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23 novembre 2015

Col senno di poi

In ripa Arni

Ieri sera Paulo Sousa si è presentato in sala stampa scuro in volto e decisamente meno filosofico del solito. Il pareggio con l'Empoli gli ha lasciato l'amaro in bocca. E ha ragione. Se la Fiorentina avesse perso la gara casalinga contro i cugini allora altro che scudetto. Avrebbe dovuto salutare anche le ambizioni da terzo posto. Perché quelle sono le partite che decidono una stagione, quelle sono le partite che le grandi squadre vincono sempre. 

L'Empoli è entrato in campo come chi sta per giocarsi la partita della vita, quella che conta più delle altre. Ha impostato la gara sulla corsa, sul pressing. I giocatori di Giampaolo erano un moto perpetuo, ma mai confusionario. Sapevano perfettamente cosa fare in ogni zona del campo. E questo perché l'Empoli è una piccola grande squadra, non è il Frosinone né il Carpi, le quali sono entrambe belle realtà del nostro movimento calcistico, ma hanno centrato la massima serie come chi si è guadagnato un viaggio in prima classe e aspetta solo di tornare a comprarsi il biglietto di seconda. Glielo auguro di cuore, ma non credo che si salveranno. L'Empoli è una società organizzata che fa capolino in serie A regolarmente. Rappresenta una piccola realtà urbana, ma calcisticamente è molto di più. Per queste ragioni, insieme alla preparazione di un tecnico sempre con la schiena dritta come Giampaolo,  la Fiorentina e Paulo Sousa avrebbero dovuto affrontare diversamente la partita di ieri. La Fiorentina non ha due squadre da scudetto, ma nemmeno una e mezzo. Se giocano i titolari allora i viola possono vincere contro chiunque quest'anno, altrimenti si fa dura. E si fa dura in tutti i reparti.

La difesa è quello più collaudato. Tomovic può sostituire Roncaglia senza che la solidità difensiva ne risenta troppo a patto che dietro si giochi a tre e che su quella fascia, la destra, ci sia un esterno vero, non Rebic. Il povero ragazzotto croato ce la mette tutta per compiacere il mister, ma è una seconda punta e basta, non ha le caratteristiche per giocare in quel ruolo. Sousa non è uno sprovveduto e credo lo schieri da quella parte, sottoponendolo a uno stress fisico imponente, consapevolmente, per farlo crescere. È lo stesso motivo per cui schiera a sinistra Bernardeschi il quale è un trequartista puro. Sono ragazzi giovani e devono maturare per diventare campioni. Ma se Bernardeschi ha la struttura fisica (e un talento nettamente superiore a Rebic) per coprire anche un ruolo non suo, il croato non può farcela e gli esperimenti condotti fin qui da Sousa lo dimostrano. A centrocampo Mati Fernandez e Mario Suarez non riescono a dare il contributo che da loro ci si aspetta. Tutti dicono che il cileno sia potenzialmente fenomenale, ma non è più tempo per le potenzialità. La Fiorentina, complice un calendario favorevole, si trova a lottare per le primissime posizioni. Non si può azzardare più niente a questo punto della stagione. Fernandez non incide, trotta, gira su se stesso, porta palla per dieci metri e arretra di quindici, non azzecca una verticalizzazione, non tira in porta e quando ci prova la palla finisce oltre le curve. Può fare il tredicesimo quando le partite si mettono bene, niente di più. Suarez è un enigma. Solo lo scorso anno giocava nella squadra vice campione d'Europa e campione di Spagna. Non era un titolare inamovibile per Simeone, ma non si può pensare che sia un bluff. Forse non ha assimilato i movimenti della squadra o forse non ha nella sua struttura il tipo di gioco tutto pressing e verticalizzazioni di Sousa. Il fatto è che anche lui, a questo punto della stagione e con questa classifica è un lusso che la Fiorentina non può permettersi. A questo punto della stagione Badelj deve giocare sempre. Accanto a Vecino e con Borja Valero più avanzato, rappresenta il metronomo della Viola. Solo per questo non si è ancora sentita la mancanza di Pizzarro.

Kalinic torna a centrocampo, pallone sotto braccio,
dopo aver segnato il gol del definitivo 2-2 contro l'Empoli
Capitolo attacco: la Viola non può non far giocare sempre Kalinic.  È in stato di grazia. Segna sempre e se non segna fa segnare. Apre spazi, si muove costantemente, ha fisico e ora ha iniziato anche a centrare la porta con regolarità.  È l'Higuain della Fiorentina e deve essere sempre in campo. Babacar è, purtroppo, un'altra scommessa persa. Il giovane attaccante viola ha talento e fisico, ma non ha movimenti ed è caratterialmente inadatto a questa squadra. Se il pallone gli capita fra i piedi sa tirare, può saltare un uomo, centra la porta anche da lontano, ma non è questo ciò di cui la Fiorentina di Sousa ha bisogno. Non rientra, non pressa, non si muove senza palla. È perennemente svagato. Sarebbe un ottimo attaccante per le partitelle in piazza delle scuole nelle calde giornate d'estate fra amici. In serie A serve altro e se a questo punto non lo ha capito, è meglio lasciarlo riposare, soprattutto mentalmente, così da poterlo utilizzare quando, nei pantani invernali, servirà l'ariete per i complicati finali di partita che, certamente, verranno. Altra storia è Pepito Rossi. Siamo sicuri che il ragazzo non abbia bisogno di giocare di più? Ma su questo ci fidiamo di Sousa che lo vede tutti i giorni e sa, meglio di noi, quanto sia importante averlo al massimo.

In definitiva la gara di ieri ha palesato quanto sia rischioso adottare un turnover così spinto in una squadra che non ha la rosa per poterlo fare o almeno non ce l'ha per poterlo fare sempre indipendentemente dall'avversario. Altre volte è andata bene, ma si giocava contro squadre più deboli e meno organizzate. Ma queste sono le considerazioni fatte col senno di poi. Sousa fin qui ha sbagliato pochissimo. Si è guadagnato un credito notevole ed è giusto così. D'ora in avanti però bisogna tenersi aggrappati a questa classifica coi denti. Consapevoli di non essere la squadra più forte.
Ora sotto con il Basilea. Serve ripartire subito, ma stavolta dal primo minuto e senza più esperimenti.


Cibali

19 ottobre 2015

Vedi Napoli e poi... nasci

In Ripa Arni

"Vedi Napoli e poi muori" recita un modo di dire che celebra, assai giustamente, una delle città più belle e complicate d'Italia. Per chi, come il sottoscritto, ha indelebilmente legata la propria gestazione calcistica (da tifoso, s'intende) a quella città e al suo profeta per eccellenza: Maradona, Napoli-Fiorentina non è mai una partita come le altre. Per molti miei co-tifosi la gara dell'anno, quella su cui puntare ogni energia psico-fisica, ogni fisima esaltatoria, su cui scaricare ogni frustrazione extra-calcistica è la gara contro la Juventus. Non posso dire, in tutta onestà, che quella partita sia per me "normale". Non lo è e non lo sarà mai, ma la vera partita che rappresenta il mio amore per il calcio e per la Fiorentina è quella contro i Partenopei. Il marchio indelebile dell'immortale lirica pallonistica sull'anima contro la radice più profonda del tifo. L'innamoramento per il Dieguito de la gente contro l'ancestrale senso di appartenenza cittadino, il credo residuale dell'ultimo rito collettivo cui tutti, più o meno, apparteniamo. Mi sono avvicinato a questa partita come chi è orfano delle schiene su cui era marchiato a sangue il numero 10. D'altra parte se mancano sia Maradona sia Baggio, che Napoli-Fiorentina è? Alla fine è stata una bella partita, arbitrata bene dal livornese Banti e giocata anche meglio dai due allenatori, entrambi più bravi della media di chi siede sulle panchine della serie A.

La Fiorentina si è avvicinata a questa partita con la serenità di chi è lassù a dispetto dei santi. Nessuno chiedeva ai ragazzi di Sousa, a inizio stagione, di vincere lo scudetto. La prima posizione, meritatissima, è un regalo che i Viola hanno fatto a se stessi e alla città. Basta così. Se dura bene, altrimenti andrà bene lo stesso. Gli investimenti del Napoli invece sono stati ben altri e ben altre sono, di conseguenza, le aspettative della sua gente e della sua società. Insomma, la pressione ieri era tutta sugli uomini di Sarri. Nel primo tempo lo si è visto anche troppo bene. Fiorentina sontuosa, magnifica nel far girare palla: "la Fiorentina è la squadra più forte del campionato a ritmi bassi", ha commentato Sarri a fine gara. E ha perfettamente ragione. I Viola hanno fatto per 45' la partita che volevano al cospetto di un Napoli sorpreso e impaurito. Geniale la mossa di Sousa di schierare Bernardeschi, quando il Napoli si aspettava chiaramente Ilicic dietro a Kalinic, lasciando spazio di manovra a Valero che prendeva palla davanti alla difesa e la portava nell'area avversaria col filtro di Vecino (sempre più una certezza) e Badelj (vero simbolo dei ritmi bassi di cui sopra). 

Lorenzo Insigne esulta dopo lo splendido gol
con cui porta in vantaggio il Napoli
Nella ripresa appare, risorto, il Lorenzo infortunato della Nazionale. Splendido il movimento a uccellare un disorientato Tomovic e altrettanto bella la conclusione di interno destro con cui ha superato Tatarusanu. Ma la Fiorentina non ci sta e, in casa di una vera candidata allo scudetto, riprende a fare la partita. Entra Ilicic e mette un pallone al bacio per il "quasi" miglior centravanti della serie A, Kalinic, il quale di esterno destro prende in controtempo Reina e segna un gol favoloso. 


