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1 settembre 2017

Una notte senza emozioni al Centenario

Il fascino del Centenario è intatto, ma ingentilito. Sarà la bella illuminazione, sarà il verdissimo prato. Sarà che i due settori bassi della Tribuna Colombes e della Tribuna Ámsterdam (le curve, quelle dei posti più popolari) sono di necessità deserte. Sarà anche perché, forse, la gente di Montevideo sa che l'Argentina è più forte della Celeste, e ne ha abbastanza timore. 





Il Centenario non è più la bolgia dei tempi che furono, e la partita scorre meno cattiva di quel che si poteva temere e immaginare. Qualche scontro duro, sì, qualche finta rissa subito spenta. E questo zero a zero che non sta né largo né stretto a Uruguay e Argentina, anche perché nel frattempo i cileni sono stati miseramente travolti dal Paraguay a Santiago, e dunque tutta la storia deve essere ancora scritta, e non è d'obbligo scriverla tutta in una sera. Specie quando non si è in vena.

L'Argentina di Sampaoli rumina un futbol lento, di possesso insistito, che sembra avere per unico scopo quello di trovare il modo di accendere Messi. Già: Leo vaga per il campo, su tutto il fronte della trequarti e anche più indietro, riceve palloni da Biglia e poi parte, cercando un uno-due con Dybala o lo spazio per imbeccare gli esterni, Di Maria e Acuna. In novanta minuti, lo 'schema' riesce solo un paio di volte, ma non produce danni particolari. Dal canto suo, arroccato more solito intorno a Godin, l'Uruguay aspetta e riparte, si guarda bene dall'alzare la linea del pressing, intasa gli spazi davanti all'area, trova un paio di situazioni promettenti ma non le concretizza. Novanta minuti di noia, rarissimi sprazzi di calcio: non era lecito attendersi fuochi d'artificio: da quelle parti, e tra di loro, giocano spesso così.

Dopo l'esordio di quattro anni fa, sempre a Montevideo, sempre al Centenario, sempre per un partido di qualificazione alla Coppa del mondo, cacciata dall'undici titolari gente come Higuain e Aguero, ecco finalmente Maurito Icardi. Centravanti dell'Argentina, anche se col numero sette. E' la sua prima partita internazionale importante, perché nell'Inter ha visto solo i campi dell'Europa League, senza mai andare troppo lontano nella competizione. La sua prestazione è stata inguardabile. Totalmente priva di incisività e (difetto evocato anche quando lo si giudica in maglia nerazzurra) di partecipazione al gioco. Largamente prevedibile: i due centrali uruguayani l'hanno disinnescato senza spendere una goccia di sudore, e l'unica buona palla ricevuta da Messi l'ha malamente ciabattata, telefonandola a Muslera. Poi, è vero, ha anche subito un fallo (in area) punibile da Godin: che nessun arbitro sudamericano avrebbe mai sanzionato. Resta che, se la scelta di Sampaoli è definitiva, da quelle parti le polemiche non mancheranno.

Mans

7 luglio 2014

Much ado about nothing?

Alla penultima tappa di un Mondiale spettacolare, pieno di emozioni, belle partite e memorabili giocate, approdano alle semifinali le tre squadre che alla vigilia erano date tra le più favorite insieme con la Spagna. Solo l'Olanda è la vera sorpresa, non accreditata da nessuno, nemmeno degli autori di Eupallog che, a dire il vero, avevano quasi tutti sottovalutato la Germania: Azor (Brasile, Spagna, Argentina: vedi), Cibali (Brasile, Spagna, Italia, Argentina: vedi), Mans (Brasile, Argentina, Uruguay, Spagna: vedi) e Pope (Argentina, Germania, Brasile, Belgio: vedi).

Oranje 2014: una sorpresa? O un eterno ritorno?
Tanto rumore per nulla dunque? Guardiamo al palmarès (cioè alla storia): 5 coppe il Brasile, 3 la Germania, 2 l'Argentina, la metà del totale. Guardiamo al Ranking FIFA (cioè alla cronaca): Germania 2°, Brasile 3°, Argentina 5°. Soprattutto, consideriamo le 60 partite cui abbiamo assistito e domandiamoci: non è arrivato in fondo qualche XI che lo meritava? La risposta è no. Non si è persa per strada nessuna compagine memorabile.

Agli ottavi sono tornate a casa il Cile (sfortunato), l'Uruguay (modesto), il Messico (buono ma limitato), la Grecia (epica ma senza qualità), la Nigeria (atletica), l'Algeria (memorabile e sfortunata), la Svizzera (modesta) e gli USA (più tattica che tecnica). In questo turno meritavano maggior fortuna solo Cile e Algeria, ma erano da semifinale?

Ai quarti sono tornate a casa la Francia (scioltasi al dunque), la Colombia (travolta dall'impeto verdeoro), il Belgio (inesperta a questi livelli) e la Costa Rica (che dopo i fasti ha puntato ai rigori senza più osare). In questo turno hanno pagato dazio le due squadre attese come possibili "sorprese": Cafeteros e Diables rouges. Un loro approdo alle semifinali sarebbe però equivalso, più o meno, a quello dell'Olanda, palmarès a parte: ma non hanno subito torti lungo strada.

