pareggiato altrettante e vinto solo quattro match.

1° gennaio 2015, White Hart Lane, London
Doppietta e già 17 gol in stagione per Harry "Citizen" Kane
Al contrario, la squadra guidata da Pellegrini ha perso l'ultima volta il 25 ottobre (contro il West Ham), e da allora ha vinto nove partite e ne ha pareggiate solo due (una in casa contro il Burnley domenica scorsa), azzerando il distacco dal Chelsea. Campionato riaperto, per la gioia degli appassionati. Ora mancano 18 turni: il Chlesea ne giocherà 11 in casa, dove finora ha sempre vinto, affrontandovi quasi tutte le migliori, a parte l'Arsenal e il West Ham; la rosa è al completo, senza infortunati e squalificati. Il City ne giocherà invece ancora 10 in trasferta, tra le quali lo scontro diretto con il Chelsea, il derby con lo United, e i match contro il Tottenham e il Liverpool: fuori casa ha già perso con il West Ham e pareggiato con l'Arsenal e il QPR; alla lunga potrebbero pesare le assenze per infortunio di Aguero, Kompany e Dzeko, e oltretutto la squadra viene da una lunga fase positiva che non potrà durare in eterno. A palla quadrata i favori sembrerebbero inclinare verso i londinesi di Abramovich, ma per fortuna la palla è rotonda e tutto potrà succedere, complici anche i super ottavi di Champions che le due contendenti giocheranno a distanza di una settimana l'una dall'altra, prima il Chelsea contro il PSG, poi il City con i Barça. Ci attende un inverno coi fiocchi, non solo di neve.

Prima di Natale avevano concluso il girone d'andata anche la Bundesliga e la Ligue 1. I tedeschi sono andati in letargo (riprenderanno il 31 gennaio, con ampia giustificazione: oltre il limes il clima è davvero inclemente) con il Bayern campione non solo d'inverno: l'unico brivido lo darà il Dortmund. In Francia (dove si riprende domani con la Coppa) il Marseille ha virato in testa con due punti di vantaggio sul Lyon e tre sul PSG, dando spettacolo grazie alla rivoluzione bielsista. La capolista ha perso con entrambe le rivali (e anche col Monaco e il Montpellier), ma dovrà ora incontrarle in casa, recandosi comunque in trasferta 10 volte. Il PSG dovrà giocare a Lyon e a Marseille, invece, e battersi tra febbraio e marzo contro il Chelsea. A sua volta, anche il Lyon avrà da affrontare 10 trasferte. Tutto sembra apertissimo e ancora avvincente.

Domani riprende anche la Liga, dove mancano ancora tre giornate per completare il girone d'andata. Il Real - che deve recuperare a febbraio anche la partita, al Bernabeu, col Siviglia - ha potenzialmente 4 lunghezze di vantaggio sul Barça e 7 sull'Atletico; viene però da una serie record di partite e dovrà necessariamente lasciare qualche punto per strada. Il sorteggio di CL è stato comunque favorevole, assegnando ai Blancos lo Schalke, mentre il Barça se la vedrà con il City e i Colchoneros con il Leverkusen. La capolista dovrà però recarsi al Camp Nou e al Calderon ma, al momento, nulla - nemmeno il petardo della sconfitta persica contro il Milan - lascia pensare che a Carletto Nostro potrà sfuggire il titolo. Buona ultima, riprenderà anche la Serie A, dove mancano ancora tre turni per assegnare la corona d'inverno. La Juventus ospiterà la sera della Befana l'Inter, ma gli esiti incerti - anche per l'ordine pubblico - saranno soprattutto domenica 11 gennaio, con il derby della capitale e la capolista a Napoli. Peraltro, fino a fine gennaio l'attenzione di tutto il calcio sarà concentrata sui fumi oppiacei del mercato: alla fine arriveranno i soliti ronzini sopravvaluti, sia di primo che, soprattutto, di secondo pelo.

Azor

15 dicembre 2014

Tempi duri per le outsiders

Cartoline di stagione: 16° turno 2014-15

E' stato un week-end di risultati interessanti ma non di bel gioco. Con qualche sorpresa.

Nella Grand Boucle le due fuggiasche si fermano contemporaneamente, consentendo all'Olympique Lyonnais di accodarsi. Una bella corsa, si direbbe, per l'equilibrio; ma i due XI olimpici perdono più facilmente del PSG (quattro sconfitte contro una sola) e subiscono anche più reti, perciò è presumibile che loro obiettivo massimo sia quello di riuscire a tenere il pubblico in sala TV sino alle ultime battute. I titoli di coda sono scontati, e la Ligue 1 cosituirà il principale bottino dei parigini, destinati a lasciare l'Europa negli ottavi, quando vanamente cercheranno di speronare il pullman e di escorcizzare gli illusionismi di JM.

Luciano Vietto abbraccia il connazionale Simeone, ma poi lo infilzerà
Ubriache dei propri record, le Merengues li aggiornano di giorno in giorno e Carletto ingrassa. Le avevamo lasciate in proiezione 138 reti, ed ecco che la quaterna assestata all'Almeria (ultimo della Liga) le porta a 139. Lara Croft sale da 62 a 66. Che dire? Mentre il Madrid è sempre una festa di gol, Barça e Atlético sembrano di fiato corto. Nell'ultimo turno un punto in due e nessun gol. Rumorosa la caduta interna dei Colchoneros, in un match nervoso e ricco di episodi polemici. Il sommergibile giallo ha saputo colpirli in contropiede proprio nel finale - ma poteva riuscirci anche prima. Adesso sono sette i punti che separano il Cholo da Carletto. Troppi, forse; così come eccessiva pare la differenza di qualità tra le due rose, cui si può rimediare nella singola partita ma difficilmente sulla lunga distanza. I catalani, invece, sono sempre in mezzo al guado, salpati da un ancora recente e maestoso passato e speranzosi di approdare in un futuro che vorrebbero fosse all'altezza di quella irripetibile 'stagione'. Steccano troppe partite, questa è la verità. Meno quattro dal Real, vale a dire due pareggi di troppo, imposti da gente non irresistibile (Malaga e Getafe).

