29 giugno 2012

Che cosa abbiamo sbagliato?

Mi scrive un amico teutonico: "I tedeschi si domandano: che cosa abbiamo sbagliato? Io direi: non si vince prevedendo e progettando tutto". In effetti, il programma quadriennale della Deutscher Fußball-Bund (la più grande del mondo con i suoi sei milioni di iscritti: il doppio degli abitanti dell'Uruguay, ed è un dato impressionante), per la rappresentativa maggiore, aveva ipotecato sicuramente il titolo europeo e (perlomeno) una finale mondiale. A coronamento di un progetto avviato tempo fa, un lavoro sistematico sui settori giovanili che li ha portati a grandi risultati nei tornei di categoria. Ma 'programmare' le vittorie nel calcio 'vero' è comunque più difficile; costruire grandi squadre sulla base di piani seri e lungimiranti è di certo possibile, ma riuscire a progettare le vittorie è un'altra cosa. Il calcio non è il nuoto o l'atletica; e neppure il basket o il volley. O il tennis. Una squadra vincente ed epocale non è semplicemente il frutto di una grande organizzazione di base (fosse così, loro vincerebbero sempre, e noi mai), ma combina diversi ingredienti, non ultimo quello del talento - del grande talento - di un gruppo di giocatori. E il talento (nei piedi e nella testa) non nasce in laboratorio.

"Der Bomber" e "Der Kaiser".
Con loro in campo sarebbe andata diversamente, a Varsavia?
La Germania vinse in sequenza europeo e mondiale, 1972 e 1974. C'è fra i pedatori a disposizione di Gioacchino Manicarrotolata qualcuno che, nel calcio di oggi, significhi quel che significavano Beckenbauer e 'Der Bomber' nel calcio di allora? Chiaramente no. C'è un buon gruppo, privo di fuoriclasse. Un gruppo che ieri ha mostrato anche poca personalità e una conduzione incerta, ciò che alcuni (leggo) imputano alla scarsa esperienza (ma il ragionamento non mi convince). La Germania avrebbe potuto vincere questo torneo; avesse trovato l'Inghilterra e non noi, per esempio. Ma ha trovato noi; e tutto si potrebbe ridurre a una banale considerazione: se non ci battevano con Beckenbauer e Muller, come potevano pensare di farlo con Podolski e Schweinsteiger? Una tradizione, peraltro, non si costituisce per puro capriccio del caso. Eupalla ha sempre guardato con neutralità le nostre storiche sfide: all'Azteca poteva vincere chiunque, a Madrid non eravamo battibili, a Dortmund eravamo semplicemente più forti. A Varsavia il confronto doveva essere, sulla carta, perlomeno equilibrato. Ho rivisto la partita, nel primo pomeriggio: se una domanda ci si può fare, riguarda solo il numero di palloni che Neuer ha dovuto rispedire a centrocampo. Perché così pochi? Potevano e dovevano essere molti di più. Il dato storico è evidente, e nessuno può più ridurlo a una dimensione semplicemente statistica. Al mio amico teutonico ho dunque risposto con molta semplicità: "italiani e tedeschi interpretano il gioco in maniera diversa; quella degli italiani è una maniera che i tedeschi non hanno mai imparato a prevedere e a contrastare".

La solitudine del numero 7


Dopo tanto parlare di torte e biscotti a Euro 2012 spunta pure la focaccia

E' proprio un periodo sfortunato per Cristiano Ronaldo, che dopo l'eliminazione dagli Europei ai rigori è stato anche letteralmente lasciato a terra a Donetsk. "Non è giusto - si è sfogato il giocatore - sono andato a comprarmi una focaccia e quando sono tornato l'aereo era già decollato senza di me". Ronaldo ha dovuto aspettare diverse ore per imbarcarsi su un altro volo, ma poi si è consolato con una grande accoglienza da parte dei connazionali all'aeroporto di Lisbona. Anche se, a giudicare dall'espressione, il suo umore non era dei più sereni (dal sito Repubblica.it)

Degian

Super Mario

28 giugno 2012
Doppietta globale dell'Italia

L'Euro lezione di italiano

Total verplant
Bundestrainer Löw scheitert bei Fußball-EM
Es begann mit Löws Selbstsicherheit und endete im EM-Aus: Die deutsche Nationalelf erweist sich im vierten großen Turnier in Folge als zu klein für die ganz Großen. Zu viel ist gegen Italien schief gelaufen. Hat Joachim Löw mit seiner erneuten Umstellung die eigene Mannschaft überfordert?
Süddeutsche Zeitung

Wieder einmal Italien
Die Geschichte wiederholt sich: Italien bleibt im EM-Halbfinale der deutsche Angstgegner. Löws Personalrotation funktioniert nicht. Balotelli schießt die Italiener ins Finale. Özils Elfmetertor kommt zu spät
FAZ

Zu früh gefreut
Auf Prandellis Herausforderung fand Joachim Löw nicht die richtige Antwort. Die komplette Offensivumstellung schlug fehl. Die Hoffnung auf die Krönung seiner Spielergeneration ist geringer geworden.
FAZ

Problemlöser Super-Mario
Egomane Balotelli gibt ausgerechnet gegen Deutschland den perfekten Team-Spieler ab. Nicht nur bei seinen Toren agiert er klug. Er arbeitet in der Defensive mit und behauptet viele Bälle
FAZ

Deutschland, einig Katerland
Und plötzlich war das Turnier vorbei: Deutschlands Traum vom EM-Titel hat sich nicht erfüllt, das 1:2 gegen Italien beendete am Donnerstag alle Hoffnungen. Fassungslosigkeit legte sich über DFB-Tross und Anhängerschaft, in Deutschland feierten nur die Tifosi - mit Spaghetti und Sightseeing. Impressionen aus zwei emotionalen Welten in den Stunden danach
Kicker

Aus der Traum: Bundestrainer Joachim Löw hat sich verzockt
Irgendwie war schon angerichtet. Das Gala-Finale gegen die Titelverteidiger aus Spanien schien bei dieser EURO 2012 so nahe und die Chance, den nicht mehr so übermächtig auftrumpfenden Welt- und Europameister zu besiegen und nach 16 langen Jahren wieder einen Titel zu gewinnen, so groß wie lange nicht mehr.
Kicker

28 giugno 2012, Fuengirola (Malaga)

Balotelli se pide la portada
Dos goles del ‘nueve’ de Italia, el segundo un fantástico chupinazo, paran los pies a una Alemania desagradablemente soberbia (1-2)
El Pais

Italia está fortísima
Los italianos siempre han tenido clase y ganaron a Alemania con el traje de gala. La Italia de Prandelli es una maravilla y se metió en la final de la Eurocopa jugando con la pelota. Se la quitó a la potentísima selección de Joachim Löw y se la quedó para tratarla con cariño y pedirle otra cita. Será el domingo, contra España, e Italia, enamorada, quiere ser feliz. Lo tiene muy claro.
Marca

Balotelli engorda la maldición alemana
La selección germana sigue sin saber lo que es ganar a Italia en un gran torneo y ayer no varió la historia
Mundo Deportivo

28 giugno 2012, Stadion Narodowy, Warszawa
Maestri e allievi hanno appena terminato la lezione
«Encore une fois l'Italie...»
Après l'élimination en demi-finale contre l'Italie (1-2), la presse allemande s'impatiente, 16 ans après son dernier titre lors de l'Euro 96. «Le rêve est fini», et l'état de grâce de Joachim Löw aussi.
L'Equipe

L'Italie, comme d'habitude...
Grâce à une performance de très haut niveau, l'Italie a logiquement dominé l'Allemagne (2-1) ce jeudi, pour s'inviter en finale face à l'Espagne. Auteur d'un précieux doublé, Balotelli s'est offert une belle revanche
France Football

Joachim's Löw's Germany condemned to follow famous footsteps
Cesare Prandelli and Italy provide masterclass that means another near miss at a major tournament for Germany
Guardian

Balotelli double fires Italy into final
A touch of star quality from Mario Balotelli plus a familiar mixture of experience and canny defending saw Italy quash a young Germany side 2-1 on Thursday and book a place in the Euro 2012 final against holders Spain.
FourFourTwo

History at stake in star-powered Euro final between Italy, Spain
Spain can become the first country to win three major tournaments in a row
This could be the final major tournament appearance for Xavi and Andrea Pirlo
Late-charging Mario Balotelli needs one more goal to win the Golden Boot award
Sports Illustrated

Davvero sono dei bambini viziati e immaturi?

Doppio Beck
- Prandelli: il coraggio di sfidare la piazza
- Le scelte di Cesare

Gigi Garanzini
L'Italia più bella stende la Germania e vola verso la finale di Kiev
Il Sole 24 Ore

Mario Sconcerti
Stella e solista e l'invenzione del nuovo calcio
E' stata la partita più bella
Corriere della Sera

Processioni devozionali

28 giugno 2012, Roma

L'inutilità del rigore tedesco

Essendo, com'è noto, il calcio metafora della vita, il penalty concesso a Ozil per il mancato rispetto delle regole si è offerto come esemplare tropo della competizione in atto per il dominio dell'area-euro e dell'economia europea.

