Visualizzazione post con etichetta Sir Alex. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sir Alex. Mostra tutti i post

25 ottobre 2013

Italiani in Europa

Fettine di coppa - terzo mercoledì 2013-1014

La seconda e la terza serata di coppe inducono a una riflessione su prestazioni e comportamenti degli italiani impegnati in questa tornata europea. Ne esce innanzitutto corroborata l'osservazione di Mans che le nostre squadre hanno tenuto a galla il ranking: due vittorie, di cui una in trasferta, due pareggi, di cui uno in trasferta, e una sconfitta, in trasferta, tutto sommato immeritata. Nessuna ha brillato ma nemmeno si è infamata. Al di là dei club, la nostra cultura calcistica si è ben portata nel complesso: la partita di cartello del mercoledì di Champions ha visto confrontarsi due grandi allenatori italiani (e Carletto nostro, dopo il ritiro di sir Alex e di Heynckes è, a mio avviso, il migliore di tutti attualmente, per carriera e carisma); Spalletti ha guidato il Gazprom ad espugnare anche la Luz; e il Mancio sembra potersi togliere in terra turca quelle soddisfazioni di coppa che non è riuscito a raggiungere con il City. A gonfiare la vela del PSG sono stati poi anche Sirigu, Verratti e Motta, e non solo Ibra e Cavani, e bene sta facendo pure il reietto (dall'Inter e dall'Italia) Donati col Bayer. C'è di che essere contenti dell'immagine che questi connazionali danno si sé e delle capacità del paese. Non è poco, vista la tendenza immarcescibile al tafazzismo.

24 ottobre 2013, Estadio Santiago Bernabéu, Madrid
Homenajes y ovaciones a Sant'Andrea da Brescia anche nel santuario blanco
Al Bernabeu, in particolare, abbiamo assistito a cose egregie, ma anche ai soliti comportamenti indegni. La novità della serata è stato il cambio di modulo deciso da Antonio Conte, che si è finalmente reso conto dei limiti strutturali del 5-3-2, non solo per la Juventus ma in sé, ed è tornato a una linea difensiva a 4. Gli esperti di  tattica pontificano da un paio d'anni sul 3-5-2, ma a dirla breve basta l'osservazione di Mastro Arrigo: "se giochi a 4 in difesa hai due terzini centrali come nel Metodo" (WW), "con i tre difensori centrali giochi invece col libero"; che - come è noto - sottrae un giocatore al centrocampo, cioè alla creazione di gioco. Mercoledì sera si è vista finalmente una Juve più fluida, capace di una varietà di proposizioni che l'ortodossia del 3-5-2 aveva ridotto al lancio di Pirlo sui due terzini esterni (Lichtsteiner, prevalentemente) o a quello di Bonucci per le incursioni centrali di Pogba e Vidal. Merito di Conte, dunque, quello di sbloccare la situazione a tornare ad adeguarsi al calcio che si gioca in Europa, dove non c'è una squadra di vertice che giochi con 5 difensori. Se lui si è adeguato, non così ha fatto Chiellini: afferrare per il collo gli avversari in area non è sanzionato in Italia (vedi l'ultimo Juve-Milan), ma in Europa sì: il Chiello si è comportato come un pisquano, anche nel caso del rosso (bastava tenere giù il braccio).

Ultime noterelle: la civiltà calcistica degli spettatori madrileni, che hanno tributato l'applauso in piedi (standing ovation nella lingua di Dante) a Sant'Andrea da Brescia al momento della sostituzione, e fischiato sonoramente il ronzino di casa, Karim Benzema. Fischiato - si noti - non insultato. Le poche centinaia di ultras juventini presenti a Madrid si sono invece distinte in eurovisione per il consueto repertorio di insulti: da vergognarsi di esserne connazionali.

Azor

10 maggio 2013

La longue durée

Uno dei più grandi storici del secolo scorso, Fernand Braudel, ci ha disvelato come i tempi della storia non siano quelli scanditi dagli orologi, bensì siano tempi multipli, esito di costruzioni sociali [leggi]. Per comprendere perché Chronos non equivalga al tempo sociale, basterà un esempio recente (che si ripete non di rado sui campi calcio): quando la sera del 30 aprile scorso, all'Estadio Santiago Bernabéu, Sergio Ramos ha segnato il secondo gol per il Real Madrid contro il Borussia Dortmund all'88° della semifinale di ritorno della Champions League, i tifosi spagnoli hanno avuto la percezione che i successivi otto minuti (6 sono stati quelli concessi di recupero dall'arbitro) siano passati velocemente; al contrario, per i tifosi tedeschi, allo stadio e a casa, quegli otto minuti sono stati i più lunghi della stagione. Chronos, cioè, non è il Tempo.

