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9 giugno 2015

Esoneràti!

In ripa Arni

Ci ho messo parecchio per metabolizzare l'incredibile finale di stagione della Fiorentina. E credo di non essere l'unico all'ombra di Palazzo Vecchio. Il comunicato emesso dalla Fiorentina ieri sera è solo l'ultimo atto, patetico, di una situazione grottesca che non è nuova in casa viola [vedi]. L'esonero di Vincenzo Montella fa male, molto male. Fa male in senso assoluto e fa male per come è maturato. Fa male perché non è il primo episodio di questo tipo (l'esonero di Prandelli gli somiglia parecchio per modalità e tempistica) e fa male perché fa fuori il tecnico italiano a mio parere potenzialmente più forte dei prossimi vent'anni.

Vincenzo Montella con la giacca della Fiorentina.
Non lo vedremo più così.
Il calcio, si sa, è al tempo stesso la conferma e la contraddizione di ogni legge naturale. L'evento sportivo è ontologicamente un assoluto. La propria squadra del cuore è un relativo. Per il tifoso l'ordine è contrario. Il tifoso viola, in particolare, spesso dimentica da dove viene la propria squadra, quale posto occupa nella gerarchia finanziario-pallonara di questi tempi e soprattutto qual è il suo pedigree. Purtroppo il tifoso dimentica che la città non è la stessa cosa della squadra che la rappresenta. La Fiorentina è la squadra di Firenze. Firenze ha un grande passato e un presente che progressivamente la sta sempre più schiacciando su una musealizzazione sterile e respingente per chi deve viverci. La Fiorentina non ha nemmeno un grande passato. I trofei nella bacheca di viale Manfredo Fanti sono pochini e quelli davvero prestigiosi sono solo tre: due scudetti e una coppa delle coppe. L'ultimo dei tre, lo scudetto del 1969, risale ai tempi in cui Breznev era segretario del PCUS, Nixon non si era ancora insediato alla Casa Bianca e il presidente della Repubblica Italiana era Giuseppe Saragat. Mio padre si era appena comprato la sua prima fiammante Cinquecento.

Le valutazioni sulla stagione della Fiorentina devono partire da qui e dopo, solo dopo, dalle considerazioni tecniche. Altrimenti il PSG e il Manchester City vincerebbero scudetti e Champions League ogni anno. Di fatto la seconda non la vincono mai. In ogni caso, se si eccettua l'inopportuna contestazione durante il secondo tempo del ritorno contro il Siviglia, non si può biasimare troppo il pubblico di Firenze, unico a riempire quasi sempre uno stadio vecchio e scomodo. Voto per il pubblico viola: 7.

La stagione della Fiorentina è stata molto buona. Poteva essere migliore? Forse, ma è stata decisamente buona. Con investimenti minori, bacino d'utenza inferiore e città più piccola, la Fiorentina ha superato, per il terzo anno consecutivo, Milano (il piazzamento Champions del Milan al primo anno di Montella in viola non lo voglio nemmeno considerare), per due volte ha superato Roma, entrambe il primo anno e sponda Lazio il secondo e quest'anno ha superato pure Napoli. Un miracolo sportivo. Da attribuire certamente a una società che ha costruito una buona squadra, ma soprattutto a un tecnico preparatissimo, meticoloso e moderno. Certo Montella sembra essere anche presuntuoso, ma chi è senza peccato ecc.

Scrivevo che il ciclo Montella a Firenze era finito dopo la sconfitta casalinga contro il Verona. Speravo di essere smentito dai fatti, ma avevo ragione e non ho avuto bisogno di aspettare il rovescio (in gran parte immeritato) sivigliano per capire che le cose fra l'allenatore e la proprietà si stavano mettendo male. Montella si merita comunque un 8 per come ha gestito la rosa a disposizione fino a un mese dalla fine della stagione. Merita 6 per come ha gestito l'ultimo mese. Merita 7 per come ha gestito la comunicazione in merito allo scontro con la società. La palla era finita da una settimana nella metà campo dei Della Valle i quali lo hanno esonerato. Ora tocca a loro dimostrare che Montella aveva torto e che non è in atto un processo di ridimensionamento tecnico (ho molti dubbi, ma vedremo che mercato faranno).

Montella ha forse preteso che la clausula rescissoria presente sul suo contratto fosse eliminata, per continuare in viola, almeno questo dice il comunicato col quale la Fiorentina lo ha esonerato. I Della Valle non hanno mandato giù le ripetute dichiarazioni del tecnico su investimenti e progetto. Alla fine la decisione dell'esonero è piovuta sulla Firenze sportiva come un macigno. È la sconfitta di tutti, nessuno escluso. La decisione doveva essere presa prima e in privato. La società dimostra ancora una volta di non essere pronta per entrare nel libro d'oro della nobiltà calcistica europea. Forse non ci vogliono entrare. Forse gli basta stare ai margini delle prime per ottenere il piazzamento europeo, tranquillizzare la piazza e non rimetterci mai. E figuriamoci se questa è una filosofia biasimevole. Ognuno coi suoi soldi può fare ciò che vuole. Ma il calcio sovverte le leggi di natura. Il calcio è amore, sogni, passione. Con queste, con i sogni, l'amore, la passione dei tifosi, non puoi fare ciò che vuoi. È tempo che la proprietà della Fiorentina lo capisca. È tempo che i Della Valle parlino chiaro a Firenze, perché Firenze è stanca, non già di non vincere, ma di essere illusa. Voto alla società: 2. I due punti sono per non aver ancora licenziato Daniele Pradè. L'ingaggio di tal Pedro Pereira da Braga è l'ennesima provocazione. O forse davvero in società avevano bisogno di uno per vendere i circa 15 giocatori in esubero. Anche questo lo sapremo presto.

La squadra merita un voto altissimo. Ce l'hanno messa tutta per arrivare in fondo alle tre competizioni. Hanno sfiorato due finali e sono arrivati quarti in campionato. Niente male. Meritano un bel 9 e io glielo do volentieri.

Ora non ci resta che vedere di quali panni si vestirà la nuova Fiorentina. Chi sarà il prossimo allenatore (i nomi che girano sono da film horror) e quali investimenti faranno i dieci cervelli che gestiscono il settore sportivo della Fiorentina. Una cosa è certa, se la prima squadra sarà affidata a uno fra Paulo Sousa, Ventura e Donadoni, allora sarà la dimostrazione che aveva ragione Montella. Uno che la faccia ce l'ha sempre messa, uno che ci ha fatto divertire per tre anni. Ha fatto più punti di tutti gli allenatori "non vincenti" che si sono avvicendati sulla panchina viola. Ha rivitalizzato dei cadaveri travestiti da giocatori e ha convinto campioni a vestire la maglia viola. Per questo e per molto altro sento di dover ringraziare Vincenzo Montella augurandogli ogni fortuna e grandi successi. Ma li otterrà, magari all'ombra di quel Vesuvio che tanto ama e magari già dalla prossima stagione. In  tal caso, però, avranno avuto ragione i Della Valle.

Cibali

1 maggio 2015

Continuità

In ripa Arni

È una Fiorentina strana quella delle ultime settimane. La squadra di Montella, dopo 18 risultati utili consecutivi fra campionato e coppe, è naufragata contro la corazzata a strisce bianconere nella semifinale di Coppa Italia perdendo per 3-0 al Franchi. Da allora la Fiorentina pare aver perso ogni sicurezza. Unica eccezione l'Europa League dove i Viola non hanno sbagliato un colpo e sono arrivati, con pieno merito, a giocarsi la semifinale contro il Siviglia detentore del trofeo. Sarà una partita bellissima, difficile e decisiva. Strano davvero il calcio. Se la Fiorentina vincerà la doppia sfida guadagnandosi l'accesso alla finale di Varsavia, la stagione sarà trionfale e tutto il lavoro svolto da Montella e dal gruppo fin qui sarà fieno in cascina per la prossima stagione. Questo indipendentemente dalla vittoria del trofeo. Se invece la Viola dovesse uscire contro gli spagnoli, la stagione sarà stata assai negativa, quasi disastrosa. D'altra parte nel calcio i risultati sono tutto.

Contro la Juventus la Fiorentina non meritava di perdere, almeno per la qualità e l'intensità del gioco espresso nei novanta minuti. Ma le distrazioni difensive manifestate davanti a Tevez e compagni lasciano di stucco e sembrano un marchio di fabbrica di questa squadra quando non ha il pallino del gioco. L'impotenza offensiva dell'undici viola produce solo graffi senza mai penetrare le difese avversarie, senza mai essere pericolosa davvero.

Le distrazioni difensive sono preoccupanti perché sembrano il segno di un gruppo che non si muove più coeso e compatto in verticale. Basta un lancio per mandare in tilt i pur bravi centrali di Montella. Una fragilità disarmante che arriva dritta al tifoso trasmettendo un senso di panico ogni volta che l'avversario porta la palla nella metà campo viola.

L'attacco soffre del mal di Mario. Gomez è stato acquistato per finalizzare l'enorme mole di gioco espressa dalla Fiorentina di Montella. Non è mai stato un fenomeno, non fa reparto da sé. La sua stazza inganna. Gomez è sempre stato un rapace, ora sembra un un piccione. Ma il problema credo sia alla radice dell'oneroso acquisto. I tifosi si aspettavano un uomo capace di inventarsi i gol da solo, un po' come faceva Batistuta. Ma Gomez non è e non sarà mai quel tipo di attaccante. E lui soffre di questa impotenza. Certo vederlo vagare nell'area avversaria ingessato, goffo, è incomprensibile. Avrebbe bisogno della miglior Fiorentina e degli esterni più continui del campionato capaci di portare palla in area, ma la Fiorentina di adesso non è quella Fiorentina. Purtroppo, nel momento in cui il tedesco poteva incastonarsi nel sistema di gioco viola, si infortunò (15 settembre 2013, Fiorentina-Cagliari) e il talento di Giuseppe Rossi aveva mascherato la gravità della perdita fino allo sciagurato intervento di Rinaudo in Fiorentina-Livorno. Pazienza. La prossima stagione sarebbe forse il caso di puntare tutto su Babacar e affiancare al talento senegalese un vecchio mestierante (Pellissier? Dennis?).