Alla fine, dunque, si confrontano come sempre il calcio europeo e quello sudamericano. Impressiona un ricorso: nell'ultimo torneo svoltosi a quelle latitudini, Argentina 1978, tre nazionali arrivarono come oggi in fondo: Brasile, Olanda e Argentina; al posto dell'Italia, ahinoi, ora c'è la Germania. Storia immobile? Forse. Storia contemporanea? Olanda e Germania erano tra le quattro anche in Sudafrica 2010, il Brasile in Asia nel 2002, l'Argentina vi manca invece dal 1990.

Rispetto ai tornei più recenti sono mancati all'appello Spagna e Uruguay (2010), Italia, Francia e Portogallo (2006), Turchia e Corea (onde anomale del 2002). Sempre presente la Germania che, vista la qualità del gioco espresso finora (ricalcato su quello del Bayern guardiolano), appare a questo punto la favorita. Vincesse, non demeriterebbe certamente il titolo. Soprattutto sarebbe un grande scorno per chi, in questi ultimi due anni, ha ripetutamente dato per morto il tiki-taka ...

Azor

29 giugno 2014

Copa América

Cartões Postais do Brasil

I primi due match degli ottavi hanno offerto due clásicos tra compagini sudamericane. Perfettamente a loro agio nel clima continentale (sarà un caso ma non si sono visti giocatori sfiniti dai crampi), hanno dato vita a due belle partite, che hanno inaugurato il Mondiale della crudeltà: quello che talora ti rimanda a casa nonostante le prodezze e l'impegno.

28 giugno, Estadio Mineirao, Belo Horizonte
I legni di Julio
E' stato il caso, ieri, del Cile, che ha tenuto in scacco il Brasile fino all'ultimo secondo, anzi: fino agli ultimi legni. E qui si propone subito una quaestio: la traversa di Pinilla all'ultimo minuto di gioco e il palo di Jara all'ultimo rigore vanno interpretati come "segni" della volontà di Eupalla o come suoi "moniti"? Traduzione: la nostra Dea ha inteso punire i cileni e premiare i padroni casa per imperscrutabili motivi? Oppure ha voluto ammonire i brasiliani che se continueranno a non onorarla calpestando la loro tradizione di jogo bonito potrà castigarli alla prossima occasione?

Che ci si trovi di fronte a una generazione di giocatori brasiliani assai modesti lo scriviamo su Eupallog da tempi non sospetti [vedi: 01-02-03]. I campioni sono un paio (Thiago e Julio), Neymar lo diventerà, forse, quando smetterà di tuffarsi, gli altri sono, al più, dei sopravvalutati giocatori di talento come Oscar, il resto è fuffa (a meno di non voler credere a Walter Mazzarri che ritiene che Luiz Gustavo, ceduto all'istante dal Pep, sia un campione). I nomi dei panchinari dicono tutto: Paulinho, Dante, Maxwell, Henrique, Ramires, Hernanes, Willian, Bernard, Jo e Maicon. Lasciati a casa? Adriano e Kakà, Robinho e Ronaldinho ... Questo passa il convento. I veri fuoriclasse la Seleçao li ha in tolda: Luiz Felipe Scolari e Carlos Alberto Parreira, due garanzie di pragmatismo, che stanno disperatamente cercando di dare un ordine e un equilibrio a una ciurma di anarchici e di solisti. Impresa titanica.

Si annuncia un quarto di finale imperdibile all'Estadio Castelao di Fortaleza il 4 luglio. Vi arriva la vera rivelazione del Mondiale, la Colombia di José Pekerman, bielsista dai modi pacati (di contro all'elettrico Sampaoli, che del maestro ha preso anche la trance podistica nell'area tecnica), che ha assemblato al meglio una compagine orfana di Radamel Falcao ma ricca di talenti, primo tra tutti il "craque" James Rodríguez, che ieri ha fatto saltare la serratura uruguagia con una delle più cristalline prodezze che abbiamo ammirato in questo, già florido, torneo. Il cambio di modulo in corso d'opera (dal 4-2-3-1 al 4-3-1-2) per sottrarre Cuadrado al martellamento dei due Pereira sulle fasce è stata forse la mossa decisiva, che ha poi lasciato ai rioplatensi solo qualche tiro da lontano tanto per mettere in mostra anche la sicurezza di Ospina e, tutto sommato, la tenuta delle difesa "italiana" dei Cafeteros.

28 giugno, Estadio do Maracana, Rio De Janeiro
A proposito di "italiani"
A proposito di "italiani", l'eliminazione del Cile e dell'Uruguay ci riporta a qualche considerzione sullo standard del nostro calcio. La Juventus, che fa sfracelli in patria e balbetta in Europa, era la squadra italiana presente con più giocatori ai Mondiali (12): nessuno dei suoi conclamati attaccanti (i famosi "top players", nella lingua di Dante) vi era stato convocato, però; le incertezze dei difensori (Buffon e Chiellini per primi) sono costati agli Azzurri i gol dell'eliminazione (vs Costa Rica e Uruguay); ieri, dopo Pirlo, Marchisio e Asamoah, sono tornati a casa anche Vidal, Isla e Caceres; rimangono in Brasile i soli Lichtsteiner (probabilmente di ritorno a ore) e Pogba, che oltretutto non è nemmeno titolare nei Bleus.Si tratta solo di un caso? Forse sì, ma forse no: il Napoli, che aveva anch'esso ai Mondiali 12 giocatori, ne ha ancora in lizza 9, magari meno celebrati dai media ma molto più funzionali al calcio internazionale di vertice. E questo ci rimanda alle conoscenze (provinciali) e alle capacità (modeste) dei dirigenti dei nostri club: basta leggere le notizie sul calcio mercato, dove inequivocabili ronzini proposti da abili procacciatori sono trattati come fuoriclasse, per mettersi le mani nei capelli. Ma ci torneremo sopra. Intanto godiamoci le mirabilia che arrivano dal Brasile.