La Bundesliga - torneo nel quale Guardiola allena i suoi in vista della campagna europea di primavera - è niente più che una bella zuffa per i posti di rincalzo; si sono avvantaggiati quelli di Wolfsburg, ma dietro di loro c'è una gigantesca ammucchiata, in una situazione simile a quella italiana. Il povero Klopp ha dovuto chinare il capo anche sul campo dell'Hertha: un solo gol, favorito da pagliacceschi inciampi nell'erba di Hummels e Subotic. Nove sconfitte in quindici partite: questo è lo score impressionante dell'XI che per un paio d'anni ha messo a ferro e fuoco le piazze del continente.

Ma perché la porta del Borussia offre così libero il proprio specchio?

In Premier League si profila adesso una possibile ed eventualmente appassionante gara a tre, perché Van Gaal sta lentamente mettendo a regime lo United (nonostante un'infermeria sempre strapiena). Gli è bastato pochissimo (non certo la qualità del gioco) per mettere sotto il Liverpool a Old Trafford, e si è ben visto come la ruota della sfortuna abbia preso di mira i Reds. Il gol che apre la partita (Rooney) arriva tre secondi dopo un clamoroso spreco di Sterling. Questo brevissimo segmento di partita ha riassunto tutta la stagione disputata finora dal Liverpool: errori a gogò sottoporta e difesa di burro. Come per l'Atletico, come per il Borussia, si palesa anche per l'XI di Rodgers la difficoltà di tenere il passo. Il ruolo di outsider è fascinoso, specie nell'epoca signoreggiata da pochissimi top-club, ma la normalità è sempre dietro l'angolo.

A proposito di outsider: la Juve pesca proprio il Borussia nell'urna di Nyon. Sorteggio buono? Visto il momento dei tedeschi, si direbbe di sì. Se riprendono a correre e giocare come sanno, sicuramente no. In prospettiva, sembra facilmente migliorabile soprattutto il rendimento del Borussia. Certo, "poteva andare peggio", dicono i più. Vedremo, le partite si giocheranno tra qualche mese, un tempo possibile ad Allegri e a Klopp per trasformare rose ricche di ruggini e tare in sfolgoranti macchine da gol. Personalmente, tuttavia, non comprendo la considerazione di cui godono i bianconeri. Le ultime partite sono state modestissime e aride. Ieri, per esempio, hanno sballottato la povera Samp per una mezzoretta, cavando da questo dominio assoluto lo straccio di un gollettino; l'orgiastica eccitazione dello Juventus Stadium è poi evoluta in rabbiosa incredulità quando Gabbiadini (non Arda Turan, non Cristiano Ronaldo) ha fatto secco Gigione con un sinistro che più calibrato non poteva essere - del resto, è sicuro che Siniša abbia appeso i suoi ai ganci dello spogliatoio, dopo un primo tempo così inane. Intanto, Tevez e Llorente sono sempre a secco, Morata non esplode, Giovinco non è Altafini (figuriamoci), Coman è una bella promessa ma ancora non incide. Questo pareggio viene dopo quello stentato di coppa, dopo lo squallido zero a zero di Firenze, dopo la vittoria immeritata nel derby. Inaciditi dal tradimento di Conte, i tifosi bianconeri si dicono innamorati di Allegri. Forse, semplicemente, fingono di esserlo. Dal canto suo, la Roma vive un momento arbitrale felicissimo e raggranella punti che non raggranellerebbe senza decisioni fortunate. Spero se ne tenga conto quando riesploderà la santabarbara.

Mans

1 dicembre 2014

Alta tensione e simboli antimoderni

Cartoline di stagione: 14° turno 2014-15

Alta tensione in alcune delle partite più importanti o significative giocate nel week-end.

La gestualità polemica e soddisfatta di Sergio Busquets
Al Mestalla, per esempio. Qui il Barça, all'ultima azione, ha vinto una partita che poteva indifferentemente pareggiare o perdere - non sarebbe la prima volta: l'innesto di Suarez procede lento, Messi è sempre più discontinuo, il gioco tutt'altro che fluido e convincente. La maturità di Leo in Catalogna non pare sorridente. Forse le voci che filtrano qualche fondamento ce l'hanno. Dissi, all'indomani dell'attracco di Guardiola a Monaco, che forse si poteva configurare una situazione analoga a quella che, un tempo, portò Michels e Cruijff a Barcellona [vedi]. Vedremo.

Il destro chirurgico di Sant'Andrea da Brescia scuote la rete e lo stadio
Allo Juventus Stadium, per esempio. Qui la Juventus, all'ultima azione, ha vinto una partita che poteva indifferentemente pareggiare o perdere. Infranto il tabù dei derby in bianco, il Toro ha letteralmente gettato il meritato pareggio nella spazzatura, cercando di uscire in palleggio da una situazione di pressing al limite dell'area quando mancavano pochi secondi al triplice fischio - grosso modo, proprio come ha fatto la Roma a Mosca qualche giorno fa. Un tempo, in situazioni analoghe, i difensori buttavano il pallone fuori dallo stadio. Tenuto conto dell'enorme divario tecnico esistente tra le due squadre di Torino, abbiamo davvero visto novanta minuti di dominio tattico granata, che poi l'esito della partita ha evitato ad Allegri di dover spiegare.

Dal canto suo la Roma, dopo l'agitata notte di coppa, ha trovato poca e casuale resistenza in quell'accozzaglia di giocatori stremati e modesti che hanno la ventura di indossare oggi la maglia dell'Inter; a occhio, Mancini avrà bisogno di almeno due anni per rimettere insieme qualcosa che assomigli a una squadra di calcio.