Nikola Kalinic guarda al cielo dopo aver pareggiato
i conti con uno splendido gol
Peccato che Ilicic si faccia ingenuamente rubare palla dal miglior centravanti della serie A (lui si che lo è), Higuain, il quale scambia con Mertens e in corsa brucia Tatarusanu: 2-1. La Viola non accetta la sconfitta e si butta all'assedio della difesa napoletana,  la quale regge bene e porta a casa la vittoria. Le vittorie sono sempre meritate così come lo sono, evidentemente, le sconfitte. Ma ci sono vittorie e vittorie, quindi ci sono sconfitte e sconfitte. Quella di ieri è una sconfitta nata da errori individuali pesanti: il mancato movimento, quelli bravi direbbero diagonale, di Tomovic a inseguire Insigne e l'errato controllo in mezzo al campo di Ilicic. Capita. E se capita su un campo come quello di Napoli, dopo una partita giocata sempre alla pari, allora va bene.

El Pipita Higuain esulta: ha messo il sigillo finale sulla vittoria


La Fiorentina non deve vincere lo scudetto e non lo vincerà. Ma farà un campionato di vertice. Tutti, da ieri, hanno capito che per battere questa squadra dovranno giocare al massimo e non sbagliare niente. A volte, dopo aver visto Napoli, si nasce.

Cibali

28 settembre 2015

Ancien régime

In Ripa Arni


Dicono gli storici che la Rivoluzione Francese abbia posto fine all'Ancien régime, ovvero un sistema di potere basato sul privilegio di pochi (l'aristocrazia) a danno di moltissimi (il popolo) e abbia dato origine al secolo della borghesia. Guardando il post partita, ieri sera, si è avuta la sensazione che nel calcio italiano, e non solo italiano immagino, l'Ancien régime non sia finito e che stiamo tutti aspettando l'alba di una nuova era in cui il privilegio ereditato e non guadagnato lasci finalmente il posto al merito e un sistema di riconoscimenti che si basi su di esso.

Si era giunti alla partita fra Inter e Fiorentina nella generale ignoranza dei meriti viola e nell'esaltazione della squadra milanese (squadra bruttina ma solida, investimenti pesanti, grande acume tattico di Mancini ecc.). Dopo la sonora vittoria della Fiorentina a San Siro i commenti sono stati più o meno dello stesso tono: perché Mancini ha schierato la difesa a tre? Si, ma la Fiorentina ha vinto per degli episodi. Ora, premesso che solo i deboli di mente possono considerare gli episodi come elementi esterni al fenomeno sportivo (i passaggi sbagliati e i falli stupidi li fanno i calciatori mica delle entità soprannaturali piovute sul campo di calcio da Plutone), mi pare evidente che ci sia qualcosa di sporco, appiccicoso e poco bello dietro a questo atteggiamento; una sorta di pregiudizio costruito sul privilegio non meritato appunto. Intendiamoci, la storia dell'Inter è un merito indiscutibile, ma nello sport, se vogliamo che ci sia competizione vera, il passato che conta deve essere, in concreto (denaro dalle tv per intenderci), quello prossimo e non quello remoto. Conta quanto hai fatto sul campo la stagione precedente, non dieci anni prima. Altrimenti il copione si ripete sempre uguale a se stesso. Ieri sera, tutte le trasmissioni sportive si sono affannate a giustificare l'imbarcata subita dall'Inter senza quasi evidenziare che la Fiorentina, dal primo all'ultimo minuto, ha dominato la partita. Ha corso di più, ha mostrato di avere le idee chiare in ogni movimento, ha coperto magistralmente ogni centimetro del campo e non ha lasciato mai la palla all'avversario. Il rigore causato da Handanovic (questo il suo unico errore nella partita a nostro avviso, perché il tiro di Ilicic girava come se lo sloveno avesse calciato con un Super Tele) è certamente un episodio, ma cos'è una manifestazione sportiva se non un insieme di episodi? Un gol in rovesciata, un'azione veloce e perfetta, un autogol ecc. non sono forse episodi? Ieri si è giunti al grottesco accampando anche l'espulsione di Miranda e la conseguente superiorità numerica viola per fornire attenuanti ai nerazzurri senza nemmeno sussurrare che tale "episodio" si è verificato sullo 0-3!

Nikola Kalinic esulta dopo il terzo gol segnato all'Inter
Infine la designazione di Damato. L'arbitro pugliese ha fatto il suo lavoro egregiamente e gliene rendiamo merito, ma era davvero inevitabile designarlo per questa partita?

Veniamo dunque all'evento sportivo e alle vere ragioni, secondo Cibali, del trionfo viola e della brutta sconfitta interista. Fra Inter e Fiorentina non c'è la distanza vista ieri sera, tuttavia una differenza sostanziale fra le due squadre resta: la Fiorentina, che farà fatica a confermarsi fra le prime quattro ahimè, è una squadra. C'è un allenatore bravo e sicuro di sé che ha contagiato l'ambiente e ha costruito un gruppo meno dotato tecnicamente rispetto all'anno scorso, ma compatto e con le idee tremendamente chiare in campo. Questa struttura è evidente sin dall'inizio del campionato. L'Inter, per ora, è un album di figurine. Bellino, ma statico e senza idee. Ieri sera è questo che ha fatto la differenza, non "gli episodi". Mancini è, insieme a Mihajlovic, l'allenatore più sopravvalutato del calcio europeo. La Milano sportiva se ne accorgerà a sue spese. Mettere Perisic sulla fascia destra sperando che possa correre più di Alonso è follia calcistica. Giocare con la difesa a tre più Medel davanti a fare filtro è una resa prima ancora di cominciare, soprattutto se sai che l'avversario giocherà con due centrocampisti centrali più un trequartista, Borja Valero, che corre come Gelindo Bordin dall'inizio alla fine. La Fiorentina ha tagliato in due l'Inter. Le ha tolto il centrocampo. Icardi e Palacio, al ventesimo del primo tempo, erano già sull'orlo di una crisi di nervi. Handanovic, indicato da tutti come il vero responsabile della debacle, ha commesso un solo errore, come dicevamo: il fallo su Kalinic che è costato il rigore con cui la Viola è passata in vantaggio. Sul tiro di Ilicic non poteva fare altro ed è stato anche sfortunato. Il tre a zero è un inno al calcio globale, altro che "episodi", e se Alonso ridicolizza Perisic la colpa non è né di Perisic né del caso, ma di ha messo Perisic a fare il terzino su quella fascia. Stendiamo un velo pietoso sulla scelta di opporre Telles a Kouba sulla fascia opposta. Su Kalinic ci sarebbe molto da dire. Sembra l'ennesima magia di Daniele Pradè, o forse di Paulo Sousa, che sembra colui che l'ha chiesto a gran voce. In ogni caso si tratta di un giocatore formidabile, perfetto per il gioco di Sousa e per far innamorare la gente di Firenze.

Insomma, oggi godono i tifosi viola, come il sottoscritto e ne hanno tutto il diritto, ma non facciamoci illusioni. Non è questa la posizione che compete alla Fiorentina. Personalmente sono molto ottimista su questo campionato a patto di restare uniti e fare quadrato attorno al gruppo nei momenti difficili, che arriveranno. Ci sono squadre decisamente più forti, sulla carta, della Fiorentina e l'Inter è fra queste. La Fiorentina può fare un gran campionato, ma difficilmente arriverà fra la prime tre. Almeno finché non finirà l'Ancien régime.

Cibali

9 giugno 2015

Esoneràti!

In ripa Arni

Ci ho messo parecchio per metabolizzare l'incredibile finale di stagione della Fiorentina. E credo di non essere l'unico all'ombra di Palazzo Vecchio. Il comunicato emesso dalla Fiorentina ieri sera è solo l'ultimo atto, patetico, di una situazione grottesca che non è nuova in casa viola [vedi]. L'esonero di Vincenzo Montella fa male, molto male. Fa male in senso assoluto e fa male per come è maturato. Fa male perché non è il primo episodio di questo tipo (l'esonero di Prandelli gli somiglia parecchio per modalità e tempistica) e fa male perché fa fuori il tecnico italiano a mio parere potenzialmente più forte dei prossimi vent'anni.

Vincenzo Montella con la giacca della Fiorentina.
Non lo vedremo più così.
Il calcio, si sa, è al tempo stesso la conferma e la contraddizione di ogni legge naturale. L'evento sportivo è ontologicamente un assoluto. La propria squadra del cuore è un relativo. Per il tifoso l'ordine è contrario. Il tifoso viola, in particolare, spesso dimentica da dove viene la propria squadra, quale posto occupa nella gerarchia finanziario-pallonara di questi tempi e soprattutto qual è il suo pedigree. Purtroppo il tifoso dimentica che la città non è la stessa cosa della squadra che la rappresenta. La Fiorentina è la squadra di Firenze. Firenze ha un grande passato e un presente che progressivamente la sta sempre più schiacciando su una musealizzazione sterile e respingente per chi deve viverci. La Fiorentina non ha nemmeno un grande passato. I trofei nella bacheca di viale Manfredo Fanti sono pochini e quelli davvero prestigiosi sono solo tre: due scudetti e una coppa delle coppe. L'ultimo dei tre, lo scudetto del 1969, risale ai tempi in cui Breznev era segretario del PCUS, Nixon non si era ancora insediato alla Casa Bianca e il presidente della Repubblica Italiana era Giuseppe Saragat. Mio padre si era appena comprato la sua prima fiammante Cinquecento.

Le valutazioni sulla stagione della Fiorentina devono partire da qui e dopo, solo dopo, dalle considerazioni tecniche. Altrimenti il PSG e il Manchester City vincerebbero scudetti e Champions League ogni anno. Di fatto la seconda non la vincono mai. In ogni caso, se si eccettua l'inopportuna contestazione durante il secondo tempo del ritorno contro il Siviglia, non si può biasimare troppo il pubblico di Firenze, unico a riempire quasi sempre uno stadio vecchio e scomodo. Voto per il pubblico viola: 7.