Azor

24 giugno 2014

Bet & Breakfast

Cartões Postais do Brasil 2014

Il pallottoliere, dopo i super over di ieri, dice: 36 partite, 108 gol. Esattamente, tondi tondi, tre a partita. I vari Bet & Breakfast, a quanto pare, continuano ad offrire straordinarie promozioni. Tipo: ti rimborsiamo l'intera quota se punti sulla Croazia (vittoria/pareggio) ma il Messico segna tre gol nel secondo tempo e in meno di quindici minuti. Oppure: ti restituiamo la puntata, con un bonus aggiuntivo, se l'Argentina non segna almeno un gol all'Iran nei primi 90 minuti, eh eh eh. Chissà cosa si inventeranno nei prossimi giorni.

Anche i supermercati offrono sconti, ma li condizionano ai risultati dell'Italia. Ho visto donne anziane ignare persino della forma del pallone trepidare per Italia-Costa Rica. Quando l'Italia avesse vinto, potevano rivendicare un taglio di 50 euro (!) al referto dello scontrino. Delusione, rabbia e sconforto: da Palermo ad Aosta.

Ma oggi è il giorno di Italia-Uruguay. Allarme meteo. Cento gradi all'ombra è dato a 2.25, umidità al cento per cento a 3.15, bombe d'acqua e allagamenti a 2.75. E' scattato anche l'allarme eliminazione, ed è sempre più rosso. Si discute 24 ore su 24 allo scopo di individuare la migliore soluzione per scongiurarla. Gli umori degli 'appassionati' si possono percepire soprattutto negli studi delle antenne locali, dove le discussioni non sono paludate come nelle trasmissioni RAI. Telefona gente inferocita: come fa la Juventus a pensare di acquistare Pato? I giornalisti-tifosi rispondono, fanno l'occhiolino, spiegano che l'interesse del Milan per Iturbe è solo simulato, mirato a generare un'asta e a occultare i veri obiettivi di Galliani. Telefona gente speranzosa: è vero che Luisito Suarez potrebbe arrivare all'Inter? Potrebbe, ed è già accaduto nel tempo dei tempi. E' vero che Balotelli è 'già' dell'Arsenal, è 'già' del Tottenham, è 'già' del Sunderland, no non è vero, a parte che meriterebbe di giocare al massimo nel Milan o nel Pachuca, senza offesa naturalmente. A proposito di Balotelli: bisognava lasciarlo a casa. E' la nostra zavorra. E' un fuoriclasse. Non è un centravanti. Non è un bomber. Certo, aveva ragione Lui: è una mela marcia. Non si capisce perché non giochi Immobile. Come si fa a paragonare Immobile con Supermario. Non si capisce perché non giochino insieme. Non si capisce come facciano a giocare insieme, visto che si conoscono solo di nome. Contro l'Uruguay si ricorre al modulo-juve. Sì, ma la Juve ha Tevez e Llorente mica Balotelli e Immobile. Inoltre punta su Sanchez, ma tiene almeno uno tra Pogba o Vidal. E' vero che l'Inter non riesce a piazzare Guarin, visto che con la Colombia sta in panca? E' vero che Kakà rimane? Che se ne va? Che va ma prima o poi tornerà? Si accettano scommesse.

Mans

20 giugno 2014

Nel fondo del girone della notte dei tempi

Cartões Postais do Brasil 2014

Nel fondo del girone della notte dei tempi rimane, per ora, l'Inghilterra. La seconda 'classica' del torneo ha confermato l'allergia britannica alle grandi competizioni internazionali: poche le eccezioni dal 1950 in poi, a conferma che si tratta (più che di una regola) di una realtà storica.

Eppure sembrava che, sbloccatosi Wayne, l'inerzia del match fosse inglese. Spizzando sciaguratamente all'indietro, Steve Gerrard ha assistito il compagno di squadra Luisito Suarez, e la Celeste ha messo il timbro. La tradizione è rispettata, l'Uruguay in corsa, la Benny Hill's Club Band virtualmente sull'aereo. E il povero Steve è ora messo in croce dai fans, almeno da quelli che non frequentano di sabato la Kop.

La strana stagione di Gerrard. Grandi giocate ed errori decisivi
Una fatica indicibile per riuscire a pareggiare senza avere uno straccio di idea su come impostare la manovra. I soliti cambi, incomprensibili, una disposizione tattica che sembra studiata allo scopo di rendere difficile la vita ai talentuosi attaccanti, dei quali almeno uno è palesemente di troppo. Cinque Reds in campo: perché non riprodurne anche il modulo, tenendo Rooney a fare la controfigura di Suarez? Misteri della mente di Roy Hodgson.

