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| 19 giugno 2012, Olimpiyskyi, Kyiv I bambini di Chernobyl accolti dall'UEFA prima di Ucraina-Francia |
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14 luglio 2012
5 luglio 2012
Ancora pensieri, ancora parole
(continua dal post precedente)
Die Deutsche Fußballnationalmannschaft![]() |
| La nazionale multietnica tedesca eliminata in semifinale a Euro 2012 |
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| La vocazione artistica di Franz Beckenbauer e Gerd Muller qui colti mentre recitano in una pièce ambientata nelle Highlands |
L'altra Europa
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| 10 giugno 2012, Stadion Miejski, Poznan Giovanni Trapattoni richiama all'ordine anche Nikica Jelavic |
Stelle cadenti
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| 19 giugno 2012, Olimpiyskyi, Kyiv Due grandi flop di Euro 2012: Franck Ribery e Karim Benzema |
Valide e bisvalide
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| 16 giugno 2012, Stadion Narodowy, Warszawa Due belle conferme di Euro 2012: Roman Shirokov e Giorgos Samaras |
Le regole del gioco
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| 9 giugno 2012, Arena Lviv, Lviv Stéphane Lannoy appioppa un bel cartellino giallo a Hélder Postiga già al 13° |
Il futuro dell’Euro
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| Lo stadio destinato a ospitare la finale di Euro 2020 è già pronto |
Intanto riassaporiamo nella memoria, prima di darci all’oppio dei popoli e alla sagre estive (segnalo peraltro che la Champions League è già partita avantieri …), i momenti più belli di questa bella edizione.
Azor
4 luglio 2012
Pensieri e parole
Flash
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| 9 giugno 2012, Arena Lviv, Lviv Joao "moto perpetuo" Moutinho in pressing su Bastian Schweinsteiger |
La Roja
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| 1 luglio 2012, Olimpiyskyi, Kyiv I titolari della Spagna tricampione d'Europa |
L’esondazione del centrocampo
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| 1 luglio 2012, Olimpiyskyi, Kyiv La fase è difensiva, ma a opporsi ai difensori e agli attaccanti italiani sono ben sei centrocampisti spagnoli |
I “piedi buoni” di Cesare
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| 24 giugno 2012, Olimpiyskyi, Kyiv Alessandro Diamanti, uno dei pupilli di Cesare Prandelli, esulta dopo aver segnato il rigore decisivo contro l'Inghilterra |
La Benny Hill’s Club Band
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| Michel Serrault tra i suoi boys |
Azor
(continua)
2 luglio 2012
Classifica finale di Euro 2012
1° - Spagna, 14 punti (12 gol fatti/1 subito)
2° - Italia, 9 punti (6/7)
3° - Germania, 12 punti (9/4)
4° - Portogallo, 10 punti (6/4)
5° - Inghilterra, 8 (5/3)
6° - Repubblica ceca, 6 punti (4/6)
7° - Grecia, 4 punti (5/7)
8° - Francia, 4 punti (3/5)
9° - Russia, 4 punti (5/3)
10° - Croazia, 4 (4/3)
11° - Svezia, 3 (5/5)
12° - Danimarca, 3 (4/5)
13° - Ucraina: 3 (2/4)
14° - Polonia: 2 (2/3)
15° - Olanda: 0 (2/5)
16° - Irlanda: 0 (1/9)
2° - Italia, 9 punti (6/7)
3° - Germania, 12 punti (9/4)
4° - Portogallo, 10 punti (6/4)
5° - Inghilterra, 8 (5/3)
6° - Repubblica ceca, 6 punti (4/6)
7° - Grecia, 4 punti (5/7)
8° - Francia, 4 punti (3/5)
9° - Russia, 4 punti (5/3)
10° - Croazia, 4 (4/3)
11° - Svezia, 3 (5/5)
12° - Danimarca, 3 (4/5)
13° - Ucraina: 3 (2/4)
14° - Polonia: 2 (2/3)
15° - Olanda: 0 (2/5)
16° - Irlanda: 0 (1/9)
Senza se e senza ma
Scrivo al buio senza avere letto i commenti della nostra Coffee House e tantomeno quelli della stampa. E scrivo in breve, riservandomi nei prossimi giorni analisi più meditate.
Innanzitutto mi voglio prendere in giro. Ieri mattina avevo scritto che la Spagna mi sembrava in calo di condizione e noi in crescita, che il loro gioco aveva ormai mostrato tutti i suoi limiti e che non contemplava cross per colpi di testa (peraltro ho letto anche di peggio tra i cosiddetti "addetti ai lavori", uno per tutti Mario Sconcerti, che aveva addirittura parlato di Spagna logora, senza pensiero del gol: "finalmente si gioca alla pari"). Ieri sera la Spagna ha giocato da par suo, noi siamo crollati atleticamente e il primo gol è arrivato di testa da uno dei nani della squadra ... Il calcio è meraviglioso proprio per questo.
Qui oggi voglio solo argomentare intorno a due temi. E' lecito rammaricarsi per la finale di ieri: in altre condizioni fisiche, di calendario e di logistica avremmo potuto giocarcela come a Gdansk. Ma non è lecito parlare di delusione: la Spagna ci è superiore, come aveva mostrato a Danzica e come ha ribadito a Kiev. Il risultato di ieri sera è eccessivo, umiliante (e comprendo le lacrime di rabbia di Bonucci), ma è ineccepibile: come non hanno fatto biscotti così ci hanno martellato fino all'ultimo minuto. Da grande squadra, sulla cui epocalità torneremo certamente.
Altro punto: Cesare nostro non ha fatto miracoli, attenzione. Ha fatto un capolavoro di sapienza e conoscenza. Non c'è nulla di inatteso e di improvvisato in un risultato di grandissimo rilievo come quello che ha ottenuto. Le vittorie su Germania, Inghilterra e Irlanda, la bella partita iniziale con la Spagna, lo stretto pareggio con i Croati, non sono un miracolo ma un'opera di grande artigianato, il risultato conseguente all'impegno, alla preparazione e alla qualità messa in gioco. In fase di pronostico avevo rubricato l'Italia tra le incognite, ma non tra le sorprese. L'incognita era solo quella di vedere se Cesare sarebbe stato in grado di raccogliere i frutti delle belle partite giocate e propositive delle qualificazioni. Lo è stato e gli va dato merito, perché ci ha riportati dalle bassezze lippiane del Sud Africa ai vertici del calcio mondiale, facendo vedere un bellissimo gioco. Ha restituito dignità al nostro paese come, su altri piani, sta facendo il prof. Monti.
Dobbiamo dunque essere grati, molti grati, a Prandelli e ai suoi ragazzi. Senza se e senza ma.
Azor
Innanzitutto mi voglio prendere in giro. Ieri mattina avevo scritto che la Spagna mi sembrava in calo di condizione e noi in crescita, che il loro gioco aveva ormai mostrato tutti i suoi limiti e che non contemplava cross per colpi di testa (peraltro ho letto anche di peggio tra i cosiddetti "addetti ai lavori", uno per tutti Mario Sconcerti, che aveva addirittura parlato di Spagna logora, senza pensiero del gol: "finalmente si gioca alla pari"). Ieri sera la Spagna ha giocato da par suo, noi siamo crollati atleticamente e il primo gol è arrivato di testa da uno dei nani della squadra ... Il calcio è meraviglioso proprio per questo.
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| 1 luglio 2012, Olimpiyskyi, Kyiv |
Altro punto: Cesare nostro non ha fatto miracoli, attenzione. Ha fatto un capolavoro di sapienza e conoscenza. Non c'è nulla di inatteso e di improvvisato in un risultato di grandissimo rilievo come quello che ha ottenuto. Le vittorie su Germania, Inghilterra e Irlanda, la bella partita iniziale con la Spagna, lo stretto pareggio con i Croati, non sono un miracolo ma un'opera di grande artigianato, il risultato conseguente all'impegno, alla preparazione e alla qualità messa in gioco. In fase di pronostico avevo rubricato l'Italia tra le incognite, ma non tra le sorprese. L'incognita era solo quella di vedere se Cesare sarebbe stato in grado di raccogliere i frutti delle belle partite giocate e propositive delle qualificazioni. Lo è stato e gli va dato merito, perché ci ha riportati dalle bassezze lippiane del Sud Africa ai vertici del calcio mondiale, facendo vedere un bellissimo gioco. Ha restituito dignità al nostro paese come, su altri piani, sta facendo il prof. Monti.