Pedatori disperati cercano consolazione fra le braccia di Kloppo
In Premier e in Bundesliga una vera lotta per il titolo, semplicemente, non c'è. Ma in Germania c'è una situazione anomala, e il tema principale nei prossimi mesi sarà questo: quando uscirà il Borussia dalla sua nerissima crisi? Quando (eventualmente) inizierà a risalire in classifica, e fin dove (eventualmente) arriverà? Il meraviglioso XI di Jürgen Klopp, finalista di Champions due anni fa, anche quest'anno ha aperto la sua bottega di lusso ai miliardari predatori bavaresi. Anno dopo anno, i migliori vanno via, e indovinare i rimpiazzi non è cosa facile e scontata. Oggi il Dortmund è diciottesimo nella classifica a punti dei diciotto club che partecipano al principale campionato tedesco. Cioè, ultimo. Ultimo, e solo. Spero si riprenda, e che le sue scorribande sui campi d'Europa riprendano a febbraio. In ogni caso, anche dovesse finire male, quella regalataci da Kloppo è stata una grande, gioiosa stagione di calcio.

Torniamo in Spagna: brutte notizie (e sorvolo sul tifoso del Deportivo crepato per arresto cardiaco dopo esser stato gettato nel fiume dagli ultras dell'Atletico). Dal simbolo del Real viene scucita la piccola croce che campeggiava in cima alla corona, poiché (si dice) la sensibilità dello sponsor (arabo) non va urtata, non di questi tempi (e chissà per quanti tempi ancora). Del resto, storia e tradizione e antichi simboli sono materiali per romantici ed eruditi, per sentimentali, nostalgici e disadattati, e Florentino (che se non vuole perder la cadrega deve continuare a vincere, mica farsi paladino dell'antimodernismo) ha bisogno di quattrini e non di sentimentalismi, ma per fare quattrini occorre avere una squadra forte e che vinca spesso, e per avere una squadra forte (e che vinca spesso) è necessario attrarre risorse e compiacere gli investitori. La falsariga è stantìa, ogni commento superfluo. Tiremm innanz.

Mans

3 novembre 2014

Addio, Granada romantica

Cartoline di stagione: 11° turno 2014-15

Concentrazione è anche fingere di fingere di non guardare da nessuna parte
La proiezioni statistiche nel football, come si sa, hanno pochissimo senso, ma almeno sono un divertente passatempo. Per esempio. Nella cosiddetta liga scozzese di Spagna (dove però giostrano alcune delle squadre migliori d'Europa), dopo dieci partite tonde tonde il Real ha all'attivo già 37 reti. Di questo passo, concluderebbe il torneo a 140. Più volte nella loro trionfale storia i Blancos hanno sfondato la soglia dei 100 gol; mai, tuttavia, a questa media, nemmeno ai tempi di Don Alfredo e del mancino Cañoncito magiaro. E Cristiano, che per sua sfortuna ne ha giocate finora solo 9, è già a quota 17, tenesse il ritmo ne potrebbe fare 64 o anche 65. Non credo ci riuscirà. Certo, gioca in un XI di assatanati, drogati dalla tranquilla e sapiente gestione di Carletto. Sabato pomeriggio, le telecamere non avevano ancora cessato di inquadrare lo spettacolo del "Los Cármenes", tutto speranzosamente biancorosso per l'occasione, che il barbuto Carvajal (canterano Real ma fisiognomica colchonera), lanciato sulla fascia e giunto vicino alla linea di fondo, veniva anticipato ma non mollava, sradicando subito il pallone (forse fallosamente, ma in maniera non vistosa) dai piedi dell'avversario e servendo Benzema, il quale sfornava un bell'assist per Cristiano che, in controtempo (foto), metteva a sedere l'anziano goleiro Roberto Fernández Alvarellos. E dunque Addio, Granada romantica, paese di luce, di sangue e d'amor!: a Carletto sarà certamente venuto di canticchiare questo hit della sua infanzia, reso popolare dal vocione di Claudio Villa. Sul prato, una sessione di allenamento che nemmeno vale la pena di dirigere.

Qualche ora dopo il Barça riesce nell'impresa di farsi mettere sotto dal Celta di Vigo per la prima volta nella storia a Camp Nou, e dunque c'è il sorpasso. La rinuncia alla difesa e ai difensori di ruolo alla lunga produce costi pesanti; specie quando gli attaccanti sono in giornata storta, e collezionano pali e traverse. E' stato un ex reprobo, scartato dalla Serie A, a far saltare la santabarbara catalana: è il sosia di Batistuta e giocava nel Cagliari (certo, la somiglianza fosse stata più vaga ma 'tecnica' ...), dove segnò pochissimi gol e concentrati in pochissime partite. Si chiama Larrivey, Joaquín Oscar Larrivey.

El Kun molto spreca e dunque impreca
Grandi partite in Premier e in Bundesliga. Nel Manchester derby ospitato dal freddo stadio dei Citizens i rossi hanno concesso praterie immense ai padroni di casa, De Gea compie miracoli su miracoli, Aguero spreca occasioni su occasioni; così gli sky-blues passano solo dopo l'espulsione (ingenua è dir poco) di Chris Smalling, al termine di un'azione che - come molte altre durante questa partita - ha mostrato la folle vulnerabilità sulle fasce dell'XI di Van Gaal. E' Di Maria (!!!) a bucare l'intervento cruciale sul vertice dell'area e a farsi tagliar fuori da Clichy: lo scalo delle posizioni in situazioni di inferiorità talvolta è fatale, e Di Maria sulla linea dei cinque ha mostrato nella circostanza una percezione davvero approssimativa dello spazio e del tempo. Partita comunque di intensità memorabile, giocata a ritmi elevatissimi (anche per gli standard inglesi) - fantastica una progressione verticale old style di Rooney dalla quale nasce la limpida opportunità per il pari sventata da Hart. Per lo United e per il suo santone olandese la salita adesso è ripidissima; la classifica annuncia incertezze e agonismo solo per le posizioni di immediato rincalzo al Chelsea (già virtualmente campione), con City e Arsenal ovviamente favorite per l'accesso diretto alla CL. Il Liverpool, dopo la dissoluzione, procede rapidamente verso l'estinzione. Liberando alla contesa un appetitoso quarto posto.