28 giugno 2012, Stadion Narodowy, Warszawa
Il giocatore simbolo dell'inadeguatezza germanica.
Che porti un numero simbolo (il "10") costituisce ulteriore
offesa per Eupalla e per la storia del football
Quel calcio di rigore ha cambiato il punteggio finale, ma non la sostanza e la forma della partita. E' stato inutile. Del resto, con noi i tedeschi sono destinati a soccombere, quando il confronto si disputa ai massimi livelli; quando ogni risorsa viene gettata nella contesa. Loro hanno, appunto, meno risorse: meno tradizione, meno cultura, hanno minore capacità di adattamento (una semifinale vive di fasi e di equilibri continuamente mutanti); hanno dovuto sin dall'inizio (per paura) mutare il loro assetto, e poi ancora varie volte durante la partita, senza mai ribaltarne l'inerzia. D'altra parte: solo un neonato poteva davvero credere che Podolski ci avrebbe creato problemi (non ci ha fatto nemmeno il solletico; e aveva davanti Balzaretti, non Burgnich o Gentile); solo chi non ha visto il Bayern nelle semifinali e in finale di CL non si è reso conto che Schweinsteiger non sta in piedi e che non è certo uno capace di trascinare la truppa e sollevarne il morale (anzi: è il primo a deprimersi) quando le cose vanno male. Una leadership in campo, si sa, è essenziale per il buon funzionamento di una squadra. Non avendola, si sono smarriti; e anche Gioacchino Manicarrotolata - dopo millanta vittorie contro selezioni di ranking risibile, per un record risibile - ha mostrato lo stesso volto, tra il pietrificato e il rassegnato, la stessa inadeguatezza di condottiero. E' stato incapace di motivare i suoi, che nel secondo tempo hanno attaccato con relativa furia e minima lucidità, offrendosi al nostro contropiede in molteplici occasioni: poteva essere una mattanza storica.

Prandelli dice: "bisogna stare attenti, quando si parla di Italia". E' così. Il repertorio che abbiamo esibito in questo torneo rimane utopia per qualsiasi scuola calcistica: l'abbiamo arricchito grazie alla didattica di Cesare, che ci ha insegnato a condurre tratti di partita attraverso l'inedita (per noi) gestione prolungata della palla. Gestione che ha, naturalmente, l'effetto di spezzare il ritmo del match, di interrompere le inerzie sfavorevoli. Ieri sera abbiamo un po' sofferto nei primi 15', come contro la Benny Hill'S Club band; poi, trovate distanze e posizioni, gli abbiamo nascosto il pallone per sei o sette minuti; fino al primo gol di Mario, esito logico in quel momento della partita. Poi la fase dello schiacciamento nella nostra area e la disponibilità di spazio nella loro metà campo: c'è qualcuno al mondo che può insegnare a noi tempi e movimenti del "contropiede"? O qualcuno che può insegnarci come ci si difende in area di rigore e nei suoi pressi? Ovviamente no. Le nostre risorse calcistiche, già considerevoli, si sono ora solamente accresciute. Sicché il nostro unico problema è, e sempre resterà, la qualità degli interpreti. Per il momento, abbiamo alcune pentavalide e uno che lo può diventare, e che forse ha iniziato a diventarlo proprio al Narodowy.

Balotelli. Finalmente è esploso.Qui fra di noi, almeno io e Azor da anni discutiamo di lui e del fatto che si tratti di un pedatore potenzialmente sensazionale, per la varietà dei colpi, la dirompente fisicità, il talento naturale. Ha detto giustamente, Cesare, dopo la partita: "la sua carriera è appena iniziata". Azzardo un paragone, senza irriverenza. Marco Van Basten aveva due o tre anni più di Mario, nell'europeo dell'88, quando decollò definitivamente. Non aggiungo altro.

Mans

Flop mit uns

28 giugno 2012, Stadion Narodowy, Warszawa
Annichilito dalla bruciante sconfitta,
il capitano della Germania Philipp Lahm prova a nascondere le lacrime.
Di fronte a lui, implacabile, Eupalla 
addita il quarto risultato negativo per i Teutonici nelle sfide che contano contro l'Italia.

Degian

La legge di Mario

Quando ero ragazzo impazzivo per Maradona. Facevo carte false per andarlo a vedere. Percepivo che stavo vivendo un momento storico, avevo l'opportunità di ammirare dal vivo il più grande poeta del pallone di tutti i tempi, colui il quale superava le appartenenze particulari, creando, cibandolo di roba sopraffina, un unico grande consorzio civile: quello dei figli di Eupalla. Nonostante le emozioni irripetibili che quell'uomo mi ha dato e ha dato a milioni di persone in tutto il mondo, c'erano parecchi fenomeni del "giusto" che non mancavano mai di commentare: "si, grande calciatore, ma come uomo...". Come uomo che? Ho sempre sopportato poco questo atteggiamento verso gli altri, siano essi calciatori o fontanieri. Sono livelli che non si intersecano mai e se anche, accidentalmente, si intersecassero personalmente non me ne fregherebbe nulla. Si sa, ci sono persone che, incapaci di aggiustare la propria vita, si occupano di mettere ordine in quella degli altri. Maradona sta al calcio come Michelangelo sta alla scultura, come Einstein sta alla fisica e io ai bucatini alla amatriciana.

E questo che c'entra con ieri? C'entra eccome. Mario Balotelli, dopo aver schiantato la corazzata crucca, ha zittito tutti i moralisti, ignorantissimi di calcio, che ne hanno scritto peste e corna per mesi e mesi, senza mai concentrarsi sull'unica cosa che conta davvero: il suo talento. Ieri, dopo la gara, si è presentato davanti alle telecamere RAI ed è apparso per quello che è: un ragazzo timido, imbarazzato di fronte alle sollecitazioni dei giornalisti, sinceramente commosso quando ha risposto alle domande dei cittadini emiliani colpiti dal terremoto e profondamente umano quando ha parlato della mamma Silvia, presente ieri allo stadio. Di Balotelli, negli ultimi mesi, si è parlato solo per quello che non ci riguarda affatto ovvero che tipo di persona è. E chissenefrega! A me personalmente niente. Ieri ha mostrato a tutti quello che gli amanti del pallone sapevano già: è un fenomeno. Un calciatore potente, scaltro, di una straordinaria intelligenza tattica (rivedersi il movimento sul primo gol, please), che usa le sue armi con eccezionale maestria. Evviva Mario! L'importante è non snaturarlo. Non è un'educanda e non lo sarà mai (per fortuna). Grazie anche oggi a Cesare per averci restituito questa meravigliosa realtà: un gruppo unito, che ci crede perché, come ho scritto all'inizio del torneo, il calcio è un gioco e chi pensa sia un'altra cosa è destinato a soccombere (vero Sblatter?). "Giocare a calcio", non "praticare il calcio" e non "fare calcio". Il lavoro è lavoro e talvolta, anche se il tuo ti piace, può annoiarti. Ma non può essere la regola, altrimenti lo fai male ed è un problema serio. Mario lo sa, lo sapeva in anticipo, prima dei soloni che ne narravano solo le gesta notturne (invidia eh?) e ieri ce lo ha sbattuto in faccia. Lo ha sbattuto in faccia soprattutto ai tedeschi (ormai gli è rimasta solo la psicanalisi). L'atto IV è finito come doveva finire, con una lezione di calcio come raramente si è visto in competizioni di questo livello. La Germania non ha giocato male e per alcuni tratti della gara ci ha messi in difficoltà, ma era la semifinale degli europei e c'era da aspettarselo. Complimenti ai kartoffeln, ma in finale ci andiamo noi!

E ora sotto con i toreador: sarà partita durissima, ma possiamo batterli. Rivivo Spagna 82, una nazionale commovente, esaltante, specchio di un paese che, nella sua parte migliore, non vuole scendere a compromessi con la sua dignità.

28 giugno 2012, Stadion Narodowy, Warszawa
Finalmente! Mario esulta dopo aver bucato Neuer per la prima volta
Perdere la finale sarebbe una bella rottura di scatole, ma non pensiamoci. Anche domenica dovrà prevalere la legge del più forte, la legge di Mario.

Cibali

Mario über alles

Sto invecchiando. Ho come la sensazione (che è una constatazione tra il perplesso e l'attonito) di tendere all'enfatico e al retorico negli ultimi tempi. Ma come fai a simulare disincanto di fronte a questa memorabile cavalcata cui stiamo assistendo, vada come vada alla fine.

28 giugno 2012, Stadion Narodowy, Warszawa
36° minuto
Ieri sera è esploso Mario e chi mi conosce sa che ho sempre creduto in lui come potenziale pentavalida, che ho dissentito sconsolatamente per la sua svendita al City per rafforzare l'Inter di Benitez e far proprio il pregiudizio di Josè Mourinho, che mi hanno dato crescente fastidio le critiche continue a un ragazzo sensibile che si trova gli occhi addossi di tutti i media del mondo 24h24, che quasi tutte le "carrambate" mi hanno fatto sorridere più che indignare. Ieri sera ha abbracciato la mamma a bordo campo incarnando profondamente il senso della sua italianità. Dietro alla faccia da duro si trincera un ragazzo intelligente e sensibilissimo, che ha parenti inghiottiti dalla orrenda fornace di Auschwitz, che paga ogni giorno il razzismo dissimulato di una società isterica e xenofoba e l'invidia che sempre colpisce gli uomini pubblici. "È stata la serata più bella della mia vita" ha detto, con molta semplicità. E diamo a Cesare quel che è di Cesare: lo ha atteso con paterna fiducia e ha avuto ragione, alla fine. Come con Cassano.