La stagione della Fiorentina è stata molto buona. Poteva essere migliore? Forse, ma è stata decisamente buona. Con investimenti minori, bacino d'utenza inferiore e città più piccola, la Fiorentina ha superato, per il terzo anno consecutivo, Milano (il piazzamento Champions del Milan al primo anno di Montella in viola non lo voglio nemmeno considerare), per due volte ha superato Roma, entrambe il primo anno e sponda Lazio il secondo e quest'anno ha superato pure Napoli. Un miracolo sportivo. Da attribuire certamente a una società che ha costruito una buona squadra, ma soprattutto a un tecnico preparatissimo, meticoloso e moderno. Certo Montella sembra essere anche presuntuoso, ma chi è senza peccato ecc.

Scrivevo che il ciclo Montella a Firenze era finito dopo la sconfitta casalinga contro il Verona. Speravo di essere smentito dai fatti, ma avevo ragione e non ho avuto bisogno di aspettare il rovescio (in gran parte immeritato) sivigliano per capire che le cose fra l'allenatore e la proprietà si stavano mettendo male. Montella si merita comunque un 8 per come ha gestito la rosa a disposizione fino a un mese dalla fine della stagione. Merita 6 per come ha gestito l'ultimo mese. Merita 7 per come ha gestito la comunicazione in merito allo scontro con la società. La palla era finita da una settimana nella metà campo dei Della Valle i quali lo hanno esonerato. Ora tocca a loro dimostrare che Montella aveva torto e che non è in atto un processo di ridimensionamento tecnico (ho molti dubbi, ma vedremo che mercato faranno).

Montella ha forse preteso che la clausula rescissoria presente sul suo contratto fosse eliminata, per continuare in viola, almeno questo dice il comunicato col quale la Fiorentina lo ha esonerato. I Della Valle non hanno mandato giù le ripetute dichiarazioni del tecnico su investimenti e progetto. Alla fine la decisione dell'esonero è piovuta sulla Firenze sportiva come un macigno. È la sconfitta di tutti, nessuno escluso. La decisione doveva essere presa prima e in privato. La società dimostra ancora una volta di non essere pronta per entrare nel libro d'oro della nobiltà calcistica europea. Forse non ci vogliono entrare. Forse gli basta stare ai margini delle prime per ottenere il piazzamento europeo, tranquillizzare la piazza e non rimetterci mai. E figuriamoci se questa è una filosofia biasimevole. Ognuno coi suoi soldi può fare ciò che vuole. Ma il calcio sovverte le leggi di natura. Il calcio è amore, sogni, passione. Con queste, con i sogni, l'amore, la passione dei tifosi, non puoi fare ciò che vuoi. È tempo che la proprietà della Fiorentina lo capisca. È tempo che i Della Valle parlino chiaro a Firenze, perché Firenze è stanca, non già di non vincere, ma di essere illusa. Voto alla società: 2. I due punti sono per non aver ancora licenziato Daniele Pradè. L'ingaggio di tal Pedro Pereira da Braga è l'ennesima provocazione. O forse davvero in società avevano bisogno di uno per vendere i circa 15 giocatori in esubero. Anche questo lo sapremo presto.

La squadra merita un voto altissimo. Ce l'hanno messa tutta per arrivare in fondo alle tre competizioni. Hanno sfiorato due finali e sono arrivati quarti in campionato. Niente male. Meritano un bel 9 e io glielo do volentieri.

Ora non ci resta che vedere di quali panni si vestirà la nuova Fiorentina. Chi sarà il prossimo allenatore (i nomi che girano sono da film horror) e quali investimenti faranno i dieci cervelli che gestiscono il settore sportivo della Fiorentina. Una cosa è certa, se la prima squadra sarà affidata a uno fra Paulo Sousa, Ventura e Donadoni, allora sarà la dimostrazione che aveva ragione Montella. Uno che la faccia ce l'ha sempre messa, uno che ci ha fatto divertire per tre anni. Ha fatto più punti di tutti gli allenatori "non vincenti" che si sono avvicendati sulla panchina viola. Ha rivitalizzato dei cadaveri travestiti da giocatori e ha convinto campioni a vestire la maglia viola. Per questo e per molto altro sento di dover ringraziare Vincenzo Montella augurandogli ogni fortuna e grandi successi. Ma li otterrà, magari all'ombra di quel Vesuvio che tanto ama e magari già dalla prossima stagione. In  tal caso, però, avranno avuto ragione i Della Valle.

Cibali

1 maggio 2015

Continuità

In ripa Arni

È una Fiorentina strana quella delle ultime settimane. La squadra di Montella, dopo 18 risultati utili consecutivi fra campionato e coppe, è naufragata contro la corazzata a strisce bianconere nella semifinale di Coppa Italia perdendo per 3-0 al Franchi. Da allora la Fiorentina pare aver perso ogni sicurezza. Unica eccezione l'Europa League dove i Viola non hanno sbagliato un colpo e sono arrivati, con pieno merito, a giocarsi la semifinale contro il Siviglia detentore del trofeo. Sarà una partita bellissima, difficile e decisiva. Strano davvero il calcio. Se la Fiorentina vincerà la doppia sfida guadagnandosi l'accesso alla finale di Varsavia, la stagione sarà trionfale e tutto il lavoro svolto da Montella e dal gruppo fin qui sarà fieno in cascina per la prossima stagione. Questo indipendentemente dalla vittoria del trofeo. Se invece la Viola dovesse uscire contro gli spagnoli, la stagione sarà stata assai negativa, quasi disastrosa. D'altra parte nel calcio i risultati sono tutto.

Contro la Juventus la Fiorentina non meritava di perdere, almeno per la qualità e l'intensità del gioco espresso nei novanta minuti. Ma le distrazioni difensive manifestate davanti a Tevez e compagni lasciano di stucco e sembrano un marchio di fabbrica di questa squadra quando non ha il pallino del gioco. L'impotenza offensiva dell'undici viola produce solo graffi senza mai penetrare le difese avversarie, senza mai essere pericolosa davvero.

Le distrazioni difensive sono preoccupanti perché sembrano il segno di un gruppo che non si muove più coeso e compatto in verticale. Basta un lancio per mandare in tilt i pur bravi centrali di Montella. Una fragilità disarmante che arriva dritta al tifoso trasmettendo un senso di panico ogni volta che l'avversario porta la palla nella metà campo viola.

L'attacco soffre del mal di Mario. Gomez è stato acquistato per finalizzare l'enorme mole di gioco espressa dalla Fiorentina di Montella. Non è mai stato un fenomeno, non fa reparto da sé. La sua stazza inganna. Gomez è sempre stato un rapace, ora sembra un un piccione. Ma il problema credo sia alla radice dell'oneroso acquisto. I tifosi si aspettavano un uomo capace di inventarsi i gol da solo, un po' come faceva Batistuta. Ma Gomez non è e non sarà mai quel tipo di attaccante. E lui soffre di questa impotenza. Certo vederlo vagare nell'area avversaria ingessato, goffo, è incomprensibile. Avrebbe bisogno della miglior Fiorentina e degli esterni più continui del campionato capaci di portare palla in area, ma la Fiorentina di adesso non è quella Fiorentina. Purtroppo, nel momento in cui il tedesco poteva incastonarsi nel sistema di gioco viola, si infortunò (15 settembre 2013, Fiorentina-Cagliari) e il talento di Giuseppe Rossi aveva mascherato la gravità della perdita fino allo sciagurato intervento di Rinaudo in Fiorentina-Livorno. Pazienza. La prossima stagione sarebbe forse il caso di puntare tutto su Babacar e affiancare al talento senegalese un vecchio mestierante (Pellissier? Dennis?).

La scelta di acquistare Diamanti e Gilardino ha poi confermato quello che scriviamo da sempre: esiste in Fiorentina un evidente scollamento fra il reparto tecnico e quello amministrativo. Non posso credere che Montella abbia chiesto alla società due calciatori che, indipendentemente dalle qualità, non potevano avere una condizione adeguata alla massima serie del campionato italiano.

I risultati negativi producono processi svelti. In particolare a Firenze, dove si vive il calcio così come si vive tutto, dividendoci e cercando un pretesto per dissentire anche laddove non ce n'è motivo. Ora si attacca Montella indicandolo come massimo responsabile dei risultati negativi di queste ultime settimane. Montella ha commesso degli errori e ci mancherebbe altro. Le sconfitte casalinghe contro Verona e Cagliari gridano ancora vendetta. Ma è e resta uno degli allenatori tecnicamente più preparati della serie A, forse d'Europa. È giovane e deve poter sbagliare. In due partite si è bruciato molta della stima che la piazza gli aveva riconosciuto. Ma, come abbiamo già scritto, può ripartire da Firenze e secondo chi scrive, deve ripartire da Firenze. La Fiorentina non è una squadra vincente, o meglio non è una società vincente, ma è solida. La Fiorentina dei Della Valle non fallirà mai e garantirà alla città dignità sportiva sempre. Ma trofei ne arriveranno pochi e a condizione che si faccia lo stadio (ma su questo punto siamo assai pessimisti e ci riserviamo di dedicare un'analisi dettagliata all'argomento in un futuro prossimo). D'altra parte se l'ultimo scudetto in riva all'Arno è datato 1969 un motivo ci sarà e indicare in questa proprietà il colpevole non ha alcun senso.

Questa è la dimensione della Fiorentina e Montella è il più bravo per ottenere il massimo da un gruppo il cui valore è buono, ma non eccelso. Se la società punterà ancora su Montella dimostrando di credere nel valore della continuità, allora sarà possibile fare un ulteriore passo in avanti. In caso contrario si dovrà ripartire da zero. I cicli sportivi sono una delle sciocchezze che si dicono intorno al calcio. Non esistono nella realtà. Non si può ripartire da zero ogni tre anni. Non si può osannare un allenatore per due anni e mezzo e accorgersi che è un incapace dopo trenta mesi. O si hanno molti soldi da investire o si punta su un gruppo, ci si crede e lo si difende sempre. Questo credo debba fare la società con Montella. Altrimenti sarà di nuovo una rincorsa per poi accorgersi fra tre anni, o forse prima, che si è di nuovo chiuso un ciclo. Intanto la polvere si accumula su una bacheca vuota da ormai tanti anni. Troppi.