La scelta di acquistare Diamanti e Gilardino ha poi confermato quello che scriviamo da sempre: esiste in Fiorentina un evidente scollamento fra il reparto tecnico e quello amministrativo. Non posso credere che Montella abbia chiesto alla società due calciatori che, indipendentemente dalle qualità, non potevano avere una condizione adeguata alla massima serie del campionato italiano.

I risultati negativi producono processi svelti. In particolare a Firenze, dove si vive il calcio così come si vive tutto, dividendoci e cercando un pretesto per dissentire anche laddove non ce n'è motivo. Ora si attacca Montella indicandolo come massimo responsabile dei risultati negativi di queste ultime settimane. Montella ha commesso degli errori e ci mancherebbe altro. Le sconfitte casalinghe contro Verona e Cagliari gridano ancora vendetta. Ma è e resta uno degli allenatori tecnicamente più preparati della serie A, forse d'Europa. È giovane e deve poter sbagliare. In due partite si è bruciato molta della stima che la piazza gli aveva riconosciuto. Ma, come abbiamo già scritto, può ripartire da Firenze e secondo chi scrive, deve ripartire da Firenze. La Fiorentina non è una squadra vincente, o meglio non è una società vincente, ma è solida. La Fiorentina dei Della Valle non fallirà mai e garantirà alla città dignità sportiva sempre. Ma trofei ne arriveranno pochi e a condizione che si faccia lo stadio (ma su questo punto siamo assai pessimisti e ci riserviamo di dedicare un'analisi dettagliata all'argomento in un futuro prossimo). D'altra parte se l'ultimo scudetto in riva all'Arno è datato 1969 un motivo ci sarà e indicare in questa proprietà il colpevole non ha alcun senso.

Questa è la dimensione della Fiorentina e Montella è il più bravo per ottenere il massimo da un gruppo il cui valore è buono, ma non eccelso. Se la società punterà ancora su Montella dimostrando di credere nel valore della continuità, allora sarà possibile fare un ulteriore passo in avanti. In caso contrario si dovrà ripartire da zero. I cicli sportivi sono una delle sciocchezze che si dicono intorno al calcio. Non esistono nella realtà. Non si può ripartire da zero ogni tre anni. Non si può osannare un allenatore per due anni e mezzo e accorgersi che è un incapace dopo trenta mesi. O si hanno molti soldi da investire o si punta su un gruppo, ci si crede e lo si difende sempre. Questo credo debba fare la società con Montella. Altrimenti sarà di nuovo una rincorsa per poi accorgersi fra tre anni, o forse prima, che si è di nuovo chiuso un ciclo. Intanto la polvere si accumula su una bacheca vuota da ormai tanti anni. Troppi.

Cibali

25 aprile 2015

Viva l'Italia

Fettine di coppa: quarti di CL ed EL 2014-15
Viva l'Italia, l'Italia liberata [70 anni fa ...].
Viva l'Italia, l'Italia che non muore. 
L'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura, 
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura. 
Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare, 
l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare, 
l'Italia metà giardino e metà galera, 
viva l'Italia, l'Italia tutta intera. 
Viva l'Italia, l'Italia che lavora, 
l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora, 
l'Italia metà dovere e metà fortuna, 
viva l'Italia, l'Italia sulla luna. 
viva l'Italia, l'Italia che resiste. 

Sì, sono i brani che mi sono venuti per primi alla mente dopo le serate europee di coppa di questa settimana felice per il nostro calcio così malinconico, metà giardino e metà galera, metà dovere e metà fortuna. Ma ancora una volta che non muore, che non ha paura, che resiste. E' l'Italia sulla luna. L'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura.

16 aprile 2015, Volkswagen-Arena, Wolfsburg
L'urlo dell'espugnatore
A fine agosto, dopo l'eliminazione, meritata, del Napoli dalla Champions League, avevo auspicato che "Benitez, che l'ha già vinta, Mazzarri, che l'ha sempre snobbata, e Montella, che l'ha bene interpretata lo scorso anno, farebbero bene a considerare la possibilità di battersi non tanto per il periglioso terzo posto in Serie A quanto per la vittoria, più prestigiosa e più pesante, della Europa League". E avevo aggiunto: "Il calcio italiano si gioca nell'Europa League di questa stagione una buona fetta del suo futuro. La sensazione è che i suoi protagonisti, tifosi inclusi, non ne siano affatto consapevoli. Ma speriamo di sbagliarci". Mi fa piacere essermi sbagliato. Come mi ero sbagliato a scrivere che "la EL è ormai l'unica coppa alla portata delle squadre italiane. Di questo sarebbe opportuno che se ne facessero per primi una ragione i protagonisti, a cominciare dagli allenatori e dall'ambiente. Uno scenario per nulla remoto è infatti che vi possano retrocedere anche la Juventus e la Roma da febbraio" [vedi]. Ero stato pessimista.

Grazie all'esca dell'ammissione diretta ai playoff di Champions, finalmente i nostri club si sono resi conto che avevano varcato la linea rossa, per ignavia e per ignoranza di come va il mondo (del football). Ancora una volta constatiamo che il nostro è un paese capace di impegnarsi e di ottenere risultati, come avviene, silenziosamente e quotidianamente, in tanti altri campi delle attività umane. E' l'Italia che lavora. Siamo infatti un grande paese, senza consapevolezza. Smemorato di sé, come diceva Carmelo. Un grande paese cui manca la costanza di volerlo essere sempre, ogni giorno. Per cialtroneria, per dirla spiccia. Il rapporto violento di Roma con il calcio ne è lo specchio: la città messa a ferro e fuoco dagli ultras nella notte successiva all'omicidio di Gabriele Sandri, l'11 novembre 2007 [vedi]; le continue "puncicate"; il bivacco batavo in piazza di Spagna per graziosa concessione del cosiddetto questore; l'8 settembre del calcio italiano nella finale di Coppa dello scorso maggio, etc. Dove le autorità, inadeguate e imbelli, appaiono le degne deuteragoniste degli ultras. E' l'Italia da dimenticare.

23 aprile 2015, Stadio "Artemio Franchi", Firenze
Il matador tranquillo
Tra i tanti commenti di queste ore, pochi mi sembrano abbiano rilevato un dato significativo e incoraggiante. Le tre squadre italiane approdate con merito (e un pizzico di fortuna) alle semifinali continentali appartengono a tre club tra i pochi con i conti a posto. La Juventus ha ridotto il deficit da 95,4 a 6,7 milioni di euro nei quattro anni in cui ha vinto tutto in Italia, e si appresta a varcare i 300 milioni di fatturato in questa annata di progressione europea. Un capolavoro gestionale. Il Napoli è in utile da 8 anni, non vanta debiti con le banche, ha aumentato gli stipendi da 66 a 89 milioni, ma anche gli ammortamenti da 39 a 63; per non farsi mancare nulla il suo pittoresco presidente si è pure staccato un assegno da 5,5 milioni ... La Fiorentina è in utile negli ultimi due esercizi, nonostante gli stipendi in crescita da 52 a 60 milioni. E' dunque un caso che tre club con i conti in ordine siano arrivati in fondo in Europa? Può essere. Ma se guardiamo ai bilanci dei club usciti di scena da tempo constatiamo che la Roma presenta un disavanzo di 38 milioni e un debito di 120, e che l'Inter è di fatto fallita: 102 milioni di disavanzo, oltre 200 di debiti, 265 di spese. Dati riportati dalla "Gazzetta" del 5 marzo 2015. A conferma che - alla lunga - la buona gestione è alla base dei buoni risultati sportivi.

Pronostici delle semifinali. Non guarderei alle rose, al blasone, etc. ma agli allenatori, cioè all'esperienza. Che a quelle vette rarefatte fa la differenza. In CL hanno già vinto la coppa Ancelotti e Guardiola e la finale di Berlino potrebbe essere davvero cosa loro. In EL hanno già vinto la coppa  sia Benitez sia Emery. E ho detto tutto.

Azor

20 aprile 2015

Arrivederci (e grazie)

In ripa Arni

Con la sconfitta subita a opera del Verona è finito il tempo di Montella in viola. L'allenatore campano è bravo. Abbiamo sempre scritto di quanto lo stimiamo e crediamo che in futuro possa vincere tanto, ma a Firenze ha chiuso il suo ciclo e stasera si è celebrato l'amaro rito del declino. La formazione schierata contro il Verona era ben oltre il limite della provocazione. Ha messo in campo gente che ha giocato si e no venti minuti in stagione lasciando in panchina quelli che hanno tirato la carretta fino a ora. Ha cambiato per la quarta volta in quattro partite la difesa togliendo anche al centrocampo quelle poche certezze che Lazzari, Aquilani e Badelj avevano già per conto loro. Ha lasciato in panchina Salah (ma ve lo vedete Allegri che lascia in panchina Tevez o Benitez che lascia in panchina Higuain se stanno bene?) mettendo in campo Diamanti e Gilardino, due ex giocatori estratti dal cilindro magico del fair play finanziario dell'illuminata dirigenza viola.