Dobbiamo dunque essere grati, molti grati, a Prandelli e ai suoi ragazzi. Senza se e senza ma.
Azor
La squadra che diventerà leggenda
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1 luglio 2012, Olimpiyskyi, Kyiv.
Silva, imbeccato da Fabregas, avvia la festa nel modo preferito
dalla Roja: segnando a porta vuota
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Mans
Chi s'accontenta gode
Cerco di farmi largo fra le maglie strette del garbuglio nervoso provocato dalla scioccante sconfitta di questa sera per riuscire a commentarla.
Peccato, perché ci avevo creduto sin dall'inizio. Peccato perché credo che, in fondo in fondo, ce lo meritassimo. E peccato perché questi sono treni che passano di rado e passano veloci, senza fermarsi. Saltarci sopra non è facile, ma è indispensabile per restare nella storia. Arrivare secondi significa diventare patrimonio di pochi. Vincere significa diventare patrimonio di tutti.
Sono sicuro che da domani Cesarone verrà impallinato dalle critiche di quegli stessi che di mestiere scrivono di calcio e che di calcio ci capiscono pochino pochino. Stasera, si dirà, ha sbagliato a schierare Chiellini (possibile che stesse bene prima della partita se al primo allungo ha spalancato le porte dell'area piccola a Fabregas?). Si dirà che ha sbagliato a mettere in campo Cassano dall'inizio (spento, anzi spentissimo sin dal primo minuto di gioco). Si dirà che ha sbagliato a togliere Cassano così presto, quando tutti sanno che il talento di Bari vecchia può accendersi e accendere la partita in qualsiasi momento e si dirà che ha sbagliato a operare il terzo cambio troppo in fretta esponendosi al rischio dell'infortunio e quindi dell'inferiorità numerica irrimediabile. Molti altri spenderanno parole a tonnellate e inchiostro a fiumi per analizzare i perché di una condizione atletica che è apparsa disastrosa, del tutto inadeguata per un appuntamento come questo. Tutte cose queste che appartengono alla sfera inutile del buonsenso.
Io credo che il buonsenso e le analisi marginali stasera c'entrino poco. L'unica cosa evidente, ma davvero molto evidente, è che la Spagna è terribilmente più forte. Più forte di noi, della Germania, della Francia. Più forte di tutti. Il modulo tattico che adottano è importante ma non è il punto. Se quel modulo lo adottassero altri allenatori, con altre squadre, anche molto forti, il risultato sarebbe perdente. Si può studiare una vita il modulo perfetto, ma questo avrà una sua concreta e felice realizzazione solo se in squadra si ha come difensore centrale Pique (uno che ha i piedi di gran lunga migliori di Marchisio) e Xabi Alonso, a centrocampo Iniesta (il più grande centrocampista, mezz'ala, seconda punta, raccattapalle e magazziniere del globo pedatorio) e Xavi (sul quale spendere parole di elogio è ormai un orpello alla splendida realtà sotto gli occhi di tutti) e Silva (moto perpetuo, piedi sopraffini, genio tattico), davanti Fabregas (che giocatore! Non sbaglia un movimento, altro che modulo! Questo anticipa di tre anni ogni singola intenzione dei difensori avversari e capisce perfettamente dove finirà sempre la palla del compagno). Gli altri sono ottimi giocatori, alcuni davvero forti, ma questi cinque sono i migliori del mondo, punto. Se li hai tutti contemporaneamente in squadra allora vinci ogni volta che vuoi vincere. Il Barcellona vince per questo motivo. Ha inventato un modulo che fosse il migliore per esaltare questi fenomeni assoluti (e fortuna nostra che Messi non gioca con la Spagna), ma dimenticare che si tratta di fenomeni assoluti significa, secondo me, non cogliere appieno le ragioni del nostro naufragio questa sera. Solo questi giocatori possono palleggiare a queste velocità. Gli altri se lo sognano. Io mi ero stufato del gioco orizzontale della Spagna e stasera che fanno? Nei primi dieci minuti ci massacrano verticalizzando la palla per ben cinque volte! Hanno giocato a un altro livello. E noi ci abbiamo provato. Siamo stati anche sfortunati, ma c'era poco da fare stasera.
La Spagna ci aveva illuso contro il Portogallo. Sembravano spenti, sgonfiati, incapaci di imporre il loro solito gioco. Era solo un gioco di prestigio, forse nemmeno troppo casuale. Credo che in parte avessero sottovalutato l'avversario e in parte Bento li avesse bloccati con un autentico capolavoro tattico. Noi il capolavoro tattico non lo abbiamo fatto. Forse il nostro europeo è finito a cinque minuti dal termine di Italia-Germania. Buffon lo aveva sospettato e si era infuriato. Ci siamo inconsciamente accontentati di un risultato comunque straordinario, visto come ci eravamo presentati in Polonia. I complimenti a questi ragazzi sono il minimo. Io li ringrazio davvero e ringrazio, con un misto di gratitudine e venerazione, Cesare Prandelli (voto 10), che ha costruito questo gruppo. Vero: è una Nazionale un po' troppo gobba (6 titolari su 11), ma c'è tanto del CT in questo gruppo e per fortuna si è visto. Credo che sia finalmente esploso Balotelli (voto 8), giocatore che può diventare ciò che vuole. Dipenderà solo da lui. Eupalla l'ha dotato abbastanza. Abbiamo visto che Montolivo (voto 6+) resterà sempre un mezzo-giocatore (per fortuna dall'anno prossimo non più con la maglia viola). Abbiamo avuto la conferma di Pirlo (voto 9) e di Buffon (voto 7), veri leader di questa squadra. Mi ha sorpreso Balzaretti (voto 7) e ho avuto la conferma che Abate è un gran giocatore di fascia (voto 7). Marchisio è bravo, ma sparisce troppo spesso dal gioco (voto 6). Chiellini è un grande giocatore, universale, fisicamente debordante, peccato per stasera, non meritava di sbagliare così sul primo gol della Spagna (voto 7). De Rossi è un gigante (voto 8 per tutto il torneo e 10 per le prime due partite giocate da centrale di difesa). Ottimi i centrali, Barzagli (voto 7) e Bonucci (voto 6,5 per l'europeo e 10 per la sincerità e l'insistenza delle lacrime questa sera). Cassano (voto 6,5) ha pagato la stagione funestata dal gravissimo problema di salute che l'ha quasi ammazzato. Resta un grande giocatore e mi aspetto da lui altri tre anni di grande livello. Totò Di Natale ha sbagliato troppi gol facili. Non è da lui (voto 6). Una bella Nazionale che merita un voto alto: 8. L'importante è che si vada avanti su questa strada e che non ci si scordi il verminaio che abbiamo dietro la porta di casa. Lo scandalo scommesse dovrà essere affrontato col massimo rigore. Ai giovanissimi che si avvicinano al calcio bisogna insegnare che è un gioco magnifico, il più bello, ma che è e deve essere un gioco e che se non ci si diverte è meglio lasciar perdere. Insomma, sono fiducioso per il futuro e intanto mi godo il presente.
Potevamo fare di più stasera? Credo di no. E ripeto che la condizione fisica non c'entra. Rigiocassimo dieci volte contro questa Spagna avendo il tempo per recuperare, ne perderemmo almeno otto. C'è poco da fare, sono i più forti. Stasera sono stati anche i più bravi.
Peccato, perché ci avevo creduto sin dall'inizio. Peccato perché credo che, in fondo in fondo, ce lo meritassimo. E peccato perché questi sono treni che passano di rado e passano veloci, senza fermarsi. Saltarci sopra non è facile, ma è indispensabile per restare nella storia. Arrivare secondi significa diventare patrimonio di pochi. Vincere significa diventare patrimonio di tutti.