Cibali

20 aprile 2015

Arrivederci (e grazie)

In ripa Arni

Con la sconfitta subita a opera del Verona è finito il tempo di Montella in viola. L'allenatore campano è bravo. Abbiamo sempre scritto di quanto lo stimiamo e crediamo che in futuro possa vincere tanto, ma a Firenze ha chiuso il suo ciclo e stasera si è celebrato l'amaro rito del declino. La formazione schierata contro il Verona era ben oltre il limite della provocazione. Ha messo in campo gente che ha giocato si e no venti minuti in stagione lasciando in panchina quelli che hanno tirato la carretta fino a ora. Ha cambiato per la quarta volta in quattro partite la difesa togliendo anche al centrocampo quelle poche certezze che Lazzari, Aquilani e Badelj avevano già per conto loro. Ha lasciato in panchina Salah (ma ve lo vedete Allegri che lascia in panchina Tevez o Benitez che lascia in panchina Higuain se stanno bene?) mettendo in campo Diamanti e Gilardino, due ex giocatori estratti dal cilindro magico del fair play finanziario dell'illuminata dirigenza viola.

Il turn over è un'eresia nel calcio professionistico. Una brutta parola e un concetto senza senso. I professionisti hanno bisogno di giocare. Più giocano, meglio giocano. Magari si rompono, ma se si fermano, in questo calcio frenetico, è peggio. E poi diciamocelo francamente, cambiare uno o due giocatori affaticati è comprensibile. Cambiarne sempre sette rasenta la follia. Montella non ha mai usato una rotazione tanto intensa da quando è a Firenze. Non conosciamo le ragioni di questo atteggiamento, ma ne vediamo i risultati. La Fiorentina rischia di rimanere con un pugno di mosche in mano al termine di una stagione tutto sommato positiva. Ora resta l'Europa League. Forse l'unico vero obiettivo della Fiorentina sin da inizio stagione. Ma è un rischio puntare tutto su quella competizione. Ci sono squadre molto forti ancora in corsa e la possibilità di uscire anche giovedì sera è a questo punto assai alta. Vedremo. Intanto la Fiorentina ha perso Eduardo Macia (che la società aveva giurato fosse sotto contratto a tempo indeterminato e punto di riferimento imprescindibile per il futuro viola). Pradè verrà forse riconfermato. Montella ha un contratto fino al 2017. Forse resterà a Firenze anche più a lungo, ma un ciclo si è chiuso. Non sempre i cicli si riaprono con persone diverse. Firenze può ripartire con Montella e Montella può ripartire da Firenze. Con la stessa competenza tecnica, ma con tanta, tanta presunzione in meno

Cibali

20 marzo 2015

Danke schön!

In ripa Arni

Alla fine di ottobre 2014 la Roma ospitò il Bayern di Guardiola. L'esito di quella partita resterà nella storia non solo per il risultato (1-7), ma per come maturò. Al più alto livello professionistico certe imbarcate si pagano e si pagano soprattutto nel lungo periodo. Una sconfitta come quella, con l'avversario che ti costringe per novanta minuti a correre a vuoto, affondando ogni volta che desidera farlo, mortificando ogni tuo sforzo atletico e tattico di contenimento, distrugge tutte le certezze che ti sei costruito in mesi di lavoro. La Roma, da allora, non è più stata la Roma di Rudi Garcia. Da un mese e mezzo i nodi stanno venendo tutti al pettine. La squadra vista stasera contro la Fiorentina è il risultato di una lenta erosione che ha eliminato tutte le certezze e niente riesce più come prima ai giallorossi. L'atteggiamento del pubblico romano non li aiuta.

La Fiorentina scesa in campo a Roma per il ritorno degli ottavi di finale di Europa League è stata, dal canto suo, un piccolo capolavoro tattico. Montella aveva preparato il delitto perfetto. Difesa a tre coi migliori uomini della rosa viola: Basanta (ma come è possibile che abbia giocato in Messico fino all'anno scorso?), Gonzalo e Savic (difensore di un'altra categoria per intelligenza tattica); centrocampo quasi al completo, senza l'infortunato Pizarro, ma con un riposato Borja Valero, Matias Fernandez e il sorprendente Badelj, altra perla della premiata ditta Pradè-Macia. Esterni altissimi con Joaquín e Alonso e la coppia perfetta davanti: Babacar-Salah. Con Gomez sarebbe forse anche meglio, ma i due  attaccanti africani sono complementari e si trovano a meraviglia. Basta poco alla Fiorentina per passare: fallo di Holebas su Fernandez e rigore netto. Gonzalo, freddissimo, fa 1-0.

Gonzalo trasforma il rigore 
che porta in vantaggio i Viola sulla Roma
Il 2-0 è la prova provata di quanto dicevamo all'inizio. Skorupski incappa in una papera che un anno fa nessun giocatore della Roma avrebbe mai fatto. Alonso ci crede e fa 2-0. Il terzo gol è un gesto atletico bellissimo di Basanta, ma la Roma era già negli spogliatoi. Il secondo tempo è stato il tripudio dei mille tifosi viola arrivati all'Olimpico.

Dopo una serata perfetta come questa ci resta un'immagine in particolare: Montella abbracciato a Pradè. Ecco, se avessimo la certezza di vederli così vicini anche l'anno prossimo, saremmo soddisfatti comunque finiscano le competizioni nelle quali la Viola è ancora impegnata.

Cibali

12 marzo 2015

Più di così non si poteva fare

In ripa Arni

Pareggia la Fiorentina di Coppa contro una Roma affetta da pareggite acuta, ma in crescita. Verdetto rinviato alla prossima settimana, allo stadio Olimpico. L'1-1 impone alla Viola una grande partita nella capitale e l'obbliga a segnare senza subire gol, un'impresa ardua vista la genetica su cui si fonda l'esistenza stessa di questa rosa. Tuttavia, dopo la gara del Franchi è difficile addossare colpe al gruppo e tanto meno all'allenatore. Questa sera i giocatori hanno dato tutto e Montella ha messo in campo la formazione migliore a disposizione, ma forse è questo il punto. L'elefantiaca rosa viola è imperfetta e inzeppata di centrocampisti mentre le punte di ruolo sono pochine: Gomez, Babacar e Gilardino, quest'ultimo non inserito nella lista UEFA. Gli esterni bassi non sono all'altezza e se s'infortuna Pizarro la squadra si accartoccia su se stessa e la palla non gira più con la fluidità necessaria a mettere in difficoltà gli avversari. Gli infortuni a ripetizione sono un'autentica maledizione, ma forse non sono del tutto casuali: troppi e troppo poco provocati per appellarsi solo alla malasorte. Forse qualcosa in fase di preparazione è stato sbagliato. Di fatto la Fiorentina ha fatto una partita quasi perfetta fino alla mezz'ora, poi è calata vistosamente e ha concesso campo alla Roma. Proprio la forma fisica sembra l'incognita più inquietante di questa parte finale della stagione, ma forse è cresciuta la Roma e i meriti dell'avversario sono stati maggiori dei demeriti viola.

Josip Ilicic esulta dopo aver portato la Fiorentina in vantaggio
Di questa partita ci restano poche ulteriori considerazioni: Alonso e Tomovic, così come Kurtic, non possono giocare titolari in una squadra come la Fiorentina. Salah non trova spazi se davanti non c'è una prima punta che fa i movimenti giusti al momento giusto e questo dice chiaramente quanto sia importante Gomez, perché il tedesco, segni o non segni, sa fare il centravanti. Ilicic, se lasciato libero di partire dalla trequarti e spaziare accanto alle punte, può essere molto efficace. 

Gli arbitri sono scarsi anche in Europa. Nel primo tempo Florenzi ha quasi segnato partendo da posizione evidentemente di fuorigioco. L'episodio del rigore sfiora il grottesco dato che è Iturbe a calpestare Neto. Sul gol della Roma Keita spinge vistosamente Alonso prima di colpire il pallone. Il recupero di tre minuti, dopo che la Roma aveva sistematicamente spezzettato il gioco negli ultimi quindici, è sembrato una provocazione.

La Roma è un'ottima squadra. Attraversa un momento difficile, ma è ben costruita e se ritroverà una forma migliore insieme a un po' di fiducia potrà finire il campionato in crescendo.

La Fiorentina è la Fiorentina. Ma ora occorre raccogliere le forze, stringere i denti e portare a casa la qualificazione altrimenti si rischia, dopo una volata esaltante, di rimanere con un pugno di mosche in mano.


Cibali

10 marzo 2015

Una sconfitta salutare

In ripa Arni

La brutta sconfitta di ieri sera non deve essere un dramma. È maturata male, quasi senza che i viola opponessero resistenza alla straripante forma fisica e all'organizzazione dei laziali, ma forse era inevitabile pagare dazio contro un avversario forte, che non ha altri impegni oltre al campionato e ha potuto preparare al meglio la gara e forse era inevitabile perdere dopo un filotto trionfale e un mese in cui i ragazzi di Montella non hanno praticamente potuto mai rifiatare. Commentando la bella vittoria di Torino contro la Juventus auspicavo che la piazza si stringesse attorno alla squadra soprattutto nei momenti di difficoltà. Questo non lo è ancora, ma può diventarlo. A maggior ragione sarà opportuno stare tranquilli e sostenere questi ragazzi per quanto hanno fatto fin qui e, soprattutto, per quanto devono ancora fare visto che la Fiorentina è in corsa in tutte le competizioni avviate a inizio stagione.
Detto questo un'analisi della sconfitta di ieri mi pare doverosa e credo debba partire dall'allenatore, responsabile del gruppo e quindi del suo rendimento. Ieri Montella ha commesso due errori per come la vediamo in ripa Arni. Il primo è aver opposto ai migliori predatori biancocelesti i peggiori viola disponibili. La Lazio schierava sulle fasce Candreva e Felipe Anderson, i suoi giocatori più in forma, insieme a Mauri.
Vincenzino Montella. Secondo Cibali uno dei più bravi e
coraggiosi allenatori al mondo. Sicuramente il più moderno  d'Italia
(sempre secondo Cibali, naturalmente).