La congiuntura (David Moyes) e la lunga durata (Alex Ferguson)
Braudel ha distinto almeno tre ritmi diversi del tempo storico, tra loro intrecciati ma chiaramente distinguibili: quello rapido degli avvenimenti, quello intermedio della congiuntura e quello lento della lunga durata. La nostra vita quotidiana è immersa nel tempo breve, degli avvenimenti, della cronaca, non ha profondità, si esaurisce nell'effimero: è la schiuma della storia, incapace di comprenderla in prospettiva, benché, scrive Braudel, sia il tempo più ricco di umanità, perché è quello che viviamo ogni giorno (a cominciare dalla nascita e dalla morte). Il secondo livello è il ritmo della congiuntura, per lo più quello dei cicli economici, e - di questi "tempi" - non c'è bisogno di spiegare cosa ciò significhi: dura anni, non momenti. Infine, la lunga durata è il tempo quasi immobile, “quasi fuori dal tempo”, dei ritorni insistenti come le stagioni; è quello delle strutture che mutano molto lentamente; secondo Braudel è la scala temporale con un “valore eccezionale” perché mette in evidenza le continuità e le persistenze.

Il lettore che ha avuto la pazienza o la curiosità di arrivare fin qui, si chiederà giustamente: "che ci azzecca?". Quando Alex Chapman Ferguson ha preso la guida del Manchester United nel novembre del 1986, esisteva ancora l'Unione sovietica, al governo nello UK era Margaret Thatcher, Arrigo Sacchi doveva ancora essere ingaggiato dal Milan, e Berlusconi non era ancora "sceso in campo": più semplicemente, alcuni di noi non erano ancora nati. Che tipo di tempo "braudeliano" sono stati dunque i 26 anni di sir Alex alla guida dei Red Devils? Misurati sui 150 anni (netti: 1863-2013) di storia del calcio sono stati un'enormità, più di un sesto (che è come dire, in proporzione, il tempo del Cristianesimo rispetto a quello che ci separa dalla fine dell'era glaciale): qualcosa di difficile da cogliere nel suo insieme se non nel ritmo della "longue durée", appunto. Al suo interno possiamo individuare delle "congiunture": per esempio i cicli vincenti dell'XI di Schmeichel, Neville, Stam, Beckham, Giggs e Solskjær (coronato dalla Champions indimenticabile al Camp Nou nel 1999) o di quello di Van der Sar, Ferdinand, Scholes, Cristiano Ronaldo e Rooney (che vinse a Mosca la CL del 2008). Il tempo breve degli avvenimenti è invece quello, per dire, delle 4 partite di Massimo Taibi con la maglia dello United nella stagione 1999-2000.

L'evenemenziale: Massimo Taibi
Spostiamoci ora dall'isola a un'altra, curiosamente entrambe invase dai normanni: nel 1066 l'Inghilterra, nel 1061 la Sicilia. Qui impera Maurizio Zamparini. Nelle 26 stagioni di Ferguson sulla panchina del Manchester, il nostro "mangia allenatori" (anche lui, se vogliamo, un beefeater [vedi]) ha cambiato solo 44 allenatori. Ha vissuto cioè nel tempo "breve", sbriciolato, del momento. Si è confinato alla cronaca, raramente alla congiuntura (il Venezia in A con Recoba e Vieri o  il Palermo dei fasti di Cavani e Pastore), mai alla storia.