I due gol, uno più bello dell'altro, sono già entrati nella storia del calcio italiano (per stare all'orto di casa), e vanno a porsi accanto a quelli di Boninsegna, Burgnich, Riva, Rivera, Rossi, Tardelli, Altobelli, Grosso e Del Piero, nella nostra memoria. Pirlo che nel cerchio di centrocampo "vede" Chiellini avanzato sulla fascia sinistra e lo serve col consueto lancio millimetrico, questi che passa subito la palla poco più avanti a Cassano che fa un movimento difficile da descrivere (tra il dribbling e la "veronica") tra due avversari da cui esce un cross di stupefacente bellezza di sinistro lievemente a rientrare, Mario che 'vede' anche lui dove finirà il pallone, prende il tempo a Badstuber e a Neuer e salta altissimo ad inzuccare al 20°. Sedici minuti dopo, Montolivo raccoglie nella nostra area uno smanacciamento di Buffon, va via palla al piede allargandosi sulla fascia sinistra, alza lo sguardo e vede Mario lanciarsi alle spalle dei due centrali difensivi tedeschi poco oltre il cerchio di centrocampo, e con tempismo effettua un lancio di 40 metri che Mario raccoglie sul piede spalle alla porta, ma questa volta si gira sveltissimo e procede verso la lunetta anticipando la disperata diagonale di Lahm con una bordata impressionante per velocità (125 km/h) e precisione (la palla fa il pelo al palo): Neuer rimane di sale.

Due terrificanti cazzotti sul mento ai tedeschi. E d'altra parte il calcio è una cosa semplice: si gioca in ventidue e alla fine vincono gli italiani.

Azor

28 giugno 2012

Il barbiere di Firenze

27 giugno 2012, Donbass Arena, Donetsk
La variabile impazzita: la traversa di Bruno Alves
Come temevo ora sono acidi, altro che polpo Paul: sono più mestamente un totano ... Da una percentuale di errore del 12,5% sono crollato al 50% per colpa della traversa di Alves che non solo ha impedito a Lara di timbrare l'ultima marchetta ma anche al sottoscritto di proseguire la sua striscia di pronostici. A questo punto Eupalla asseconderà l'esito scontato e annunciato da tempo o valuterà benignamente il nostro percorso di passione ed emozione?

En passant, e in attesa di analisi più meditate: credo che ieri sera abbiamo assistito alla fine dell'incanto metodologico spagnolo. All'improvviso e tutto insieme non ha funzionato nulla dell'impianto di gioco del tiqui-taqua, a fronte ovviamente di un avversario che aveva studiato alla grande le contromosse. Avvisaglie evidenti si erano colte già con l'Italia e - leggo (ma non vidi) - con la Croazia (l'Irlanda è stato un illusorio allenamento, e la Francia implosa nel tribalismo etnico del suo spogliatoio): già nel 2008 e nel 2010 il possesso palla era risultato sterile assai di realizzazioni (un'infinita sequela di risultati "digitali": 1-0-1-0-1-0-1 ...), ma la fluidità della manovra era stata maestosa per lunghi tratti; adesso che gli interpreti sono più stanchi e in fase calante aumentano le prestazioni alterne. La sostituzione del "catedrático del fútbol", come lo definì Maradona, all'87° di ieri sera è il simbolo dello stato assai incerto di salute della pedata roja. La Spagna attuale è avversario di finale abbordabilissimo.

Mentre mi faceva lo scalpo, il barbiere (testimone di nozze di Claudio Merlo e amico stretto di Giancarlo Antognoni) stamane mi ha detto una cosa semplice semplice per la partita di stasera: "ma che scherziamo? Vinciamo di sicuro!". Barba e capelli (e toccatina), dunque ...

Azor

fifty fifty?

Fuori una! La mia prima finalista è stata eliminata ieri sera, ben oltre i demeriti sul campo, dalla stucchevole Spagna di don Andres e compagni. Sarà un caso, ma per la seconda volta consecutiva la Spagna va avanti senza mostrare quella superiorità che l'ha caratterizzata negli ultimi tempi.

Rui Patricio, protagonista ieri sera contro la Spagna

Peccato per il Portogallo, che avevo visto bene anzi, benissimo. Ero convinto che il gioco razionale di Bento, la disposizione in campo degli undici (sempre compatti e alti a ridosso della linea di centrocampo), la completezza di una rosa che di così alto livello  i portoghesi non hanno mai avuto e lo stato di forma crescente di Lara avessero la meglio contro la spenta combriccola del Barmadrid. Questi ultimi, come ho già scritto, mi hanno stufato. Il loro gioco fatto di possesso palla per ottanta minuti in attesa della verticalizzazione è tremendamente noioso. Ha ragione il Cesare nazionale: il futuro del calcio è il calcio giocato, la ricerca dello spettacolo che è sempre direttamente proporzionale a quanto i protagonisti in campo riescono a divertirsi. Ieri sera non si è divertito nessuno. Le due squadre erano contratte, sembrava una partita a scacchi. Alla fine ha vinto la tradizione.

Ottima sorpresa Rui Patricio, classe 1988, portiere dello Sporting Lisbona. Meritava il passaggio del turno questo ragazzo, per la straordinaria parata su Iniesta e per come ha parato il rigore a Alonso.
Dispiace davvero tanto per questi ragazzi che avevano interpretato alla perfezione una partita difficilissima. Hanno corso per 120 minuti, cedendo campo alla superiorità tecnica della Spagna solo nel secondo tempo supplementare.

Avevo pronosticato una finale Italia-Portogallo. Il Portogallo è uscito ieri. Dunque, vogliamo fare fifty-fifty?

Cibali

Circus do Portugal

Purtroppo, il Circus do Portugal ha levato le tende prima che andasse in scena l'ultima e più attesa attrazione: Cristiano Ronaldo che in retromarcia conta i passi dal dischetto e mima l'esecuzione di un penalty decisivo. Non sapremo mai se, questa volta, avrebbe segnato, o sparato una bordata in curva, o raspato comicamente sollevando polvere e zolle. Peccato, perché siamo aficionados di questo suo numero, e ci siamo dovuti accontentare di qualche velleitaria trasformazione alla Johnny Wilkinson; abbiamo tuttavia ammirato l'acume dell'impresario, Paulo Gento, capace di assemblare un cast di onesti faticatori a sostegno delle due uniche e riconosciute stelle. Niente repliche a Kiev domenica sera; la comitiva si scioglie, Lara Croft torna a Madrid, i Nani a Manchester, qualcuno troverà ingaggi sotto altri tendoni.

A Kiev si presenterà la Philarmonica di Spagna; saranno fischi a scena aperta, se non ritroverà in fretta gli spartiti e l'allegria del Direttore, oggi addirittura sostituito prima della fine del concerto. Personalmente, auspico che la strepitosa parabola di Xavi Hernandez non sia sul momento di compiersi.

Mans

27 giugno 2012

Portogallo - Italia ?

Sono sorpreso dai pronostici che ho azzeccato finora. Il 7 giugno, prima del fischio di inizio di tutta l'euro-pedata, avevo scritto che "col simulatore mi esce fuori una semifinale tra Russia e Spagna e un'altra tra Germania e Italia". Il 21 giugno ho vaticinato le seguenti vincitrici dei quarti: "Portogallo, Germania, Spagna e Italia". In sostanza avevo sopravvalutato i Russi e sottovalutato i Portoghesi, il resto, forse, non ci voleva molto ad azzeccarlo. Adesso però sono volatili per diabetici, per fare un'altra citazione colta. Per coerenza con la previsione iniziale ("Tradizione vorrebbe che metteremmo sotto i todeschi, mentre dall'altra parte la sorpresa sarebbe la Russia. Finale inedita: per scaramanzia dico Russia") sono costretto a dire Portogallo e Italia, anche se ho molti dubbi.

20 giugno 2004, Estadio José Alvalade, Lisbona
L'ultimo Portogallo vincente sulla Spagna in tornei ufficiali:
L'Infante portava ancora il 17, ma segnò il 21 ... [tabellino]
La Spagna sembra forte davvero mentre i Portoghesi hanno preso gol da Germania, Danimarca e anche Olanda, e dunque sono vulnerabili. Peraltro anche la difesa della Spagna dà la sensazione di essere perforabile, benché le abbia segnato finora solo Di Natale. La tradizione gioca contro i lusitani: solo 6 vittorie su 34 scontri diretti con i cugini iberici. Nel 2004 li batterono (1:0) nel girone iniziale degli Europei di casa, ma di quella Roja sono oggi presenti solo Casillas, Xabi Alonso e l'allora Niño Torres. Nel 2010 furono invece sconfitti dagli spagnoli negli ottavi del Mondiale africano (sempre per 1:0) e di quel Portogallo sono ben 6 i titolari confermati. Molto dipenderà da Ronaldo, che sembra - ripeto, sembra - avere finalmente preso in mano il suo ruolo di star della competizione. E soprattutto dalla fase difensiva amaranto. Se segna la Spagna potrebbe essere 1:0. Se segna per primo il Portogallo ci sarà da divertirsi.