Montella gli ha opposto uno che non sa difendere (Pasqual) e uno che non sa fare il terzino, né quando deve attaccare né quando deve difendere (Tomovic). Primo suicidio tattico. Il secondo errore è stato il turn over. Ora, si capisce che quando giochi così spesso devi per forza alternare gli uomini, ma ieri sera la rosa viola sembrava l'organigramma dei vigili urbani di Roma la notte di san Silvestro. Lo diciamo da sempre e non ci stancheremo mai di dirlo: Kurtic non è un calciatore. Non può giocare in una squadra che ha ambizioni di alta classifica e secondo chi scrive semplicemente non può giocare a calcio (poteva giocare Borja Valero? E Aquilani?). Ilicic non può fare il falso nove, perché il falso nove è la più grande bufala mai inventata sul calcio. Nessuno ha mai giocato senza centravanti e chi crede l'abbia fatto il Barcelona dovrebbe darsi al badminton. Il Barcelona di Guardiola giocava senza una torre, senza un gigante in area di rigore, ma tutti, da Messi (deo gratias) a Iniesta, da Pedrito a Xavi, sapevano entrare centralmente o fare la diagonale sul primo o sul secondo palo a seconda dello sviluppo dell'azione. In altre parole, giocare senza un nove classico non ha mai significato giocare senza un attaccante che sappia muoversi come tale. Ieri la Fiorentina ci ha provato, perché nessuno di quelli in campo sa muoversi da primo attaccante. Salah è un trequartista atipico, Ilicic non si sa cosa sia, ma non è un attaccante puro così come non lo è Diamanti (che forse ci aveva illuso nelle prime partite in maglia viola). Se giochi con la difesa a 4, che - non ci stancheremo mai di ripetere -, è un azzardo eccessivo vista la rosa a disposizione, perché non metti Richards a destra e Vargas a sinistra? Infine, perché Pizarro e Gilardino non hanno iniziato la partita? Era forse meglio che rifiatassero dopo e non all'inizio, dando alla Lazio tutto il tempo per strapazzarci. Ma queste sono considerazioni comode e fatte col senno di poi. Quindi guardiamo avanti.

Giovedì si riscende in campo e stavolta per l'Europa League. Ci sarà la Roma da affrontare, un'altra nobile in difficoltà. La Viola arriva anche a questo impegno cruciale senza l'ombra di una punta di ruolo. Che si inventerà stavolta Montella? L'importante è che lo stadio sia pieno. Perché la Fiorentina può eliminare la Roma, ma stavolta servirà davvero il dodicesimo uomo, servirà il Franchi delle grandi occasioni e servirà l'anima della Firenze calcistica.

Cibali

8 marzo 2015

Paura, eh?

In ripa Arni

Raramente la Fiorentina desta simpatie al di fuori dei viali di circonvallazione, ma la ridda di interventi cui stiamo assistendo in questi giorni, all'indomani dallo strepitoso filotto messo a segno da Montella e company dà il segno del rispetto (chiamiamolo così) che le cosiddette grandi iniziano ad avere per la Viola.

La Fiorentina ha iniziato a macinare punti pesanti da quando ha ceduto Cuadrado. Una coincidenza? Forse, o forse no. In ripa Arni optiamo per il forse no. Il valore del ragazzo colombiano non c'entra. È un giocatore forte e saprà imporsi anche a Londra, ma nella Fiorentina era diventato un oggetto misterioso. Abbiamo già detto altre volte che non è una seconda punta e in quel ruolo il suo talento è mortificato. Montella non aveva molte alternative. Il suo modulo preferito, quello per cui questa rosa è stata costruita, prevede due punte, di cui una di movimento orizzontale e una di movimento verticale. Cuadrado doveva essere la prima opzione, ma come detto ha fallito. Nell'operazione che ha portato il giocatore colombiano alla corte di Mourinho la Fiorentina si è presa il talento egiziano Mohamed Salah. A Firenze in pochi lo conoscevano, ma la partenza di Cuadrado aveva dato l'impressione di un ridimensionamento tecnico e della mancanza di programmazione, visto che all'inizio della stagione Cuadrado sembrava, parola del patron Andrea Della Valle, incedibile.

Ancora una volta pare si sia manifestata la dicotomia societaria di cui abbiamo più volte scritto: Cuadrado andava ceduto per rientrare dell'esborso con cui la proprietà aveva ripianato il passivo di bilancio a chiusura 2014 e così è stato. Il settore tecnico, direttori sportivi e allenatore, dovevano però sopperire a tale perdita e hanno chiesto al Chelsea l'egiziano finito ai margini del progetto Mou. Per fortuna Pradè e Macia conoscono il calcio e i suoi interpreti, anche quelli meno chiacchierati dalla stampa specialistica. Salah si è rivelato un crack, Cuadrado per ora langue sulla panchina dei Blues.

Mohamed Salah scaglia il sinistro in corsa col quale trafigge Storari
Le sei reti messe a segno dal nuovo attaccante viola sono un biglietto da visita eccezionale e inatteso. Il gol con cui ha portato avanti la Viola giovedì sera a Torino è semplicemente magnifico. Un mix fra Baggio e Usain Bolt, una corsa folle verso la porta avversaria e il pallone scaraventato con potenza sotto l'incrocio dei pali opposto alla traiettoria di corsa. Un capolavoro e nello stadio più odiato.

Questa perla ha scatenato il più classico e stucchevole dei "l'avevamo quasi preso noi, poi...".  Prima la Roma, poi Mancini e l'Inter. Pare che tutto il mondo pallonaro fosse sulle tracce del giovane ragazzo di Basyoun. Alla fine l'ha preso la Fiorentina. L'ha preso la Fiorentina per una ragione assai semplice: nella società Viola lavorano persone che conoscono il calcio e sanno fare il loro mestiere. Resto convinto che quella in ripa Arni sia una società bicefala e per questo lenta nel decidere e spesso contrastata al suo interno da linee diverse quando non addirittura contrapposte (il caso Neto ne è un esempio), ma il settore tecnico è composto da gente preparata e la rosa costruita lo dimostra.

La Fiorentina sta volando e lunedì è attesa dalla partita più difficile. Adesso tutti sanno che Salah è forte e gli riserveranno un trattamento speciale. I difensori della Lazio studieranno attentamente i movimenti dell'egiziano, anche se non sarà facile visto che nei novanta minuti copre tutto il campo. Gomez, che stava entrando in forma, si è infortunato di nuovo e sembra debba star fuori almeno due settimane. Babacar ne avrà ancora per qualche turno. Fin qui Montella, autentico valore aggiunto di questa squadra, ha saputo colmare le lacune tecniche con alchimie tattiche degne del miglior Nicolas Flamel.

L'importante è che Firenze stia vicina a questo gruppo e sappia sostenerlo anche quando Salah correrà di meno e Montella sbaglierà, inevitabilmente, qualche cambio. La Fiorentina ha imboccato la strada giusta per l'ultimo salto di qualità. La domanda è se Firenze saprà accompagnarla.

Cibali

1 febbraio 2015

L'ultima occasione sprecata

La Fiorentina spreca un'altra occasione. Forse l'ultima. E non mi riferisco al pareggio di Genova: visto l'andamento della partita e la giornata no di mezza squadra è un punto guadagnato. Mi riferisco all'incapacità patologica (o alla volontà, questo francamente non lo possiamo sapere) di questa società di fare un salto di qualità. Ho già scritto che il tecnico viola è bravo e mi auguro che resti a Firenze per molti anni ancora, ma oggi ha dimostrato come non si possa inventare uno sport che esiste da oltre un secolo. Certo Montella ha commesso degli errori (perché ostinarsi a giocare con una sola punta di ruolo? Perché Richards non gioca di più visto il fisico imponente e la condizione approssimativa di molti uomini chiave? Perché gioca Mati Fernandez in un centrocampo in cui nessuno recupera palla tranne il lentissimo Badelj? Perché insistere su Tomovic quando è chiaro che il ragazzo in serie A non ci può stare, così come Kurtic?). Di fatto, la maggior parte degli inciampi cui abbiamo assistito in stagione non può essere imputata al tecnico. La rosa è il frutto di un abborracciato susseguirsi di errori strategici, scommesse perse e tentativi di risparmiare qualche euro non rinnovando per tempo contratti che andavano rinnovati. Questo groviglio di strafalcioni è, a sua volta, il risultato di una stratificazione societaria in cui ci sono molti ruoli, come ho già avuto modo di dire, ma comanda solo uno e quello che comanda non è un uomo di calcio. D'altra parte se in oltre dodici anni questa società  non ha mai veramente lottato per lo scudetto una ragione ci sarà. La Fiorentina non è squadra da primo posto. Non lo è per motivi anzitutto numerici, quantitativi, ma le proprietà precedenti avevano almeno una volta duellato per il titolo: Pontello nel 1981/82 e Cecchi Gori nel 1998/99. I Della Valle non hanno mai portato la Fiorentina oltre il terzo posto e considerando la modestia del campionato italiano degli ultimi cinque anni è un'impresa per la quale occorreva impegnarsi parecchio. Ma non è questo che infastidisce di più. È la comunicazione con la città che non mi piace e i molti dubbi che restano dietro a operazioni-lampo che non hanno senso se non equiparando la Fiorentina all'Udinese o all'Atalanta.