Il turn over è un'eresia nel calcio professionistico. Una brutta parola e un concetto senza senso. I professionisti hanno bisogno di giocare. Più giocano, meglio giocano. Magari si rompono, ma se si fermano, in questo calcio frenetico, è peggio. E poi diciamocelo francamente, cambiare uno o due giocatori affaticati è comprensibile. Cambiarne sempre sette rasenta la follia. Montella non ha mai usato una rotazione tanto intensa da quando è a Firenze. Non conosciamo le ragioni di questo atteggiamento, ma ne vediamo i risultati. La Fiorentina rischia di rimanere con un pugno di mosche in mano al termine di una stagione tutto sommato positiva. Ora resta l'Europa League. Forse l'unico vero obiettivo della Fiorentina sin da inizio stagione. Ma è un rischio puntare tutto su quella competizione. Ci sono squadre molto forti ancora in corsa e la possibilità di uscire anche giovedì sera è a questo punto assai alta. Vedremo. Intanto la Fiorentina ha perso Eduardo Macia (che la società aveva giurato fosse sotto contratto a tempo indeterminato e punto di riferimento imprescindibile per il futuro viola). Pradè verrà forse riconfermato. Montella ha un contratto fino al 2017. Forse resterà a Firenze anche più a lungo, ma un ciclo si è chiuso. Non sempre i cicli si riaprono con persone diverse. Firenze può ripartire con Montella e Montella può ripartire da Firenze. Con la stessa competenza tecnica, ma con tanta, tanta presunzione in meno

Cibali

20 marzo 2015

Danke schön!

In ripa Arni

Alla fine di ottobre 2014 la Roma ospitò il Bayern di Guardiola. L'esito di quella partita resterà nella storia non solo per il risultato (1-7), ma per come maturò. Al più alto livello professionistico certe imbarcate si pagano e si pagano soprattutto nel lungo periodo. Una sconfitta come quella, con l'avversario che ti costringe per novanta minuti a correre a vuoto, affondando ogni volta che desidera farlo, mortificando ogni tuo sforzo atletico e tattico di contenimento, distrugge tutte le certezze che ti sei costruito in mesi di lavoro. La Roma, da allora, non è più stata la Roma di Rudi Garcia. Da un mese e mezzo i nodi stanno venendo tutti al pettine. La squadra vista stasera contro la Fiorentina è il risultato di una lenta erosione che ha eliminato tutte le certezze e niente riesce più come prima ai giallorossi. L'atteggiamento del pubblico romano non li aiuta.

La Fiorentina scesa in campo a Roma per il ritorno degli ottavi di finale di Europa League è stata, dal canto suo, un piccolo capolavoro tattico. Montella aveva preparato il delitto perfetto. Difesa a tre coi migliori uomini della rosa viola: Basanta (ma come è possibile che abbia giocato in Messico fino all'anno scorso?), Gonzalo e Savic (difensore di un'altra categoria per intelligenza tattica); centrocampo quasi al completo, senza l'infortunato Pizarro, ma con un riposato Borja Valero, Matias Fernandez e il sorprendente Badelj, altra perla della premiata ditta Pradè-Macia. Esterni altissimi con Joaquín e Alonso e la coppia perfetta davanti: Babacar-Salah. Con Gomez sarebbe forse anche meglio, ma i due  attaccanti africani sono complementari e si trovano a meraviglia. Basta poco alla Fiorentina per passare: fallo di Holebas su Fernandez e rigore netto. Gonzalo, freddissimo, fa 1-0.

Gonzalo trasforma il rigore 
che porta in vantaggio i Viola sulla Roma
Il 2-0 è la prova provata di quanto dicevamo all'inizio. Skorupski incappa in una papera che un anno fa nessun giocatore della Roma avrebbe mai fatto. Alonso ci crede e fa 2-0. Il terzo gol è un gesto atletico bellissimo di Basanta, ma la Roma era già negli spogliatoi. Il secondo tempo è stato il tripudio dei mille tifosi viola arrivati all'Olimpico.

Dopo una serata perfetta come questa ci resta un'immagine in particolare: Montella abbracciato a Pradè. Ecco, se avessimo la certezza di vederli così vicini anche l'anno prossimo, saremmo soddisfatti comunque finiscano le competizioni nelle quali la Viola è ancora impegnata.

Cibali

12 marzo 2015

Più di così non si poteva fare

In ripa Arni

Pareggia la Fiorentina di Coppa contro una Roma affetta da pareggite acuta, ma in crescita. Verdetto rinviato alla prossima settimana, allo stadio Olimpico. L'1-1 impone alla Viola una grande partita nella capitale e l'obbliga a segnare senza subire gol, un'impresa ardua vista la genetica su cui si fonda l'esistenza stessa di questa rosa. Tuttavia, dopo la gara del Franchi è difficile addossare colpe al gruppo e tanto meno all'allenatore. Questa sera i giocatori hanno dato tutto e Montella ha messo in campo la formazione migliore a disposizione, ma forse è questo il punto. L'elefantiaca rosa viola è imperfetta e inzeppata di centrocampisti mentre le punte di ruolo sono pochine: Gomez, Babacar e Gilardino, quest'ultimo non inserito nella lista UEFA. Gli esterni bassi non sono all'altezza e se s'infortuna Pizarro la squadra si accartoccia su se stessa e la palla non gira più con la fluidità necessaria a mettere in difficoltà gli avversari. Gli infortuni a ripetizione sono un'autentica maledizione, ma forse non sono del tutto casuali: troppi e troppo poco provocati per appellarsi solo alla malasorte. Forse qualcosa in fase di preparazione è stato sbagliato. Di fatto la Fiorentina ha fatto una partita quasi perfetta fino alla mezz'ora, poi è calata vistosamente e ha concesso campo alla Roma. Proprio la forma fisica sembra l'incognita più inquietante di questa parte finale della stagione, ma forse è cresciuta la Roma e i meriti dell'avversario sono stati maggiori dei demeriti viola.

Josip Ilicic esulta dopo aver portato la Fiorentina in vantaggio
Di questa partita ci restano poche ulteriori considerazioni: Alonso e Tomovic, così come Kurtic, non possono giocare titolari in una squadra come la Fiorentina. Salah non trova spazi se davanti non c'è una prima punta che fa i movimenti giusti al momento giusto e questo dice chiaramente quanto sia importante Gomez, perché il tedesco, segni o non segni, sa fare il centravanti. Ilicic, se lasciato libero di partire dalla trequarti e spaziare accanto alle punte, può essere molto efficace. 

Gli arbitri sono scarsi anche in Europa. Nel primo tempo Florenzi ha quasi segnato partendo da posizione evidentemente di fuorigioco. L'episodio del rigore sfiora il grottesco dato che è Iturbe a calpestare Neto. Sul gol della Roma Keita spinge vistosamente Alonso prima di colpire il pallone. Il recupero di tre minuti, dopo che la Roma aveva sistematicamente spezzettato il gioco negli ultimi quindici, è sembrato una provocazione.

La Roma è un'ottima squadra. Attraversa un momento difficile, ma è ben costruita e se ritroverà una forma migliore insieme a un po' di fiducia potrà finire il campionato in crescendo.

La Fiorentina è la Fiorentina. Ma ora occorre raccogliere le forze, stringere i denti e portare a casa la qualificazione altrimenti si rischia, dopo una volata esaltante, di rimanere con un pugno di mosche in mano.


Cibali

10 marzo 2015

Una sconfitta salutare

In ripa Arni

La brutta sconfitta di ieri sera non deve essere un dramma. È maturata male, quasi senza che i viola opponessero resistenza alla straripante forma fisica e all'organizzazione dei laziali, ma forse era inevitabile pagare dazio contro un avversario forte, che non ha altri impegni oltre al campionato e ha potuto preparare al meglio la gara e forse era inevitabile perdere dopo un filotto trionfale e un mese in cui i ragazzi di Montella non hanno praticamente potuto mai rifiatare. Commentando la bella vittoria di Torino contro la Juventus auspicavo che la piazza si stringesse attorno alla squadra soprattutto nei momenti di difficoltà. Questo non lo è ancora, ma può diventarlo. A maggior ragione sarà opportuno stare tranquilli e sostenere questi ragazzi per quanto hanno fatto fin qui e, soprattutto, per quanto devono ancora fare visto che la Fiorentina è in corsa in tutte le competizioni avviate a inizio stagione.
Detto questo un'analisi della sconfitta di ieri mi pare doverosa e credo debba partire dall'allenatore, responsabile del gruppo e quindi del suo rendimento. Ieri Montella ha commesso due errori per come la vediamo in ripa Arni. Il primo è aver opposto ai migliori predatori biancocelesti i peggiori viola disponibili. La Lazio schierava sulle fasce Candreva e Felipe Anderson, i suoi giocatori più in forma, insieme a Mauri.
Vincenzino Montella. Secondo Cibali uno dei più bravi e
coraggiosi allenatori al mondo. Sicuramente il più moderno  d'Italia
(sempre secondo Cibali, naturalmente).