Non che l'Uruguay incanti. Tolti i due frombolieri (ma tra Suarez e Forlan la differenza salta agli occhi),  gli altri sono modesti assai. Combattono e soffrono disperatamente, come hanno sempre fatto. Randellano, naturalmente, ma con giudizio: conoscono il calcio europeo, anche se molti militano in club di secondo o di terzo livello, e dunque non eccedono. Sono poi geneticamente inclini a tirar fuori - se serve - il baule dei trucchi che li apparentano a noi: fino al pari di Rooney, arrivato (vendicando gli sprechi di Suarez e Cavani) a un quarto d'ora giusto giusto dal 90°, nel secondo tempo ci saranno stati sì e no dieci minuti di gioco effettivo su trenta.

Purtroppo per noi, risulterà necessario battere i costaricani, che saranno parecchio su di giri e potrebbero farci girare la testa. Speriamo bene: spesso la seconda partita è stata difficile e ci ha messo nei guai. Dovesse accadere, martedì avremo uno spareggio storico con la Celeste. Storico e pericolosissimo.

Bien. Un altro giorno di questa fantastica Coppa del mondo volge al termine. Nel pomeriggio, il secondo tempo di Colombia - Costa d'Avorio valeva una lucidatina agli occhiali: Gervinho e Cuadrado sono giocatori d'altri tempi.  In Brasile si gioca a pallone, questa è la verità. Prendiamolo come un dono di Eupalla e godiamocelo.

Mans

15 giugno 2014

Arjen Van Campbell

Alla vigilia del "Mondiale dei Mondiali" avevo il sentore che avremmo visto partite bellissime. La Dea del calcio ci sta facendo vedere meraviglie e mostruosità in quantità industriale, il gol di Van Persie e l'arbitraggio del signor Nishimura da Tokyo; l'organizzazione europea del Costa Rica e il commento di mamma Rai; Teofilo Gutierrez e la classe degli eterni ripetenti del maestro Tabarez. Insomma, un canestro eterogeneo di bellezza e frustrazione tipico di questo straordinario appuntamento quadriennale che tiene incollati davanti al video milioni e milioni di esseri umani a tutte le latitudini e di tutte le estrazioni sociali. Anche per questo ribadiamo convinti la nostra fede a Eupalla.

Dopo otto gare urge dunque un primo bilancio. Il Brasile conferma quanto era nell'aria: squadra legnosa, lenta, con un attacco sterile, una difesa ottima, due esterni che amano poco difendere e un centrocampo che desta più di una perplessità. Neymar è bravo, ma rappresenta il tipo di giocatore che non mi fa innamorare anzi, mi irrita e ho la sensazione che sia più dannoso che utile alla sua nazionale. Comunque senza l'aiutone dell'arbitro il Brasile non avrebbe mai vinto contro i Croati.

La furbata di Fred
Ma avanzerà crescendo e la vittoria nella prima partita è un trampolino di lancio di non poco conto. Bene appunto la Croazia del diabolico Kovac, una carriera fra Germania e Austria e tanto talento in panchina. Peccato per l'errore arbitrale, avrebbe meritato un esordio meno "pilotato".

Benino il Messico, squadra tosta e ben organizzata, ma troppo autarchica. Avendo un campionato che non lesina ingaggi importanti, i Messicani hanno poca esperienza internazionale per essere pronti ad appuntamenti come il mondiale. Personalmente apprezzo molto Guardado, difensore ventisettenne del Bayer Leverkusen, giocatore che farebbe comodo anche a qualche club nostrano. Che dire del Camerun? Squadra tatticamente involuta e carica dei difetti delle squadre africane che, di fatto, li hanno in gran parte eliminati. Il Camerun ha talento (meno di quattro anni fa), ma è una somma di individualità e sono troppo irruenti, oltreché Eto'o dipendenti.

La manita dell'Olanda ai danni della Spagna lascia sbalorditi e lascia sbalorditi soprattutto la forma ritrovata di Van Persie, giocatore fenomenale che, dopo una stagione di alti e bassi come tutto il Manchester d'altra parte, sembra esploso al mondiale. Speriamo, per lui e per noi, che sia così. Robben è semplicemente di un altro pianeta se lasciato libero da vincoli tattici. Sembra il Donadoni di sacchiana memoria, anche se a piedi invertiti: fa sempre la stessa cosa, tutti lo sanno, ma nessuno riesce a fermarlo. La Spagna ha avuto anche sfortuna; Silva si è mangiato l'occasione per ribaltare l'inerzia della partita e Casillas conferma quanto anche i sassi sanno: il portiere non è un ruolo, è un concetto metafisico della realtà. Se per due stagioni consecutive ne metti in discussione l'affidabilità, alla fine lo stronchi. E così è stato. Uno dei migliori portieri del mondo costretto a fare la riserva di Diego Lopez, pazzesco. Anche questo è un merito ascrivibile al genio calcistico di Mourinho. Complimenti.

Iker Casillas sconsolato dopo il brutto errore contro l'Olanda
Bene il Cile dello straordinario Jorge Sampaoli, il cui show in panchina vale il prezzo del biglietto. Bravo e fortunato, ha una rosa all'altezza e non ha sbagliato la prima, anche se l'Australia non è stata lo sparring partner che mi aspettavo.

Non mi convince la Colombia. Giocano troppo di tacco e sono poco cattivi, ma il talento non gli manca. Voglio vederli giocare contro una squadra vera. La Grecia, purtroppo, non lo è. Male il Giappone, ma solo per il risultato. Sono ancora convinto che possano sorprendere.