Juan Guillermo Cuadrado Bello, con la vecchia maglia
Domenica scorsa, poco prima della gara contro la Roma, Guerini si è presentato in diretta Sky e a domanda diretta ha risposto che nella remota eventualità che Cuadrado avesse lasciato Firenze la società si sarebbe fatta trovare pronta per sostituirlo. Bene. Cuadrado è stato ceduto, e lo stesso Guerini torna sullo stesso palcoscenico per dire che in due giorni non si può sostituire Cuadrado. Pradè conferma le dichiarazioni del collega.  E quei trenta e oltre milioni incassati dove vanno a finire? Forse per pagare Badelj, Kurtic e Ilicic? O forse verranno investiti a giugno prossimo? Premesso che il ricavo è al netto di quanto la Fiorentina ha pagato la restante metà del giocatore all'Udinese solo pochi mesi fa e che quindi non sono i 33 o 37 milioni di cui si parla. La cifra guadagnata non compensa in ogni caso la perdita tecnica. E diciamo che quanto incassato verrà investito nel prossimo mercato estivo (anche se sono certo che domani qualcosa arriverà a coprire la fascia). Ma ora la Fiorentina è in corsa su tre fronti. In campionato, nonostante i troppi passi falsi, la Viola è a 7 punti dal terzo posto. Sono tanti, ma non tantissimi tenendo conto che anche il Napoli non è esente da scivoloni improvvisi e le milanesi paiono fuori dai giochi. C'è la Coppetta Italietta in settimana e c'è il Tottenham in coppa UEFA. Valeva davvero la pena vendere uno dei giocatori migliori adesso?
Certo nessuna società italiana può trattenere un fuoriclasse contro la sua volontà e di fronte a offerte come quella presentata da Mourinho ai Viola. Ma cedere Cuadrado a gennaio rischia di bruciare una stagione, l'ennesima, mentre tutto è ancora in ballo.

Cibali

26 gennaio 2015

La madre di tutti gli errori


Matías Ariel Fernández Fernández: croce e delizia
Il pareggio fra Fiorentina e Roma conforta e sconforta al tempo stesso. Conforta la qualità di calcio espressa dalle due squadre, insolita per il nostro campionato. Sconforta un aspetto in particolare della Fiorentina, brava e poco cattiva ieri sera. La squadra di Montella ha giocato un primo tempo quasi perfetto, schiacciando la Roma nella sua metà campo e creando almeno sei palle gol nitide. Allora qual è il problema? Il problema è la rosa viola. Al 19' del secondo tempo Montella ha operato un cambio inevitabile: ha tolto Mati Fernandez, spesso decisivo in questo periodo ma fumoso ieri; Mati è un giocatore che non puoi tenere in campo a mezzo servizio. Se sta bene e corre può risultare efficace, altrimenti è un uomo regalato all'avversario e l'avversario di ieri era la Roma. Il problema è che il primo centrocampista abile e arruolato era Kurtic. Questo è il limite della viola e lo è sempre stato. La Fiorentina, negli anni, ha avuto autentiche eccellenze pallonare in rosa e non scomodiamo la storia per ricordarle, ma le è sempre mancata la completezza. Quando c'erano Batistuta, Toldo e Rui Costa c'erano anche Pusceddu, Firicano e Rossitto, quando c'erano Toni e Mutu c'erano anche Comotto e Brocchi. Insomma, dal 1956 in riva all'Arno non si vede una rosa davvero competitiva nella sua totalità. Ed è un peccato specialmente quest'anno perché stiamo assistendo a un campionato davvero modesto, in cui basterebbe un guizzo per occupare le prime posizioni.

Manuel Pasqual
Non si può rimproverare nulla alla squadra per la prestazione di ieri. Né si può criticare troppo Montella, che col materiale a disposizione ha fatto e continua a fare miracoli. Il tecnico campano è bravo, ma in alcune convinzioni è testardo e, secondo chi scrive, sbaglia. Sbaglia a insistere su Alonso. Lo spagnolo non ha talento e temo non crescerà mai. Certo l'alternativa è Pasqual, buon manovale del rettangolo di gioco, ottimo sinistro, ma modesto difensore e che comunque non salta mai l'uomo, ciò che per un esterno non è un limite da poco. Montella sbaglia anche su Cuadrado. Il colombiano (lo vedo già con la maglia del Chelsea) non è una seconda punta. Messo accanto, o peggio dietro, al centravanti, diventa prevedibile. O forse, più semplicemente, è un grande bluff e andrebbe dato a Mou senza troppo contrattare sul prezzo. In ogni caso ieri avrei messo Babacar (un po' indolente all'ingresso in campo) insieme a Gomez. Capitolo Gomez, appunto. Il tedesco pare si sia sbloccato.  Ho sempre detto che non è un fuoriclasse. È un ottimo centravanti, ma non risolverà mai le partite da solo. Può capitare, ma non sarà mai il Toni del primo anno prandelliano.
In definitiva il pareggio di ieri va preso come un buon risultato. Potevamo vincere, ma potevamo anche perdere (a tal proposito va riconosciuto che Tatarusanu si sta dimostrando affidabilissimo). Certo che se avessimo Pepito avremmo anche parecchi punti in più. Ma in ripa arni non si può pretendere di avere la squadra completa. Non funziona così adesso e non funzionerà così in futuro.


Cibali

7 gennaio 2015

Dilettanti allo sbaraglio. O forse no


Inizia male il 2015 della Fiorentina. Era dura perdere a Parma, contro la squadra più scarsa di un campionato già di per sé assai modesto. L'undici di Donadoni gioca su una distesa terrosa in cui la sporadica erbetta serve solo a mascherare i tuberi che si coltivano nell'umo sottostante. La Fiorentina vi si adatta alla perfezione e sfodera una prestazione che lascia sbalorditi per insulsaggine calcistica. Un convulso roteare attorno a se stessi senza mai trovare la verticalizzazione. Forse è meglio così perché quando, grazie a meccaniche celesti sfuggenti alla comprensione umana, la mossa riesce, ci pensa Gomez a passare il pallone al portiere avversario (quell'Antonio Mirante da Castellammare di Stabia oggi eroico custode della rete parmense). 

Dunque cosa sta succedendo alla Fiorentina? I Viola avevano messo insieme una buona serie di risultati utili in chiusura di 2014 ma, come già scritto in precedenza, la via per ottenere quei punti non ci era piaciuta affatto. Troppa confusione in campo, troppo poco gioco creato e soprattutto troppo scarsa la capacità di leggere i momenti della partita. L'Empoli, prima della sosta, aveva fatto suonare più di un campanello d'allarme, ma evidentemente nessuno se ne è preoccupato a sufficienza. Ed arriviamo a oggi. Prestazione inguardabile dicevamo. Nessuno pareva sapere cosa fare in campo e probabilmente il comunicato con cui la società annunciava, tra lacrime e dichiarazioni da cuore infranto, la volontà di Neto (mica Lev Yashin) di non rinnovare il contratto, ha fatto arrabbiare parecchio i giocatori e Montella. In effetti, più che del mercato invernale appena iniziato, la Fiorentina dovrebbe preoccuparsi di capire come funziona questa società. Leggendo sul sito ufficiale si vede che la Viola ha un presidente onorario che non è presidente (ADV), un presidente che è anche amministratore delegato (Cognigni), un altro amministratore delegato ma dell'area sportiva (Mencucci), un direttore generale e uno esecutivo (rispettivamente Rogg e Baiesi), un direttore sportivo e uno tecnico con quest'ultimo che è anche responsabile del settore giovanile (Pradè e Macia) e mi fermo qui. Insomma, l'organigramma della Fiorentina sembra quello dell'INPS. È ampio e ben strutturato, ma non si capisce chi decide cosa. Un uomo di calcio, uno che ha respirato l'olio canforato negli spogliatoi d'inverno, non avrebbe mai emesso un comunicato come quello pubblicato sulla vicenda Neto a pochi giorni da una partita così delicata per il cammino della Fiorentina in campionato. Un proprietario che tiene molto al fair play finanziario (e legittimamente), come ADV, non dovrebbe andare dai media a dire che è umanamente ferito dal rifiuto del portiere di rinnovare perché il calcio o è un affare di cuore o è un affare e basta. Nel primo caso, tiri fuori i soldi che servono per vincere, nel secondo no, ma non vai a sbandierare le delusioni amorose. E comunque se a un giocatore ci tieni, il rinnovo glielo proponi con largo anticipo, come è stato fatto con Borja Valero e Gonzalo Rodriguez. I casi Montolivo e Ljajic insegnano. E se il tecnico va in conferenza stampa prima della gara a dire che in questi mesi si è sentito un po' solo, allora c'è qualcosa che non va davvero dentro la pancia dell'Artemio Franchi.

Stadio Tardini di Parma. Mario Gomez si dispera dopo aver
sbagliato il rigore che poteva portare la Fiorentina al pareggio
Se vogliamo analizzare poi l'aspetto tecnico, ci accorgiamo che la situazione non è migliore. Anche oggi la Fiorentina ha giocato con una sola punta e Cuadrado a scorrazzare libero da una trequarti all'altra senza che nessuno capisse se era incaricato di fare la seconda punta (cosa che secondo il modestissimo parere di Cibali non potrà mai fare) o l'esterno che diventa interno e poi esterno ancora senza mai stare troppo esterno e senza mai entrare in area col pallone. Cuadrado serve se parte esterno e crea superiorità dalla trequarti in avanti. Altrimenti è un giocatore regalato all'avversario. A centrocampo ha giocato Kurtic. Perché? Perché imporre questo supplizio al tifoso viola? Aquilani sta male? Se sta male, perché nessuno ne sa nulla a Firenze? Se sta bene, come può essergli preferito Kurtic? Davanti Gomez è ormai diventato un caso da studiare. Il giocatore è un campione, ma per ora pare che la Fiorentina abbia acquistato il cugino goffo. Il centravanti infallibile salutato da ventimila tifosi nell'agosto infuocato del 2013 a Firenze non è mai arrivato. O forse si, ma il primo infortunio patito un anno e mezzo fa contro il Cagliari a Firenze l'ha cancellato. Domande che forse non avranno mai risposte. Così come risposte non ce ne saranno al perché Marin non gioca mai. Viene da squadre importanti, ha classe da vendere. Possibile che non trovi mai spazio? Né perché Richards non gioca mai: chi l'ha voluto? Viene dal City. Possibile non trovi spazio nella Fiorentina? Capitolo Badelj: è lento. Certo che è lento, ma chi l'ha visto giocare nell'Amburgo sa che le ganasce alle gambe non gliel'hanno mica messe a Firenze. Le aveva anche prima che gli venisse proposto il contratto. Il nervosismo mostrato oggi da Gonzalo e da Savic è francamente incomprensibile. Così come incomprensibile è aver fatto calciare il rigore a Gomez in un momento come quello che sta vivendo il tedesco.