Tra Italia e Germania tutta l'attualità - a cominciare dall'assurdo vantaggio di due giorni di riposo in più - sembra congiurare a favore dei toeschi. La tradizione è invece a nostro favore, i crucchi avendo ottenuto al massimo due 0:0 in tornei ufficiali (Mondiali 1978 ed Europei 1996) a fronte di sonore e decisive sconfitte. Se il fiato regge e non finiamo ai supplementari sono fiducioso che Cesare saprà tirare nuovamente fuori il meglio dai 14 in campo, perché conosce bene i nostri limiti di realizzazione e i difetti difensivi dei teutonici (3 gol nel sacco più un rigore finora). Nulla aggiungo di più. E mi affido devotamente a Eupalla: nessuno immaginava che Barça e Real uscissero in semifinale di CL ...

Azor

Vigilia

Dunque ci siamo. Le prime quattro d'Europa scaldano i garretti e riempiono d'ossigeno i polmoni. Come Mans penso che la Roja avrà la meglio sui Lusitani. Ma con un risultato più largo, e offrendo molto di più di quanto fatto vedere sin qui.

Il problema dell'Italia (contro la Benny Hill's Club Band apparso in tutta la sua drammatica e non episodica rilevanza) è la scarsa capacità di concretizzare le pur numerose (e talvolta cristalline) occasioni create. Se Marione s'intestardisce e pecca di lucidità sotto porta son dolori, temo. Mi piacerebbe vedere Diamanti titolare e Nocerino (l'unico acquisto indovinato dal Milan nella scorsa stagione) gettato per tempo nella mischia da San Cesare, con piena licenza di offendere: chissà che i suoi tipici inserimenti fra le linee (bellissimi quelli che domenica scorsa hanno uccellato Terry & co. in almeno un paio di occasioni) non si rivelino una carta vincente contro la compassata, perforabile retroguardia crucca. Sarà partita vera, come sempre tra azzurri e bianchi di Germania. E lì, fra le prime quattro d'Europa, comunque manebimus optime, grazie a Cesarone.

24 giugno 2012, Olimpiyskyi, Kyiv
Milner, Gerrard, Rooney osservano Andrea Pirlo
in uno dei suoi innumerevoli "atti performativi"
Chiosa su Pirlo, visto che siamo in tema di santificazioni. Uno così avrebbe messo d'accordo pure Amidei e Buondelmonti, Lennon e Mc Cartney, Marx e Bakunin. Fa tornare alla mente il divino Baggio, per classe allo stato puro e, appunto, per quella capacità di far convergere sul suo nome voyeurs calcistici di opposte fedi e di differenti opinioni. Per intelligenza, senso della posizione, limpidità di visione e facilità di calcio ricorda un altro immenso. Il paragone con Gianni Rivera suonava forse un po' irriguardoso per il primo pallone d'oro italiano nel maggio 2003, quando lo azzardò Livio Forma (riascoltalo qui), a pochi giorni dall'ingresso di Andrea nell'Olimpo del calcio europeo. Ha molte più ragioni d'essere oggi, dopo che quel leggero centrocampista dal "piede felpato" ha messo in bacheca (e sempre da protagonista) un'altra Coppa dei Campioni, un Campionato del Mondo, svariati altri trofei. E conquistato una stima a qualsiasi latitudine che ne farà senz'altro, Eupalla permettendo, il prossimo pallone d'oro.

Alviero

Classifica: 5°-16° posto

La classifica delle squadre eliminate prima delle semifinali:

Ennesimo il fallimento della nazionale multietnica francese 
5° - Inghilterra, 8 punti (5 gol fatti/3 subiti)
6° - Repubblica ceca, 6 punti (4/6)
7° - Grecia, 4 punti (5/7)
8° - Francia, 4 punti (3/5)

9° - Russia, 4 punti (5/3)
10° - Croazia, 4 (4/3)
11° - Svezia, 3 (5/5)
12° - Danimarca, 3 (4/5)
13° - Ucraina: 3 (2/4)
14° - Polonia: 2 (2/3)
15° - Olanda: 0 (2/5)
16° - Irlanda: 0 (1/9)

26 giugno 2012

In lode di un grande italiano

Certo, dobbiamo ai ragazzi in campo la bella impresa di questo europeo, Andrea Pirlo su tutti, per il quale non riesco a trovare le parole adatte a descrivere il sentimento, misto di impressione e commozione, che mi avvince e turba ogni volta che lo osservo ricevere il pallone, girarsi sulla sinistra accompagnando la palla con uno o due tocchi brevi proteggendola col corpo dal mastino di turno avvinto alle calcagna, alzare lo sguardo, vedere lo spazio e lanciare maestosamente verso destra: non è solo una performance, è un atto performativo se vogliamo riconoscere, come avrebbe fatto Cesare Segre se non disdegnasse la pedata, la natura linguistica del suo stile. È certamente lui che, insieme agli altri nostri Azzurri, corre, scambia, lancia, difende e segna e fa segnare.

Ma è Cesare Prandelli a sceglierli e a decidere di mandare in campo quelli che ritiene che siano i giocatori più adatti alla sua idea di gioco. "Il calcio 'giocato' è il futuro" ha detto nella conferenza stampa dopo l'impressionante dimostrazione che ha saputo dapprima immaginare, e poi predisporre e creare, nei 120 minuti contro l'Inghilterra. Ciò che mi ha colpito di più di questa ennesima bella partita della sua gestione è stato il ritmo, il forcing (come si diceva anni fa), la determinazione che la squadra ha messo nel secondo tempo supplementare. Quanti inutili tempi supplementari, attanagliati dalla paura e rassegnati ai rigori, abbiamo visto nei nostri decenni di voyeurs? E quante poche volte, spesso azzurre (da Italia - Germania all'Azteca), li abbiamo visti così intensi e spettacolari? Con Balzaretti, Nocerino e Diamanti come protagonisti, oltretutto ...

15 novembre 2011, Palazzo del Quirinale, Roma
Tre generazioni di Italiani
Domenica gli ho dato affettuosamente dell'invertito per spezzare la tensione dell'attesa di quelle ore interminabili. In serietà, Cesare sta avviando una rivoluzione culturale della nostra tradizione. C'è in lui un senso limpido e morale dell'impresa, che attinge la sua semplicità al buon senso delle radici contadine. Non c'è alcuna retorica nella sua missione, nessuna cultura del sudore (deterso) e della sofferenza (lauta), nessun operaismo (milionario). C'è invece - a mio avviso - uno dei portati più nobili e antichi del nostro grande paese: la cultura, la ricerca, il piacere per il lavoro, artigianale o intellettuale (o, come il calcio, la sintesi di entrambe le cose), fatto bene. Come lo sono le ville palladiane, la scrittura della storia, i vestiti di sartoria, la fisica nucleare, l'industria meccanica di precisione o il cinema dell'epoca di Antonioni e Fellini.

Anche per questo Cesare è un grande italiano, che mostra il volto più bello e migliore del nostro paese. Il palcoscenico europeo lo ha fatto scoprire alla critica beota degli altri (più "seri"?, ah ah ah ...) paesi, per la quale la nazionale italiana è, appunto, una sorpresa, avvinta, come è (la Beozia, intendo), allo stereotipo del "catenaccio" (cioè della mafia, spaghetti e mandolino). Cesare ha restituito dignità e moralità a una nazionale avvilita dall'annunciato disastro sudafricano. E lo ha fatto perseguendo l'idea del gioco, della ricerca, dell'applicazione, del lavoro serio e alla fine, inevitabilmente, appagante. Soprattutto, ha saputo infondere nell'ambiente la sua visione e avviare, così, la sua rivoluzione culturale.

Di questo è stato capace perché è persona esemplare, di grande tempra morale e serietà, come dimostra il suo percorso di vita, mai urlato, mai sopra le righe, radicato in solidissime basi (la famiglia, l'educazione, il lavoro, la caritas). Il suo è un profilo pubblico ormai conosciuto e ammirato in tutto il paese, dagli appassionati di calcio, ma anche dalla gente comune, dalle donne, dagli anziani e dai bambini, che riconoscono nel suo sorriso dolce e nei suoi tratti gentili un modello possibile di cittadinanza e di italianità. Ero con Cibali allo stadio la domenica successiva alla morte di sua moglie, affrontata da Cesare con dignità, compostezza e fede sincera e non ostentata. Eravamo più di 40.000 perché si giocava un Fiorentina-Inter. Fu tributato un minuto di silenzio. Che fu silenzio assoluto, senza applausi vacui. Un silenzio commosso, protratto, interminabile, insopportabile. Che serrò la gola a molti e ne solcò il viso di lacrime. Non erano solo l'affetto e la riconoscenza di una tifoseria. Era anche l'ammirazione per la persona.

Senza alcuna retorica, dobbiamo essere fieri di Cesare Prandelli, uno dei più grandi italiani di questo inizio secolo. Ce ne sono milioni come lui, per fortuna, che vivono quotidianamente senza i fari addosso e che fanno del nostro paese un grande paese. Ma sfido chiunque a indicarne dieci di migliori nella sfera pubblica della politica, della classe dirigente, della cultura, e dello sport stesso.

Azor

Pre-visioni

Mi assumo l'onere di fare i primi pronostici.