Il Costa Rica invece sarà una brutta gatta da pelare per tutti e i primi a dovercene convincere siamo noi. Ieri la partita contro l'Uruguay è stata fantastica. Una squadra vera, compatta, con le due linee difesa-centrocampo vicine e perfettamente in armonia sia quando avevano la palla sia quando dovevano difendere. Corrono come matti dall'inizio alla fine. Campbell è un fenomeno, ma ne avevamo avuto il sospetto vedendolo giocare nell'Olympikos e comunque se l'Asernal ti mette sotto contratto prima ancora che tu compia i vent'anni un motivo deve esserci. Sinistro portentoso e straordinaria intelligenza calcistica. Il ragazzo di San Jose è un predestinato. Più del gol mi ha impressionato l'assist a Urena; davvero bellissimo. Da tener d'occhio Oscar Duarte, difensore del Brugge. Un '89 molto interessante.

14 giugno 2014, Estadio Castelao
Urena batte in uscita un incerto Muslera
Malissimo l'Uruguay. Hanno giocato sotto ritmo dall'inizio lasciando al solo Cavani l'onere delle ripartenze. Se hai Lugano e, soprattutto, Godin come centrali dovresti spiegare al mondo perché metti due medianacci come Arevalo Rios e l'inguadrabile Gargano davanti alla difesa. Chi imposta l'azione? Pereyra? Vedremo se e quando potranno schierare Suarez. Senza mi pare siano allo sbando.

Cibali

11 giugno 2014

Samba-Tango 0:1 dts

Sta per partire un Mondiale il cui risultato, per molti, è già scritto: Brasile campione e gli altri a giocarsi la piazza d'onore. Il Brasile potrebbe quindi clamorosamente fallire proprio per la certezza di essere la migliore squadra e la tensione potrebbe calare. Così, nonostante i prevedibili aiuti arbitrali tradizionalmente concessi ai padroni di casa, vi potrebbe essere qualcosa di impensabile: dopo il Maracanzo di tanti lustri fa, un secondo fallimento casalingo. Non appare impossibile perché questo Brasile non sembra il solito Brasile. La sua stella è (sarebbe) Neymar, di cui Mans e Cibali hanno già detto, che non ha proprio l'attitudine di un campione eterno; Hulk, poi, è tutto muscoli e glutei ma forse si è acclimatato troppo ai freddi di San Pietroburgo e in difesa fa capolino uno dei giocatori più sopravvalutati degli ultimi anni, da poco trasferitosi a Parigi per una cifra veramente improponibile. Saranno spinti fino alla semifinale per inerzia ma poi falliranno.

La Spagna dovrebbe essere un'altra favorita, e inanellare una sequenza impressionante di due Europei e due Mondiali in filotto; ma dimostreranno di essere umani, cederanno il passo con eleganza, specchiandosi nella parabola discendente del FC Barcelona, sazi e pronti a chiudere un ciclo straordinario.

Tolte di mezzo le due teste di serie rappresentate dai padroni di casa e dai campioni in carica, tra le europee, fatte salve le speranze verso i colori nazionali, il Belgio è la squadra su cui pongo i miei sogni per questo giro e che potrebbe tentare il colpaccio di un piazzamento (il titolo mi pare troppo). Dopo il miracolo greco in Europa nel 2004 sarebbe il caso di un miracolo Mondiale ma forse i tempi non sono maturi. Proprio all'opposto degli spagnoli, i Diables Rouges vengono dall'aver mancato l'appuntamento di qualificazione per due Mondiali e tre Europei di fila; sono finalmente in una fase finale dopo ben 12 anni, hanno un'età media bassa (incluso il dicianovenne Januzai) anche se non mancano certo di esperienza internazionale; e poi solo 3 di essi giocano in Belgio, mentre ben 11 sono ingaggiati in Inghilterra in club di primo piano.

Olanda, Inghilterra e Francia non sembrano irresistibili, mentre la Svizzera dimostrerà che l'unica utilità del ranking FIFA è per le casse della FIFA stessa, il Portogallo cercherà in tutti i modi possibili di cincischiare davanti alla porta senza segnare e facendo affidamento sulla salute di CR7. I tedeschi faranno i soliti tedeschi, arrivando a giocare tutte le (sette) partite possibili; ma, credo, senza vincere il titolo.

Restiamo noi, e siamo imprevedibili. Ahimé, nessuno scandalo serio ha scosso un campionato noioso e decadente e pertanto la vittoria appare difficile, pure se siamo destinati, come spesso, a risultati più che dignitosi, sempre stringendo i denti. Resta la speranza di vedere almeno Immobile e Insigne giocare insieme per un buon minutaggio, e contro avversari di spessore, per valutarne l'effettiva complicità calcistica.

Volgendo lo sguardo all'America del Sud: a parte la Colombia che, privata di Falcao, si deve praticamente considerare azzoppata, l'Uruguay deve superare un girone comunque difficile e potrebbe clamorosamente uscire al primo turno; nonostante un attacco prolifico come pochi ha, infatti, una difesa mediamente anziana e non impeccabile in tutti i suoi protagonisti. Caso completamente diverso per l'Argentina, carica di stelle in avanti ma con una difesa e un centrocampo solidi e di sostanza. E poi ha Messi che deve dare un senso a quella collezione di Palloni d'Oro, perché la Coppa dei Campioni sarà pure la competizione più difficile del mondo, ma se non vinci (o almeno segni in) una finale Mondiale, molto difficilmente diventi leggenda.