Giustamente il lettore che ha avuto la pazienza o la curiosità di arrivare anche fin qui, si chiederà: "dove si va a parare?" (metafora, si noti). A David Moyes e a José Mourinho, guarda un po'. La durata del contratto che il primo ha firmato ieri con il Manchester United - solo sei anni - è stupefacente per noi che viviamo nella cronaca "zampariniana": solo Ancelotti, a colpi di rinnovi, ha retto la panca dei nostri Diavoli per 8 anni di recente (con doppia coppa, non a caso), mentre gli altri, come Capello e Lippi sono arrivati a fatica a 5 con Roma e Juventus; nell'era pre-Ferguson possiamo vantare il decennio bianconero di Trapattoni. A guardare bene, i 6 anni investiti su Moyes dalla dirigenza mancuniana sono il tempo di una "congiuntura": quello di un ciclo vero per tornare ad alzare vari trofei. E Moyes, come Ferguson, è tipo da tempi lunghi: 12 stagioni consecutive all’Everton FC (e, già prima altre quattro al Preston North End FC), così come sir Alex prima di sbarcare a Manchester si era fatto 8 stagioni consecutive all’Aberdeen FC (e, prima, altre 4 al St. Mirren FC). Veri football manager.

José Mourinho, evenemenziale anche all'Old Trafford
Mourinho, invece, stretto nella sua prospettiva di vita schmittiana fatta di amici vs nemici [vedi], vive di guerre, cioè di battaglie, cioè di eventi. Non solo non è stato reclutato dal Barcellona e dai Manchester per questo motivo [vedi] - non possedendo, cioè, quelle caratteristiche di "great integrity with a strong work ethic", come quelle che Ferguson ha invece riconosciuto pubblicamente al suo successore [leggi] - ma è condannato a vivere anche lui nel tempo breve. Uno dei suoi modelli, Béla Guttmann, ne aveva tratto una teoria - "il terzo anno è fatale" [vedi] - individuando in un biennio, al massimo, il tempo delle vittorie possibili e - pertanto - storicamente effimere.

Sulla panchina più prestigiosa però ha finito col posare le sue posteriorità lo scozzese Moyes e non lo Special One. E questo si spiega anche alla luce dei tempi della storia.

Azor

Letture consigliate:
- sulla lunga durata, F. Braudel, Histoire et Science Sociale: La Longue Durée, "Annales E.S.C.", XIII (1958), pp. 725–753
- sulla congiuntura (i cicli delle scelte tattiche), J. Wilson, Alex Ferguson was as adept at evolving tactically as any manager in history, "The Guardian", 8 May 2013 
- sull'evenemenziale (le previsioni fatue): Only Mourinho has the clout to succeed Ferguson at Man Utd, "The Week", 8 May 2013 

8 maggio 2013

Un grandissimo maestro di calcio

Il fulmine non è giunto a ciel sereno né inaspettato, perché il ritiro di Alex Ferguson era in prospettiva da tempo. Nondimeno è una notizia che turba chi ama il calcio e la sua storia come gli autori e i lettori di Eupallog.

"It is the right time" ha dichiarato sir Alex. Forse è vero, ma è comunque uno shock - non ci giriamo intorno. Il calcio britannico e mondiale perde - per fortuna solo sulla panchina - una delle sue guide più alte, e non sarà più lo stesso.

Il 19 maggio 2013, contro il West Bromwich Albion, a The Hawthorns, Ferguson festeggerà - e noi con lui - 1.500 partite esatte esatte con il ManU. Nell'ultimo quarto di secolo ha dimostrato che si può vincere tutto e in continuazione con squadre e giocatori diversi, anche se indossano tutti la stessa maglia.

Un grandissimo maestro di calcio. Che salutiamo con gratitudine immensa per le emozioni che ci ha regalato.

Sir Alexander Chapman Ferguson

L'annuncio sul sito del Manchester United

16 marzo 2013

De rerum europearum

A polveri deposte butto giù qualche riga di commento sulle tornate di ritorno degli ottavi delle coppe europee. Non senza lucidare prima gli ottoni. Il mio "possesso palla", infatti, rimane inopinatamente alto: vertiginoso in Champions (87,5%), più ordinario in Europa (62,5%). Traduzione: la tecnomanzia ruminata sotto Natale [cfr.] è risultata azzeccata (7 passaggi di turno su 8); quella di fine febbraio [cfr.] meno ispirata ma pur sempre buona (5 passaggi imbroccati su 8). Nei prossimi dì tornerò a interpellare la sfera per cercare di preconizzare le otto semifinaliste.