Spagna-Portogallo.
La Roja gioca come il Barça; ha naturalmente meno qualità davanti, ma è più solida dietro. Ramos è un ottimo erede di Pujol, e col tempo sta migliorando: lo vedo meglio da centrale che da difensore esterno. Xabi Alonso garantisce con Busquets grande copertura e ulteriore fosforo in linea mediana, sebbene non mi abbia mai fatto impazzire. Da tempo immemorabile, in partite che contano, questi non riportano il pallone al centro del campo. Non subiscono. Il tema tattico è scontato. Lara Croft resterà isolato e prenderà a vagare nervosamente, dopo aver rincorso un certo numero di palloni improbabili. Finisce 1-0 o 2-0, senza emozioni.

Germania-Italia.
Dipende da quel che succede nella prima mezzora. Il nostro rischio è di non fare in tempo a prendere bene misure e contromisure, specie perché ci troveremo in inferiorità numeriche sui lati della difesa. Spero giochino Podolski e Müller e non Schürrle e Reus. Temo più Klose di Gomez. Non ci conviene con loro fare possesso palla, ma chiuderci e ripartire (se riescono a giocare in velocità e negli spazi siamo senza speranze): tendono ad attaccare in massa, a scoprirsi dietro. Li ha infilzati la Grecia: noi dovremmo avere più possibilità della Grecia. Se alla fine del primo tempo siamo ancora in partita ce la possiamo fare. Credo nella fragilità psicologica di Schweinsteiger; sarà dura neutralizzare (in fase attiva e passiva) Khedira, che mi è parso in grande condizione. Rinuncerei a Cassano, proverei con Giovinco, tonico e veloce, che potrebbe vincere qualche duello e creare spazi per Mario. Finisce 2-1, ma non so per chi.
Augh.

Azor

25 giugno 2012

I Tre Porcellini e Steatopigia l’impenetrabile

Ray Hudson ar telefono co' Bbbruno Genntili
de 'a Cannotteri Tevere
Dopo i pronostici dei quarti non posso più nascondermi: l’unico che ho sbagliato, believe it or not, l’ho sbagliato apposta per scaramanzia. Andremo in finale, dunque: e ci andremo perché la tradizione conta qualcosa, e noi abbiamo la missione storica di fare il mazzo ai crucchi, per quanto loro insistano a considerarci degli inferiori Spaghettifresser. La Wehrmacht, promanante dal Bayern, ne riproduce (molto all'ingrosso) pregi e difetti: fortissimi dalla cintola in su, i barbari ballano in difesa. Il punto debole secondo me è Gongolo Lahm, ottimo come attaccante ma difensore spesso svagato: sulla sua fascia di competenza stanno le chiavi per aprire la serratura dei forzieri di Angelona Steatopigia. Cesarone Prandelli, cittì equilibrato e fine come nessuno dai tempi di Bearzot, ha meriti enormi: nondimeno ieri, contro la modesta Benny Hill Band, ha corso qualche rischio di troppo. Cesarone ha difatti un pupillo, Montolivo, il cui solo nome evoca notti di passione a Getsemani. Bravissimo ragazzo e ottimo giocatore, gli manca quel qualcosa sul piano emotivo nei momenti che contano: quando batte l’ora decisiva, svapora. D’accordo, qualcuno ieri sera doveva pur mettersi a giocare fra i due trinceroni scavati da Ray Hudson (traslittero secondo la novissima pronunzia di Gentili Bbruno, glottologo finissimo): però togliere un Fantantonio in crescita per voler tenere in campo l’abatino (a minuscola), con l’Abate che dava evidenti segni di cedimento …; se poi se ne fa male un altro, com'è successo, rischi di uscire contro ’sta specie di Esercito della Salvezza in maglia bianca. Speriamo che il pericolo corso contribuisca a riposizionare l’affetto paterno di Cesarone per Riccardino nella giusta prospettiva.

L’altra semifinale oppone due metafore, Masturbazione e Corrida. Può benissimo darsi che Lara Croft Ronaldo redima il lusitano onanismo pedatorio, posto che gli Onaniti non si sfianchino a inseguire il drappo rosso agitato qua e là dai cugini. Per questa volta, credo che il Duca-Conte rinuncerà al progetto di far marcare a uomo Lara Croft direttamente da Casillas, attenendosi al 4-6-0. Scelgo la Roja, ma solo per il gusto di ritrovarla a Kiev: ancora meglio se dopo la cinica lotteria che ben sappiamo.

Come che sia, gran bella soddisfazione per noi terroni d’Europa ritrovarci in tre Pigs su quattro cadreghe disponibili. Sperando che Angelona resti seduta composta, chiappone incollate alla sua poltronissima, giovedì sera a Varsavia.

Poscritto
Dimenticavo la risposta che devo a Mans su Pirlo: come non concordare? Immenso. Secondo le statistiche fornite dal sito bbc.co.uk, ieri sera ha corso 11.58 km, più di ogni altro giocatore inglese: l'unico che gli si è avvicinato è Gerrard, più che altro perché lo inseguiva con la lingua fuori. Centotrentun palloni recapitati al destinatario, a un tasso di precisione dell'ottantasette per cento. Oggi, non lo cambio con Xavi: anche perché Pirlo è letale su punizione, dote che fa di un grande regista un fuoriclasse. Grande merito ad Ancelotti, che lo reinventò centromediano metodista in anni durante i quali giocatori con le sue caratteristiche venivano sbattuti più avanti possibile (fosse capitato tra le grinfie di certa gente, Rivera sarebbe finito a fare la punta). Mongolino d'oro a Moratti, che riuscì nell'impresa di disfarsi di lui e di Seedorf. Ma Allegri, detto fra noi, non ha l'aria molto più sveglia.

Alviero

Andammo a Berlino

Vale sempre la pena di rigustare questo minuto e mezzo di puro calcio; i migliori 90 secondi mai giocati dagli azzurri, forse. A chi li ha visti e ascoltati solo sulla RAI, si consiglia di rivivere in differita l'emozione totale nelle voci Sky di Caressa e di zio Bergomi, e soprattutto il brivido dell'urlo che divenne epocale: "andiamo a Berlino!"

4 luglio 2006, Westfalenstadion, Dortmund

L'Italia è la sorpresa. Ma per chi?

L'italico vizio atavico di uscire di sintonia con se stessi si ripete puntualmente, sia che si tratti di cose gravose sia che si tratti di quelle più amene. Siamo inclini a sottostimarci quando siamo bravi e a sopravvalutarci quando non lo siamo affatto. E' la nostra storia, c'è poco da fare. Oggi mi sono svegliato e ho letto i giornali (sportivi e non). Cosa vi ho trovato? L'esaltazione del gruppo, la magnificazione dell'allenatore, l'entusiasmo per una nazionale vincente e meritatamente alle semifinali del campionato d'Europa. Ma non mi scordo quanto quegli stessi commentatori scrivevano prima della spedizione polacco-ucraina e non mi scordo lo scetticismo che circondava la nazionale prima della gara d'esordio contro la Spagna. Siamo un paese di carristi. Il carro dei vincitori è sempre pieno, non trovi un posto libero nemmeno a pagarlo oro. Ma mai una volta che qualcuno facesse la prenotazione in anticipo! In molti oggi hanno scritto sulla carta stampata e su internet che siamo una meravigliosa sorpresa. Sorpresa per chi? E sorpresa di che? Si scordano troppo facilmente, questi signori la cui ignoranza calcistica è pari solo alla loro presunzione, che noi siamo la nazionale europea più vincente di sempre. Che da sempre tutti ci criticano per poi copiarci spudoratamente e Benny Hill è solo l'ultimo degli epigoni in ordine di tempo. Le vedono, questi fenomeni, le partite delle nostre nazionali giovanili o no? Perché è lì che si vede se la cultura tattica di un paese è avanti o indietro e lì vinciamo sempre, o ci si va molto vicini. La verità è che la Champions League ha offuscato le menti di parecchi commentatori, aggrappati allo schermo quando giocano Ronaldo e Messi e smemori che il calcio è altrove. Altrove si costruiscono le fortune petadorie di una nazione, la Germania ne è un buon esempio avendo da almeno dieci anni introdotto regole che esaltano i vivai e avendo investito montagne di soldi nei serbatoi giovanili delle società, lasciando infine al solo Bayern la licenza di investire quattrini per acquistare campioni di fama: e di fatto il campionato lo vince da due anni di fila il Borussia Dortmund (il Bayern spende assai meno delle iper indebitate Barcelona e Real Madrid).

Ora sotto coi crucchi. Per loro giocare contro l'Italia è come andare dal dentista, ma quest'anno possono batterci. Sarà una partita bellissima e possiamo uscire, ma se sconfitta sarà, e ne dubito assai, sarà a testa altissima. Su questo non ho dubbi. E non ho dubbi perché l'Italia è la nazionale più logica di tutto il torneo. Non abbiamo venti giocatori forti come la Germania, non abbiamo Iniesta accanto a Xavi (abbiamo Montolivo accanto a Pirlo) come la Spagna e non abbiamo un Cristiano Ronaldo. Abbiamo però un allenatore, criticatissimo alla vigilia di Italia-Inghilterra dagli ingnoranti della stamperia nazionale, che sta almeno due spanne sopra tutti gli altri e questo, alla fine dei giochi conterà parecchio.
24 giugno 2012, Olimpiyskyi, Kyiv
Andrea Pirlo uccella Hart e decide la sfida ai rigori
Rispondo infine al confratello Mans: sono totalmente d'accordo su Pirlo e non solo come facitore di gioco. Il rigore di ieri è stata la chiave dell'intera sequela dal dischetto. Se non avesse avuto il colpo di genio non solo di calciarlo così, ma di farlo in quel preciso momento, dopo l'errore di Montolivo, avremmo probabilmente subito un'atroce beffa. Quello sberleffo meravigliosamente eseguito ha innervosito Johnson e gli ha fatto sparare una cannonata sulla traversa. Cole poi, ha calciato come i mancini calciano di solito, ma molto peggio. Buffon è Buffon. Tutto il resto è Danzica!