Pronostico secco: Argentina campione, con Germania e Brasile probabilmente sul podio. Il Belgio è la mina vagante.

Pope

20 giugno 2013

Quattro a tre

19 giugno 2013, Arena Pernambuco, Recife
Shinji Kagawa mette la firma
Ogni tanto nei tornei ci scappa una partita divertente, magari un po' pazza. Ieri notte leggibilissima: Cesare ha sbagliato formazione ed è stato travolto dal ritmo e dal pressing asfissiante dei nipponici. Riconosciuto l'errore e cambiati i due uomini che ne avevano squilibrato l'assetto, piano piano la squadra si è ritrovata, non senza fatica e non senza lasciare comunque una sensazione di fragilità di fondo. Ultima mezz'ora da incubo, con i giapponesi scatenati e una difesa italiana sempre in affanno, perennemente con un uomo in meno nelle situazioni di gioco.

Gli asiatici sciupano lo sciupabile e forse anche qualcosa di più, e, come nemesi vuole, prevale, in fine, il nostro cinismo. Meritava il Giappone: il risultato è bugiardo, ma portiamo a casa la qualificazione alle semifinali, secondo atavica tradizione di sofferenza nei gironi. Apprezzabile è solo il carattere con cui la squadra ha reagito e ha strappato il risultato. Il resto "gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare", come dicono a Ponte a Ema: Mario non ha ricevuto una palla decente in tutta la partita, se non dall'arbitro quando gli ha mostrato il dischetto; il centrocampo non solo non ha costruito ma non ha nemmeno fatto filtro; la difesa è stata spesso inguardabile.

L'incornata del 3:3 di Shinji Okazaki
Emergono i difetti (per i pregi accontentiamoci degli sprazzi offerti col Messico) di fondo dell'impianto dell'XI di Prandelli: la rinuncia al gioco sulle fasce; l'assenza di un trequartista di qualità alle spalle di due punte; il 4-3-3 rimane vagheggiato, anche per gli esiti modesti degli esperimenti; il possesso palla di qualità tende alla sterilità quando si gioca con l'alberello di natale. Se poi aggiungiamo l'assenza di condizione, la squadra scade a compagine modesta, dominabile da qualsiasi ciurma arrembante, come è successo ieri.

I meriti di Zaccheroni San sono evidenti, ma la domanda di fondo rimane: come mai i nipponici correvano come matti al 95' mentre i nostri erano con la lingua di fuori da una buona mezz'ora? L'umidità all'80% di Recife la soffrivamo solo noi? E non tiriamo in ballo le "fatiche" del campionato, per cortesia, perché la Serie A non è un torneo atletico fondato sulla corsa; si gioca a ritmi bassissimi, quasi da fermi: è semmai una tenzone isterica dove il gioco è costantemente spezzettato dai duelli rusticani tra i vari galletti tatuati per la precedenza ai semafori, in un clima di rissa continua.

I rapinatori
Detto questo, sabato notte c'è la vedremo col Brasile, col quale rischiamo pure di vincere, data la modestia attuale della Seleção. Soffriremo dannatamente il loro gioco sulle fasce, questo è sicuro, ma se riusciremo a contrarli lì, loro non potranno che affidarsi al lancio lungo di David Luiz per la testa dei nostri centrali. A quel punto dovremmo cercare di imbeccare con qualche palla decente il nostro Mario. Su Neymar non marcatura a uomo ma gabbia tra De Rossi, Abate e Barzagli. E un bel segno della croce (a proposito, Cesare dovrà confessarsi in settimana perché è stato più volte beccato dalle telecamere in labiali sacrileghi inequivocabili).

Per il resto, ho sbagliato completamente il pronostico sul Messico, inferiore a tutte le attese. La Spagna sembra più tonica del previsto (e non venitemi a dire che la Liga è meno atletica della Serie A ...) ma l'allenamento di stasera contro i turisti che vengono da Tahiti non ci darà altre indicazioni. Gli unici punti interrogativi ancora aperti saranno sciolti dalla partita di stanotte tra uruguagi e nigeriani: i primi sono apparsi troppo brutti per essere veri, i secondi sono ancora tutti da scoprire nella loro attuale consistenza.

Azor
19 giugno 2013, Arena Pernambuco, Recife
Italia - Giappone 4:3
Tabellino | HL | FM

15 giugno 2013

Meccaniche quantistiche

Il concetto di retrocasualità è oggetto di discussione all'interno della comunità scientifica da anni. Fisici e psicologi si cimentano, da angolazioni diverse, per stabilire se e quanto un evento futuro influenzi quello presente. La fisica quantistica è ancora in fase embrionale, ma sta marciando anche in questa direzione. Vedremo. Quel che è certo è che il gioco del calcio potrebbe fornire materiale utile per portare avanti questo interessante dibattito. Troppo spesso il risultato finale influenza gli eventi che vi si dirigono e sorvolo sul vergognoso epilogo dello scorso campionato che, volutamente, non ho commentato su queste autorevoli pagine in quanto tifoso viola e amante di un gioco ormai regolarmente e impunemente stuprato dalla logica della meccanica quantistica del potere.

Arriviamo dunque all'ennesimo calcio d'inizio, stavolta di un torneo che vale quanto l'opinione politica di Vito Crimi. Ma pur sempre di un torneo si tratta e per giunta internazionale, con uno spettro di squadre assai inedito e per certi versi incredibile (che ci fa il Brasile con Tahiti?). Quindi è con il solito immutato piacere che Cibali esprime i suoi cumanici pronostici, cominciando come sempre dalle squadre che arriveranno ultime fino alle regine della manifestazione.