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| 1 luglio 2012, Olimpiyskyi, Kyiv I più forti figli di Eupalla festeggiano lo storico triplete |
Io credo che il buonsenso e le analisi marginali stasera c'entrino poco. L'unica cosa evidente, ma davvero molto evidente, è che la Spagna è terribilmente più forte. Più forte di noi, della Germania, della Francia. Più forte di tutti. Il modulo tattico che adottano è importante ma non è il punto. Se quel modulo lo adottassero altri allenatori, con altre squadre, anche molto forti, il risultato sarebbe perdente. Si può studiare una vita il modulo perfetto, ma questo avrà una sua concreta e felice realizzazione solo se in squadra si ha come difensore centrale Pique (uno che ha i piedi di gran lunga migliori di Marchisio) e Xabi Alonso, a centrocampo Iniesta (il più grande centrocampista, mezz'ala, seconda punta, raccattapalle e magazziniere del globo pedatorio) e Xavi (sul quale spendere parole di elogio è ormai un orpello alla splendida realtà sotto gli occhi di tutti) e Silva (moto perpetuo, piedi sopraffini, genio tattico), davanti Fabregas (che giocatore! Non sbaglia un movimento, altro che modulo! Questo anticipa di tre anni ogni singola intenzione dei difensori avversari e capisce perfettamente dove finirà sempre la palla del compagno). Gli altri sono ottimi giocatori, alcuni davvero forti, ma questi cinque sono i migliori del mondo, punto. Se li hai tutti contemporaneamente in squadra allora vinci ogni volta che vuoi vincere. Il Barcellona vince per questo motivo. Ha inventato un modulo che fosse il migliore per esaltare questi fenomeni assoluti (e fortuna nostra che Messi non gioca con la Spagna), ma dimenticare che si tratta di fenomeni assoluti significa, secondo me, non cogliere appieno le ragioni del nostro naufragio questa sera. Solo questi giocatori possono palleggiare a queste velocità. Gli altri se lo sognano. Io mi ero stufato del gioco orizzontale della Spagna e stasera che fanno? Nei primi dieci minuti ci massacrano verticalizzando la palla per ben cinque volte! Hanno giocato a un altro livello. E noi ci abbiamo provato. Siamo stati anche sfortunati, ma c'era poco da fare stasera.
La Spagna ci aveva illuso contro il Portogallo. Sembravano spenti, sgonfiati, incapaci di imporre il loro solito gioco. Era solo un gioco di prestigio, forse nemmeno troppo casuale. Credo che in parte avessero sottovalutato l'avversario e in parte Bento li avesse bloccati con un autentico capolavoro tattico. Noi il capolavoro tattico non lo abbiamo fatto. Forse il nostro europeo è finito a cinque minuti dal termine di Italia-Germania. Buffon lo aveva sospettato e si era infuriato. Ci siamo inconsciamente accontentati di un risultato comunque straordinario, visto come ci eravamo presentati in Polonia. I complimenti a questi ragazzi sono il minimo. Io li ringrazio davvero e ringrazio, con un misto di gratitudine e venerazione, Cesare Prandelli (voto 10), che ha costruito questo gruppo. Vero: è una Nazionale un po' troppo gobba (6 titolari su 11), ma c'è tanto del CT in questo gruppo e per fortuna si è visto. Credo che sia finalmente esploso Balotelli (voto 8), giocatore che può diventare ciò che vuole. Dipenderà solo da lui. Eupalla l'ha dotato abbastanza. Abbiamo visto che Montolivo (voto 6+) resterà sempre un mezzo-giocatore (per fortuna dall'anno prossimo non più con la maglia viola). Abbiamo avuto la conferma di Pirlo (voto 9) e di Buffon (voto 7), veri leader di questa squadra. Mi ha sorpreso Balzaretti (voto 7) e ho avuto la conferma che Abate è un gran giocatore di fascia (voto 7). Marchisio è bravo, ma sparisce troppo spesso dal gioco (voto 6). Chiellini è un grande giocatore, universale, fisicamente debordante, peccato per stasera, non meritava di sbagliare così sul primo gol della Spagna (voto 7). De Rossi è un gigante (voto 8 per tutto il torneo e 10 per le prime due partite giocate da centrale di difesa). Ottimi i centrali, Barzagli (voto 7) e Bonucci (voto 6,5 per l'europeo e 10 per la sincerità e l'insistenza delle lacrime questa sera). Cassano (voto 6,5) ha pagato la stagione funestata dal gravissimo problema di salute che l'ha quasi ammazzato. Resta un grande giocatore e mi aspetto da lui altri tre anni di grande livello. Totò Di Natale ha sbagliato troppi gol facili. Non è da lui (voto 6). Una bella Nazionale che merita un voto alto: 8. L'importante è che si vada avanti su questa strada e che non ci si scordi il verminaio che abbiamo dietro la porta di casa. Lo scandalo scommesse dovrà essere affrontato col massimo rigore. Ai giovanissimi che si avvicinano al calcio bisogna insegnare che è un gioco magnifico, il più bello, ma che è e deve essere un gioco e che se non ci si diverte è meglio lasciar perdere. Insomma, sono fiducioso per il futuro e intanto mi godo il presente.
Potevamo fare di più stasera? Credo di no. E ripeto che la condizione fisica non c'entra. Rigiocassimo dieci volte contro questa Spagna avendo il tempo per recuperare, ne perderemmo almeno otto. C'è poco da fare, sono i più forti. Stasera sono stati anche i più bravi.
Cibali
1 luglio 2012
Nell'attesa
Se Inghilterra vs Italia provocava riflessioni sulla palese inversione culturale delle rispettive tradizioni calcistiche - difesa a oltranza e contropiede gli albionici, possesso palla e iniziativa noi - la finale con la Spagna ripropone elementi già emersi in occasione della sfida del 10 giugno come anche spunti più generali.
Ci sono dati interessanti che emergono dalle statistiche del torneo. L'Italia è la squadra che ha corso di più (media km/giocatore) e che ha effettuato più tiri tra tutte le partecipanti. La Spagna quella che ha il maggiore possesso palla, ovviamente, e che ha subito meno gol in assoluto (uno solo, ma da noi). Alcuni commentatori hanno parlato di concretezza "italica" per la solidità e la sostanziale imperforabilità difensiva della Spagna, e di "spagnolizzazione" del nostro gioco per la sua proposizione insistita e per il possesso palla. Sono elementi evidenti, ma c'è anche dell'altro credo.
Mi pare che questo Europeo abbia messo a nudo i limiti di fondo, che poi sono tutt'uno con il loro approccio di metodo, del gioco della Spagna: il tiqui-taqua è finalizzato a blindare la partita innanzitutto in chiave difensiva, anche a costo di ridurre la propensione offensiva, che non ha come scopo il tiro a rete ma la ricerca dell'assist, dell'ultimo passaggio, fino all'orizzonte utopico, che solo talora si invera (come contro la Croazia), di entrare in porta col pallone. Questo spiega perché siano ormai inerziali la rinuncia al centravanti e lo schieramento del 4-6-0, con Fabregas "falso nueve" (era impressionante osservare la totale estraneità alla manovra di Negredo, risperimentato inutilmente contro la Francia). E questo spiega anche come non sia solo la qualità dei due centrali e del portiere a garantire la solidità difensiva ma pure il possesso palla e la ragnatela continua a centrocampo, che emula (ma in questo torneo non riuscendo a realizzarla) l'ormai storica (quanto grandiosa) transizione pressing-possesso del Barça di Guardiola (vale a dire la sua innovazione più straordinaria).
Un altro dato interessante emerso dal torneo è che sono arrivate in semifinale solo squadre che hanno in comune "il gioco 'giocato'" per dirla con Cesare, vale a dire il calcio attivo (per dirla alla Wilson), la proposizione del gioco. La squadre che hanno puntato sul controgioco - la "rivoluzionaria" Inghilterra, ma anche la Russia o l'Olanda a ben guardare - si sono perse per strada. Il mainstream attuale pare essere (fatta eccezione del Chelsea di Di Matteo) la qualità dei centrocampisti, il possesso palla, la costruzione della manovra.