Montella gli ha opposto uno che non sa difendere (Pasqual) e uno che non sa fare il terzino, né quando deve attaccare né quando deve difendere (Tomovic). Primo suicidio tattico. Il secondo errore è stato il turn over. Ora, si capisce che quando giochi così spesso devi per forza alternare gli uomini, ma ieri sera la rosa viola sembrava l'organigramma dei vigili urbani di Roma la notte di san Silvestro. Lo diciamo da sempre e non ci stancheremo mai di dirlo: Kurtic non è un calciatore. Non può giocare in una squadra che ha ambizioni di alta classifica e secondo chi scrive semplicemente non può giocare a calcio (poteva giocare Borja Valero? E Aquilani?). Ilicic non può fare il falso nove, perché il falso nove è la più grande bufala mai inventata sul calcio. Nessuno ha mai giocato senza centravanti e chi crede l'abbia fatto il Barcelona dovrebbe darsi al badminton. Il Barcelona di Guardiola giocava senza una torre, senza un gigante in area di rigore, ma tutti, da Messi (deo gratias) a Iniesta, da Pedrito a Xavi, sapevano entrare centralmente o fare la diagonale sul primo o sul secondo palo a seconda dello sviluppo dell'azione. In altre parole, giocare senza un nove classico non ha mai significato giocare senza un attaccante che sappia muoversi come tale. Ieri la Fiorentina ci ha provato, perché nessuno di quelli in campo sa muoversi da primo attaccante. Salah è un trequartista atipico, Ilicic non si sa cosa sia, ma non è un attaccante puro così come non lo è Diamanti (che forse ci aveva illuso nelle prime partite in maglia viola). Se giochi con la difesa a 4, che - non ci stancheremo mai di ripetere -, è un azzardo eccessivo vista la rosa a disposizione, perché non metti Richards a destra e Vargas a sinistra? Infine, perché Pizarro e Gilardino non hanno iniziato la partita? Era forse meglio che rifiatassero dopo e non all'inizio, dando alla Lazio tutto il tempo per strapazzarci. Ma queste sono considerazioni comode e fatte col senno di poi. Quindi guardiamo avanti.

Giovedì si riscende in campo e stavolta per l'Europa League. Ci sarà la Roma da affrontare, un'altra nobile in difficoltà. La Viola arriva anche a questo impegno cruciale senza l'ombra di una punta di ruolo. Che si inventerà stavolta Montella? L'importante è che lo stadio sia pieno. Perché la Fiorentina può eliminare la Roma, ma stavolta servirà davvero il dodicesimo uomo, servirà il Franchi delle grandi occasioni e servirà l'anima della Firenze calcistica.

Cibali

8 marzo 2015

Paura, eh?

In ripa Arni

Raramente la Fiorentina desta simpatie al di fuori dei viali di circonvallazione, ma la ridda di interventi cui stiamo assistendo in questi giorni, all'indomani dallo strepitoso filotto messo a segno da Montella e company dà il segno del rispetto (chiamiamolo così) che le cosiddette grandi iniziano ad avere per la Viola.

La Fiorentina ha iniziato a macinare punti pesanti da quando ha ceduto Cuadrado. Una coincidenza? Forse, o forse no. In ripa Arni optiamo per il forse no. Il valore del ragazzo colombiano non c'entra. È un giocatore forte e saprà imporsi anche a Londra, ma nella Fiorentina era diventato un oggetto misterioso. Abbiamo già detto altre volte che non è una seconda punta e in quel ruolo il suo talento è mortificato. Montella non aveva molte alternative. Il suo modulo preferito, quello per cui questa rosa è stata costruita, prevede due punte, di cui una di movimento orizzontale e una di movimento verticale. Cuadrado doveva essere la prima opzione, ma come detto ha fallito. Nell'operazione che ha portato il giocatore colombiano alla corte di Mourinho la Fiorentina si è presa il talento egiziano Mohamed Salah. A Firenze in pochi lo conoscevano, ma la partenza di Cuadrado aveva dato l'impressione di un ridimensionamento tecnico e della mancanza di programmazione, visto che all'inizio della stagione Cuadrado sembrava, parola del patron Andrea Della Valle, incedibile.

Ancora una volta pare si sia manifestata la dicotomia societaria di cui abbiamo più volte scritto: Cuadrado andava ceduto per rientrare dell'esborso con cui la proprietà aveva ripianato il passivo di bilancio a chiusura 2014 e così è stato. Il settore tecnico, direttori sportivi e allenatore, dovevano però sopperire a tale perdita e hanno chiesto al Chelsea l'egiziano finito ai margini del progetto Mou. Per fortuna Pradè e Macia conoscono il calcio e i suoi interpreti, anche quelli meno chiacchierati dalla stampa specialistica. Salah si è rivelato un crack, Cuadrado per ora langue sulla panchina dei Blues.

Mohamed Salah scaglia il sinistro in corsa col quale trafigge Storari
Le sei reti messe a segno dal nuovo attaccante viola sono un biglietto da visita eccezionale e inatteso. Il gol con cui ha portato avanti la Viola giovedì sera a Torino è semplicemente magnifico. Un mix fra Baggio e Usain Bolt, una corsa folle verso la porta avversaria e il pallone scaraventato con potenza sotto l'incrocio dei pali opposto alla traiettoria di corsa. Un capolavoro e nello stadio più odiato.

Questa perla ha scatenato il più classico e stucchevole dei "l'avevamo quasi preso noi, poi...".  Prima la Roma, poi Mancini e l'Inter. Pare che tutto il mondo pallonaro fosse sulle tracce del giovane ragazzo di Basyoun. Alla fine l'ha preso la Fiorentina. L'ha preso la Fiorentina per una ragione assai semplice: nella società Viola lavorano persone che conoscono il calcio e sanno fare il loro mestiere. Resto convinto che quella in ripa Arni sia una società bicefala e per questo lenta nel decidere e spesso contrastata al suo interno da linee diverse quando non addirittura contrapposte (il caso Neto ne è un esempio), ma il settore tecnico è composto da gente preparata e la rosa costruita lo dimostra.

La Fiorentina sta volando e lunedì è attesa dalla partita più difficile. Adesso tutti sanno che Salah è forte e gli riserveranno un trattamento speciale. I difensori della Lazio studieranno attentamente i movimenti dell'egiziano, anche se non sarà facile visto che nei novanta minuti copre tutto il campo. Gomez, che stava entrando in forma, si è infortunato di nuovo e sembra debba star fuori almeno due settimane. Babacar ne avrà ancora per qualche turno. Fin qui Montella, autentico valore aggiunto di questa squadra, ha saputo colmare le lacune tecniche con alchimie tattiche degne del miglior Nicolas Flamel.

L'importante è che Firenze stia vicina a questo gruppo e sappia sostenerlo anche quando Salah correrà di meno e Montella sbaglierà, inevitabilmente, qualche cambio. La Fiorentina ha imboccato la strada giusta per l'ultimo salto di qualità. La domanda è se Firenze saprà accompagnarla.

Cibali

27 febbraio 2015

Non è mai troppo tardi

Fettine di coppa: sedicesimi di EL 2014-15 (ritorno)

Alla bella serata di coppa di giovedì sera - bella non solo per il calcio italiano ma in generale - sono mancati solo alcuni colori. Dal De Kuip avremmo preferito che le immagini fossero giunte in bianco e nero, aperte dallo storico stroboscopio dell'Eurovisione e magari introdotte dalla voce chioccia di Bruno Pizzul: da Rotterdam, infatti, giungevano echi di euronotti anni 1970s, da uno stadio di straordinario fascino, col terreno di gioco sodo e zolloso come solo nel nord del continente (memore dei vomeri profondi del sistema curtense), e le file compatte di pubblico (e di lanci di oggetti ne abbiamo visti ben altri, dalle lattine alle rondelle, in quegli anni). Da Bilbao avremmo preferito che le immagini fossero giunte dalla Vecchia Cattedrale abbattuta (per far posto all'ennesimo santuario omologato) e, soprattutto, che il nostro glorioso Toro avesse sfoggiato non un'orrenda t-shirt azzurra, ma la sua storica maglia bianca da trasferta, con scudetto, pantalonicini e calzettoni granata. Peccato, ma prendiamo atto: questo è ormai il tempo del calcio moderno, con i suoi top-player (cui la serata sembra aver aggiunto finalmente anche l'atteso Fredy Alejandro Guarín Vásquez) e il suo calcio da play-station.

Un'immagine che valeva una sigla
Per una sera, però, sono saltate molte delle inibizioni del calcio di plastica, quello che ha impacchettato quasi tutti gli ottavi di Champions, fatta eccezione per la grande lezione imposta a uno dei suoi stocafissi più immarcescibili, Arsène Wenger, da un Monaco corsaro guidato da un nostro vecchio beniamino, João Moutinho, e dalla giovane stella nera su cui aveva posto gli occhi anche l'Inter di Mancini, Geoffrey Kondogbia. I sedicesimi di Europa League ci hanno riportato alle serate di Coppa Uefa del secolo scorso, con partite combattute e dagli esiti imprevedibili. Generose di emozioni sono state, per esempio, Dinamo Kiev - Giungamp (e non tanto per l'ennesima invasione di campo), Borussia Mönchengladbach - Siviglia (forse la più bella con quella di Bilbao), Besiktas - Liverpool e Olympiacos - Dnijpro. Oltre all'exploit delle italiane, questo turno archivia la disfatta delle squadre della Premier: fuori Liverpool e Tottenham (e già si era perso per strada l'Hull), avanza solo l'Everton, mentre in CL sono già fuori l'Arsenal e mezzo fuori il City, mentre ha buone chance, pur tra molte insidie, il solo Chelsea. A conferma che, per fortuna, non contano solo i budget e i fatturati per stabilire le gerarchie agonistiche.