Cibali

But this time things were supposed to be different

24 giugno 2012, Olimpiyskyi, Kyiv
Hart si concede goffamente e senza pudore,
sedotto dal "Panenka" di Andrea Pirlo
L'incultura calcistica e storica dei nostri inviati RAI (telecronisti e commentatori dai vari studi) è imbarazzante: insistono a definire 'cucchiaio' quel tipo di rigore, quando in tutto il mondo ha un preciso nome, anzi cognome: "Panenka". Quello di Pirlo vale il prezzo del biglietto e (ma sì) anche del canone. Anzi: veder giocare Pirlo vale il prezzo del biglietto e del canone, e da molti, molti anni. Solo a San Siro si sono stancati di lui, e a Milanello comanda l'unico allenatore al mondo in grado di escogitare, disponendone, un sistema di gioco che ne prescinde, al punto da costringerlo ad andar via. Un peccato mortale che Eupalla non ha naturalmente perdonato. Una rapida occhiata ai fogli inglesi, francesi, spagnoli di oggi basterà per verificare la quotazione universale del suo magistero: solo Xavi Hernandez è al suo livello, nell'ultimo decennio. Io penso che valga, come facitore di gioco, i migliori di sempre: attendo conforto dagli altri eupallici su questa valutazione.

Gli inglesi erano convinti - usando le nostre antiche armi - di poterci sorprendere; credevano davvero che le cose, questa volta, sarebbero andate diversamente da tutte le altre volte. In effetti, nel primo quarto d'ora le loro ripartenze davano l'impressione di poter essere letali, con Johnson (!) a devastare il prato sulla fascia destra. Poi, essendo la nostra arte difensiva superiore, abbiamo preso le misure e vanificato ogni loro velleità contropiedistica, grazie alle puntuali chiusure dei centrocampisti, capaci di stringere sistematicamente su Gerrard, ostruendone la visuale. Prandelli ci ha messo poco a capire l'antifona, va da sé; Benny Hill non ha mai provato a variare il tema; ha solo a un certo punto giocato la carta di Carroll (impressionante la sua fisicità), ma al solo scopo di guadagnare secondi e respiro tenendo lontana la sfera dai dintorni dell'area di rigore. In effetti abbiamo giocato sempre nella loro metà del campo, con dati di possesso palla da Philarmonica; un dominio inerziale, favorito dall'atteggiamento albionico (poco pressing, linea difensiva molto arretrata) ma reso vano dagli sprechi sotto porta e dalla qualità tecnica non eccelsa del nostro reparto offensivo, considerato complessivamente. Un dominio tecnico e tattico che ha fruttato più di trenta tentativi e nemmeno un gol: imbarazzante. L'impoverimento del football italiano sta tutto qui: escluso Mario, che prima o poi esploderà, non c'è un pedatore sotto i trent'anni di livello internazionale. Due pentavalide (Buffone e Pirlo) e una trisvalida (De Rossi), tutti e tre già protagonisti nel 2006; i primi due già dominanti a Dortmund e a Berlino. Tutti e tre ormai arrivati alla fase finale di una gloriosa carriera; e dobbiamo sperare che i polmoni e le gambe di Andrea reggano fino al Brasile. Ma se si escludono le individualità, resta la sempiterna (e solo raramente vanificata dalle egolatrie dei commassari tecnici) capacità italica di redimere i ronzini e gli onesti, grazie alla tradizione e alla cultura (le 'conoscenze' sempre evocate da Arrigo) dei nostri tecnici. 

Per finire: ironici e spassosi i commenti dei lettori ai resoconti del Guardian. Vale la pena di compulsarli. Ne riporto solo uno: "First half was great. Second half reminded me of Fulham. Extra time reminded me of the second half. Penalties reminded me of every single tournament I've ever seen England go out of. If Italy didn't go through, it would have been a crime against humanity".

Mans

La battaglia d'Inghilterra

England's night slips away as Italy ultimately prevail
England were exposed for barely a month's preparation, not that the winners showed a particular distinction in this quarter-final
Guardian

England hearts broken on penalties again as Italy triumph
It was 12.24am, local time, when Alessandro Diamanti walked forward for the final, decisive kick and, when it was all done, Italy had booked a semi-final against Germany while England were wallowing in the familiar sense of deja vu that comes with another harrowing disappointment in a penalty shoot-out.
They had withstood almost unrelenting pressure and nobody could say the result was unjust. Not when Italy had accumulated 35 shots, compared to England's nine, and greedily kept 64% of possession.
Guardian

England suffer yet more penalty pain
Alessandro Diamanti struck the winning spot-kick as Italy beat England 4-2 in a penalty shootout having dominated a 0-0 draw after extra time in the last Euro 2012 quarter-final on Sunday.
FourFourTwo

Italy oust England on pens
England's penalty shoot-out misery continued in Kiev as they crashed out of Euro 2012 to Italy, who deserved to progress after dominating the match.
ESPN

Italy nips England for well-deserved berth in semis
Italy toppled England in penalty kicks to hold off elimination and reach the semis. England is improving, but the country still has major issues in penalty kicks. It took 28 games for us to reach a 0-0 game, but it was the best of the quarters
Sports Illustrated

Penalty de Pirlo à Panenka ou ... à Postiga (A Bola)
[Valutazione Euro-comparativa: Panenka - TottiHelder - Pirlo]
Italien fordert Deutschland
Italien besiegt im EM-Viertelfinale England mit 4:2 nach Elfmeterschießen. Vom Punkt trifft Englands Young zuerst die Latte, dann pariert Buffon klasse gegen Cole - und Diamanti verwandelt zum Sieg. Die über 120 Minuten überlegene Squadra Azzurra fordert nun die Deutschen heraus.
FAZ

Buffon rettet Italien im Elfmeterschießen
Italien heißt der Gegner der deutschen Mannschaft im Halbfinale. Im Elfmeterschießen gewann die "Squadra Azzurra" letztlich hochverdient gegen England, nachdem Balotelli & Co. in den 120 Minuten zuvor reihenweise gute Torchancen hatten liegenlassen. England, das im Elfmeterschießen kurzzeitig vorn lag, muss dagegen nach einer nur phasenweise guten Vorstellung die Heimreise antreten.
Kicker

Los penaltis hacen justicia a la Italia 'bella'
Prandelli ha aparcado algunos prejuicios populares que afeaban el fútbol italiano. Su selección se ha plantado en las semifinales de la Eurocopa con un atrevimiento que parecía perdido, con un planteamiento acorde con la elegancia de algunos de sus jugadores. Sin cesiones al azar. El lanzamiento decisivo de Diamanti en la tanda de penaltis acabó con una Inglaterra gris, condenada por la propia filosofía del temeroso Hodgson.
Marca

Los penaltis son justos con Italia
Italia se medirá en semifinales a Alemania tras eliminar a Inglaterra por penaltis (4-2), justo desenlace tras exhibir un mejor fútbol
Mundo deportivo

L'Italie contre vents et marée
L'Italie tient sa demie. Dominatrice de l'Angleterre mais en manque de réussite, l'Italie a arraché aux tirs au but (0-0, 4-2 tab) une qualification méritée pour les demi-finales.
L'équipe

Seigneur Buffon, monumental Pirlo
Après avoir dominé la majeure partie de la rencontre, l'Italie s'impose aux tirs au but contre l'Angleterre. Les Italiens ont à nouveau été guidés par un Andrea Pirlo monstrueux, tandis que Gigi Buffon, dans les cages, a été tout aussi fantastique. Tu m'étonnes que la Juve est invaincue cette saison...
So Foot

L'Italie récompensée
Dominatrice dans l'ensemble, l'Italie s'est logiquement qualifiée pour les demi-finales de la compétition, même si elle a dû attendre la séance des tirs au but pour faire plier une équipe d'Angleterre tenace
France football


Diamo a Cesere quel che è di Cesare
Doppio Beck
Sempre all’attacco senza attacco
Undici metri di giustizia

Gigi Garanzini
- Quel sinistro di Diamanti, un atto di giustizia
120 minuti di dominio: inglesi presi a pallonate
Il Sole 24 Ore

Mario Sconcerti
- Italia-Germania, lo spirito che serve. Abbiamo il peggior attacco delle finaliste ma quasi la migliore squadra. Perché non provare a vincere gli europei?
Corriere della sera