Dopo l'errore è scattato lo psicodramma. Nel secondo tempo il tedesco non ha toccato palla. Non avrei fatto tirare il rigore a un ragazzo che vive un momento così delicato. Detto tutto questo, la Fiorentina a Parma doveva vincere anche con Cuadrado in porta e Gomez centrale di difesa.

Adesso il mercato è aperto. Pare che Ilicic vada a Torino. La Fiorentina ha un esubero in termini di calciatori che si aggira intorno alle 7/8 unità. Vedremo cosa faranno Pradè (in scadenza di contratto) e Macia (un giorno sì e l'altro pure accostato al Barcellona). Le sensazioni non sono buone. L'impressione è che in Fiorentina ci sia un po' di confusione. Solo la proprietà può fare chiarezza. Si attendono segnali perché quello che è accaduto in settimana sa molto di dilettantismo. O forse no.

Cibali

22 dicembre 2014

Non tutto il Mario vien per nuocere

Pareggiare in casa con l'Empoli è sostanzialmente una sconfitta per la Fiorentina. E lo è ancor di più per la Fiorentina dell'ultimo mese, mai sconfitta in campionato e rullo compressore in trasferta. Dopo la sconfitta in casa contro il Napoli la Viola non ha più perso. 11 punti, 11 gol fatti e 3 subiti. Degli 11 punti realizzati, ben 9 sono stati quelli fatti in trasferta, mentre in casa il bottino è magrissimo. Come mai negli ultimi campionati. La forza della Fiorentina è sempre stata l'Artemio Franchi, il fortino di Campo Marte. Quest'anno le cose sembrano ribaltate. La Viola in casa non vince più. Non perde, ma non riesce a imporsi. Che cosa sta succedendo? Difficile dirlo e comunque la perentorietà nel calcio è esercizio da stolti. Sembra tuttavia che la frenesia di vincere condizioni i giocatori di Montella.

Ieri la Fiorentina ha giocato molto bene per quasi un'ora e non era facile. L'Empoli è una squadra organizzatissima. Tutti sanno alla perfezione quello che devono fare e lo fanno assai bene. Sarà opportuno tenere d'occhio Sarri, se non si fa ingolosire dalle sirene della grande squadra già dall'anno prossimo, può diventare uno dei migliori allenatori italiani.

La Fiorentina è partita alla grande mettendo sotto l'avversario e creando molto. L'Empoli non si chiude, non lo fa mai. La Viola ha affrontato la gara con il modulo a lei più congeniale: tre centrali larghi e di ruolo (finalmente!), esterni alti con Pizzarro a dettare il ritmo, Borja Valero e Mati Fernandez a girare attorno al cerchio di centrocampo, il primo più basso, il secondo quasi trequartista, se il ruolo esistesse ancora. Cuadrado anarchico in appoggio a Gomez. L'Empoli ha ribattuto colpo su colpo, ma fin quando la Fiorentina è stata bene in campo, non c'è stata partita. Il primo tempo si è chiuso con il gran gol di Vargas, unico modo fin lì di sbloccare una partita che sembrava ferma sullo zero a zero.

Costato più di venti milioni e salutato da più di ventimila tifosi.
Firenze aspetta ancora il miglior Mario Gomez
Il secondo tempo si è aperto con dieci minuti di fuoco, in cui la Viola ha spinto per chiudere il discorso, ma la solita supponenza in fase realizzativa (soprattutto di Cuadrado) e un po' di sfortuna (il palo di Marione) hanno propiziato il più classico dei classici nel mondo pallonaro: gol sbagliato, gol subito. E infatti il buon Tonelli, abitué del colpo di testa su calcio d'angolo, ha beffato la zona difensiva viola e ha trafitto l'incolpevole Neto (sul cui rinnovo contrattuale mi esprimerò dopo il cappone natalizio, ma premetto che la colpa dell'incomprensibile stallo non è, secondo me, tutta del portiere brasiliano). 1-1 e palla al centro. È dopo il pareggio empolese che la Fiorentina ha mostrato tutti i suoi limiti. Ma non credo si debba eccedere in critiche. La partita di ieri è stata la dimostrazione che questo campionato è scadente come mai era accaduto prima. La Fiorentina c'è e ci sarà fino alla fine per il terzo posto, ma deve imparare a gestire i momenti della partita, cosa che le manca da sempre e che distingue le buone squadre da quelle vincenti. Mi concentrerei di più sull'organizzazione dell'Empoli e, mi ripeto, sulla preparazione di questo allenatore che viene da molto lontano ed è arrivato in serie A perfettamente consapevole della sua storia.

Intanto si aspetta il miglior Mario Gomez. Ieri il tedesco ha giocato una buona partita. Era sempre dove doveva essere e ha avuto molta sfortuna in almeno un paio di occasioni. Restano molte riserve sul suo modo di giocare il pallone coi piedi. Gomez non è mai stato un uomo squadra. È un finalizzatore, ma per finalizzare deve ricevere la palla davanti e non dietro. In quest'ottica ho visto Vargas dal primo minuto ieri e in un paio di occasioni si è capito anche il perché. Gomez è un patrimonio della Fiorentina e tornerà il centravanti prolifico che è sempre stato, magari senza un Cuadrado che gli ronza intorno, salta il primo uomo, ne cerca un altro, e la perde sistematicamente.

Cibali

25 novembre 2014

Gioacchino redivivo

La Fiorentina vince a Verona e cancella i (troppi a dire il vero) mugugni che si erano moltiplicati nelle ultime settimane attorno al gruppo allenato da Montella. Ancora una volta il Vincenzino campano ha sorpreso tutti adottando sì il modulo più congeniale a questa squadra, ma inserendo il desaparecido Joaquín Sanchez Rodriguez. Il torero di El Puerto Santa Maria ha disputato un buon primo tempo per poi calare inevitabilmente nella ripresa. Una mossa del tutto inaspettata, ma alla fine vincente.

Joaquín Sánchez Rodríguez, in arte Joaquín
Resto invece perplesso sul reale valore di Cuadrado. Il giocatore è forte, veloce e dotato di buoni piedi, ma non sono sicuro che abbia nel dna la capacità di gestirsi in partita, di capire i momenti della gara. È giovane e merita credito; ha tutto il tempo per acquisire le doti che segnano la differenza fra un buon giocatore e un campione. Per ora è un buon giocatore, solo il tempo ci dirà se diventerà un campione.

Tornando alla tattica abbiamo ripetuto spesso che la Fiorentina deve giocare con la difesa a tre e gli esterni vicini, con una punta vera e una finta, che sia Marin, o Babacar o Cuadrado poco importa. Importa che finalmente Gomez ha riacquisto l'apparenza di un giocatore di calcio che ha segnato in carriera in quasi tutte le porte del pianeta e sia la condizione sia i movimenti visti a Verona lasciano ben sperare per il futuro. La riserva destata dalla formazione di domenica resta però insistente a ronzare per la testa: perché Joaquín? Perché un altro esperimento a fronte di un esterno vero (Cuadrado) e una punta giovane che potrebbe tranquillamente affiancare Gomez? Forse Montella non ha davvero scelta e i molti impegni lo costringono a provare soluzioni diverse per situazioni diverse. Dopodomani si gioca in Francia, sul campo del Guincamp, non proprio una trasferta irresistibile. Allora sì che il tecnico viola potrà sperimentare. Sarà l'occasione per vedere Marin. Credo sia potenzialmente un fenomeno. Vedremo.

Intanto godiamoci un talento vero, straordinario calciatore destinato all'olimpo di questo sport. Paulo Dybala da Laguna Larga, classe 1993. Raramente ho visto un giocatore così maturo a 21 anni. Godiamocelo prima che il denaro degli sceicchi ce lo porti via.

Cibali

10 novembre 2014

Ridimensionati

È possibile che una squadra costruita due anni fa sia già arrivata al suo naturale esaurimento? È possibile che una squadra diverta e vinca per due anni per poi sgonfiarsi come un palloncino alla festa del grillo delle Cascine? È possibile che un allenatore arrivato a Firenze fra curiosità ed entusiasmo faccia giocare la squadra meglio del Barcelona guardiolano per un anno e mezzo, azzecchi tutte le mosse tattiche, porti alla resurrezione rottami dati per strafiniti, rianimi giocatorelli solo pochi mesi prima presi a schiaffi dall'allenatore energumeno, per sbagliare sistematicamente tutte le formazioni iniziali 11 volte su 11 e rimediare quando non c'è più nulla da rimediare? Evidentemente a Firenze tutto questo è possibile.

Daniele Pradè ed Eduardo Macia nei giorni di sereno (non variabile)
Due anni fa Montella era stato chiamato alla corte dei Della Valle come colui che avrebbe portato in città il bel gioco, dopo due anni di depressione tecnico-tattica. E il Vincenzino campano c'era riuscito alla grande, complice la storica intesa col DS, Daniele Pradè, anche lui preso perché grande conoscitore di calcio e "squalo" dell'Ata Hotel. Dietro ai due si muoveva, e pare ancora si muova, il fido Eduardo Macia, uno che gira con un database di oltre un milione di calciatori e che al momento giusto vi infila le manone per pescare il fenomeno reietto, il colpo a effetto, quello che nessuno cerca e che si rivelerà il demiurgo delle magnifiche sorti e progressive in riva all'Arno. Quell'intesa aveva funzionato alla grande per una stagione e mezzo. Poi è successo qualcosa. Montella va in tv a dire che per vincere bisogna investire (come dargli torto?), ma i Della Valle avevano appena preso Mario Gomez, un killer che gli era costato un sacco di soldi. Pradè resta in bilico fra un rinnovo contrattuale che non arriva e mille pretendenti pronte a prenderselo alla prima occasione unica. Macia "ha un contratto a tempo indeterminato", diceva il plenipotenziario gigliesco Cognigni. Già Cognigni...