Significativa, di conseguenza, è anche l'evaporazione dell'importanza dei moduli: si è visto un po' di tutto dal 4-4-2 al 4-3-3 al 3-5-2 al 4-2-3-1 al nostro attuale 4-3-1-2. Ma sono numeri: ciò che conta, come sempre peraltro, è l'atteggiamento (attivo o reattivo), la ricerca del possesso palla, la qualità degli interpreti. L'unica innovazione epistemologica è il 4-6-0, ma sarà da vedere se troverà adepti, soprattutto se la Spagna non dovesse trionfare alla fine. La curva innovativa è la sperimentazione diffusa di un'evoluzione qualitativa degli interpreti e del gioco affidata all'esondazione del centrocampo. Ed è l'Italia di Prandelli ad averla incarnata meglio di altre squadre: se ci riflettiamo bene, probabilmente la nostra nazionale non ha mai avuto un centrocampo della qualità di quello attuale, né nel 1968-1970, né nel 1978-1982, né nel 1990, né nel 1994-1996, né nel 2006-2008. Abbiamo avuto al più Rivera, Mazzola e De Sisti; Tardelli, Antognoni e Conti; ed eccellenze individuali come Giannini, Albertini, Donadoni, e Mancini e Baggino se vogliamo ascriverli ai middlefielders; ma mai tutti insieme 5/6 giocatori della qualità - e soprattutto dell'universalità - di Pirlo, De Rossi, Marchisio, Montolivo, Motta e dello stesso Nocerinho. Solo la Spagna ha la nostra qualità in mezzo al campo.
La sapienza di Cesare è quella di avere individuato e fatto maturare questa eccellenza generazionale senza rinunciare ai ruoli di attacco: nelle sue intenzioni era probabilmente quella di puntare su Pepito Rossi alla Messi (a scapito di chi? Mario o Sant'Antonio?), ma il dato di fondo è quello di un attaccante di ruolo e di peso (ma non un centravanti) come Balotelli e di un altro avanti più leggero e di maggiore fantasia come Cassano, Diamanti o Giovinco, cui si aggiunge il ricorso a Di Natale quando si creano spazi utili al contropiede (ed è significativo il mancato ricorso a Borini, e non solo perché senza esperienza). Alle spalle è la solita difesa all'italiana, solida, rocciosa, anche se certo non della qualità media di quelle del 1968-1970 e 1978-1982 (o di eccellenze individuali come Baresi, Maldini o Cannavaro). Lasciando perdere le inversioni, Cesare ha innovato nella tradizione, ha sviluppato soluzioni nuove senza recidere le radici culturali del nostro gioco.
Ieri sera ho rivisto la partita del 10 giugno. L'impressione è che loro ci siano stati superiori nel complesso dei 90 minuti. Il primo tempo lo abbiamo dominato noi tatticamente, siamo andati in vantaggio meritatamente, ma il pareggio ha aperto gli ultimi loro 20 minuti di predominio. In quell'ultimo spazio di partita noi abbiamo avuto due sole occasioni: Di Natale in spaccata alta su imbeccata di Giovinco e l'incursione finale di Marchisio. Loro qualcosa di più anche se mai di pericolosissimo. Osservati comparativamente, l'uno di fronte all'altro, i due possessi palla sono differenti: loro vanno per vie orizzontali, per allargarsi sui fianchi dell'avversario per provare a puntare in area palla al piede sulla linea di fondo, dilatare la maglia difensiva o al massimo per crossare delle palle basse velenose (il colpo di testa non è contemplato se non come soluzione casuale). Noi invece teniamo palla per verticalizzare sin dalla nostra trequarti (in questo è la matrice della nostra tradizione) appena si liberano varchi, e tendiamo a sfruttare poco le fasce per mancanza di interpreti adeguati nel ruolo. Palleggio orizzontale vs palleggio verticale, dunque. Confermato dalla statistica: 60 a 40 il possesso palla finale per la Spagna, con 18 tiri loro contro i nostri 10, ma 8 a 6 nello specchio della porta. Individualità: temo Iniesta, banalmente, che è stato anche allora il più pericoloso e che parte sempre dallo stesso punto (che oggi sarà sulle isosceli tra Abate, Barzagli e Marchisio); tra i nostri è Marchisio a proporsi come incursore nell'ultima mezzora (come abbiamo visto anche contro la Germania), e chissà che finalmente stasera non segni. Da allora però noi siamo cresciuti come tenuta atletica e come convinzione complessiva. Gli spagnoli invece sono sempre gli stessi, semmai con qualche pausa in più.
Ognuno faccia le sue scaramanzie ... Ormai ci siamo.
Azor
Ci sono dati interessanti che emergono dalle statistiche del torneo. L'Italia è la squadra che ha corso di più (media km/giocatore) e che ha effettuato più tiri tra tutte le partecipanti. La Spagna quella che ha il maggiore possesso palla, ovviamente, e che ha subito meno gol in assoluto (uno solo, ma da noi). Alcuni commentatori hanno parlato di concretezza "italica" per la solidità e la sostanziale imperforabilità difensiva della Spagna, e di "spagnolizzazione" del nostro gioco per la sua proposizione insistita e per il possesso palla. Sono elementi evidenti, ma c'è anche dell'altro credo.
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| 10 giugno 2012, Arena Gdansk, Gdansk Totò Di Natale alla "scocca" |
Un altro dato interessante emerso dal torneo è che sono arrivate in semifinale solo squadre che hanno in comune "il gioco 'giocato'" per dirla con Cesare, vale a dire il calcio attivo (per dirla alla Wilson), la proposizione del gioco. La squadre che hanno puntato sul controgioco - la "rivoluzionaria" Inghilterra, ma anche la Russia o l'Olanda a ben guardare - si sono perse per strada. Il mainstream attuale pare essere (fatta eccezione del Chelsea di Di Matteo) la qualità dei centrocampisti, il possesso palla, la costruzione della manovra.
Significativa, di conseguenza, è anche l'evaporazione dell'importanza dei moduli: si è visto un po' di tutto dal 4-4-2 al 4-3-3 al 3-5-2 al 4-2-3-1 al nostro attuale 4-3-1-2. Ma sono numeri: ciò che conta, come sempre peraltro, è l'atteggiamento (attivo o reattivo), la ricerca del possesso palla, la qualità degli interpreti. L'unica innovazione epistemologica è il 4-6-0, ma sarà da vedere se troverà adepti, soprattutto se la Spagna non dovesse trionfare alla fine. La curva innovativa è la sperimentazione diffusa di un'evoluzione qualitativa degli interpreti e del gioco affidata all'esondazione del centrocampo. Ed è l'Italia di Prandelli ad averla incarnata meglio di altre squadre: se ci riflettiamo bene, probabilmente la nostra nazionale non ha mai avuto un centrocampo della qualità di quello attuale, né nel 1968-1970, né nel 1978-1982, né nel 1990, né nel 1994-1996, né nel 2006-2008. Abbiamo avuto al più Rivera, Mazzola e De Sisti; Tardelli, Antognoni e Conti; ed eccellenze individuali come Giannini, Albertini, Donadoni, e Mancini e Baggino se vogliamo ascriverli ai middlefielders; ma mai tutti insieme 5/6 giocatori della qualità - e soprattutto dell'universalità - di Pirlo, De Rossi, Marchisio, Montolivo, Motta e dello stesso Nocerinho. Solo la Spagna ha la nostra qualità in mezzo al campo.
La sapienza di Cesare è quella di avere individuato e fatto maturare questa eccellenza generazionale senza rinunciare ai ruoli di attacco: nelle sue intenzioni era probabilmente quella di puntare su Pepito Rossi alla Messi (a scapito di chi? Mario o Sant'Antonio?), ma il dato di fondo è quello di un attaccante di ruolo e di peso (ma non un centravanti) come Balotelli e di un altro avanti più leggero e di maggiore fantasia come Cassano, Diamanti o Giovinco, cui si aggiunge il ricorso a Di Natale quando si creano spazi utili al contropiede (ed è significativo il mancato ricorso a Borini, e non solo perché senza esperienza). Alle spalle è la solita difesa all'italiana, solida, rocciosa, anche se certo non della qualità media di quelle del 1968-1970 e 1978-1982 (o di eccellenze individuali come Baresi, Maldini o Cannavaro). Lasciando perdere le inversioni, Cesare ha innovato nella tradizione, ha sviluppato soluzioni nuove senza recidere le radici culturali del nostro gioco.
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| 10 giugno 2012, Arena Gdansk, Gdansk Gigi Buffon dribbla El Niño Torres |
Ognuno faccia le sue scaramanzie ... Ormai ci siamo.
Azor
29 giugno 2012
Che cosa abbiamo sbagliato?