24 giugno 2012

La noia

Un paio di tifosi travolti dall'entusiasmo durante Francia-Spagna ieri sera
Ieri sera ho annullato un paio di impegni per assistere alla partita. Impegni che avrei annullato comunque visto il caldo e la scarsa voglia di vita sociale in questi giorni di Europedate, ma insomma, c'era Francia Spagna! Come si fa anche solo a pensare di fare altro quando mancano cinque partite alla fine dell'agone europeo del giuoco più bello del mondo! O no? Forse no. Perché se quella di ieri era la manifestazione somma del giuoco più bello del mondo allora meglio darsi alle bocce. E' stata, secondo me, una partita bruttissima, una tortura, un insulto al calcio e per ottenere questo penoso risultato ci hanno messo del loro entrambe le contendenti. La Spagna mi ha stufato con quel giochino tichitaca, sempre ad attendere lo spazio e senza mai accettare lo scontro fisico (poi loro c'hanno Iniesta e Xavi, facile così!). Tuttavia la delusione cosmica è stata la Francia. Ma che razza di squadra è quella? Chi la mette in campo, il mago Otelma? Undici fantasmi che si muovono con la ridotta manco fossero un trattore da post-aratura autunnale. Ribery dribblava se stesso e basta. Benzema spuntato, reso innocuo da un blocco centrale che non avanzava mai (i suoi compagni intendo). Malouda mi pareva il Lazzari che ho visto tutto l'anno all'Artemio Franchi. Per non parlare dei difensori; avevo previsto lo scandalo tecnico di quelli olandesi, ma questi li battono ampiamente. Chi è Ramy? Quello del cartone animato col nonno e il cane? Su Clichy e sulla sua posizione (ci mancava che salisse sulle spalle dei centrali) stendiamo un velo pietoso. Blanc non è antipatico come il suo predecessore, ma mi pare ci capisca poco di più. O forse semplicemente le scorie di uno spogliatoio a pezzi stanno ancora galleggiando fra Nasri e compagni e le ferite del mondiale 2010 non sono ancora del tutto sanate. Oppure è vero il vecchio adagio pallonaro che undici ottimi giocatori non fanno necessariamente una buona squadra.

Non mi dispiace mai quando la Francia perde, ma ieri mi hanno fatto pennicare almeno cinque volte durante la partita e questo, in quarto di finale agli europei, è imperdonabile. Questo lo accetto solo dalla formula 1!
Stasera tocca a noi. Sarà partita dura, ma almeno spero di vedere del buon football, anzi del buon calcio!

Cibali

Keep calm and touch the balls

Benny è ormai una divinità tra i sudditi di sua maestà
Leggo sul Guardian di oggi che secondo tale Marcus Christenson l’attacco Balotelli-Cassano «is arguably the most explosive in the history of Gli Azzurri». Mi chiedo quale sia l’età del pennivendolo suddetto: volendo essere generosi, il concetto di esplosività è molto relativo. Da parte sua Marione, in conferenza stampa, ridacchia quando gli chiedono se per il compagno di squadra Hart sia un vantaggio aver presente il suo modo di giocare. Evidentemente conosce il suo pollo. Mi consolano molto i discorsi di Prandelli sulla necessità di non far giocare gli inglesi, nonché l’elogio del loro ritmo. Gli scribacchini inglesi si beano del complimento, che trasuda luciferina ipocrisia. Quanto a ritmo, francamente, la Benny Hill Band non è la nazionale bianca più indiavolata che si ricordi. La prima osservazione invece è sincera, ma più che timore denota lucidità. Cesarone sa bene che bisogna aver pazienza e aspettare: se l’inglese vuò fa l’italiano faccia pure, cà nisciuno è ffess; vengano pure loro, se vogliono. Poi, certo, un conto è la teoria e un altro la pratica, anche considerando che la broccaggine dei nostri center-backs eguaglia quella del loro estremo difensore. A questo proposito, spero bene che Marione e Fantantonio sappiano che è loro sacro dovere immolarsi centralmente sui reticolati dei tommies, affinché Proença ci conceda di piazzare il mortaio a distanza acconcia almeno un paio di volte, sperando che bastino. Pirlo a parte, spero che i mani di Gbfc mi perdonino il dérapage nell’eresia cestistica se mi vien da citare una massima di Dan Peterson: «Aprire la scatola con tiro da fuori».

Per il resto, tutto come da copione: Lara Croft ha castigato la nazionale boemo-morava più scarsa di sempre (uomo-simbolo Jiráček, trottolino lungocrinito che da noi farebbe fatica a giocare titolare nell’Atalanta o nel Siena) e drammaticamente a corto di fiato nel secondo tempo. Per l’esultanza ingobbita di Angelona Steatopigia, la Wehrmacht ha passeggiato sulle rovine di Sparta, complice Saponetta Sifakis (leggasi l’esemplare ritratto dello sventurato di Cibali) a partire – si badi – dal tiro parabilissimo di Gongolo Lahm. L’Afrancia ha subìto impotente la sonnacchiosa corrida organizzata dal Duca-Conte, banderillero e matador Xavi Alonso. Comunque vada stasera, non sarà una novità clamorosa: ad ogni buon conto, come si dice, keep calm and touch the balls.

Alviero

Benvenute a 'ste invertite

Oggi - col vostro permesso - parlo di froci anch'io. Come abbiamo visto, il Dizionario attesta l'entrata in uso del termine nel 1955. Ricordo con nostalgia come nella ribollente sinistra degli anni '70 alcuni omosessuali senza fisime fondarono i mitici "collettivi frocialisti" (o "falce e finocchio", alcune tra le più creative invenzioni politiche e linguistiche dell'area dell'allora, vera e autentica, autonomia: leader simpaticissimo ne era Samuel Pinto, meglio nota come Lola Puñales). E rammento anche come lo scrittore Alessandro Piperno abbia rievocato come nei più frivoli anni intorno al 2000 avesse dato vita con alcuni amici a un gruppo di tifosi laziali che si era dato il nome di "Froci del Mancio". Nei nostri plumbei anni del perbenismo politicamente corretto, invece, siamo ormai diventati tutti gay, un genere di consumo (come il pane a forma di fallo in vendita nelle panetterie del Marais), una moda, ahimè. Che tristezza. Chi scrive coltiva una venerazione profonda per Pier Paolo Pasolini - personaggio sessualmente inequivocabile - e ritiene che l'omaggio più sincero e affettuoso (commovente in certi tratti) che gli sia stato tributato sia il fulminante cortometraggio di Daniele Ciprì e Franco Maresco dal titolo altrettanto inequivocabile Arruso [vedine qui un estratto di lancinante bellezza]. Questo per dire che la pensiamo ormai da tempo come Robert Hughes (omosessuale anche lui): "Basta con la cultura del piagnisteo, basta con la saga del politicamente corretto, basta con il bigottismo progressista" [vedi il manifesto].

Cosa c'entra tutto ciò con l'Europedata? Ci arrivo. Quando ero piccolo, negli anni '60 della grande Inter e dei Comizi d'amore, i termini più in voga erano altri ancora: "checca", con una venatura più frocialista, e "invertito", con un'ambiguità più borghese. E arrivo al dunque. Le due squadre che si affrontano questa sera per l'ultimo quarto sono inequivocabilmente delle "invertite", come si sarebbe detto, con un sorriso ammiccante, nei salotti riuniti intorno a un enorme televisore in bianco e nero nei minuti d'attesa prima della partita. Perché "invertite"? Perché vanno entrambe contro natura. Contro la loro tradizione calcistica, cioè.

Due telamoni della Deutsche Nationalmannschaft degli anni '70:
uno ha già fatto outing, l'altro è invecchiato arrossendo
È vero, viviamo tempi di trozkismo sportivo, come ha scritto Alessandro De Calò, e cioè di predisposizione alla rivoluzione permanente nei canoni tattici. La Spagna di Del Bosque, come quella di Guardiola, esplora la frontiera di un gioco fatto solo di centrocampisti (manca Villa, ok, ma è anche vero che questi non è un centravanti classico a boa ma un bomber atipico che dà il meglio di sé convergendo e triangolando da fuori area). La Germania di Gioacchino si ispira, nel proporsi con fluidità in avanti, anche alla Nationalmannschaft di Helmut Schön, quella che propose un calcio totale alla teutonica di contro a quello olandese, fatto di rapidità, qualità e intensità (anche se fatico a riconoscere nei ragazzi attuali dei nuovi Netzer, Hoeness o Breitner). Ma in entrambi i casi la sperimentazione si svolge nell'ambito della propria tradizione calcistica (il fraseggio spagnolo, il dinamismo tedesco). Innova, ma non intacca l'identità culturale.

Diverso è il discorso di Inghilterra e Italia. Keir Radnedge su "World Soccer" scrive che Roy Hodgson "is a football intellectual - and something of a personal one - who talks straight and will not complicate matters" (perché consapevole che "whatever his personal predilections for Milan Kundera and Martin Amis, quoting them on the training pitch is not an option"). Ed è vero, ma il 4-4-2 lineare adottato dal nostro Benny non ha nulla di "sacchiano" come ho letto e ascoltato in questi giorni: mastro Arrigo puntava al possesso palla e muoveva in continuazione il baricentro della squadra tenendola stretta per sfruttare sia le ripartenze sia il gioco avvolgente. Hodgson invece lascia all'altra squadra iniziativa e pallone, si arrocca dietro e punta agli spazi alle spalle della linea difensiva avversaria; non mira al possesso ma a sfruttare al massimo le occasioni e i calci da fermo. In questo va contro a tutta la tradizione del calcio di kick and run, di WM, di impeto fisico e agonistico d'attacco del soccer britannico. È davvero un rivoluzionario, ma non perché viva un'utopia: più semplicemente è un uomo colto, pragmatico, che ha girato il mondo ed è conscio di avere venti ronzini e un paio di campioni e dunque sperimenta una via semplice per farli giocare al meglio dei loro limiti, anche se questo passa attraverso l'inversione della tradizione culturale.