Nel tempio del Bayern ha fatto capolino la squadra più insondabile e imprevedibile del momento. Già. Incomprensibile il motivo per cui gli Schwarzgelben, travolgenti sui campi della Champions, in Bundesliga siano oggi ultimi (ultimi!!!) in classifica, insieme al povero e glorioso Werder Brema. Sette punti (meno che una miseria) e  sette sconfitte in dieci partite. Eppure erano riusciti a passare per primi, gelando l'Allianz Arena. Un'illusione ottica, o quasi. Gli uomini del Pep li hanno rullati per 90 minuti, raccogliendo i frutti solo sullo scorcio della gara. Non è mancato il gol dell'ex (il centravanti della Polonia), ma poteva essere una goleada epocale. Pazienza. Domani a Dortmund si rifaranno col Galatasaray ...

Napoli, Stadio San Paolo.
Le squadre entrano in campo, tra gli applausi di una sparuta folla
Anche dalle nostre parti si gioca a pallone, in scenari sempre più surreali e inquietanti. Il campo di patate di Marassi sarebbe interdetto alla pratica del football anche nei paesi più aridi del mondo; colpiscono tuttavia, e non è una novità, gli spalti disertati dal pubblico, specie nei big-match. Un tempo, il derby del Sud era da tutto esaurito; sabato il San Paolo era semi-deserto, forse anche per le ben risapute ragioni di ordine pubblico. Hanno avuto torto gli assenti, perché il Ciuccio ha sbranato la Lupa, dando spettacolo nella prima mezz'ora. O' Napule ha in rosa alcuni tra i pedatori più forti del campionato (Hamsik e Higuain, poi, sono un lusso sfrenato, quando in condizione); giocasse mediamente un po' meno bene di così, potrebbe competere per il titolo, e non è da escludere che possa, nonostante il ritardo già accumulato. Vedremo. Certo alla competizione sono iscritte per sola tradizione calcistica le milanesi, alle quali rimane ancora il blasone (ma destinato pur esso a sbiadire in tempi rapidi, di questo passo). Si disputeranno al massimo (forse e alla lunga) un posto per l'Europa League; chi ha visto Milan-Palermo, ieri sera, difficilmente la dimenticherà: giocare più sgangheratamente (e con meno intelligenza) di come hanno fatto i rossoneri è oggettivamente impossibile o quasi. Fischi a San Siro; di rassegnazione e stanchezza, più che di delusione.

Post scriptum: se a qualcuno interessa scommettere con tre o quattro anni di anticipo su quali saranno le partite nel mirino delle procure nelle future inchieste su "calcio e scommesse", si consiglia di studiare con attenzione gli highlights della Serie B.

Mans

29 ottobre 2014

Fisarmoniche

Cartoline di stagione: 9° e 10° turno 2014-15

Ridendo e scherzando i campionati europei sono arrivati quasi a un quarto del cammino. In Ligue 1 si sono già disputate 11 giornate, nei tre tornei maggiori 9 turni, mentre solo noi siamo placidamente ancora a 8, tanto che ci tocca un'altra sciroppata infrasettimanale (in modo da facilitare i tecnici nella gestione degli allenamenti). Vale la pena cominciare a tirare qualche somma.

25 ottobre 2014, Estadio Santiago Bernabéu, Madrid
Il migliore in campo: Francisco Román Alarcón Suárez, detto Isco
La Liga offre la situazione agonistica più appassionante: classifica a fisarmonica, prima allungata e ora accorciata. Battendo senza equivoci il Barça, in un rutilante spettacolo di grande calcio, il Real ha rimesso in gioco tutti: nello spazio di due punti adesso sono in cinque a giocarsela perlomeno fino a Natale. Carletto nostro, con la sua bella mediana di trequartisti, è davvero "l'uomo che sussurra ai fuoriclasse", come lo ha definito Paolo Condò: in un paio di mesi ha rimesso in asse un telaio sconvolto dalla cessione di un califfo come Xavi Alonso e di un satanasso come Di Maria, e dal roboante arrivo di una stella come James Rodriguez, e l'esito finale è che ora rifulgono anche i Marcelo, gli Isco, i Benzema. Semplicemente magistrale. Luis Enrique, invece, suderà le sue camicie per gestire il lusso di un tridente d'attacco che non appare portato a pressare nella trequarti altrui, come vuole ormai il calcio postbielsista: finché affronti l'Elche, il Levante o il Granada, puoi fare calcio play-station; ma le sconfitte al Parc des Princes e al Bernabeu sono più che campanelli d'allarme, e i Blaugrana devono ancora incontrare le altre tre del gruppo di testa. Il Siviglia festeggia in cima alla classifica, e molti scordano che solo 150 giorni fa aveva battuto il Benfica in finale di Europa League (là dove la Juventus di Conte non è stata nemmeno capace di arrivare). Il Cholo ha avuto il suo bel daffare a ridare forma a un organico saccheggiato dal Chelsea, e sta piano piano risalendo la china: nel frattempo ha espugnato il Bernabeu e stracciato il Siviglia, incappando però in una giornata nera a Valencia, ma ormai i Colchoneros sono lì anche a loro a difendere coi denti il titolo. La sopresa è il Valencia ora in mano a Nuno Herlander Simões Espírito Santo, breviter Nuno, che ha vinto tutto con il Porto di Mourinho, ma da secondo portiere, e ora appartiene alla mega (e non limpidissima) scuderia di Jorge Mendes, grazie al quale ha fatto il salto dal Rio Ave al Mestalla: per il momento è ingrassato, forse anche grazie ai risultati positivi, ma deve ancora misurarsi con Barça e Real. E lì si parrà la sua nobilitate.