Mi scrive un amico teutonico: "I tedeschi si domandano: che cosa abbiamo sbagliato? Io direi: non si vince prevedendo e progettando tutto". In effetti, il programma quadriennale della Deutscher Fußball-Bund (la più grande del mondo con i suoi sei milioni di iscritti: il doppio degli abitanti dell'Uruguay, ed è un dato impressionante), per la rappresentativa maggiore, aveva ipotecato sicuramente il titolo europeo e (perlomeno) una finale mondiale. A coronamento di un progetto avviato tempo fa, un lavoro sistematico sui settori giovanili che li ha portati a grandi risultati nei tornei di categoria. Ma 'programmare' le vittorie nel calcio 'vero' è comunque più difficile; costruire grandi squadre sulla base di piani seri e lungimiranti è di certo possibile, ma riuscire a progettare le vittorie è un'altra cosa. Il calcio non è il nuoto o l'atletica; e neppure il basket o il volley. O il tennis. Una squadra vincente ed epocale non è semplicemente il frutto di una grande organizzazione di base (fosse così, loro vincerebbero sempre, e noi mai), ma combina diversi ingredienti, non ultimo quello del talento - del grande talento - di un gruppo di giocatori. E il talento (nei piedi e nella testa) non nasce in laboratorio.
La Germania vinse in sequenza europeo e mondiale, 1972 e 1974. C'è fra i pedatori a disposizione di Gioacchino Manicarrotolata qualcuno che, nel calcio di oggi, significhi quel che significavano Beckenbauer e 'Der Bomber' nel calcio di allora? Chiaramente no. C'è un buon gruppo, privo di fuoriclasse. Un gruppo che ieri ha mostrato anche poca personalità e una conduzione incerta, ciò che alcuni (leggo) imputano alla scarsa esperienza (ma il ragionamento non mi convince). La Germania avrebbe potuto vincere questo torneo; avesse trovato l'Inghilterra e non noi, per esempio. Ma ha trovato noi; e tutto si potrebbe ridurre a una banale considerazione: se non ci battevano con Beckenbauer e Muller, come potevano pensare di farlo con Podolski e Schweinsteiger? Una tradizione, peraltro, non si costituisce per puro capriccio del caso. Eupalla ha sempre guardato con neutralità le nostre storiche sfide: all'Azteca poteva vincere chiunque, a Madrid non eravamo battibili, a Dortmund eravamo semplicemente più forti. A Varsavia il confronto doveva essere, sulla carta, perlomeno equilibrato. Ho rivisto la partita, nel primo pomeriggio: se una domanda ci si può fare, riguarda solo il numero di palloni che Neuer ha dovuto rispedire a centrocampo. Perché così pochi? Potevano e dovevano essere molti di più. Il dato storico è evidente, e nessuno può più ridurlo a una dimensione semplicemente statistica. Al mio amico teutonico ho dunque risposto con molta semplicità: "italiani e tedeschi interpretano il gioco in maniera diversa; quella degli italiani è una maniera che i tedeschi non hanno mai imparato a prevedere e a contrastare".
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| "Der Bomber" e "Der Kaiser". Con loro in campo sarebbe andata diversamente, a Varsavia? |
La solitudine del numero 7
Dopo tanto parlare di torte e biscotti a Euro 2012 spunta pure la focaccia
E' proprio un periodo sfortunato per Cristiano Ronaldo, che dopo l'eliminazione dagli Europei ai rigori è stato anche letteralmente lasciato a terra a Donetsk. "Non è giusto - si è sfogato il giocatore - sono andato a comprarmi una focaccia e quando sono tornato l'aereo era già decollato senza di me". Ronaldo ha dovuto aspettare diverse ore per imbarcarsi su un altro volo, ma poi si è consolato con una grande accoglienza da parte dei connazionali all'aeroporto di Lisbona. Anche se, a giudicare dall'espressione, il suo umore non era dei più sereni (dal sito Repubblica.it)
Degian
L'Euro lezione di italiano
Total verplant
Bundestrainer Löw scheitert bei Fußball-EM
Es begann mit Löws Selbstsicherheit und endete im EM-Aus: Die deutsche Nationalelf erweist sich im vierten großen Turnier in Folge als zu klein für die ganz Großen. Zu viel ist gegen Italien schief gelaufen. Hat Joachim Löw mit seiner erneuten Umstellung die eigene Mannschaft überfordert?
Süddeutsche Zeitung
Wieder einmal Italien
Die Geschichte wiederholt sich: Italien bleibt im EM-Halbfinale der deutsche Angstgegner. Löws Personalrotation funktioniert nicht. Balotelli schießt die Italiener ins Finale. Özils Elfmetertor kommt zu spät
FAZ
Zu früh gefreut
Auf Prandellis Herausforderung fand Joachim Löw nicht die richtige Antwort. Die komplette Offensivumstellung schlug fehl. Die Hoffnung auf die Krönung seiner Spielergeneration ist geringer geworden.
FAZ
Problemlöser Super-Mario
Egomane Balotelli gibt ausgerechnet gegen Deutschland den perfekten Team-Spieler ab. Nicht nur bei seinen Toren agiert er klug. Er arbeitet in der Defensive mit und behauptet viele Bälle
FAZ
Deutschland, einig Katerland
Und plötzlich war das Turnier vorbei: Deutschlands Traum vom EM-Titel hat sich nicht erfüllt, das 1:2 gegen Italien beendete am Donnerstag alle Hoffnungen. Fassungslosigkeit legte sich über DFB-Tross und Anhängerschaft, in Deutschland feierten nur die Tifosi - mit Spaghetti und Sightseeing. Impressionen aus zwei emotionalen Welten in den Stunden danach
Kicker
Aus der Traum: Bundestrainer Joachim Löw hat sich verzockt
Irgendwie war schon angerichtet. Das Gala-Finale gegen die Titelverteidiger aus Spanien schien bei dieser EURO 2012 so nahe und die Chance, den nicht mehr so übermächtig auftrumpfenden Welt- und Europameister zu besiegen und nach 16 langen Jahren wieder einen Titel zu gewinnen, so groß wie lange nicht mehr.
Kicker
Balotelli se pide la portada
Dos goles del ‘nueve’ de Italia, el segundo un fantástico chupinazo, paran los pies a una Alemania desagradablemente soberbia (1-2)
El Pais
Italia está fortísima
Los italianos siempre han tenido clase y ganaron a Alemania con el traje de gala. La Italia de Prandelli es una maravilla y se metió en la final de la Eurocopa jugando con la pelota. Se la quitó a la potentísima selección de Joachim Löw y se la quedó para tratarla con cariño y pedirle otra cita. Será el domingo, contra España, e Italia, enamorada, quiere ser feliz. Lo tiene muy claro.
Marca
Balotelli engorda la maldición alemana
La selección germana sigue sin saber lo que es ganar a Italia en un gran torneo y ayer no varió la historia
Mundo Deportivo
«Encore une fois l'Italie...»
Après l'élimination en demi-finale contre l'Italie (1-2), la presse allemande s'impatiente, 16 ans après son dernier titre lors de l'Euro 96. «Le rêve est fini», et l'état de grâce de Joachim Löw aussi.
L'Equipe
L'Italie, comme d'habitude...
Grâce à une performance de très haut niveau, l'Italie a logiquement dominé l'Allemagne (2-1) ce jeudi, pour s'inviter en finale face à l'Espagne. Auteur d'un précieux doublé, Balotelli s'est offert une belle revanche
France Football
Joachim's Löw's Germany condemned to follow famous footsteps
Cesare Prandelli and Italy provide masterclass that means another near miss at a major tournament for Germany
Guardian
Balotelli double fires Italy into final
A touch of star quality from Mario Balotelli plus a familiar mixture of experience and canny defending saw Italy quash a young Germany side 2-1 on Thursday and book a place in the Euro 2012 final against holders Spain.
FourFourTwo
History at stake in star-powered Euro final between Italy, Spain
Spain can become the first country to win three major tournaments in a row
This could be the final major tournament appearance for Xavi and Andrea Pirlo
Late-charging Mario Balotelli needs one more goal to win the Golden Boot award
Sports Illustrated
Doppio Beck
- Prandelli: il coraggio di sfidare la piazza
- Le scelte di Cesare
Gigi Garanzini
L'Italia più bella stende la Germania e vola verso la finale di Kiev
Il Sole 24 Ore
Mario Sconcerti
Stella e solista e l'invenzione del nuovo calcio
E' stata la partita più bella
Corriere della Sera
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Es begann mit Löws Selbstsicherheit und endete im EM-Aus: Die deutsche Nationalelf erweist sich im vierten großen Turnier in Folge als zu klein für die ganz Großen. Zu viel ist gegen Italien schief gelaufen. Hat Joachim Löw mit seiner erneuten Umstellung die eigene Mannschaft überfordert?