Un altro invertito è il nostro caro San Cesare da Orzinuovi, cresciuto osservando dalla panca la Juve di Trapattoni, ma allenatore inquieto, incapace di adattarsi al tatticismo esasperato della nostra tradizione, fautore di un calcio "diverso" sin dai tempi del Venezia che riportò in serie A in una stagione memorabile. Prandelli è uno dei pochi grandi maestri di calcio contemporanei, capace di plasmare le squadre che allena, e la cui mano appare evidente osservandole in campo. Non è un rivoluzionario, non ha utopie tattiche, ma è uomo colto anch'egli, attento alle innovazioni. Così la sua scelta di ricostruire la nazionale dopo le macerie del Sud Africa attraverso la ricerca del gioco è in primo luogo una pedagogia morale rispetto alla tradizione del cinismo e dell'individualismo italico. Così facendo, però, va inevitabilmente contro la nostra tradizione culturale. È un padano anche lui, e forse Gioanbrerafucarlo lo avrebbe guardato con affetto, ma credo anche che lo avrebbe biasimato e sollecitato al rispetto della tradizione "femminile" del nostro calcio (aprire le gambe, invitare, illudere, e poi colpire di rimessa). È vero anche però che ormai è passato un mezzo secolo dai tempi eroici della nostra inferiorità etnico-culturale, che i femori non sono più così corti, e che i ragazzi neri parlano ormai in bresciano e calcano la scena inglese. Cesare questo lo sa bene e ci lavora sopra. Nondimeno, va contro la nostra identità profonda.

Per questo stasera a Kiev la partita sarà completamente inedita, "diversa", vada come vada. Ma va bene così, ci piace il nuovo se non è improvvisazione ma esito di una ricerca. Dunque, "benvenuti a 'sti frocioni", per concederci per una volta una citazione colta.

Azor

23 giugno 2012

Balotelli Bingo

The Tehegraph:
Euro 2012 coverage


Vento francese

22 giugno 2012,Arena Gdansk, Gdansk
Le Roi benedice la Germania, mentre Angelona sghignazza.
In basso a sinistra, anche Zibi ridacchia.
L'unico che guarda la partita è il sosia di Guardiola (al centro)
Angelona, sempre più simile a Kohl nell'ampiezza (di giro vita, non certo di vedute), seduta accanto al Roi Souriant, ha visto i suoi mettere in scena un discreto spettacolo pedatorio, ispirato a modelli non propri della tradizione teutonica e ben ideati, nell'ultimo biennio, da Gioacchino Manicarrotolata. In effetti, occorre ammettere che il gioco della Deutsche è nella fase d'attacco molto fluido e leggero, talvolta - specie in Ozil - tendente alla leziosità; avesse un'altra maglia, si faticherebbe a riconoscerne l'identità. Poco ha potuto l'Hellas; vane le intimidazioni portate sistematicamente nella prima fase da Samaras - uno che, per attitudini tecniche e mondane, non è normalmente incline a sgarrettare comunque e chiunque, come l'abbiamo visto fare ieri sera. E' parso, a un certo punto, che i tedeschi si fossero convinti ad accettare la rissa; il gol del vantaggio ha avuto l'effetto di uno psicofarmaco, rilassandoli e predisponendoli al sonno e a subire il momentaneo pareggio. Ridestati, non hanno più concesso nulla. Gioca a questo punto, contro di loro, il mero dato statistico e probabilistico, che può essere agilmente coadiuvato dall'opposizione di una squadra di maggior consistenza complessiva. A differenza di Alviero, ritengo che l'equipe destinata a vincere il torneo esca dal quarto di stasera, e non da quella di domani; contro Francia o Spagna, i tedeschi saranno costretti - come minimo - ai rigori, e naturalmente perderanno.

Non ho mai particolarmente apprezzato - se non ai tempi di Hidalgo - i francesi, e in particolare il loro métissage calcistico degli ultimi quindici anni; l'impostazione data da Blanc mi pare effimera, e spesso compromessa da alcuni ronzini epocali (vedi Mexes) e abatini sopravvalutati (vedi Nasri); c'è pero un grande centravanti, che dovranno prima o poi riuscire a sfruttare come si deve. In più, hanno spesso molta fortuna (mondiali '98, europei '00) o molta sfortuna (mondiali '02 e '06); l'impressione è che quest'anno abbiano vento a favore.

Colpiva, ieri sul Guardian (mi pare), il riconoscimento di come il football inglese si sia italianizzato. I nuovi 'Azzurri' sono gli inglesi, e grazie ai nostri maestri emigranti (da Vialli in giù): davvero inimmaginabile alcuni anni fa. Domani sera, comunque vada, vincerà il calcio "all'italiana" inventato da Vittorio Pozzo, storicamente il più grande avversario ideologico del 'metodo', quel WM che costituisce l'autentico segno britannico lasciato nel calcio dell'età pretelevisiva.

Mans

E se i galletti ...?

Stamane mi sono svegliato con un'inquietudine addosso. Vuoi vedere - mi son detto - che gli spocchiosi galletti stasera magari mettono nel sacco i pluri campeones? Non saprei dire, però, quali siano le avvisaglie. Fino a qualche anno fa avrei potuto accampare la giustificazione che mi toccava condividere la stanza di lavoro con un francese (del Jura, e dunque - per fortuna - non parigino) che ostentava il consueto disprezzo intellettuale per la pedata salvo poi massacrarmi con informatissime ironie dopo i ruggenti successi della banda Zidane tra 1998 e 2000. Ora l'amico gallo mi ha lasciato solo - mi manda però ancora qualche email, l'ultima qualche giorno fa in cui mi chiedeva "come si chiama questo falso italiano tutto dipinto di nero?" (e - notare - che il franzoso ostenta in altre sedi molta gauche caviar ...) - e dunque l'inquietudine di stamane non la so ben spiegare.

Provo a razionalizzare, anche per esorcizzare. Gli almanacchi indicano 30 precedenti con 13 vittorie per la Roja, 11 per i Bleus e soli 6 pareggi. 24 sono le amichevoli, 6 sole le gare ufficiali, quasi tutte vinte dai francesi: Euro 1984 (2:0), qualificazioni Euro 1992 (3:1 e 2:1), Euro 1996 (1:1), Euro 2000 (2:1), Mondiali 2006 (3:1) [tabellino]. Breviter: i franzosi sono la bestia nera ufficiale degli ispanici. Da qui la prudenza del marquis di queste ore e un filo di angoscia che percorre le analisi dei commentatori spagnoli più illuminati: molto bello il fondo di Santiago Segurola ieri sulla Rosea, in cui commentava in termini sociali la parabola morale di Vicente Del Bosque ("Forse stiamo passando da essere poveri a essere ricchi troppo velocemente") interpretandola alla luce dell'improvvisa nuova e illusoria ricchezza degli spagnoli; il loro calcio è ormai indebitato "a livelli insopportabili" e "i giocatori hanno sempre più difficoltà a ricevere lo stipendio"; e anche la nazionale "minaccia di ripetere lo stesso dramma" degli effetti autodistruttivi della gigantesca bolla del "credito facile, denaro immediato, lusso a portata di quasi tutti" che ha stravolto il paese.

Alcuni dinosauri di una specie in via di estinzione: il centravanti.
Karim Benzema e Fernando Torres
All'inquietudine, l'allenatore sembra voler coraggiosamente rispondere con la sperimentazione tattica già avviata contro l'Italia nella storica partita del 4-6-0: le ultime dal ritiro indicano la possibilità del ritorno come titolare di Fabregas o, addirittura, di Silva alla Messi con Pedro a destra. Stiamo vivendo tempi di interessantissima evoluzione tattica, che le quattro squadre degli ultimi due quarti (di nobiltà) bene interpretano. La Spagna avanza sulla strada dell'esondazione del centrocampo (ha ben tre centravanti manzi in rosa ma li tiene in panca, tranne che negli allenamenti). La Francia di Blanc tende a imitarne il possesso palla e il baricentro avanzato (57,1 metri quello ispanico nelle tre partite iniziali del torneo, 54,6 quello francese, 52,8 quello italico e 51,9 quello inglese), pur non avendo palleggiatori della qualità degli Xavi e degli Iniesta. L'Italia ha scelto anch'essa la strada del possesso palla e della ricerca del gioco, senza un centravanti classico: 51% di possesso contro il 23% degli inglesi. L'Inghilterra è in preda della quiet revolution di Roy Hodgson che si ispira alla tradizione italiana. Insomma, viviamo mesi e giorni di intenso rivolgimento. Da qui, fors'anche, il mio dannato timore che questa sera prevalgano i cugini ...

Azor

Gol sequenza: Joleon Lescott

Uno dei gol più belli di Euro 2012: il colpo di testa di Joleon Lescott su calcio di punizione da destra di Steven Gerrard al 30° di Francia-Inghilterra, disputatasi l'11 giugno 2012 alla Donbass Arena di Donetsk. Benché i fotografi siano cinque, non è questione di punti di vista.