5 marzo 2013, Old Trafford, Manchester
La "competizione dei dettagli" aggiunge un tassello a favore del suo mentore
Qui mi limito a qualche considerazione di insieme, senza affettare i salumi. Con una sola eccezione: la sfida dell'Old Trafford. Un match pirandelliano, che avrebbe meritato a caldo un commento su "una partita in cerca di autore". Sir Alex: se l'arbitro non avesse rovinato la partita con l'espulsione di Nani (eccessiva: gamba alta ma non tesa, fallo non intenzionale) il Real non avrebbe mai segnato, l'assetto del ManU era perfetto e la qualificazione in tasca. The Special One: la Champions è la competizione dei dettagli, l'arbitro ha visto un fallo intenzionale di Nani e lo ha espulso, e questo ci ha consentito di avere più spazi per forzare il bunker mancuniano (notate la finezza lusitana ...), non meritavamo di vincere ma il calcio è così. Gigi Garanzini: è l'eutanasia della Coppa [ascolta]. Azor: l'arbitro ha certamente rovinato la partita (per 50 minuti tra le più belle della stagione) e probabilmente il ManU sarebbe riuscito a portare in fondo la sua gabbia tattica (palla a Mourinho e dimostrasse di saper costruire il gioco), ma resta il fatto che Ferguson ha avuto un black out fatale di dieci minuti dopo l'espulsione di Nani; troppo incazzato, non ha reagito togliendo subito Welbeck e infoltendo la mediana; Xavi Alonso, che fino ad allora era stato annullato dal giovane nero inglese, ha avuto lo spazio per tornare in cattedra; Mourinho ha invece reagito alla sua maniera, buttando tutti in avanti, anche Materazzi, e il pallido Modric ha azzeccato un arabesco. Gli amici di José: "Noi diciamo che è nato con il culo nel burro" [fonte: S. Modeo, L'alieno Mourinho, p. 169]. E hanno certamente ragione, come ha confermato l'urna turca del sorteggio per le semifinali ...

13 marzo 2013, Allianz-Arena, München
La bolgia dell'86°: fighting spirit inglese vs Angst bavarese
Tanto per continuare a citarmi addosso, il 22 febbraio scorso avevo rimandato a oggi una considerazione sul fatto che, dopo il ritorno, "anche i giornalisti cominceranno a rendersi conto del perché il Pep ha scelto Monaco di Baviera e non l'Inghilterra" [cfr.]. Mi autocompiacerò di più: la tecnomanzia prenatalizia mi aveva indotto a scrivere sull'esito del turno di CL: "Nota bene: inglesi azzerate" [leggi]. Non ci voleva molto a capire che le partecipanti alla Premier stanno vivendo una fase di appannamento che le recenti vittorie - si noti: tutte ai rigori - del Liverpool (rocambolesca: 2005), Manchester (soporifera: 2008) e Chelsea (inopinata: 2012) mascherano a fatica. Il calcio tecnicamente e tatticamente migliore si gioca altrove: non solo in Spagna ma ormai anche in Germania (e la sfida tra lo Schalke e il Galatasaray è stata forse la più bella agonisticamente). Il Pep, che non è un pirla nemmeno lui, lo ha capito prima di noi tutti e ha scelto il Bayern tra lo stupore dei Nesci. Il fatto è che in Inghilterra non c'è, al momento, uno spazio analogo per sviluppare un'idea di calcio nuova, troppo legato essendo a uno standard di spettacolo televisivo venduto in tutto il mondo un campionato come quello albionico giocato ormai solo sul ritmo, sulla corsa e sulle difese larghe. In Germania e a Monaco, il Pep conta invece di trovare l'ambiente adatto (come in apparenza è) per avviare un'altra avventura immaginifica che sarebbe errato credere emulativa di quella catalana: sarà fondata sempre sul possesso palla, ma sarà un'altra cosa, magari anche bella come la precedente.

Tornando alle serate di coppa, in CL sono superstiti 3 spagnole (alla faccia della crisi economica), 2 tedesche, 1 italiana, francese e turca. L'impressione è che a questo punto della stagione tutte soffrano un po' nelle gambe gli impegni dei rispettivi campionati. Il Barça va ad alti e bassi, e così come non era finito, non è nemmeno tornato a essere quel che era (la "remuntada" è stata come sempre sopravvalutata: se entrava il tiro di Niang oggi celebreremmo probabilmente il De profundis). Il Bayern è un po' appannato. Il Real maschera bene i problemi che si porta dietro da tempo. Il PSG è una bella incompiuta. La Juve ha approfittato di un turno facile. Forse le squadre più in forma, e a tratti più belle, sono il Borussia e il Galatasaray del mio amato cecchino Burak Yılmaz [vedi l'ennesimo gol].