Quanto alle nostre, ci è tornato alla mente - per restare al bianco e nero catodico - il maestro Manzi, che ci ricordava come "Non è mai troppo tardi" per imparare. Per imparare la lezione del calcio europeo. Dopo avere snobbato per quindici anni la Coppa UEFA - e proprio nei giorni in cui il nostro ultimo vincitore, il Parma, è diventato l'emblema del fallimento criminale della classe dirigente del nostro calcio - i nostri club sembrano riaverla presa finalmente sul serio. Ma dal momento che, arpinianamente, non ci annoveriamo tra le "belle gioie" [vedi], non crediamo nemmeno che la resipiscenza sia culturale. Di vile becchime continua a trattarsi, infatti: in una fase critica in cui i bilanci cominciano a saltare come tappi, anche un milioncino di euro, brutto e misero ma immediato, fa gola come una boccata d'ossigeno al posto della canna del gas. E la promessa dei play-off di Champions (bada ben, mica dell'accesso diretto) per il vincitore dell'Ombrelliera rappresenta un balsamo dell'anima per l'angoscioso stato comatoso in cui versano molte presidenze monageriali nostrane.

Un maestro capace di fare immaginare i colori
Volgendomi al "bright side" della serata devo dapprima riconoscere che ero stato troppo pessimista nel commentare l'andata [vedi]. Lasciando da parte l'allenamento partenopeo, meritato dalla grande spedizione in terra turca, e i patemi da pazza Inter (che ha sprecato lo sprecabile e beneficiato di un Celtic ridotto in dieci, sbloccando infine solo grazie a un missile ben temperato del Guaro), tre sono state le vere imprese della serata. Al De Kuip la Roma ha finalmente ritrovato carattere e voglia di vincere, ridando senso alle gerarchie: la seconda della Serie A non può valere meno della terza della Eredivisie, soprattutto se è capace di spendere decine di milioni per Iturbe, Ibarbo e Doumbia. Al Comunale di Firenze la Viola ha scritto la pagina storicamente più pesante della giornata, mostrando come la quinta in classifica della Serie A (con fatturato di 90 milioni di euro) valga quanto se non più della settima della Premier League (che fattura, oltretutto, 215 milioni di euro). Peccato che non sia sceso in campo nemmeno un giocatore di passaporto italiano, ma i meriti di Montella sono indubbi; su 180 minuti ha sofferto solo nei primi 20 al White Hart Lane, ha concesso una sola occasione al "Franchi" (orrendamente sprecata da Soldado); per il resto ha spezzato il ritmo e le linee di passaggio all'XI di Pochettino, ridimensionando anche gli alti lai alzati ad HarryKane, che ha l'aria di essere il solito attaccane inglese (leone in casa, miciotto all'estero).

L'epopea l'ha scritta il Toro, al San Mamés, dove ha preso in mano la partita orientandola spavaldamente fino alla storica espugnazione. Va dato merito dell'impresa a Giampiero Ventura, vecchio artigiano del calcio all'italiana nel suo senso migliore, senza catenacci ma di grande sagacia tattica, che alla vigilia era apparso sereno e fiducioso. Con ragione. Con sei italiani in campo, è l'impresa più nazionale della serata. Il Torino è la decima forza della Serie A attuale ed ha prevalso sulla 12esima della Liga. Anche così si rabbercia il ranking, e soprattutto si ricuce l'autostima perduta dal nostro calcio. La Roma e il Toro dovevano vincere e sono andate a farlo fuori casa senza erigere barricate, ma giocando: secondo tradizione, ma a viso aperto.

Questa sì che era una maglia gloriosa da trasferta
Una delle ragioni della positiva stagione europea dei club italiani risiede anche nella cultura dei tecnici che le guidano: Benitez ha vinto tutte le coppe ed è una garanzia; Mancini ha fatto il visiting professor all'estero e si vede; Garcia viene da vittorie in Francia; Montella è forse il migliore allenatore italiano, con Conte, tra quelli che non hanno ancora allenato all'estero; e Ventura è uno di quei vini che migliorano invecchiando. Nelle annate trascorse i nostri club avevano affrontato l'Europa con dei tecnici provinciali, addestrati a far barricate in trasferta a Reggio e a Trieste ma dimostratisi inadeguati a livello europeo (dai Mazzarri ai Gudolin, dai De Canio ai Rossi, per intenderci). Il passo avanti è evidente.

Basterà a colmare il gap e a far tornare un po' più in alto il nostro calcio? Non è detto. Gli ottavi ci diranno se si è trattato di un fuoco fatuo. Per evitare le violenze tra gli ultras russi e ucraini la regia dell'UEFA ha apparecchiato l'accoppiamento italico peggiore tra Fiorentina e Roma. Ma il resto del programma è da leccarsi i baffi, tra echi storici e opportunità attuali. Ossi duri per le altre italiane, con il vantaggio per Toro e Inter di giocarsi il ritorno in casa contro Zenit e Wolfsbrug, mentre il Napoli prolungherà il suo inverno a Mosca. Ma ricordandoci che stiamo parlando pur sempre della serie B europea. Ad agosto avevo sommessamente fatto notare che "la EL è ormai l'unica coppa alla portata delle squadre italiane" [vedi]. A terra siamo noi con le nostre vergogne ...

Azor

21 febbraio 2015

Bicchieri mezzi

Fettine di coppa: sedicesimi di EL 2014-15 (andata)

A leggere e ad ascoltare i commenti della stampa italiana, la serata record di Europa League, con ben 5 squadre della nostra Serie A in lizza per accedere agli ottavi, sembrerebbe essere stata molto positiva nel suo complesso. A me non pare poi così tanto. Alla fine portiamo a casa una sola vittoria, larga. E quattro pareggi, di cui due in casa. Il solo dato positivo è, per una volta, l'assenza di sconfitte.

Il Manolo alla turca
E così ci beviamo subito il bicchiere mezzo pieno.

A ben vedere, in questo momento il Torino e la Roma sarebbero già fuori dai giochi. Inter e Fiorentina in bilico. Solo il Napoli è pressoché certo di essersi qualificato. E forse non è un caso che alla sua guida sia l'allenatore (di club italiani) più onusto di coppe internazionali. Gita turistica in Turchia. Pubblico straordinario, per calore, sostegno e compostezza nella disfatta, all'Hüseyin Avni Aker di Trebisonda. Gran bella partita, di personalità e di spessore, di Manolo Gabbiadini, che conferma su palcoscenici continentali la crescita di consapevolezza e autostima. Gol all'esordio in EL per questo non più giovanissimo attaccante nostrano, già vicecampione europeo Under 21: le porte della Nazionale maggiore (2 soli caps finora) potrebbero schiuderglisi definitivamente a breve. E' lui la stella italica della serata.

Pazza Inter, invece, come sempre. Anche al Celtic Park. Dove il club di casa coltiva il football attraverso la sua memoria, come sanno fare solo i britannici onorando la propria tradizione. Bello l'invito agli ex nerazzurri battuti nella finale di Coppa campioni 1967 a ritrovarsi insieme ai Lisbon Lions [vedi]; e peccato che siano potuti salire fin lassù solo Mariolino Corso e Gianfranco Bedin. Sul campo, sferzato dalla pioggia delle Highlands, l'XI nerazzurro del 2015 ha palesato invece i progressi del lavoro di Mancini e le debolezze strutturali della rosa: i centrali difensivi, Ranocchia e Juan Jesus, hanno confermato di essere due ronzini di razza purissima, ben corroborati da un degno castrone par loro come Campagnaro. Se nella fase offensiva la squadra ha trovato forse il suo assetto migliore (al momento), con Shaq the Shark irrefrenabile suggeritore e stoccatore, in quella difensiva il cantiere rimane aperto. E preoccupante. A San Siro è probabile che i bianco verdi non riproporranno il pressing + ritmo incessante di quando giocano nella propria tana. Ma la Beneamata farà bene a badare a non prendere un golletto che potrebbe anche rivelarsi assassino. Sperem.

I vecchi leoni
La partita più matura l'ha giocata la Viola, nella Londra del nord. Ha sofferto per 25 minuti la mareggiata degli Spurs, contenendo i danni; poi ha risalito progressivamente la corrente, con pazienza e sagacia tipicamente italica, ricucendo il suo gioco senza fare barricate ma abbassando il ritmo a tal punto da depotenziare quelle intense azioni d'attacco tipiche della Premier League domenicale. Sfortunatamente per loro, gli Spurs non hanno trovato di fronte a sé le generose difese britanniche, ma le arcigne linee difensive approntate da Montella, bravo a cambiare in corsa il modulo dalla difesa a 3 a una più larga linea a 4. Non pervenuti, di conseguenza, né HarryKane né Lamela. Al Franchi i Gigliati potranno anche agire in modo reattivo. A patto di non rintanarsi all'indietro, ma di difendersi correndo in avanti. Vedremo. Ma confido.

Il bicchiere mezzo vuoto riguarda certamente le altre due partite. Generosa e appassionata quella del Toro: non è vero però che sia stato sfortunato. L'Athletic è fior di squadra e ha giocato con intensità 90 minuti senza fare barricate, puntando a far male. Quando penso al Toro in Europa il pensiero va sempre alla Plia alzata al cielo da Mondonico all'Olympisch Stadion di Amsterdam in quella sera di maggio di 23 anni fa [vedi]. Da allora il lungo oblio internazionale a degni livelli. Giusta pertanto la festa all'Olimpico di Torino, mai così gremito in campionato (e pour cause!). Sarà, però, molto difficile espugnare il San Mames. Ma dobbiamo affidarci solo all'ottimismo della volontà.