Accordéons aussi en terre de France. L'Olympique Lyonnais interrompe allo Stade de Gerland la cavalcata felice della banda del Loco e accorcia la classifica anche della Ligue 1: dopo 8 vittorie consecutive l'OM perde con qualche rimpianto - di occasioni sprecate e un pizzico di sfortuna - e con il dubbio che comincia a insinuarsi, perlomeno negli osservatori, che l'assetto tattico sbilanciato sulla pressione in avanti (3-3-4) possa non funzionare di fronte ad attacchi ricchi di giocatori di qualità. Tra un paio di turni il PSG misurerà lo spessore della stoffa marsigliese al Parc des Princes, e potrebbe uscirne fuori una partita memorabile. Intanto, chi voglia godersi lo spettacolo di un rovesciamento di fronte a 7 tocchi di prima con cigliegina del gol vada al minuto 1'20" degli HL della partita al Vélodrome contro il Toulouse del 19 ottobre 2014 - che è la cartolina del turno precedente (recapitata solo oggi: qui sotto). Insieme al Cagliari di Zeman non c'è squadra in Europa, al momento, che giochi un calcio rapido, essenziale e verticale - un "thrilling soccer" come lo chiama Jonathan Wilson - come quello insegnato da Marcelo Bielsa ai suoi ragazzi, che poi sono un XI normale, senza fuoriclasse, con qualche ronzino, qualche bel giocatore, come Gignac o Payet, e giovani di sicuro avvenire come Nicolas N'Koulou, che ha i numeri per avvicinarsi a quanto è stato Marcel Desailly, e Giannelli Imbula, il probabile Vieira dei prossimi anni.


Hanno solo sfiorato un accorciamento delle classifiche lo United in Premier e il Gladbach in Bundesliga. Gran bella partita all'Old Trafford, dove il Chelsea ha sfoderato una prestazione maiuscola di gioco, di personalità e di esperienza: quest'anno è un XI completo, equilibrato, fortissimo. Mancava Diego Costa ma Didier Yves Drogba Tébily, da Abidjan, è stato commovente per come ha guidato la ciurma e inzuccato in modalità vintage, tal quale come uccellò il Bayern all'Allianz Arena un paio d'anni fa [vedi]. Re Aloysius sta ancora cercando la quadra per sistemare i Red Devils tra svariati infortuni e una rosa, che lui stesso ha contribuito ad allestire, che difetta di difensori di qualità: i terzini, oltretutto, tendono a salire e a interscambiarsi con Januzai e Di Maria sulle fasce, creando voragini alle spalle, dove i lupi in Blues si sono infilati che era un piacere vederli. Davanti, la coppia Mata e Van Persie non è, al momento, la meglio assortita: non a caso hanno acciuffatto il pari solo su calcio d'angolo all'ultimo secondo, in una tipica situazione adrenalinica. Per il bel gioco speriamo di poter ripassare più avanti. Ma la sensazione è che il Chelsea non abbia rivali quest'anno e che José punti a fondare, con il titolo, una lunga permanenza a Stamford Bridge, ispirandosi al modello di sir Alex: una sfida inedita, ed affascinante per uno, come lui, che ha sempre sofferto la crisi del terzo anno. Staremo a vedere.

Non ho visto invece, se non gli HL, di Borussia M'Gladbach vs Bayern. Dal sacco di Roma a un pomeriggio in bianco per i Roten, a quanto pare. Ma là dove Garcia aveva creduto di poter affrontare la "Máquina" del Pep a viso aperto e finendone asfaltato in meno di mezzora (cotto, cucinato e servito), Lucien Favre ha lucidato il verrou: al diavolo l'estetica e si strappi un punto in casa (e stava per scapparci pure lo scalpo). Che il Bayern rivinca il campionato è comunque ovvio, e non occorrerà attendere marzo per scoprirlo (il "Guardian" lo sostiene addirittura dal 25 agosto [vedi]).

La fisarmonica ha suonato anche in Serie A dove la Juventus ha riallungato sulla Roma. La Vecchia Signora quest'anno si è affidata ai ritmi lenti, al titic titoc, che sono nelle corde di Max Allegri, con l'effetto che i centrocampisti non hanno più tempi e spazi per quegli inserimenti che avevano fatto di Vidal, Pogba e Marchisio il marchio di fabbrica del "made in Conte": restano solo i guizzi di Tevez e le corna degli arieti difensivi per gonfiare le reti altrui. Soprattutto, a questa velocità, in Europa continuerà ad essere notte fonda. La Roma, invece, in ottobre ha vinto solo con il Chievo. La sensazione è che il gioco abbia perso fluidità, ancor prima dell'1:7 contro i campioni del mondo. Il mercato è stato più appariscente che sostanziale: Yanga-Mbiwa, Astori e Manolas non valgono, in tre, uno come Benatia; Cole e Keita sono pezzi d'antiquariato; Holebas ed Emanuelson vanno bene per la panchina; soprattutto, Iturbe senbra confermare che non vale neanche la metà di quanto è stato pagato. Se poi aggiungiamo che De Sanctis mostra le rughe, che Maicon non ha più continuità, che Nainggolan è bravo ma non bravissimo, è ovvio che si torni a De Rossi e a Totti per tenere il campo. Garcia avrà il suo bel daffare per confermare la bella impressione destata nel girone d'andata dello scorso anno. Potrebbe anche vernine fuori un campionato con allunghi e riprese. Ma l'appeal, a parte per gli ultras delle rispettive brigate, resta basso al confronto spietato del telecomando.

Azor

26 ottobre 2014

La 'zona Podolski'

Il numero nove dell'Arsenal
Partite ogni giorno, seguire tutto è difficile e si rischia di perdere non solo il filo, ma anche nozione di quanto certi momenti abbiano una loro importanza storica. La settimana che finisce oggi è stata dominata da imprese e risultati epocali nelle coppe e da un grande Clàsico. Certo non si può dire che l'Arsenal abbia lasciato in essa un segno indelebile; però ha vinto due partite esterne: ieri, in Premier League, in casa del derelitto Sunderland di quest'autunno; mercoledì invece aveva espugnato il Constant Vanden Stock Stadium di Bruxelles, nel terzo turno di Champions League. Tre punti sofferti, ma che valgono per i Gunners un passaggio ormai sicuro (salvo cataclismi) agli ottavi. Tre punti sofferti, perché ottenuti in rimonta. Una rimonta perfezionata oltre il novantesimo. Un pallone rimbalzato casualmente sui piedi del numero nove, all'interno dell'area piccola, e dal medesimo scaraventato in porta senza problemi [vedi]. Quoziente di difficoltà tecnica del gesto: zero o quasi.