Il tifoso viola, come tutti i tifosi più o meno, usa la squadra come veicolo per sfogare frustrazioni e rabbie che col calcio e la squadra medesima c'entrano pochissimo. Ieri sui siti che permettono ai tifosi di commentare era un profluvio di insulti, schiumate rabbiose contro l'allenatore che non ci capisce più nulla. Anche la Gazzetta, glorioso vangelo dello sportivo italico, oggi apriva con "La Fiorentina è cotta" e continuava, su questo tono, affermando che Montella non ci capisce più niente. Ma allora qual è il problema della Fiorentina? Qual è il male oscuro di questa squadra che fino a otto mesi fa era la più cool d'Italia e ora sembra diventata più deprimente della pioggia novembrina?

Francamente non lo so e quelli che parlano di fine ciclo dovrebbero spiegare meglio il concetto. Cibali era stato il primo a parlare di fine del ciclo proprio dalla sua Ripa Arni. Ma la fine di un ciclo non significa la fine dell'esperienza di un tecnico su una panchina. In altre parole l'eventuale (e assai possibile a questo punto) allontanamento di Montella sarebbe un errore clamoroso. Se non hai gli introiti della Juventus devi inventarti qualcosa di alternativo, altrimenti sei condannato alla mediocrità pallonara del più mediocre campionato europeo dopo quello olandese. E l'alternativa è, a mio modesterrimo parere, la continuità. Ripeto la domanda che da mesi aleggia nella mia testa: perché si è rinnovato il contratto a Pradè per un solo anno? Con quale spirito il DS farà il mercato di gennaio? E chi farà quello estivo prossimo? E Macia, che ha un contratto a tempo indeterminato, resta o no? E chi sarà l'allenatore del prossimo augusto "progetto". Pradè è stato de facto esautorato, ma deve venire ogni domenica in tv a spiegare le ragioni dell'ennesima sconfitta. Montella ha un contratto più lungo, ma la società non dice una parola per proteggerlo, per ammettere che se non metti quattrini sul tavolo e fai il mercato all'ultima giornata, non puoi scaricare ogni responsabilità sul tecnico che, è vero, sta commettendo molti errori in questo campionato. Ma siamo sicuri che non siano frutto di una confusione societaria in cui la proprietà non si vede mai?

Non so quale sia la cura per questo male oscuro che ha tolto tutte le certezze alla squadra e al suo allenatore, ma forse ammetterne i sintomi sarebbe già un passo avanti. Se i Della Valle non possono occuparsi in prima persona della Fiorentina, diano questa incombenza a un uomo di calcio e non a un ragioniere. Se non credono più in Pradè, non dovevano rinnovargli il contratto per un anno, ma prendere a bordo un nuovo DS (chi?). Se pensano che Montella sia in confusione, lo proteggano. Se amano la Fiorentina, le impediscano di farsi del male. È successo troppe volte in passato, in ripa Arni.

Cibali

3 novembre 2014

Mesti aggiornamenti in ripa Arni

Ho appena finito di scrivere della partita di ieri. Ho appena auspicato un impiego più regolare di Bernardeschi e apprendo ora che il giovane talento viola si è infortunato molto gravemente. Questo il comunicato della società viola: "ACF Fiorentina comunica che l’atleta Federico Bernardeschi, nel corso dell’allenamento odierno, in occasione di uno scontro di gioco, ha riportato una frattura scomposta al malleolo esterno, come evidenziato dagli accertamenti diagnostici. L’atleta nella giornata di domani sarà sottoposto ad intervento chirurgico di stabilizzazione e sintesi". In altre parole ci vediamo nel 2015. È patetico tirare in ballo la malasorte, ma comincio a diffidare di chi non è superstizioso.

Un affranto Cibali

Hands off Vincenzo Montella!

Dopo la vittoria un po' casuale contro l'Inter, la brutta sconfitta in casa contro la Lazio e lo strano pareggio di Milano, la Fiorentina era tornata a fare la Fiorentina. Era l'ora. Ma la brutta sconfitta di Genova ha riportato i figli del giglio coi piedi, e non solo, sulla terra. Era bastato tornare al modulo che Montella ama di più e che sa organizzare meglio per ammirare la squadra veloce e precisa dell'anno scorso e soprattutto di due anni fa. È bastato fare ulteriori esperimenti per ripiombare nel brutto e nello scontato. Il calcio professionistico, specie nella sua massima espressione tecnica, non è uno sport semplice. È coordinazione, precisione di movimenti, sincronismo e poca, pochissima improvvisazione. Certo, se in squadra hai qualche fenomeno è meglio, ma non è indispensabile a meno che il tuo obiettivo non sia rimpolpare la bacheca. La difesa a tre e gli esterni alti sono due cose irrinunciabili nella Viola montelliana. Ogni altro esperimento è destinato a fallire. La sconfitta di ieri, sul maggese di Genova, fa male ed è durissima da mandar giù.

Ci sono molte domande che vorremmo porre all'allenatore viola dopo la brutta prestazione domenicale, ma forse Montella è la persona meno responsabile in questa stagione che sembra le montagne russe di Gardaland. Ho sempre pensato che Montella debba affidarsi al modulo con la difesa a tre, ma anche che Pizzarro sia un giocatore insostituibile per la Fiorentina. Che stia bene o che stia peggio, deve giocare altrimenti la manovra è lenta e prevedibile. L'errore di ieri è imputabile solo in parte a lui. Non si può pensare di cambiare il calcio italiano e poi far giocare una partita di serie A su un campo come quello visto ieri. Ma non è un alibi.

L'esperimento Richards esterno basso è fallito e non c'erano dubbi. Richards è un giocatore esplosivo e tecnico. Deve giocare alto e spingere. Se lo fai difendere ne limiti le capacità e regali una fascia. Ieri si è visto bene. Gonzalo è fuori forma da settimane. Si poteva forse mettere Basanta, nazionale argentino che ha talento e non ha mai sbagliato quando è stato chiamato in causa. Si poteva mettere Vargas, armadio più adatto a partite in cui c'è da reggere l'urto di pedatori un po' troppo entusiasti come quelli doriani. Per il resto si è vista poca determinazione e molta improvvisazione. Solo a tratti la squadra ha provato a giocare. Il teatrino del rigore è stato stomachevole e indice di uno spogliatoio non proprio idilliaco.

26' del primo tempo: l'arbitro Giacomelli fischia il rigore
col quale Palombo porta la Doria in vantaggio
Montella ha dunque delle responsabilità. Ma è giovane e secondo me bravissimo. Sbaglia come sbagliano tutti (stendiamo un velo pietoso sull'arbitraggio del signor Piettro Giacomelli da Trieste), ma resto convinto che nessuno possa fare meglio di lui a Firenze. In città da tempo si agogna l'ingaggio di Spalletti. Farneticazioni da tifosi isterici e poco inclini all'uso dei lobi cerebrali. Spalletti guadagna una cifra che i Della Valle non spenderebbero nemmeno sotto tortura. Non ha mai vinto nulla al di fuori dell'inutile campionato russo e ha il difetto che molti imputano a Montella: non sa allenare la difesa. Altri tifosi ieri hanno addirittura rimpianto Mihajlovic. E qui siamo al grottesco. Il tecnico serbo è stato cacciato da Firenze a furor di popolo dopo una stagione e mezzo in cui non si era vista una sola partita di calcio degna di questo nome eppure non aveva a disposizione una rosa così scarsa.

Il cambio di allenatore è una moda molto apprezzata in Italia, ma quasi sempre improduttiva. A Firenze il problema non è Montella. Il tecnico napoletano ha idee, è moderno e crede in un calcio bello, che porta tifosi allo stadio. Firenze è per ora un'isola felice nella desolazione degli spalti nazionali. Si può inciampare in una stagione storta, anche in due, ma i problemi vanno analizzati serenamente, senza farsi prendere da un orgasmo robespierriano. Allora vediamo cosa sta accadendo sul pianeta Fiorentina secondo il mio modestissimo parere.

Punto primo: la società ha rinnovato il contratto a Pradè, ma per un anno. È evidente che se rinnovi il contratto al ds per un solo anno, mandi un segnale chiarissimo che tutti recepiscono e non è un buon segnale, specie per un allenatore che a quel ds è molto legato. È questa la programmazione? È questo il progetto? Forse invece di sbandierare ogni anno il bilancio in ordine (cosa assolutamente buona e giusta) sarebbe finalmente il caso di dire a tutti chi comanda in società, chi fa il mercato per i prossimi cinque anni e qual'è esattamente il ruolo dell'allenatore. La famiglia Della Valle ha investito molto nella Fiorentina, negarlo sarebbe mendace e ingiusto, ma non sempre si è affidata agli uomini giusti. Credo che ora, nei ruoli tecnici chiave ci siano le persone migliori. Perché non blindarle?

Punto secondo: non si possono fare esperimenti a ogni partita, ma proprio il fatto che Montella ne stia facendo parecchi in campionato e molti di meno in coppa mi lascia qualche dubbio su quale sia il reale obiettivo del gruppo. Siamo sicuri che quest'anno non abbiano deciso, più o meno consapevolmente tutti, di puntare sull'Europa League? Se così fosse va bene, ma sarebbe un rischio grossissimo. Battere il dopolavoro bielorusso e poi vincere nel catino caliente greco è relativamente facile, ma quando scenderanno il City o la Roma il gioco si farà duro e uscire presto sarà un'eventualità più che possibile.

Punto terzo: Rossi non tornerà in tempi brevi e temo difficilmente tornerà con continuità. Vedremo, ma nel frattempo non sarebbe il caso di dare più spazio a Bernardeschi? È giovane, ma non ha 14 anni. E nel modulo più caro a Montella potrebbe fare benissimo. Così come benissimo potrebbe fare Marin, vero colpo (l'unico a dire il vero) dell'ultimo anemico mercato estivo. Ma il tedesco è guarito o no?

Forse questa è una stagione destinata a portare poche gioie in casa viola, ma potrebbe rivelarsi il laboratorio perfetto per preparare le successive. A patto che in società si schiariscano le idee su chi ci sarà, nelle successive.

Cibali