Tahiti. Mah... Chi sono? Chi ci gioca? Ho letto la rosa e francamente, dopo quarant'anni di amore calcistico, non sono riuscito a trovare un solo atleta noto, anzi uno si; si tratta dell'attaccante Marama Vahirua, del Nancy e in prestito al Panathinaikos dall'anno scorso. A parte lui, sono un'allegra brigata di dilettanti che si divertiranno un mondo. Io glielo auguro, ma non credo riusciranno a evitare colossali imbarcate. Vedremo.

Nigeria. E' una buona squadra, fresca campione d'Africa, ma ha una difesa che è quasi peggio dell'attacco italiano. Credo che non farà granché. Pollice verso.

Giappone. Potrebbe fare bene, ma ha una zavorra colossale: Zaccheroni. I Giapponesi stanno imparando a giocare a calcio, ma in un campionato di serie C di qualsiasi paese nord europeo farebbero fatica a salvarsi. Li vedo male.

Messico e Italia. Ahimé, quest'anno vedo male la nazionale patria. Il Messico è forse uno dei peggiori della sua storia, noi no, ma siamo un'accozzaglia di juventini con qualche milanista. Già questo basterebbe a farmeli detestare, ma quando vedo la casacca azzurra non riesco a non emozionarmi. Resta il fatto che siamo un misto fra patronato INPS e asilo nido. Se Cesarissimo saprà trovare l'alchimia giusta fra questi due estremi anagrafici e motivazionali potremmo anche fare bene. Non credo ci riuscirà anche perché, come dicevo all'inizio, si tratta di una competizione che non vale nulla, o forse vale, ma i nostri non lo sanno e nel nostro dna c'è scritto che se una competizione è storicamente importante allora ce la giochiamo seriamente, altrimenti tutti a pensare a Formentera e a Miami. Andrà così, temo. Gambe in Brasile e testa in vacanza. Vinceremo domani sera all'esordio ma dopo arriveranno le delusioni. E poi c'è sempre Montolivo, vero fenomeno del calcio moderno, un CR7 all'amatriciana, il giocatore più inutile che abbia mai vestito quella magnifica maglia. Il giorno in cui lo vedrò passare la palla in verticale senza passarla al portiere avversario giuro che leggerò un libro di Dan Brown.

Uruguay. Bella squadra, molto equilibrata, con talenti straordinari (Cavani e Suarez da soli fanno paura a chiunque); adoro da sempre Lugano e non capisco perché nessuno in Italia lo abbia mai preso. D'altra parte fa la riserva di Thiago Silva al PSG. Credo che l'Uruguay arriverebbe in fondo se non ci fosse la solita Spagna, ancora favorita secondo me e il padrone di casa, che proprio perché è padrone di casa e perché in panchina è tornato uno bravo, Scolari, vincerà la manifestazione. La finale sarà questa: Brasile-Spagna. Vincerà il Brasile perché il Brasile non può non vincere in Brasile. La ConfCup sarà sua. In ogni caso sarà solo l'antipasto del lauto pasto che ci attende l'anno prossimo, quando anche l'Italia atterrerà nel paese grande quanto un continente non solo fisicamente, ma anche con la testa.

Cibali

13 giugno 2013

Il terzo incomodo

Ci sono solo due nazioni (e due nazionali) che hanno un buon motivo per vincere questa Coppa: il México e il Brasile. I messicani sono da sempre alla ricerca di occasioni per ampliare non tanto la bacheca quanto il prestigio del loro fútbol; i brasiliani sono naturaliter obbligati a vincere qualsiasi competizione cui possano (o decidano di) partecipare. E, a maggior ragione, quando sono loro a fare gli onori di casa. La torcìda si aspetta solo questo: samba e vittorie. Pelé mette le mani avanti: conosce i suoi polli [vedi] e il suo sguardo non è quello dei giorni migliori.

Spagnoli e italiani vanno a giocare qualche test-match. Un possibile fiasco alla Confederations non minerà di certo le ambizioni dei multi-campeones; i nostri faranno un bel partido contro la Seleçao, ma verranno strapazzati sul ritmo da messicani e giapponesi. Se non altro, prenderanno confidenza col clima e l'ambiente.

C'è un terzo incomodo: l'Uruguay. La Celeste non ha ancora staccato il biglietto per il mondiale. Ben che vada andrà ai play-off, dove se la vedrà con le terze-quarte classificate dei gironi di zona (con esclusione dell'Europa). Qualcosa, dunque, rischia. Me li immagino incarogniti e motivati - hanno appena vinto una sorta di spareggio in Venezuela (per la cronaca: golletto decisivo di Edinson Cavani). L'appetito (e l'orgoglio) crescerà loro di partita in partita.


Dunque, per farla breve. Le semifinali saranno Brasile-Spagna e Messico-Uruguay. Passeranno Brasile (ai rigori) e (ai supplementari) Uruguay. Ed ecco il risultato della finale: due a uno (in rimonta) per l'Uruguay.

Mans

Una coppa senza sale?