Il numero nove dell'Arsenal non sarebbe uno qualunque, se si guardano le statistiche. E' tedesco, non ha ancora trent'anni ma vanta una collezione di presenze nella Nationalmannschaft (non una nazionale qualunque) che lo tiene, nella speciale classifica, davanti a Beckenbauer, davanti a Vogts, a Müller (Gerd), a Ballack, a Rummenigge, a Brehme, a Seeler e a Schnellinger (una bella parata di campioni, vero?). Sopra di lui, solo Klose e Matthäus, che però hanno smesso, rispettivamente da poco e da un po'. Dunque, è probabile (o per lo meno possibile) che entro due-tre anni il pedatore in questione si trovi a essere monumentalmente al primo posto in quella sequenza di monumenti del Fussball. Per non dire dei gol. Anche in quella classifica è terzo, dietro Klose e Muller. Parecchio lontano da loro, va aggiunto. Pur tuttavia, ha all'attivo la bellezza di 48 gol, in 120 presenze. 

Stiamo parlando - lo si sarà capito - di Lukas Podolski. Il gol segnato a Bruxelles è uno dei pochi davvero importanti, in partite importanti, della sua carriera. A Bruxelles, mercoledì sera, potrebbe essere nata per l'Arsenal la 'zona Podolski', equivalente alla nostra 'zona Cesarini'. Il gol last minute, il gol senza rimedio.

Intimidire gli avversari con lo sguardo
Mi ripromettevo da un po' di ripercorrere la carriera di questo 'campione' tedesco (nato in Polonia), ora campione del mondo (sì, era nella rosa che ha trionfato in Brasile, anche se lo abbiamo visto in campo solo due volte, nelle prime partite, per nemmeno un'ora di gioco complessivo). Poldo è cresciuto nel Colonia; la sua prima stagione da professionista è coincisa con la retrocessione del club dalla Bundesliga, ma la sua prestazione nel campionato successivo (2004-2005, in Zweite Liga) è stata senz'altro la migliore finora (24 reti in 30 partite e promozione), regalandogli l'ingresso definitivo nel roster della nazionale maggiore. Sembrava un predestinato. Nonostante un anno mediocre (2005-2006, 32 partite e 12 gol), gioca tutte le partite del mondiale casalingo (brillerà solo negli ottavi, contro la Svezia) e passa al Bayern. Doveva esserne la stella. Tre annate, un centinaio di gettoni (coppe comprese), alla media di un gol ogni quattro partite. A Monaco non sono entusiasti del suo rendimento, e lo rispediscono a Colonia. Tre stagioni, una sola buona (2011-2012), e poi l'Arsenal. Wenger è soddisfatto di lui? Non saprei, occorrerebbe documentarsi. Del gol che ha segnato mercoledì all'Anderlecht, sicuramente sì.

Mi ha sempre incuriosito tuttavia la valanga di reti che, intitolati a lui, restano nelle tabulae del calcio internazionale. Avendolo sempre giudicato un attaccante sostanzialmente modesto, decido di andare a verificare quando, e contro chi, Podolski ha costruito le proprie fenomenali statistiche. Si dia un'occhiata qui, e si scoprirà quanto ingannevoli possono essere, anche nel calcio, i numeri ...

Il buon Poldo, tuttavia, è giovane. Certi giocatori migliorano, invecchiando. Magari, nella fase finale della sua carriera, giustificherà la propria appartenenza (statistica) all'aristocrazia del calcio mondiale. 

Mans

26 agosto 2014

Il destino della nobiltà minore

Cartoline di stagione: 3° turno 2014-15

Nel lungo weekend appena trascorso si sono avviate anche la Bundesliga e la Liga. Anch'esse, più o meno, hanno ricominciato là dove erano terminate. Se emerge un'impressione comune anche agli altri campionati europei già in corso è infatti quella relativa ai "super club" di seconda fascia. Quelli con fatturati alti ma non altissimi, per intenderci: non Real, Barça, Bayern, City, United, Chelsea e PSG, ma Atletico, Borussia Dortmund, Arsenal, Liverpool, Monaco, etc. Club, cioè, capaci di vincere titoli, ma non in grado di competere con il parco giocatori di cui dispone ormai l'élite ristrettissima in cui si è concentrato il grande potere dell'universo calcistico internazionale in quest'ultimo lustro.

25 agosto 2014, Ethiad Stadium, Manchester
Top player? Forse sì. Stevan Jovetić alla sua prima doppietta nella Terra Madre
Le prime partite ufficiali della stagione sembrano confermare che la "nobiltà minore" fatica da subito a tenere il passo su più tornei. L'Arsenal ha vinto bene il Community Shield ma ha subito claudicato in Premier, sia in casa alla prima giornata sia alla prima trasferta al Goodison Park (pareggio ripreso per i capelli negli ultimi dieci minuti). Il Borussia ha vinto in modo perentorio la DFL-Supercup contro un Bayern senza molti titolari ma ha perso subito in casa, alla prima, uno dei big match di stagione, contro il Bayer Leverkusen, tanto che il "Guardian" si spinge a scrivere (il 25 gosto!) "Is the Bundesliga over already?" [vedi]. L'Atletico vince meritatamente con grande ardore ("coppini" del Cholo all'arbitro compresi) la Supercopa de España contro il Real, ma impatta senza reti, alla terza partita in sette giorni, sul campo del Rayo Vallecano alla prima in Liga. Il Liverpool sciorina subito il suo bel gioco veloce e manovrato ma perde nettamente il primo big match della Premier in casa del City. Potremmo continuare con gli esempi: Bielsa, al Marsiglia, che lamenta di avere a disposizione una rosa ristretta a 18 giocatori; l'Ajax che in meno di due settimane ha perso sia la supercoppa olandese che il Klassiker con il PSV (in casa); il Napoli - Eupalla non voglia! - che rischia di non vedere la Champions; etc.