Il Toro d'Europa
Nel giorno dell'ennesimo sacco di Roma da parte delle popolazioni barbariche d'oltre Limes, l'XI giallorosso ha mostrato tutta la sua involuzione. In tempi non sospetti avevo avanzato l'impressione che il mercato estivo della Roma si preannunciasse fallimentare [vedi], come ha poi confermato il supplemento invernale. La rosa è farcita di giocatori di mezza qualità e anziani. La squadra segue la parabola discendente del suo campione eponimo, con i suoi alti (Ethiad e derby) e i suoi bassi (le molte partite anonime, le panchine, etc.). Manca continuità. Soprattutto, è svanita la velocità esibita nell'autunno 2013. Il Feyenoord ha rischiato ma non ha sofferto. Anche in questo caso è difficile ipotizzare che la "Kuip" possa essere espugnata. Occorrerebbe una serata di particolare ispirazione del Pupone. Speriamo, ma senza illuderci.

Martedì sera, allo Juventus Stadium, i campioni d'Italia proveranno a rimisurarsi con l'Europa. Vi hanno battuto il Malmoe e l'Olympiacos, quest'anno, impattando in bianco con l'Atletico. Fuori casa hanno perso sia al Pireo sia a Madrid. Percorso perlomeno incerto. Il Borussia ha invece vinto fuori sia con l'Anderlecht sia col Galatasaray, e perso solo dall'Arsenal (ma a qualificazione già certa). Al Westfalen Stadion ha rullato sia l'Arsenal sia il Galatasaray e concesso il pari all'Anderlecht all'ultimo turno. Percorso perlomeno sicuro. Tra novembre e dicembre gli Schwarzgelben hanno vissuto una crisi spaventosa di gioco e di risultati, dovuta al calo di tensione psicologica e fisica post Mundial di molti giocatori chiave. Kloppo ha lavorato sul lato atletico nella pausa di gennaio - una risorsa cui la nostra Serie A rinuncia per raccattare trenta denari dalle gelide e deserte serate di Coppa Italia (a spese RAI) - e adesso la macchina si è rimessa a correre e fare risultati. Proprio mentre la banda di Allegri sembra essersi afflosciata. Le premesse sono preoccupanti.

Azor

1 febbraio 2015

L'ultima occasione sprecata

La Fiorentina spreca un'altra occasione. Forse l'ultima. E non mi riferisco al pareggio di Genova: visto l'andamento della partita e la giornata no di mezza squadra è un punto guadagnato. Mi riferisco all'incapacità patologica (o alla volontà, questo francamente non lo possiamo sapere) di questa società di fare un salto di qualità. Ho già scritto che il tecnico viola è bravo e mi auguro che resti a Firenze per molti anni ancora, ma oggi ha dimostrato come non si possa inventare uno sport che esiste da oltre un secolo. Certo Montella ha commesso degli errori (perché ostinarsi a giocare con una sola punta di ruolo? Perché Richards non gioca di più visto il fisico imponente e la condizione approssimativa di molti uomini chiave? Perché gioca Mati Fernandez in un centrocampo in cui nessuno recupera palla tranne il lentissimo Badelj? Perché insistere su Tomovic quando è chiaro che il ragazzo in serie A non ci può stare, così come Kurtic?). Di fatto, la maggior parte degli inciampi cui abbiamo assistito in stagione non può essere imputata al tecnico. La rosa è il frutto di un abborracciato susseguirsi di errori strategici, scommesse perse e tentativi di risparmiare qualche euro non rinnovando per tempo contratti che andavano rinnovati. Questo groviglio di strafalcioni è, a sua volta, il risultato di una stratificazione societaria in cui ci sono molti ruoli, come ho già avuto modo di dire, ma comanda solo uno e quello che comanda non è un uomo di calcio. D'altra parte se in oltre dodici anni questa società  non ha mai veramente lottato per lo scudetto una ragione ci sarà. La Fiorentina non è squadra da primo posto. Non lo è per motivi anzitutto numerici, quantitativi, ma le proprietà precedenti avevano almeno una volta duellato per il titolo: Pontello nel 1981/82 e Cecchi Gori nel 1998/99. I Della Valle non hanno mai portato la Fiorentina oltre il terzo posto e considerando la modestia del campionato italiano degli ultimi cinque anni è un'impresa per la quale occorreva impegnarsi parecchio. Ma non è questo che infastidisce di più. È la comunicazione con la città che non mi piace e i molti dubbi che restano dietro a operazioni-lampo che non hanno senso se non equiparando la Fiorentina all'Udinese o all'Atalanta.

Juan Guillermo Cuadrado Bello, con la vecchia maglia
Domenica scorsa, poco prima della gara contro la Roma, Guerini si è presentato in diretta Sky e a domanda diretta ha risposto che nella remota eventualità che Cuadrado avesse lasciato Firenze la società si sarebbe fatta trovare pronta per sostituirlo. Bene. Cuadrado è stato ceduto, e lo stesso Guerini torna sullo stesso palcoscenico per dire che in due giorni non si può sostituire Cuadrado. Pradè conferma le dichiarazioni del collega.  E quei trenta e oltre milioni incassati dove vanno a finire? Forse per pagare Badelj, Kurtic e Ilicic? O forse verranno investiti a giugno prossimo? Premesso che il ricavo è al netto di quanto la Fiorentina ha pagato la restante metà del giocatore all'Udinese solo pochi mesi fa e che quindi non sono i 33 o 37 milioni di cui si parla. La cifra guadagnata non compensa in ogni caso la perdita tecnica. E diciamo che quanto incassato verrà investito nel prossimo mercato estivo (anche se sono certo che domani qualcosa arriverà a coprire la fascia). Ma ora la Fiorentina è in corsa su tre fronti. In campionato, nonostante i troppi passi falsi, la Viola è a 7 punti dal terzo posto. Sono tanti, ma non tantissimi tenendo conto che anche il Napoli non è esente da scivoloni improvvisi e le milanesi paiono fuori dai giochi. C'è la Coppetta Italietta in settimana e c'è il Tottenham in coppa UEFA. Valeva davvero la pena vendere uno dei giocatori migliori adesso?
Certo nessuna società italiana può trattenere un fuoriclasse contro la sua volontà e di fronte a offerte come quella presentata da Mourinho ai Viola. Ma cedere Cuadrado a gennaio rischia di bruciare una stagione, l'ennesima, mentre tutto è ancora in ballo.

Cibali

26 gennaio 2015

La madre di tutti gli errori


Matías Ariel Fernández Fernández: croce e delizia
Il pareggio fra Fiorentina e Roma conforta e sconforta al tempo stesso. Conforta la qualità di calcio espressa dalle due squadre, insolita per il nostro campionato. Sconforta un aspetto in particolare della Fiorentina, brava e poco cattiva ieri sera. La squadra di Montella ha giocato un primo tempo quasi perfetto, schiacciando la Roma nella sua metà campo e creando almeno sei palle gol nitide. Allora qual è il problema? Il problema è la rosa viola. Al 19' del secondo tempo Montella ha operato un cambio inevitabile: ha tolto Mati Fernandez, spesso decisivo in questo periodo ma fumoso ieri; Mati è un giocatore che non puoi tenere in campo a mezzo servizio. Se sta bene e corre può risultare efficace, altrimenti è un uomo regalato all'avversario e l'avversario di ieri era la Roma. Il problema è che il primo centrocampista abile e arruolato era Kurtic. Questo è il limite della viola e lo è sempre stato. La Fiorentina, negli anni, ha avuto autentiche eccellenze pallonare in rosa e non scomodiamo la storia per ricordarle, ma le è sempre mancata la completezza. Quando c'erano Batistuta, Toldo e Rui Costa c'erano anche Pusceddu, Firicano e Rossitto, quando c'erano Toni e Mutu c'erano anche Comotto e Brocchi. Insomma, dal 1956 in riva all'Arno non si vede una rosa davvero competitiva nella sua totalità. Ed è un peccato specialmente quest'anno perché stiamo assistendo a un campionato davvero modesto, in cui basterebbe un guizzo per occupare le prime posizioni.

Manuel Pasqual
Non si può rimproverare nulla alla squadra per la prestazione di ieri. Né si può criticare troppo Montella, che col materiale a disposizione ha fatto e continua a fare miracoli. Il tecnico campano è bravo, ma in alcune convinzioni è testardo e, secondo chi scrive, sbaglia. Sbaglia a insistere su Alonso. Lo spagnolo non ha talento e temo non crescerà mai. Certo l'alternativa è Pasqual, buon manovale del rettangolo di gioco, ottimo sinistro, ma modesto difensore e che comunque non salta mai l'uomo, ciò che per un esterno non è un limite da poco. Montella sbaglia anche su Cuadrado. Il colombiano (lo vedo già con la maglia del Chelsea) non è una seconda punta. Messo accanto, o peggio dietro, al centravanti, diventa prevedibile. O forse, più semplicemente, è un grande bluff e andrebbe dato a Mou senza troppo contrattare sul prezzo. In ogni caso ieri avrei messo Babacar (un po' indolente all'ingresso in campo) insieme a Gomez. Capitolo Gomez, appunto. Il tedesco pare si sia sbloccato.  Ho sempre detto che non è un fuoriclasse. È un ottimo centravanti, ma non risolverà mai le partite da solo. Può capitare, ma non sarà mai il Toni del primo anno prandelliano.
In definitiva il pareggio di ieri va preso come un buon risultato. Potevamo vincere, ma potevamo anche perdere (a tal proposito va riconosciuto che Tatarusanu si sta dimostrando affidabilissimo). Certo che se avessimo Pepito avremmo anche parecchi punti in più. Ma in ripa arni non si può pretendere di avere la squadra completa. Non funziona così adesso e non funzionerà così in futuro.