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FAZ
Zu früh gefreut
Auf Prandellis Herausforderung fand Joachim Löw nicht die richtige Antwort. Die komplette Offensivumstellung schlug fehl. Die Hoffnung auf die Krönung seiner Spielergeneration ist geringer geworden.
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Problemlöser Super-Mario
Egomane Balotelli gibt ausgerechnet gegen Deutschland den perfekten Team-Spieler ab. Nicht nur bei seinen Toren agiert er klug. Er arbeitet in der Defensive mit und behauptet viele Bälle
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Deutschland, einig Katerland
Und plötzlich war das Turnier vorbei: Deutschlands Traum vom EM-Titel hat sich nicht erfüllt, das 1:2 gegen Italien beendete am Donnerstag alle Hoffnungen. Fassungslosigkeit legte sich über DFB-Tross und Anhängerschaft, in Deutschland feierten nur die Tifosi - mit Spaghetti und Sightseeing. Impressionen aus zwei emotionalen Welten in den Stunden danach
Kicker
Aus der Traum: Bundestrainer Joachim Löw hat sich verzockt
Irgendwie war schon angerichtet. Das Gala-Finale gegen die Titelverteidiger aus Spanien schien bei dieser EURO 2012 so nahe und die Chance, den nicht mehr so übermächtig auftrumpfenden Welt- und Europameister zu besiegen und nach 16 langen Jahren wieder einen Titel zu gewinnen, so groß wie lange nicht mehr.
Kicker
| 28 giugno 2012, Fuengirola (Malaga) |
Balotelli se pide la portada
Dos goles del ‘nueve’ de Italia, el segundo un fantástico chupinazo, paran los pies a una Alemania desagradablemente soberbia (1-2)
El Pais
Italia está fortísima
Los italianos siempre han tenido clase y ganaron a Alemania con el traje de gala. La Italia de Prandelli es una maravilla y se metió en la final de la Eurocopa jugando con la pelota. Se la quitó a la potentísima selección de Joachim Löw y se la quedó para tratarla con cariño y pedirle otra cita. Será el domingo, contra España, e Italia, enamorada, quiere ser feliz. Lo tiene muy claro.
Marca
Balotelli engorda la maldición alemana
La selección germana sigue sin saber lo que es ganar a Italia en un gran torneo y ayer no varió la historia
Mundo Deportivo
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| 28 giugno 2012, Stadion Narodowy, Warszawa Maestri e allievi hanno appena terminato la lezione |
Après l'élimination en demi-finale contre l'Italie (1-2), la presse allemande s'impatiente, 16 ans après son dernier titre lors de l'Euro 96. «Le rêve est fini», et l'état de grâce de Joachim Löw aussi.
L'Equipe
L'Italie, comme d'habitude...
Grâce à une performance de très haut niveau, l'Italie a logiquement dominé l'Allemagne (2-1) ce jeudi, pour s'inviter en finale face à l'Espagne. Auteur d'un précieux doublé, Balotelli s'est offert une belle revanche
France Football
Joachim's Löw's Germany condemned to follow famous footsteps
Cesare Prandelli and Italy provide masterclass that means another near miss at a major tournament for Germany
Guardian
Balotelli double fires Italy into final
A touch of star quality from Mario Balotelli plus a familiar mixture of experience and canny defending saw Italy quash a young Germany side 2-1 on Thursday and book a place in the Euro 2012 final against holders Spain.
FourFourTwo
History at stake in star-powered Euro final between Italy, Spain
Spain can become the first country to win three major tournaments in a row
This could be the final major tournament appearance for Xavi and Andrea Pirlo
Late-charging Mario Balotelli needs one more goal to win the Golden Boot award
Sports Illustrated
| Davvero sono dei bambini viziati e immaturi? |
Doppio Beck
- Prandelli: il coraggio di sfidare la piazza
- Le scelte di Cesare
Gigi Garanzini
L'Italia più bella stende la Germania e vola verso la finale di Kiev
Il Sole 24 Ore
Mario Sconcerti
Stella e solista e l'invenzione del nuovo calcio
E' stata la partita più bella
Corriere della Sera
L'inutilità del rigore tedesco
Essendo, com'è noto, il calcio metafora della vita, il penalty concesso a Ozil per il mancato rispetto delle regole si è offerto come esemplare tropo della competizione in atto per il dominio dell'area-euro e dell'economia europea.
Prandelli dice: "bisogna stare attenti, quando si parla di Italia". E' così. Il repertorio che abbiamo esibito in questo torneo rimane utopia per qualsiasi scuola calcistica: l'abbiamo arricchito grazie alla didattica di Cesare, che ci ha insegnato a condurre tratti di partita attraverso l'inedita (per noi) gestione prolungata della palla. Gestione che ha, naturalmente, l'effetto di spezzare il ritmo del match, di interrompere le inerzie sfavorevoli. Ieri sera abbiamo un po' sofferto nei primi 15', come contro la Benny Hill'S Club band; poi, trovate distanze e posizioni, gli abbiamo nascosto il pallone per sei o sette minuti; fino al primo gol di Mario, esito logico in quel momento della partita. Poi la fase dello schiacciamento nella nostra area e la disponibilità di spazio nella loro metà campo: c'è qualcuno al mondo che può insegnare a noi tempi e movimenti del "contropiede"? O qualcuno che può insegnarci come ci si difende in area di rigore e nei suoi pressi? Ovviamente no. Le nostre risorse calcistiche, già considerevoli, si sono ora solamente accresciute. Sicché il nostro unico problema è, e sempre resterà, la qualità degli interpreti. Per il momento, abbiamo alcune pentavalide e uno che lo può diventare, e che forse ha iniziato a diventarlo proprio al Narodowy.
Balotelli. Finalmente è esploso.Qui fra di noi, almeno io e Azor da anni discutiamo di lui e del fatto che si tratti di un pedatore potenzialmente sensazionale, per la varietà dei colpi, la dirompente fisicità, il talento naturale. Ha detto giustamente, Cesare, dopo la partita: "la sua carriera è appena iniziata". Azzardo un paragone, senza irriverenza. Marco Van Basten aveva due o tre anni più di Mario, nell'europeo dell'88, quando decollò definitivamente. Non aggiungo altro.
Mans
Prandelli dice: "bisogna stare attenti, quando si parla di Italia". E' così. Il repertorio che abbiamo esibito in questo torneo rimane utopia per qualsiasi scuola calcistica: l'abbiamo arricchito grazie alla didattica di Cesare, che ci ha insegnato a condurre tratti di partita attraverso l'inedita (per noi) gestione prolungata della palla. Gestione che ha, naturalmente, l'effetto di spezzare il ritmo del match, di interrompere le inerzie sfavorevoli. Ieri sera abbiamo un po' sofferto nei primi 15', come contro la Benny Hill'S Club band; poi, trovate distanze e posizioni, gli abbiamo nascosto il pallone per sei o sette minuti; fino al primo gol di Mario, esito logico in quel momento della partita. Poi la fase dello schiacciamento nella nostra area e la disponibilità di spazio nella loro metà campo: c'è qualcuno al mondo che può insegnare a noi tempi e movimenti del "contropiede"? O qualcuno che può insegnarci come ci si difende in area di rigore e nei suoi pressi? Ovviamente no. Le nostre risorse calcistiche, già considerevoli, si sono ora solamente accresciute. Sicché il nostro unico problema è, e sempre resterà, la qualità degli interpreti. Per il momento, abbiamo alcune pentavalide e uno che lo può diventare, e che forse ha iniziato a diventarlo proprio al Narodowy.
Balotelli. Finalmente è esploso.Qui fra di noi, almeno io e Azor da anni discutiamo di lui e del fatto che si tratti di un pedatore potenzialmente sensazionale, per la varietà dei colpi, la dirompente fisicità, il talento naturale. Ha detto giustamente, Cesare, dopo la partita: "la sua carriera è appena iniziata". Azzardo un paragone, senza irriverenza. Marco Van Basten aveva due o tre anni più di Mario, nell'europeo dell'88, quando decollò definitivamente. Non aggiungo altro.