Bene inteso, anche il City, il Bayern e il Real hanno perso le rispettive Supercoppe nazionali, anche il PSG sembra faticare senza il suo "faro votivo" (come direbbe il Cholo), ma danno comunque l'impressione di poter riprendere presto il loro ruolo di leadership, una volta messo a pieno regime il diesel della rispettive rose. Fosse così l'esercizio di tecnomanzia rischierebbe anche quest'anno di essere molto semplice [vedi quello dello scorso]: City o Chelsea, Real o Barça, Bayern e PSG. Quanto alla Serie A? Ne riparliamo tra un mesetto, ma non andiamo lontani se diciamo o Juve o Roma. Speriamo ovviamente di essere smentiti e che come è riuscito a fare lo scorso anno l'Atletico, anche quest'anno un club cadetto rovesci le gerarchie.

Azor

4 agosto 2014

Un calcio chiuso per ferie

"Agosto chiuso per ferie" è scritto nella costituzione materiale del nostro paese. Anche i Senatori impegnati (parola grossa) in una epocale (parola appropriata per una volta) riforma della Costituzione scritta della Repubblica hanno messo un paletto invalicabile anche ai canguri: il pomeriggio dell'8 agosto. Dopodiché tutti al mare ... Il Ferragosto (di cui quasi tutti ignoriamo l'etimologia, ma lo celebriamo come e più della Pasqua) segna l'hapax della vacanza italica: il paese si ferma completamente. La metà degli italiani che resta a casa contempla l'immota bellezza delle proprie città, qualcuno magari, preso da nostalgia, va a farsi un giro in bicicletta intorno a quelle cattedrali vuote e malinconiche che sono i nostri fatiscenti colossei della domenica. Siamo un grande paese, anche per questo, certamente. Di memorie ataviche e di futuri senza un domani.

2 agosto 2014, Lincoln Financial Field, Philadelphia
L'appeal del calcio italiano all'estero è, non a caso, analogo
a quello che si riscontra nei nostri lager
Nel frattempo, tutto intorno a noi si muove e turbina. La stagione calcistica europea è già cominciata da un mese [vedi] e il nostro calcio la contempla tra sempre più brevi ritiri alpini assediati dagli ultras e sempre più numerose amichevoli d'oltre Oceano. Che vanno deserte. Al Lincoln Financial Field di Philadelphia, capienza 69.144 spettatori, il 2 agosto l'Inter ha spezzato le reni alla Roma davanti a ben 12.169 guardoni; qualche ora dopo al Michigan Stadium di Ann Arbor, capienza 109.901 spettatori, si sono recati ad ammirare United e Real in 109.318, record assoluto per una partita di soccer negli States ...

Nelle stesse ore Ibra, a Pechino, ghermiva con due smargiassate delle sue la Supercoppa di Francia. Tra una settimana comincia la Ligue 1, infatti. Domenica prossima a Wembley si assegna lo Charity Shield. Il 13 Bayern e Borussia ingaggeranno l'ennesimo duello per la Supercoppa di Germania. E il nostro calcio? In vacanza. I campioni d'Italia, a monetizzare in tournée all'altro capo del mondo, riusciranno nell'impresa di non giocare una partita ufficiale fino al tardo pomeriggio del 30 agosto ... Poi non lamentiamoci se Allegri non riuscirà a vincere il primo match di Champions il 16 settembre magari contro un'avversaria che avrà già cominciato da un mese il campionato.

Quest'anno l'immarcescibile Lega Serie A è riuscita perfino a fare sparire la Supercoppa Italia. Mentre in tutti gli altri paesi agosto è proprio il mese, affollatissimo, delle finali dei trofei analoghi, compreso quello UEFA che segna l'avvio simbolico della stagione delle coppe - quest'anno il 12 agosto, a Cardiff, con il derby spagnolo tra Real e Siviglia -, da noi la Supercoppa è considerata l'ennesima scocciatura di nessun blasone, ancor meno da quando si deve andare a Pechino a giocarla e magari a perderla. Uno che c'è l'ha proprio di traverso è Aurelione nostro De Laurentiis: "meglio una bella Acqua Lete Cup al San Paolo. E poi quest'anno teniamo o' pleioff, e dunque non possiamo sconcentrarci". Così, la mesta coppetta è stata derubricata dai calendari: al momento figura appesa al 23 dicembre, in coppa a o' presepe. Non si sa ancora dove, però. Per la serie: come ti valorizzo il prodotto. A Wembley invece è già tutto esaurito, de settimane, per il match di domenica prossima ...

L'effetto del calcio mercato
La spiegazione c'è. Dopo nove mesi di quotidiano bar sport sul rigore negato e il fuorigioco che c'era - "e come fischiano a senso unico questi arbitri mediocri e corrotti", "e la mia squadra ha subito torti come nessun'altra", "eh, però, Rizzoli che bravo", "dai, però abbiamo la classe arbitrale migliore del mondo!" - per tre mesi ci piace inebetirci come Robert De Niro nella fumeria di C'era una volta in America. Viviamo dell'oppio dei popoli per lunghe, infinite, settimane senza calcio nostrano ma sature di radio e talk show: da fine maggio a fine agosto è una quotidiana impipata fino ad ore piccole intorno a ghirigori di fumosi "top player" come Juan Manuel Iturbe Arévalos o Álvaro Borja Morata Martín, ¡hombre! E ci va anche meglio rispetto a due anni fa quando il Berlusca smantellò il Milan e il "top player" era Gastón Ezequiel Ramírez Pereyra, ¡hombre! [vedi].

Se poi la Spagna (mema latitudine) comincia le sue competizioni dieci giorni prima di noi, il Portogallo (mema latitudine) e l'Inghilterra e la Germania venti, per non dire di francesi e olandesi che hanno già cominciato le loro, chissenefrega. Da noi il calcio, come il paese tutto, è chiuso per ferie. E quest'anno ci voleva solo la mente astuta (e perfida) di Gianfranco Abete per dimettersi giusto in tempo per costringere a votare per il suo successore sullo scranno più alto del "giuoco del calcio" ben quattro giorni prima di Ferragosto, e per avere un nuovo CT al timone della derelitta scialuppa della nostra Nazionale, se va bene, la sera prima dell'amichevole contro l'Olanda del 4 settembre ... Così è finita che, giorno passa giorno, anche lo sTravecchio è stato messo sulla graticola a fuoco lento manco fosse San Lorenzo (e lasciamo perdere Lee Oswald ...). E' un'estate avvilente, e non solo per la debolezza dell'anticlone.