Cibali

7 gennaio 2015

Dilettanti allo sbaraglio. O forse no


Inizia male il 2015 della Fiorentina. Era dura perdere a Parma, contro la squadra più scarsa di un campionato già di per sé assai modesto. L'undici di Donadoni gioca su una distesa terrosa in cui la sporadica erbetta serve solo a mascherare i tuberi che si coltivano nell'umo sottostante. La Fiorentina vi si adatta alla perfezione e sfodera una prestazione che lascia sbalorditi per insulsaggine calcistica. Un convulso roteare attorno a se stessi senza mai trovare la verticalizzazione. Forse è meglio così perché quando, grazie a meccaniche celesti sfuggenti alla comprensione umana, la mossa riesce, ci pensa Gomez a passare il pallone al portiere avversario (quell'Antonio Mirante da Castellammare di Stabia oggi eroico custode della rete parmense). 

Dunque cosa sta succedendo alla Fiorentina? I Viola avevano messo insieme una buona serie di risultati utili in chiusura di 2014 ma, come già scritto in precedenza, la via per ottenere quei punti non ci era piaciuta affatto. Troppa confusione in campo, troppo poco gioco creato e soprattutto troppo scarsa la capacità di leggere i momenti della partita. L'Empoli, prima della sosta, aveva fatto suonare più di un campanello d'allarme, ma evidentemente nessuno se ne è preoccupato a sufficienza. Ed arriviamo a oggi. Prestazione inguardabile dicevamo. Nessuno pareva sapere cosa fare in campo e probabilmente il comunicato con cui la società annunciava, tra lacrime e dichiarazioni da cuore infranto, la volontà di Neto (mica Lev Yashin) di non rinnovare il contratto, ha fatto arrabbiare parecchio i giocatori e Montella. In effetti, più che del mercato invernale appena iniziato, la Fiorentina dovrebbe preoccuparsi di capire come funziona questa società. Leggendo sul sito ufficiale si vede che la Viola ha un presidente onorario che non è presidente (ADV), un presidente che è anche amministratore delegato (Cognigni), un altro amministratore delegato ma dell'area sportiva (Mencucci), un direttore generale e uno esecutivo (rispettivamente Rogg e Baiesi), un direttore sportivo e uno tecnico con quest'ultimo che è anche responsabile del settore giovanile (Pradè e Macia) e mi fermo qui. Insomma, l'organigramma della Fiorentina sembra quello dell'INPS. È ampio e ben strutturato, ma non si capisce chi decide cosa. Un uomo di calcio, uno che ha respirato l'olio canforato negli spogliatoi d'inverno, non avrebbe mai emesso un comunicato come quello pubblicato sulla vicenda Neto a pochi giorni da una partita così delicata per il cammino della Fiorentina in campionato. Un proprietario che tiene molto al fair play finanziario (e legittimamente), come ADV, non dovrebbe andare dai media a dire che è umanamente ferito dal rifiuto del portiere di rinnovare perché il calcio o è un affare di cuore o è un affare e basta. Nel primo caso, tiri fuori i soldi che servono per vincere, nel secondo no, ma non vai a sbandierare le delusioni amorose. E comunque se a un giocatore ci tieni, il rinnovo glielo proponi con largo anticipo, come è stato fatto con Borja Valero e Gonzalo Rodriguez. I casi Montolivo e Ljajic insegnano. E se il tecnico va in conferenza stampa prima della gara a dire che in questi mesi si è sentito un po' solo, allora c'è qualcosa che non va davvero dentro la pancia dell'Artemio Franchi.

Stadio Tardini di Parma. Mario Gomez si dispera dopo aver
sbagliato il rigore che poteva portare la Fiorentina al pareggio
Se vogliamo analizzare poi l'aspetto tecnico, ci accorgiamo che la situazione non è migliore. Anche oggi la Fiorentina ha giocato con una sola punta e Cuadrado a scorrazzare libero da una trequarti all'altra senza che nessuno capisse se era incaricato di fare la seconda punta (cosa che secondo il modestissimo parere di Cibali non potrà mai fare) o l'esterno che diventa interno e poi esterno ancora senza mai stare troppo esterno e senza mai entrare in area col pallone. Cuadrado serve se parte esterno e crea superiorità dalla trequarti in avanti. Altrimenti è un giocatore regalato all'avversario. A centrocampo ha giocato Kurtic. Perché? Perché imporre questo supplizio al tifoso viola? Aquilani sta male? Se sta male, perché nessuno ne sa nulla a Firenze? Se sta bene, come può essergli preferito Kurtic? Davanti Gomez è ormai diventato un caso da studiare. Il giocatore è un campione, ma per ora pare che la Fiorentina abbia acquistato il cugino goffo. Il centravanti infallibile salutato da ventimila tifosi nell'agosto infuocato del 2013 a Firenze non è mai arrivato. O forse si, ma il primo infortunio patito un anno e mezzo fa contro il Cagliari a Firenze l'ha cancellato. Domande che forse non avranno mai risposte. Così come risposte non ce ne saranno al perché Marin non gioca mai. Viene da squadre importanti, ha classe da vendere. Possibile che non trovi mai spazio? Né perché Richards non gioca mai: chi l'ha voluto? Viene dal City. Possibile non trovi spazio nella Fiorentina? Capitolo Badelj: è lento. Certo che è lento, ma chi l'ha visto giocare nell'Amburgo sa che le ganasce alle gambe non gliel'hanno mica messe a Firenze. Le aveva anche prima che gli venisse proposto il contratto. Il nervosismo mostrato oggi da Gonzalo e da Savic è francamente incomprensibile. Così come incomprensibile è aver fatto calciare il rigore a Gomez in un momento come quello che sta vivendo il tedesco.

Dopo l'errore è scattato lo psicodramma. Nel secondo tempo il tedesco non ha toccato palla. Non avrei fatto tirare il rigore a un ragazzo che vive un momento così delicato. Detto tutto questo, la Fiorentina a Parma doveva vincere anche con Cuadrado in porta e Gomez centrale di difesa.

Adesso il mercato è aperto. Pare che Ilicic vada a Torino. La Fiorentina ha un esubero in termini di calciatori che si aggira intorno alle 7/8 unità. Vedremo cosa faranno Pradè (in scadenza di contratto) e Macia (un giorno sì e l'altro pure accostato al Barcellona). Le sensazioni non sono buone. L'impressione è che in Fiorentina ci sia un po' di confusione. Solo la proprietà può fare chiarezza. Si attendono segnali perché quello che è accaduto in settimana sa molto di dilettantismo. O forse no.

Cibali

22 dicembre 2014

Non tutto il Mario vien per nuocere

Pareggiare in casa con l'Empoli è sostanzialmente una sconfitta per la Fiorentina. E lo è ancor di più per la Fiorentina dell'ultimo mese, mai sconfitta in campionato e rullo compressore in trasferta. Dopo la sconfitta in casa contro il Napoli la Viola non ha più perso. 11 punti, 11 gol fatti e 3 subiti. Degli 11 punti realizzati, ben 9 sono stati quelli fatti in trasferta, mentre in casa il bottino è magrissimo. Come mai negli ultimi campionati. La forza della Fiorentina è sempre stata l'Artemio Franchi, il fortino di Campo Marte. Quest'anno le cose sembrano ribaltate. La Viola in casa non vince più. Non perde, ma non riesce a imporsi. Che cosa sta succedendo? Difficile dirlo e comunque la perentorietà nel calcio è esercizio da stolti. Sembra tuttavia che la frenesia di vincere condizioni i giocatori di Montella.

Ieri la Fiorentina ha giocato molto bene per quasi un'ora e non era facile. L'Empoli è una squadra organizzatissima. Tutti sanno alla perfezione quello che devono fare e lo fanno assai bene. Sarà opportuno tenere d'occhio Sarri, se non si fa ingolosire dalle sirene della grande squadra già dall'anno prossimo, può diventare uno dei migliori allenatori italiani.

La Fiorentina è partita alla grande mettendo sotto l'avversario e creando molto. L'Empoli non si chiude, non lo fa mai. La Viola ha affrontato la gara con il modulo a lei più congeniale: tre centrali larghi e di ruolo (finalmente!), esterni alti con Pizzarro a dettare il ritmo, Borja Valero e Mati Fernandez a girare attorno al cerchio di centrocampo, il primo più basso, il secondo quasi trequartista, se il ruolo esistesse ancora. Cuadrado anarchico in appoggio a Gomez. L'Empoli ha ribattuto colpo su colpo, ma fin quando la Fiorentina è stata bene in campo, non c'è stata partita. Il primo tempo si è chiuso con il gran gol di Vargas, unico modo fin lì di sbloccare una partita che sembrava ferma sullo zero a zero.

Costato più di venti milioni e salutato da più di ventimila tifosi.
Firenze aspetta ancora il miglior Mario Gomez
Il secondo tempo si è aperto con dieci minuti di fuoco, in cui la Viola ha spinto per chiudere il discorso, ma la solita supponenza in fase realizzativa (soprattutto di Cuadrado) e un po' di sfortuna (il palo di Marione) hanno propiziato il più classico dei classici nel mondo pallonaro: gol sbagliato, gol subito. E infatti il buon Tonelli, abitué del colpo di testa su calcio d'angolo, ha beffato la zona difensiva viola e ha trafitto l'incolpevole Neto (sul cui rinnovo contrattuale mi esprimerò dopo il cappone natalizio, ma premetto che la colpa dell'incomprensibile stallo non è, secondo me, tutta del portiere brasiliano). 1-1 e palla al centro. È dopo il pareggio empolese che la Fiorentina ha mostrato tutti i suoi limiti. Ma non credo si debba eccedere in critiche. La partita di ieri è stata la dimostrazione che questo campionato è scadente come mai era accaduto prima. La Fiorentina c'è e ci sarà fino alla fine per il terzo posto, ma deve imparare a gestire i momenti della partita, cosa che le manca da sempre e che distingue le buone squadre da quelle vincenti. Mi concentrerei di più sull'organizzazione dell'Empoli e, mi ripeto, sulla preparazione di questo allenatore che viene da molto lontano ed è arrivato in serie A perfettamente consapevole della sua storia.