14 marzo 2013, Stadio Olimpico, Roma
Libor Kozák segna il 3° gol della sua tripletta
con cui suggella lo scranno di capocannoniere dell'Europa League
Superstiti di EL sono 3 inglesi (una modesta rivincita), 1 italiana, portoghese, russa, turca e svizzera. Una frittura mista - si noti - senza tedesche e spagnole. L'impressione migliore me l'hanno fatta Lazio e Rubin Kazan. Le inglesi hanno faticato molto e guadagnato in extremis una qualificazione che forse non tutte meritavano (per modestia tecnica il Newcastle, per dissennatezza tattica il Tottenham).

Uno spicciolo sulla Beneamata: la bella prova contro i londinesi è solo il tipico risultato d'orgoglio di una squadra che ha perso continuità e qualità: è l'esito di una momentanea riconcentrazione. I problemi rimangono immutati: senza parlare degli errori [su cui ci siamo diffusi a iosa].

Azor

21 dicembre 2012

Tecnomanzia europallica

Non sbaglia pronostici solo chi non li fa. Riprendo la massima breriana (una delle sue mille espressioni verbali di cui "siamo parlati" spesso senza saperlo) nel momento in cui accedo, con il panettone, anche alla tecnomanzia (idem come sopra) dei playoff delle coppe europee. Chi fa di mestiere lo storico sa bene perché il calcio sia mistero agonistico: imperscrutabile ex ante, interpretabile ex post, il passato non può predire il futuro. Ci separano 50-60 giorni dalle partite che andiamo a vaticinare, e le impressioni di queste ultime settimane certo non troveranno piena conferma tra due mesi. Ma questo è il fascino del gioco.

15 maggio 1968, Estadio Santiago Bernabéu, Madrid
David Sadler incorna in acrobazia aerea nel ritorno della
semifinale di Coppa dei campioni tra Manchester United e Real
Madrid che spalancherà agli inglesi le porte della finale
Vedi: Cineteca | Immagini | Immagini della gara di andata
Dunque cominciamo. Dall'alto. Squilibrio evidente, sulla carta, in Celtic-Juventus e in Milan-Barcellona: sarei stupito alquanto che le due teste di serie non accedessero, pur soffrendo qualcosa, ai quarti. Tendenzialmente più equilibrati gli altri confronti. Ronzinante Galatasaray-Schalke 04, con i toeschi apparentemente favoriti. Blasonato Arsenal-Bayern, anche qui con i bavaresi favoriti. Affascinante Shakhtar Donetsk-Borussia Dortmund, sempre con i teutonici favoriti. Più equilibrati mi paiono invece Valencia-PSG, dove potrebbe, alla fine, contare l'esperienza di Carletto nostro su Valverde. Di spessore tattico annunciato Porto-Malaga, davvero imperscrutabile a tutt'oggi. Fifty-fifty Real Madrid-Manchester Utd, che i baluba (idem come sopra) canteranno come possibile "finale anticipata" e che si propone più propriamente come il primo effettivo dentro/fuori tra grandi corazzate: dall'alto dei suoi otto trofei internazionali sir Alexander Chapman Ferguson potrà guardare sornione la tensione che divorerà José Mário dos Santos Mourinho Félix e le sue sole tre coppe; per i manchesteriani sarà routine di alto livello, per i Blancos è già un'ossessione. Aleggia ormai sullo Special One il monito di Béla Guttmann: "Il terzo anno è fatale". Ma l'allenatore neuronale potrebbe cavar fuori un altro dei suoi giochi di prestigio (insieme all'ungherese apolide è infatti anche Harry Houdini uno dei suoi "modelli condizionanti" come ci ha svelato Sandro Modeo [vedi]). Smazzo le carte e vedo che ai quarti andranno Juventus, PSG, Real, Borussia, Bayern, Porto, Galatasaray e Barcellona. Nota bene: inglesi azzerate. In verità vi dico.