Mans
Flop mit uns
La legge di Mario
Quando ero ragazzo impazzivo per Maradona. Facevo carte false per andarlo a vedere. Percepivo che stavo vivendo un momento storico, avevo l'opportunità di ammirare dal vivo il più grande poeta del pallone di tutti i tempi, colui il quale superava le appartenenze particulari, creando, cibandolo di roba sopraffina, un unico grande consorzio civile: quello dei figli di Eupalla. Nonostante le emozioni irripetibili che quell'uomo mi ha dato e ha dato a milioni di persone in tutto il mondo, c'erano parecchi fenomeni del "giusto" che non mancavano mai di commentare: "si, grande calciatore, ma come uomo...". Come uomo che? Ho sempre sopportato poco questo atteggiamento verso gli altri, siano essi calciatori o fontanieri. Sono livelli che non si intersecano mai e se anche, accidentalmente, si intersecassero personalmente non me ne fregherebbe nulla. Si sa, ci sono persone che, incapaci di aggiustare la propria vita, si occupano di mettere ordine in quella degli altri. Maradona sta al calcio come Michelangelo sta alla scultura, come Einstein sta alla fisica e io ai bucatini alla amatriciana.
E questo che c'entra con ieri? C'entra eccome. Mario Balotelli, dopo aver schiantato la corazzata crucca, ha zittito tutti i moralisti, ignorantissimi di calcio, che ne hanno scritto peste e corna per mesi e mesi, senza mai concentrarsi sull'unica cosa che conta davvero: il suo talento. Ieri, dopo la gara, si è presentato davanti alle telecamere RAI ed è apparso per quello che è: un ragazzo timido, imbarazzato di fronte alle sollecitazioni dei giornalisti, sinceramente commosso quando ha risposto alle domande dei cittadini emiliani colpiti dal terremoto e profondamente umano quando ha parlato della mamma Silvia, presente ieri allo stadio. Di Balotelli, negli ultimi mesi, si è parlato solo per quello che non ci riguarda affatto ovvero che tipo di persona è. E chissenefrega! A me personalmente niente. Ieri ha mostrato a tutti quello che gli amanti del pallone sapevano già: è un fenomeno. Un calciatore potente, scaltro, di una straordinaria intelligenza tattica (rivedersi il movimento sul primo gol, please), che usa le sue armi con eccezionale maestria. Evviva Mario! L'importante è non snaturarlo. Non è un'educanda e non lo sarà mai (per fortuna). Grazie anche oggi a Cesare per averci restituito questa meravigliosa realtà: un gruppo unito, che ci crede perché, come ho scritto all'inizio del torneo, il calcio è un gioco e chi pensa sia un'altra cosa è destinato a soccombere (vero Sblatter?). "Giocare a calcio", non "praticare il calcio" e non "fare calcio". Il lavoro è lavoro e talvolta, anche se il tuo ti piace, può annoiarti. Ma non può essere la regola, altrimenti lo fai male ed è un problema serio. Mario lo sa, lo sapeva in anticipo, prima dei soloni che ne narravano solo le gesta notturne (invidia eh?) e ieri ce lo ha sbattuto in faccia. Lo ha sbattuto in faccia soprattutto ai tedeschi (ormai gli è rimasta solo la psicanalisi). L'atto IV è finito come doveva finire, con una lezione di calcio come raramente si è visto in competizioni di questo livello. La Germania non ha giocato male e per alcuni tratti della gara ci ha messi in difficoltà, ma era la semifinale degli europei e c'era da aspettarselo. Complimenti ai kartoffeln, ma in finale ci andiamo noi!
E ora sotto con i toreador: sarà partita durissima, ma possiamo batterli. Rivivo Spagna 82, una nazionale commovente, esaltante, specchio di un paese che, nella sua parte migliore, non vuole scendere a compromessi con la sua dignità.
Perdere la finale sarebbe una bella rottura di scatole, ma non pensiamoci. Anche domenica dovrà prevalere la legge del più forte, la legge di Mario.
E questo che c'entra con ieri? C'entra eccome. Mario Balotelli, dopo aver schiantato la corazzata crucca, ha zittito tutti i moralisti, ignorantissimi di calcio, che ne hanno scritto peste e corna per mesi e mesi, senza mai concentrarsi sull'unica cosa che conta davvero: il suo talento. Ieri, dopo la gara, si è presentato davanti alle telecamere RAI ed è apparso per quello che è: un ragazzo timido, imbarazzato di fronte alle sollecitazioni dei giornalisti, sinceramente commosso quando ha risposto alle domande dei cittadini emiliani colpiti dal terremoto e profondamente umano quando ha parlato della mamma Silvia, presente ieri allo stadio. Di Balotelli, negli ultimi mesi, si è parlato solo per quello che non ci riguarda affatto ovvero che tipo di persona è. E chissenefrega! A me personalmente niente. Ieri ha mostrato a tutti quello che gli amanti del pallone sapevano già: è un fenomeno. Un calciatore potente, scaltro, di una straordinaria intelligenza tattica (rivedersi il movimento sul primo gol, please), che usa le sue armi con eccezionale maestria. Evviva Mario! L'importante è non snaturarlo. Non è un'educanda e non lo sarà mai (per fortuna). Grazie anche oggi a Cesare per averci restituito questa meravigliosa realtà: un gruppo unito, che ci crede perché, come ho scritto all'inizio del torneo, il calcio è un gioco e chi pensa sia un'altra cosa è destinato a soccombere (vero Sblatter?). "Giocare a calcio", non "praticare il calcio" e non "fare calcio". Il lavoro è lavoro e talvolta, anche se il tuo ti piace, può annoiarti. Ma non può essere la regola, altrimenti lo fai male ed è un problema serio. Mario lo sa, lo sapeva in anticipo, prima dei soloni che ne narravano solo le gesta notturne (invidia eh?) e ieri ce lo ha sbattuto in faccia. Lo ha sbattuto in faccia soprattutto ai tedeschi (ormai gli è rimasta solo la psicanalisi). L'atto IV è finito come doveva finire, con una lezione di calcio come raramente si è visto in competizioni di questo livello. La Germania non ha giocato male e per alcuni tratti della gara ci ha messi in difficoltà, ma era la semifinale degli europei e c'era da aspettarselo. Complimenti ai kartoffeln, ma in finale ci andiamo noi!
E ora sotto con i toreador: sarà partita durissima, ma possiamo batterli. Rivivo Spagna 82, una nazionale commovente, esaltante, specchio di un paese che, nella sua parte migliore, non vuole scendere a compromessi con la sua dignità.
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| 28 giugno 2012, Stadion Narodowy, Warszawa Finalmente! Mario esulta dopo aver bucato Neuer per la prima volta |
Cibali
Mario über alles
Sto invecchiando. Ho come la sensazione (che è una constatazione tra il perplesso e l'attonito) di tendere all'enfatico e al retorico negli ultimi tempi. Ma come fai a simulare disincanto di fronte a questa memorabile cavalcata cui stiamo assistendo, vada come vada alla fine.
Ieri sera è esploso Mario e chi mi conosce sa che ho sempre creduto in lui come potenziale pentavalida, che ho dissentito sconsolatamente per la sua svendita al City per rafforzare l'Inter di Benitez e far proprio il pregiudizio di Josè Mourinho, che mi hanno dato crescente fastidio le critiche continue a un ragazzo sensibile che si trova gli occhi addossi di tutti i media del mondo 24h24, che quasi tutte le "carrambate" mi hanno fatto sorridere più che indignare. Ieri sera ha abbracciato la mamma a bordo campo incarnando profondamente il senso della sua italianità. Dietro alla faccia da duro si trincera un ragazzo intelligente e sensibilissimo, che ha parenti inghiottiti dalla orrenda fornace di Auschwitz, che paga ogni giorno il razzismo dissimulato di una società isterica e xenofoba e l'invidia che sempre colpisce gli uomini pubblici. "È stata la serata più bella della mia vita" ha detto, con molta semplicità. E diamo a Cesare quel che è di Cesare: lo ha atteso con paterna fiducia e ha avuto ragione, alla fine. Come con Cassano.