Intanto si aspetta il miglior Mario Gomez. Ieri il tedesco ha giocato una buona partita. Era sempre dove doveva essere e ha avuto molta sfortuna in almeno un paio di occasioni. Restano molte riserve sul suo modo di giocare il pallone coi piedi. Gomez non è mai stato un uomo squadra. È un finalizzatore, ma per finalizzare deve ricevere la palla davanti e non dietro. In quest'ottica ho visto Vargas dal primo minuto ieri e in un paio di occasioni si è capito anche il perché. Gomez è un patrimonio della Fiorentina e tornerà il centravanti prolifico che è sempre stato, magari senza un Cuadrado che gli ronza intorno, salta il primo uomo, ne cerca un altro, e la perde sistematicamente.

Cibali

25 novembre 2014

Gioacchino redivivo

La Fiorentina vince a Verona e cancella i (troppi a dire il vero) mugugni che si erano moltiplicati nelle ultime settimane attorno al gruppo allenato da Montella. Ancora una volta il Vincenzino campano ha sorpreso tutti adottando sì il modulo più congeniale a questa squadra, ma inserendo il desaparecido Joaquín Sanchez Rodriguez. Il torero di El Puerto Santa Maria ha disputato un buon primo tempo per poi calare inevitabilmente nella ripresa. Una mossa del tutto inaspettata, ma alla fine vincente.

Joaquín Sánchez Rodríguez, in arte Joaquín
Resto invece perplesso sul reale valore di Cuadrado. Il giocatore è forte, veloce e dotato di buoni piedi, ma non sono sicuro che abbia nel dna la capacità di gestirsi in partita, di capire i momenti della gara. È giovane e merita credito; ha tutto il tempo per acquisire le doti che segnano la differenza fra un buon giocatore e un campione. Per ora è un buon giocatore, solo il tempo ci dirà se diventerà un campione.

Tornando alla tattica abbiamo ripetuto spesso che la Fiorentina deve giocare con la difesa a tre e gli esterni vicini, con una punta vera e una finta, che sia Marin, o Babacar o Cuadrado poco importa. Importa che finalmente Gomez ha riacquisto l'apparenza di un giocatore di calcio che ha segnato in carriera in quasi tutte le porte del pianeta e sia la condizione sia i movimenti visti a Verona lasciano ben sperare per il futuro. La riserva destata dalla formazione di domenica resta però insistente a ronzare per la testa: perché Joaquín? Perché un altro esperimento a fronte di un esterno vero (Cuadrado) e una punta giovane che potrebbe tranquillamente affiancare Gomez? Forse Montella non ha davvero scelta e i molti impegni lo costringono a provare soluzioni diverse per situazioni diverse. Dopodomani si gioca in Francia, sul campo del Guincamp, non proprio una trasferta irresistibile. Allora sì che il tecnico viola potrà sperimentare. Sarà l'occasione per vedere Marin. Credo sia potenzialmente un fenomeno. Vedremo.

Intanto godiamoci un talento vero, straordinario calciatore destinato all'olimpo di questo sport. Paulo Dybala da Laguna Larga, classe 1993. Raramente ho visto un giocatore così maturo a 21 anni. Godiamocelo prima che il denaro degli sceicchi ce lo porti via.

Cibali

10 novembre 2014

Ridimensionati

È possibile che una squadra costruita due anni fa sia già arrivata al suo naturale esaurimento? È possibile che una squadra diverta e vinca per due anni per poi sgonfiarsi come un palloncino alla festa del grillo delle Cascine? È possibile che un allenatore arrivato a Firenze fra curiosità ed entusiasmo faccia giocare la squadra meglio del Barcelona guardiolano per un anno e mezzo, azzecchi tutte le mosse tattiche, porti alla resurrezione rottami dati per strafiniti, rianimi giocatorelli solo pochi mesi prima presi a schiaffi dall'allenatore energumeno, per sbagliare sistematicamente tutte le formazioni iniziali 11 volte su 11 e rimediare quando non c'è più nulla da rimediare? Evidentemente a Firenze tutto questo è possibile.

Daniele Pradè ed Eduardo Macia nei giorni di sereno (non variabile)
Due anni fa Montella era stato chiamato alla corte dei Della Valle come colui che avrebbe portato in città il bel gioco, dopo due anni di depressione tecnico-tattica. E il Vincenzino campano c'era riuscito alla grande, complice la storica intesa col DS, Daniele Pradè, anche lui preso perché grande conoscitore di calcio e "squalo" dell'Ata Hotel. Dietro ai due si muoveva, e pare ancora si muova, il fido Eduardo Macia, uno che gira con un database di oltre un milione di calciatori e che al momento giusto vi infila le manone per pescare il fenomeno reietto, il colpo a effetto, quello che nessuno cerca e che si rivelerà il demiurgo delle magnifiche sorti e progressive in riva all'Arno. Quell'intesa aveva funzionato alla grande per una stagione e mezzo. Poi è successo qualcosa. Montella va in tv a dire che per vincere bisogna investire (come dargli torto?), ma i Della Valle avevano appena preso Mario Gomez, un killer che gli era costato un sacco di soldi. Pradè resta in bilico fra un rinnovo contrattuale che non arriva e mille pretendenti pronte a prenderselo alla prima occasione unica. Macia "ha un contratto a tempo indeterminato", diceva il plenipotenziario gigliesco Cognigni. Già Cognigni...

Il tifoso viola, come tutti i tifosi più o meno, usa la squadra come veicolo per sfogare frustrazioni e rabbie che col calcio e la squadra medesima c'entrano pochissimo. Ieri sui siti che permettono ai tifosi di commentare era un profluvio di insulti, schiumate rabbiose contro l'allenatore che non ci capisce più nulla. Anche la Gazzetta, glorioso vangelo dello sportivo italico, oggi apriva con "La Fiorentina è cotta" e continuava, su questo tono, affermando che Montella non ci capisce più niente. Ma allora qual è il problema della Fiorentina? Qual è il male oscuro di questa squadra che fino a otto mesi fa era la più cool d'Italia e ora sembra diventata più deprimente della pioggia novembrina?

Francamente non lo so e quelli che parlano di fine ciclo dovrebbero spiegare meglio il concetto. Cibali era stato il primo a parlare di fine del ciclo proprio dalla sua Ripa Arni. Ma la fine di un ciclo non significa la fine dell'esperienza di un tecnico su una panchina. In altre parole l'eventuale (e assai possibile a questo punto) allontanamento di Montella sarebbe un errore clamoroso. Se non hai gli introiti della Juventus devi inventarti qualcosa di alternativo, altrimenti sei condannato alla mediocrità pallonara del più mediocre campionato europeo dopo quello olandese. E l'alternativa è, a mio modesterrimo parere, la continuità. Ripeto la domanda che da mesi aleggia nella mia testa: perché si è rinnovato il contratto a Pradè per un solo anno? Con quale spirito il DS farà il mercato di gennaio? E chi farà quello estivo prossimo? E Macia, che ha un contratto a tempo indeterminato, resta o no? E chi sarà l'allenatore del prossimo augusto "progetto". Pradè è stato de facto esautorato, ma deve venire ogni domenica in tv a spiegare le ragioni dell'ennesima sconfitta. Montella ha un contratto più lungo, ma la società non dice una parola per proteggerlo, per ammettere che se non metti quattrini sul tavolo e fai il mercato all'ultima giornata, non puoi scaricare ogni responsabilità sul tecnico che, è vero, sta commettendo molti errori in questo campionato. Ma siamo sicuri che non siano frutto di una confusione societaria in cui la proprietà non si vede mai?

Non so quale sia la cura per questo male oscuro che ha tolto tutte le certezze alla squadra e al suo allenatore, ma forse ammetterne i sintomi sarebbe già un passo avanti. Se i Della Valle non possono occuparsi in prima persona della Fiorentina, diano questa incombenza a un uomo di calcio e non a un ragioniere. Se non credono più in Pradè, non dovevano rinnovargli il contratto per un anno, ma prendere a bordo un nuovo DS (chi?). Se pensano che Montella sia in confusione, lo proteggano. Se amano la Fiorentina, le impediscano di farsi del male. È successo troppe volte in passato, in ripa Arni.

Cibali

3 novembre 2014

Mesti aggiornamenti in ripa Arni

Ho appena finito di scrivere della partita di ieri. Ho appena auspicato un impiego più regolare di Bernardeschi e apprendo ora che il giovane talento viola si è infortunato molto gravemente. Questo il comunicato della società viola: "ACF Fiorentina comunica che l’atleta Federico Bernardeschi, nel corso dell’allenamento odierno, in occasione di uno scontro di gioco, ha riportato una frattura scomposta al malleolo esterno, come evidenziato dagli accertamenti diagnostici. L’atleta nella giornata di domani sarà sottoposto ad intervento chirurgico di stabilizzazione e sintesi". In altre parole ci vediamo nel 2015. È patetico tirare in ballo la malasorte, ma comincio a diffidare di chi non è superstizioso.

Un affranto Cibali