Qui sotto il weather report del mese d'agosto 2014 in Europa:

2 agosto
Trophée des champions (Supercoppa francese)
Il PSG ha battuto il Guingamp

3 agosto
Johan Cruijff Schaal XIX (Supercoppa olandese)
Lo Zwolle ha battuto l'Ajax

5-6 agosto
Terzo turno di qualificazione alla Champions League (ritorno)
Impegnate, tra le altre: Zenit, Copenaghen, Feyenoord, Beşiktaş, Lille, Standard Liegi, Panathinaikos, Salisburgo, Dinamo Zagabria, Celtic, Steaua, Maccabi, Apoel, Sparta Praga, Partizan ...

7 agosto
Terzo turno di qualificazione all'Europa League (ritorno)
Tra le altre, si giocherà anche Torino - Brommapojkarna

8-10 agosto
Prima giornata della Ligue 1
Tra le altre: Reims - Paris SG, Bastia - Marsiglia e Monaco - Lorient

9-10 agosto
Prima giornata della Eredivisie
Tra le altre: Den Haag - Feyenoord e Ajax - Vitesse

10 agosto
FA Community Shield
Manchester City - Arsenal

10 agosto
Supertaça Cândido de Oliveira
Benfica - Rio Ave

12 agosto
Supercoppa UEFA
Real Madrid - Siviglia

13 agosto
DFL-Supercup (Supercoppa di Germania)
Bayern Monaco - Borussia Dortmund

15-17 agosto
Seconda giornata della Ligue 1
Tra le altre: Paris SG - Bastia, Marsiglia - Montpellier e Bordeaux - Monaco

15-17 agosto
Seconda giornata della Eredivisie
Tra le altre: Feyenoord - Heerenveen, PSV - Breda, Alkmaar - Ajax

16-18 agosto
Prima giornata della Premier League
Tra le altre: Manchester Utd - Swansea, West Ham - Tottenham, Arsenal - Crystal Palace, Liverpool - Southampton, Newcastle - Manchester City e Burnley - Chelsea

17 agosto
Prima giornata della Portuguese Liga

19 agosto
Supercopa de España (andata)
Real Madrid - Atletico Madrid

19-20 agosto
Play off di Champions League (andata)
Impegnate, tra le altre: Arsenal, Bayer Leverkusen, Porto, Athletic Bilbao e Napoli

21 andata
Play off di Europa League (andata)
Impegnate, tra le altre: Villarreal, Tottenham, Borussia M'bach, Inter, Metalist, Rostov, Lokomotiv Mosca, Twente, Lokeren, Zurigo, Rapid Vienna e - speriamo - Torino

22 agosto
Supercopa de España (ritorno)
Atletico Madrid - Real Madrid

22-24 agosto
Terza giornata della Eredivisie
Tra le altre: Feyenoord - Utrecht, Ajax - PSV

22-24 agosto
Prima giornata della Bundesliga
Tra le altre: Bayern - Wolfsburg e Dortmund - Leverkusen

23 agosto
Terza giornata della Ligue 1
Tra le altre: Evian -Paris SG, Guingamp - Marsiglia e Nantes - Monaco

23-25 agosto
Seconda giornata della Premier League
Tra le altre: Chelsea - Leicester, Crystal Palace - West Ham, Everton - Arsenal, Tottenham - QPR, Sunderland - Manchester Utd e Manchester City - Liverpool

23-25 agosto
Prima giornata della Liga
Tra le altre: Malaga - Ath. Bilbao, Siviglia - Valencia, Barcellona - Elche, Real Madrid - Cordoba, Vallecano - Atl. Madrid

24 agosto
Seconda giornata della Portuguese Liga

24 agosto
Terzo turno della Coppa Italia
Impegnate, tra le altre: Lazio, Verona, Sampdoria, Udinese, Genoa, Cagliari, Chievo e Palermo

26-27 agosto 2014
Play off di Champions League (ritorno)

28 agosto
Play off di Europa League (ritorno)

29-31 agosto
Quarta giornata della Eredivisie
Tra le altre: PSV - Vitesse, Groningen - Ajax, Twente - Feyenoord

29-31 agosto
Seconda giornata della Bundesliga
Tra le altre: Augsburg - Dortmund, Leverkusen - Hertha, e Schalke - Bayern

29-31 agosto
Seconda giornata della Liga
Tra le altre: Ath. Bilbao - Levante, Atl. Madrid - Eibar, Villarreal - Barcellona, Real Sociedad - Real Madrid

30-31 agosto
Quarta giornata della Ligue 1
Tra le altre: Marsiglia - Nizza, Monaco - Lille e Paris SG -St. Etienne

30-31 agosto
Terza giornata della Premier League
Tra le altre: Burnley - Manchester Utd, Manchester City - Stoke, Everton - Chelsea, Tottenham - Liverpool e Leicester - Arsenal

31 agosto
Terza giornata della Portuguese Liga
Tra le altre: Benfica - Sporting

Dulcis in fundo, finalmente ...
30-31 agosto
Prima giornata della Serie A
Tra le altre: Chievo - Juventus, Roma - Fiorentina, Milan - Lazio, Genoa - Napoli e Torino - Inter

Un confronto stridente, come già quello dello scorso anno [vedi], e di quelli passati in cui vivevamo di rendita. Ora le risorse, non solo quelle economiche ma soprattutto quelle morali, sono finite. Occorrerebbe rimboccarsi le maniche e cambiare passo. "A terra siamo noi con le nostre vergogne" diceva il Maestro, in tempi che gli sembravano già sospetti. Ma mai come questi in cui ci è dato di vivere, ahinoi.

Azor