I due gol, uno più bello dell'altro, sono già entrati nella storia del calcio italiano (per stare all'orto di casa), e vanno a porsi accanto a quelli di Boninsegna, Burgnich, Riva, Rivera, Rossi, Tardelli, Altobelli, Grosso e Del Piero, nella nostra memoria. Pirlo che nel cerchio di centrocampo "vede" Chiellini avanzato sulla fascia sinistra e lo serve col consueto lancio millimetrico, questi che passa subito la palla poco più avanti a Cassano che fa un movimento difficile da descrivere (tra il dribbling e la "veronica") tra due avversari da cui esce un cross di stupefacente bellezza di sinistro lievemente a rientrare, Mario che 'vede' anche lui dove finirà il pallone, prende il tempo a Badstuber e a Neuer e salta altissimo ad inzuccare al 20°. Sedici minuti dopo, Montolivo raccoglie nella nostra area uno smanacciamento di Buffon, va via palla al piede allargandosi sulla fascia sinistra, alza lo sguardo e vede Mario lanciarsi alle spalle dei due centrali difensivi tedeschi poco oltre il cerchio di centrocampo, e con tempismo effettua un lancio di 40 metri che Mario raccoglie sul piede spalle alla porta, ma questa volta si gira sveltissimo e procede verso la lunetta anticipando la disperata diagonale di Lahm con una bordata impressionante per velocità (125 km/h) e precisione (la palla fa il pelo al palo): Neuer rimane di sale.
Due terrificanti cazzotti sul mento ai tedeschi. E d'altra parte il calcio è una cosa semplice: si gioca in ventidue e alla fine vincono gli italiani.
Azor
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| 28 giugno 2012, Stadion Narodowy, Warszawa 36° minuto |
I due gol, uno più bello dell'altro, sono già entrati nella storia del calcio italiano (per stare all'orto di casa), e vanno a porsi accanto a quelli di Boninsegna, Burgnich, Riva, Rivera, Rossi, Tardelli, Altobelli, Grosso e Del Piero, nella nostra memoria. Pirlo che nel cerchio di centrocampo "vede" Chiellini avanzato sulla fascia sinistra e lo serve col consueto lancio millimetrico, questi che passa subito la palla poco più avanti a Cassano che fa un movimento difficile da descrivere (tra il dribbling e la "veronica") tra due avversari da cui esce un cross di stupefacente bellezza di sinistro lievemente a rientrare, Mario che 'vede' anche lui dove finirà il pallone, prende il tempo a Badstuber e a Neuer e salta altissimo ad inzuccare al 20°. Sedici minuti dopo, Montolivo raccoglie nella nostra area uno smanacciamento di Buffon, va via palla al piede allargandosi sulla fascia sinistra, alza lo sguardo e vede Mario lanciarsi alle spalle dei due centrali difensivi tedeschi poco oltre il cerchio di centrocampo, e con tempismo effettua un lancio di 40 metri che Mario raccoglie sul piede spalle alla porta, ma questa volta si gira sveltissimo e procede verso la lunetta anticipando la disperata diagonale di Lahm con una bordata impressionante per velocità (125 km/h) e precisione (la palla fa il pelo al palo): Neuer rimane di sale.
Due terrificanti cazzotti sul mento ai tedeschi. E d'altra parte il calcio è una cosa semplice: si gioca in ventidue e alla fine vincono gli italiani.
Azor
28 giugno 2012
Il barbiere di Firenze
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| 27 giugno 2012, Donbass Arena, Donetsk La variabile impazzita: la traversa di Bruno Alves |
En passant, e in attesa di analisi più meditate: credo che ieri sera abbiamo assistito alla fine dell'incanto metodologico spagnolo. All'improvviso e tutto insieme non ha funzionato nulla dell'impianto di gioco del tiqui-taqua, a fronte ovviamente di un avversario che aveva studiato alla grande le contromosse. Avvisaglie evidenti si erano colte già con l'Italia e - leggo (ma non vidi) - con la Croazia (l'Irlanda è stato un illusorio allenamento, e la Francia implosa nel tribalismo etnico del suo spogliatoio): già nel 2008 e nel 2010 il possesso palla era risultato sterile assai di realizzazioni (un'infinita sequela di risultati "digitali": 1-0-1-0-1-0-1 ...), ma la fluidità della manovra era stata maestosa per lunghi tratti; adesso che gli interpreti sono più stanchi e in fase calante aumentano le prestazioni alterne. La sostituzione del "catedrático del fútbol", come lo definì Maradona, all'87° di ieri sera è il simbolo dello stato assai incerto di salute della pedata roja. La Spagna attuale è avversario di finale abbordabilissimo.
Mentre mi faceva lo scalpo, il barbiere (testimone di nozze di Claudio Merlo e amico stretto di Giancarlo Antognoni) stamane mi ha detto una cosa semplice semplice per la partita di stasera: "ma che scherziamo? Vinciamo di sicuro!". Barba e capelli (e toccatina), dunque ...
Azor
fifty fifty?
Fuori una! La mia prima finalista è stata eliminata ieri sera, ben oltre i demeriti sul campo, dalla stucchevole Spagna di don Andres e compagni. Sarà un caso, ma per la seconda volta consecutiva la Spagna va avanti senza mostrare quella superiorità che l'ha caratterizzata negli ultimi tempi.
Peccato per il Portogallo, che avevo visto bene anzi, benissimo. Ero convinto che il gioco razionale di Bento, la disposizione in campo degli undici (sempre compatti e alti a ridosso della linea di centrocampo), la completezza di una rosa che di così alto livello i portoghesi non hanno mai avuto e lo stato di forma crescente di Lara avessero la meglio contro la spenta combriccola del Barmadrid. Questi ultimi, come ho già scritto, mi hanno stufato. Il loro gioco fatto di possesso palla per ottanta minuti in attesa della verticalizzazione è tremendamente noioso. Ha ragione il Cesare nazionale: il futuro del calcio è il calcio giocato, la ricerca dello spettacolo che è sempre direttamente proporzionale a quanto i protagonisti in campo riescono a divertirsi. Ieri sera non si è divertito nessuno. Le due squadre erano contratte, sembrava una partita a scacchi. Alla fine ha vinto la tradizione.
Ottima sorpresa Rui Patricio, classe 1988, portiere dello Sporting Lisbona. Meritava il passaggio del turno questo ragazzo, per la straordinaria parata su Iniesta e per come ha parato il rigore a Alonso.
Dispiace davvero tanto per questi ragazzi che avevano interpretato alla perfezione una partita difficilissima. Hanno corso per 120 minuti, cedendo campo alla superiorità tecnica della Spagna solo nel secondo tempo supplementare.
Avevo pronosticato una finale Italia-Portogallo. Il Portogallo è uscito ieri. Dunque, vogliamo fare fifty-fifty?
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| Rui Patricio, protagonista ieri sera contro la Spagna |
Peccato per il Portogallo, che avevo visto bene anzi, benissimo. Ero convinto che il gioco razionale di Bento, la disposizione in campo degli undici (sempre compatti e alti a ridosso della linea di centrocampo), la completezza di una rosa che di così alto livello i portoghesi non hanno mai avuto e lo stato di forma crescente di Lara avessero la meglio contro la spenta combriccola del Barmadrid. Questi ultimi, come ho già scritto, mi hanno stufato. Il loro gioco fatto di possesso palla per ottanta minuti in attesa della verticalizzazione è tremendamente noioso. Ha ragione il Cesare nazionale: il futuro del calcio è il calcio giocato, la ricerca dello spettacolo che è sempre direttamente proporzionale a quanto i protagonisti in campo riescono a divertirsi. Ieri sera non si è divertito nessuno. Le due squadre erano contratte, sembrava una partita a scacchi. Alla fine ha vinto la tradizione.
Ottima sorpresa Rui Patricio, classe 1988, portiere dello Sporting Lisbona. Meritava il passaggio del turno questo ragazzo, per la straordinaria parata su Iniesta e per come ha parato il rigore a Alonso.
Dispiace davvero tanto per questi ragazzi che avevano interpretato alla perfezione una partita difficilissima. Hanno corso per 120 minuti, cedendo campo alla superiorità tecnica della Spagna solo nel secondo tempo supplementare.
Avevo pronosticato una finale Italia-Portogallo. Il Portogallo è uscito ieri. Dunque, vogliamo fare fifty-fifty?
Cibali
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