La Confederations Cup equivale alla Club World Cup. Pane senza sale quasi sempre. Ma pur sempre pane. Col quale puoi anche cucinare ottimi piatti come la panzanella (vista la stagione, ma anche la pappa al pomodoro se continua a far freddino) e mangiare salumi di qualità (pan biscotto e sopressa, come si fa in Terraferma). Dunque può essere gastronomia. Detto - sia chiaro - da chi è convinto che la vera gourmanderie sia rappresentata dal Championnat d'Europe des Nations più che dalla macedonia (spesso acquosa) della FIFA World Cup, e da chi sogna un torneo a 16 con le 8/9 migliori d'Europa, 4/5 americane e 2/3 wild cards.

18 giugno 2009, Ellis Park Stadium, Johannesburg
La squadra egiziana ringrazia e festeggia dopo il gol di Homos ai campioni del mondo
Da quando è organizzata direttamente dalla FIFA (1997) la ConfCup è stata vinta solo dal Brasile (3 volte), dalla Francia (2) e dal Messico (1). Nei tornei sauditi precedenti vinsero l'Argentina di Batistuta e la Danimarca di Laudrup. L'Italia ha partecipato solo all'ultima edizione (2009), dove Lippi fece la sua prima figura barbina in terra d'Africa (0:1 dall'Egitto e poi 0:3 dal Brasile di tale Luís Fabiano). In breve, non esprime alcun valore assoluto, non conta un tubo per chi non partecipa e non vince, e fa bacheca solo per chi la porta a casa. Ma è pur sempre un torneo di fine stagione (europea) che produce quattrini e intrattiene gli appassionati perché scendono in campo nazionali di blasone e qualche campione. Meglio roba del genere che i tornei e le amichevoli estive, per dircela tutta. Meglio una serie di partite come queste che rassegnarsi ai talk show sull'oppio dei popoli (vulgariter: calcio mercato).

Dunque, proviamo a guardare nella palla di lardo del torneo che comincia sabato notte (orari cui dobbiamo cominciare a prepararci anche noi, e non solo le squadre che fanno le prove del 2014 al di là dell'oceano). E dico subito Messico: arriva a fari spenti per i nostri nesci di giornalisti specializzati, ma è l'XI che ha vinto le Olimpiadi sulle sopravvalutate stelline brasiliane [vedi], ha un tecnico in gamba, José Manuel De La Torre, che non solo ha vinto la Concacaf 2011 ma vanta anche 3 sole sconfitte in 35 gare (e 22 vittorie). Mancherà l'eroe di Wembley, purtroppo, Oribe Peralta Morones, che si è rotto il ginocchio, ma occhio ad Aldo De Nigris, un gol ogni 46 minuti nella Concacaf 2011. Domenica sera, al Maracanã, ci faranno vedere i sorci verdi (come la loro maglia).

L'Italia sembra spenta, ma stiamo a vedere. Più che altro mi pare che Cesare sia a metà del guado tra gli eroi del 2012 e gli innesti dei più giovani (alcuni dei quali si stanno ben portando in Israele): non siamo né carne né pesce, al momento. Il centrocampo ha un anno in più e ottoni opachi (Pirlo, ma soprattutto De Rossi), e ci manca il gioco sulle fasce: Chiellini è un mesto ronzino nella metà campo altrui, Abate è quello che è. Ma non sparo sul pianista, né adesso, né - Eupalla non voglia - dopo. Sarò sempre grato a Cesare per l'enorme lavoro che ha fatto e sta facendo [qui un epinicio più ispirato].

La vera favorita è la Spagna di Del Bosque (che è, lui, el Marqués, la vera garanzia): anche loro sembrano stanchi e a fine ciclo, ma non vedo altre rose di quella qualità, al momento. E l'anno prossimo arriveranno anche alcuni innesti dall'Under 21 che si avvia a vincere l'Europeo in Terrasanta (visti ieri sera polverizzare i virgulti olandesi con una prestazione impressionante). Dunque confido in una finale Spagna - Italia (per spirito patriottico, ma credo Mexico).

25 giugno 2011, Rose Bowl, Pasadena
Quattro pere ai padroni di casa (che si erano illusi sul 2:0 dopo 23 minuti)
e Concacaf al Tricolor
Sul Brasile, infatti, non posso che ripetermi: vive una delle generazioni più modeste della sua storia (e il 22° posto nel ranking FIFA non mente), pari forse solo a quella del 1994, che però aveva Romario. L'unico campione è Thiago Silva. Gli altri sono dei ronzini - di cui è eponimo David Luiz (notate bene, è da lui che parte ogni azione di gioco e alla fine finisce col lancio lungo a vuoto a perdere) - o al massimo delle stelline mediatiche sopravvalutate come tale Neymar da Silva Santos Júnior, di cui sfido chiunque a indicarmi non tanto cosa abbia vinto ma quale partita importante abbia giocato bene finora. La vera forza del Brasile è in panchina, nel duo Scolari - Parreira: solo dal loro pragmatismo potrà venire, e non è detto che accada già in questa ConfCup, un assetto che faccia di una raccolta di figurine una squadra. Incombe il Maracanaço.

Del Tahiti di Eddy "Etabeta" Etaeta, del Giappone di Zac e "Minchia Yuto" (come lo chiama il suo pard barese), dell'Uruguay degli incisivi di Suarez, e della Nigeria senza stelle (tutte infortunate a parte Obi Mikel) possiamo solo sperare che ci sorprendano. Buona visione, si comincia.

Azor