La formula dell'Europa League prospetta invece, ai sedicesimi, anche gli accoppiamenti degli ottavi. La cosa ha qualche fascino. Gran blasone hanno, per esempio, gli incroci Ajax/Steaua - Sparta/Chelsea (6 coppe dei campioni complessive) e Leverkusen/Benfica - Dynamo/Bordeaux (con tre vincitrici di trofei continentali): Ajax-Chelsea ai quarti sarebbe una bella "finale anticipata", così come mi piacerebbe vedere gli sbiaditi eredi di Eusebio incrociare i bulloni con i muscolari prodi di Oleh Volodymyrovyč Blochin. A un livello inferiore si pongono gli ircocervi tra Tottenham/Lione - Inter/CFR Cluj e Basilea/Dnipro - Zenit/Liverpool: molto equilibrio tra Spurs e Les Gones (metto una fiche sui franzosi); avversario tostissimo per la mia Beneamata (il Cluj ha espugnato l'Old Trafford, ha fatto più punti del Milan nei gironi di Champions e non ha mai perso in trasferta), che rischia seriamente l'eliminazione (che poi parrà ai nesci "inopinata"); tra svizzeri e ucraini dico i primi; mentre Zenit vs Liverpool è forse la partita di maggior fascino del turno, con i russi favoriti. Nell'incrocio tra Stoccarda/Genk - Mönchengladbach/Lazio si ode un'eco lontana di anni settanta per il confronto tra gli eredi di Netzer e quelli di Chinaglia: dico Stoccarda e Lazio. Minor fascino propongono Napoli/Viktoria Plzen - BATE (che ho scoperto essere acronimo, di matrice sovietica, per Borisov Automobili Trattori ed Elettronica, in pratica una FIAT bielorussa)/Fenerbahçe (e dico Napule e turchi), Anzhi/Hannover - Newcastle/Metalist (e dico daghestani e albionici) e Levante/Olympiacos - Atlético/Rubin (e dico derby ispanico a marzo).

Questo emerge dal mio smazzo odierno: il 13 marzo vedremo quanto di veritiero ci sarà stato. Augh.

Azor

30 aprile 2012

Mestissimo derby

E così i noisy neighbours hanno dato la paga a sir Alex ... In una partita di scarso contenuto spettacolare dominata tatticamente dal City, lo United non è stato capace di costruire nessuna occasione da gol a fronte di qualche nitida palla portata dai cugini nelle vicinanze di De Gea (ma, si noti, i portieri non hanno fatto alcuna parata in 97 minuti), che alla fine hanno meritato la vittoria (incornata di Kompany su calcio d'angolo allo scadere del primo tempo). Tutto qua, ed è poco, tutto sommato, a fronte delle attese mediatiche e dei devoti a Eupalla.

30 aprile 2012, Etihad Stadium, Manchester
Sir Alex Ferguson battibecca
con il commoner Roberto Mancini 
Il dato interessante è che quest'anno Mancini ha battuto due volte Ferguson: a tennis all'Old Trafford [vedi], con il punteggio classico all'Etihad. Sei punti negli scontri diretti e differenza reti di più 6. Ciò consente ai Citizens di essere provvisoriamente primi a due giornate dalla fine di una non memorabile stagione di Premier, guidata da due squadre uscite ai gironi di Champions e poi eliminate agli ottavi anche in Europa League. Avanti di cinque punti in autunno, il City ne ha concessi 13 allo United durante l'inverno. All'inizio di aprile i giochi sembravano fatti (soprattutto dopo l'ultima pirotecnica espulsione di Mario) e invece la banda del Mancio (un vero carro di Tespi) ha ripreso otto punti in tre partite ai rivali. Il tutto si spiega, a mio avviso, con l'abbondanza di ronzini e mesti pedatori che farciscono le due squadre, che hanno pochi giocatori di qualità effettiva a fronte di molta corsa.

D'altra parte, il livello del calcio inglese è attualmente questo: il Chelsea in finale di Champions grazie all'autobus a tre piani parcheggiato in area da Di Matteo; la nazionale affidata al buon vecchio Roy Hodgson (allenatore di fascia F e coefficiente eupallometrico 6,5: vedi VQA) anche per la pochezza dei concorrenti allenatori inglesi (brilla Redknapp, figuriamoci ...); valanghe di gol in quasi tutti i campi grazie a difese semplicemente ridicole; un mesto spettacolo come quello di stasera. Non è certo dalla patria di Albione che potrà venire a tempi brevi una parziale consolazione dopo l'abbandono del Pep. Quando potremo tornare a vedere del bel calcio?

Azor

30 aprile 2012, Etihad Stadium, Manchester
Manchester City - Manchester United 1:0
Tabellino | HL [10:35] | FM 1t - 2tCommento tecnico [6:26]Racconto fotografico | Analisi tattica